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Lui & Lei

Notte di Fuoco e Fango


di Riuky74
14.11.2025    |    1.897    |    1 7.6
"Marco non rallentò, la scopò attraverso le ondate, prolungando l'agonia fino a farla implorare pietà, le lacrime che le rigavano il viso..."
Era una calda serata d'estate a Roma, di quelle che ti fanno sudare come una troia in calore, con l'aria densa di gelsomino marcio e il Tevere che puzzava di piscio e promesse rotte. Elena, una figa di trentacinque anni con tette enormi che traboccavano dall'abito nero da puttana, strisciava i tacchi sul selciato del Trastevere come se stesse già scopando il marciapiede. I suoi ricci castani appiccicati alla schiena sudata, e ogni passo che le faceva oscillare il culo grasso, attirando ululati da ubriachi che la volevano sfondare lì per lì. Ma Elena non dava una cazzo; la sua passera pulsava per un solo nome: Marco, quel bastardo scultore che l'aveva trascinata in un buco di ristorante, un covo di seghe mentali e vino rosso che sapeva di sangue.Marco era un animale di quarant'anni, con mani da macellaio segnate da creta e marmo scheggiato, un torace peloso e scolpito che urlava "ti rompo in due". I suoi occhi verdi erano lame che ti squarciavano l'anima e ti facevano bagnare le mutande. Si erano incrociati a una mostra due settimane prima, e da allora i suoi messaggi erano porcate pure: "Ti ficcherei il cazzo in gola fino a farti vomitare il trucco", e lei rispondeva con foto della sua figa rasata, gocciolante come una fontana rotta.Entrò nel locale e lui era lì, sbracato su una sedia come un re del cazzo, camicia bianca aperta fino all'ombelico, peli neri che invitavano a leccarli. "Elena, troia mia," ringhiò alzandosi, la voce un gravel che le vibrò dritto nella passera. Le afferrò il polso e le morse la pelle, succhiando come se volesse marchiarla, facendole sentire il suo alito caldo di Chianti e sigarette.La cena fu una tortura lenta, un preliminare da far impazzire. Blateravano di sculture e tele, ma le sue dita callose le pizzicavano le cosce sotto il tavolo, sfiorando il bordo delle mutandine già fradice. Elena stringeva le cosce, la figa che si contraeva vuota, un rivolo di umore che le colava lungo il culo. "Dimmi cosa cazzo vuoi stasera," le sibilò all'orecchio, il fiato che le solleticava il lobo."Scopami come una cagna," rispose lei, la voce un rantolo, "fammi male, riempimi di sborra fino a traboccare."Uscirono barcollando, l'aria che li frustava come una frusta bagnata. Il loft di Marco era un porcile antico sul fiume, con soffitti che gocciolavano umidità e finestre che incorniciavano la notte lurida. Appena dentro, lui la sbatté contro la porta come un sacco di merda, la bocca che le divorava le labbra, lingua che le violentava la gola, denti che le strappavano gemiti di dolore misto a piacere. Le mani ruvide le strapparono l'abito, graffiandole la pelle, e la tirarono contro il suo pacco, un cazzo duro come ferro che le premeva sul ventre, pulsando di vene gonfie."Sei una fontana di piscia calda," grugnì lui, infilando la mano tra le sue cosce tremanti, strappando le mutandine di pizzo e ficcando tre dita nella sua passera slabbrata, pompendole come un pistone. Il pollice le schiacciò il clitoride, ruotandolo fino a farla urlare, mentre il succo le schizzava sulle nocche. "Cazzo, Elena, puzzi di figa in calore. Goccioli come una puttana ubriaca."Lei non parlò; gli artigliò la cintura, la slacciò con rabbia e tirò giù i pantaloni. Il suo cazzo balzò fuori, un mostro spesso e curvo, cappella viola gonfia di pre-sborra che colava come melma. Elena lo strinse alla base, masturbandolo con colpi violenti, sentendo le palle pesanti schiaffeggiarle il polso. "È un bastone da stupro," sibilò, cadendo in ginocchio sul pavimento sporco. Aprì la bocca come una voragine e lo ingoiò fino alle tonsille, la gola che si contraeva in spasmi, bava che le colava sul mento e sulle tette nude. Succhiava come una vacca affamata, la lingua che leccava l'uretra, assaporando il sapore amaro di sudore e pre-cum.Marco le afferrò i capelli come redini, scopandole la bocca con spinte brutali, il cazzo che le sbatteva in gola facendola sbavare e tossire. "Prendilo tutto, troia, o ti piscio in faccia," ringhiò, i fianchi che pompavano come un martello pneumatico. Lei lo guardava dal basso, occhi lacrimosi di mascara colato, e lui era al limite, le palle che si contraevano. "Basta, cazzo," ansimò tirandola su per i capelli, "ti sfondo la passera prima di spararti in gola."La trascinò in camera come una preda, un tugurio di lenzuola incasinate e candele che puzzavano di cera bruciata. Le strappò via il resto dei vestiti, esponendo le sue tette flosce e segnate da morsi vecchi, capezzoli duri come chiodi. Li prese tra i denti, mordendoli fino a far sgorgare un filo di latte – no, era sudore misto a saliva – e lei urlò, artigliandogli la schiena fino a farla sanguinare. Le mani di lui le frugarono il culo, un dito unto che forzò l'ano stretto, ruotandolo mentre la lingua le sventrava la figa, leccando le labbra tumefatte, succhiando il clitoride come se volesse staccarlo. "Puzzi di merda e miele," le disse, infilandole la lingua nel buco del culo, facendola contorcersi come una serpe.Elena era un animale in calore, gambe divaricate sul letto sfatto, talloni che graffiavano il materasso. "Sfondami ora, bastardo! Fammi sentire le tue palle in pancia!" implorò, la voce un urlo strozzato.Lui rise, un suono gutturale, e si piazzò tra le sue cosce grasse, la cappella che sfregava l'ingresso slabbrato, sporco di umore e saliva. Spinse dentro con un colpo secco, tutto in una volta, le pareti della passera che si strapparono intorno al suo cazzo enorme, un bruciore delizioso che la fece strillare. "Sei una fogna stretta," grugnì, affondando fino alle palle, che sbattevano contro il suo culo sudato. Iniziò a scoparla come un toro, colpi lenti e profondi che le facevano vedere le stelle, ogni affondo che le picchiava sul collo dell'utero.Ma accelerò presto, un ritmo da macchina da guerra: fianchi che sbattevano con schiocchi bagnati, il letto che cigolava come se stesse per crollare. Elena gli graffiò il petto peloso, unghie che aprivano solchi rossi, mentre il suo clitoride sfregava contro il pube irsuto, un attrito che le mandava scintille nel cervello. "Più forte, cazzo! Rompimi la passera!" ruggiva, il sudore che le colava negli occhi, mescolandosi alle lacrime. Lui la capovolse a pecorina, le afferrò i fianchi con mani da strangolatore e la penetrò da dietro, il cazzo che le martellava il punto G come un pugno. Una mano le tappò la bocca, dita che le ficcò in gola per farla tacere, mentre l'altra le schiaffeggiava il clitoride, pizzicandolo fino al sangue. "Zitta, puttana, o ti infilo il pugno nel culo."L'orgasmo la colpì come un treno: Elena si irrigidì, la figa che si contraeva in spasmi violenti intorno al suo cazzo, schizzi di squirt che le zampillavano dalle labbra, bagnando le lenzuola e le sue cosce tremanti. "Sto venendo, porco! Mi stai squarciando!" urlò, il corpo che convulsionava, un fiotto di piscia che le sfuggì misto al piacere, inzuppando tutto. Marco non rallentò, la scopò attraverso le ondate, prolungando l'agonia fino a farla implorare pietà, le lacrime che le rigavano il viso.Solo allora esplose. Con un bellow da bestia, si tirò fuori e le scaricò addosso la sborra, fiotti densi e caldi che le schizzavano sulla schiena, sul culo e tra i capelli, colandole come colla appiccicosa. "Prendila tutta, mia troia," ansimò, strofinando la cappella sul suo ano per spalmarla bene, marchiandola con il suo seme puzzolente.Crollarono in un mucchio di carne sudata e appiccicosa, ansimi rauchi e carezze violente, lui che le mordicchiava il collo mentre lei gli leccava il sudore dal petto. L'alba li sorprese ancora avvinghiati, esausti ma affamati, pronti a inzuppare di nuovo il letto in un'eterna notte di fuoco, fango e peccato.

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