bdsm
Sottomessa al Piacere-La Befana- #3di9
giorgal73
20.07.2026 |
4.346 |
3
"Io li guardo con calma e dico: «Entrate pure e posate le bottiglie e gli stuzzichini sul tavolo..."
-- MICHELA --Il vicino mi guarda. Mi vede nuda sul balcone, solo con lo stringi vita che mi stringe i seni pesanti, il plug blu nel culo che vibra e brilla. Tutti i miei tatuaggi e piercing sono visibili. Daniela mi scopa con le dita. Il mio corpo è in fiamme.
Il vicino sta per sborrare. Vedo il suo cazzo pulsare. Il primo schizzo bianco schizza fuori, poi un secondo, poi un terzo. A ogni schizzo che vedo il mio corpo sussulta. Gemo forte. Vorrei essere lì sotto di lui. Vorrei aprire la bocca e bere quello sperma caldo. Vorrei sentirlo schizzare sulla lingua, sulla faccia, sui miei seni marchiati.
E ricordo il sapore del proprietario del negozio. Quello denso, salato, che ho risucchiato fino all’ultima goccia mentre lui quasi sveniva. Mi è piaciuto. Vorrei berne ancora.
Ma Daniela mi afferra i capelli e mi fa voltare verso di lei. Mi apre la bocca.
«Bevi il nettare della tua Padrona, troia. Non quello del vicino. Il mio.»
Mi piscia direttamente in bocca. Il getto caldo e salato mi riempie la gola. Io bevo. Bevo con avidità, con gratitudine, con devozione totale. Il sapore del nettare della mia Padrona è mille volte più dolce, più intenso, più giusto di qualsiasi sperma di sconosciuto. Anche di quello del proprietario del negozio che ho appena risucchiato con tanta forza. Vengo di nuovo mentre bevo, più forte di prima. Il mio corpo trema. Le lacrime mi scendono dagli occhi. Non di vergogna questa volta. Di pura, assoluta soddisfazione.
Daniela mi accarezza i capelli mentre bevo. «Brava. Vedi? Il mio nettare ti soddisfa di più. Perché sei mia. Solo mia.»
Il vicino ha finito di sborrare. Mi guarda ancora, il cazzo che si sta afflosciando. Ma io non lo guardo più. Guardo solo Daniela. La mia Padrona. La mia fonte di piacere e umiliazione perfetta.
Lei non si ferma. Continua a scoparmi con le dita mentre vengo, prolungando l’orgasmo, facendomi piangere di piacere e devozione. Poi mi fa inginocchiare sul balcone e mi piscia di nuovo, riempiendomi la bocca fino all’orlo. Io bevo tutto. Ogni goccia. Con più soddisfazione di quanto avrei mai provato bevendo lo sperma del vicino o del proprietario del negozio.
Quando finiamo, Daniela mi accarezza i capelli bagnati. «Brava la mia cagna. Stasera alla cena sarai ancora più perfetta. Tutti ti vedranno. Tutti sapranno cosa sei.»
-- DANIELA--
Sono le 21 quando arriviamo al ristorante. Entriamo con il passo sicuro di chi sa esattamente cosa sta per succedere. Ci togliamo le pellicce e le porgiamo al cameriere all’ingresso. Lui resta letteralmente allibito dal nostro abbigliamento. Entrambe indossiamo un maglioncino corto a V, così scollato che i nostri capezzoli sono ben visibili, spinti in fuori dal tessuto sottile che li accarezza. I miei con i piccoli anellini in acciaio che brillano sotto la luce soffusa della hall, quelli di Michela con i grossi anelli da 4 cm, pesanti, che tirano i capezzoli violacei e tesi, facendoli dondolare leggermente a ogni respiro. I maglioncini sono così corti che non riescono nemmeno a coprire le nostre fighe. Le grandi labbra gonfie sporgono oscenamente, umide, quelle di Michela con gli anelli pesanti che le stirano e le allungano in modo perverso, che pendono e dondolano ad ogni suo passo, emettendo un dolce suono metallico, un tintinnio perverso che annuncia la sua sottomissione a chiunque abbia orecchie per sentirlo.
Michela, la mia schiava troia, accentua volutamente il movimento dei fianchi, facendo dondolare quegli anelli con più forza. Il cameriere deglutisce a vuoto, gli occhi fissi sui nostri culi che ancheggiano sotto i maglioncini troppo corti. Il fondo schiena rotondo, pieno, invitante di Michela si muove ipnoticamente. Io gli sorrido con freddezza felina, la voce che scende di un’ottava.
«Buonasera. Siamo il gruppo della sala privata. Daniela e Michela, le altre dovrebbero giù essere arrivate.»
Lui annuisce, la voce incerta. «S-sì, signora… prego, seguitemi.»
Noi lo precediamo. Lui non riesce a distogliere lo sguardo dai nostri culi nudi che oscillano. Sento il suo sguardo bruciare sulla mia pelle. Michela, la troia, accentua ancora di più il dondolio, facendo tintinnare forte gli anelli delle labbra. Il suono metallico risuona nella hall silenziosa.
Arriviamo alla saletta privata. Lui ci apre la porta. Ci sono tutte: Sabrina, Patrizia con i capelli che incorniciano il viso audace, Luciana con gli occhiali quadrati e l’aria severa, e la sorpresa. Chiara. La tirocinante. Venti anni appena, capelli lunghi biondi color grano che le scendono morbidi, viso fresco e ancora ingenuo. Indossa un vestitino scozzese corto. Quando ci vede, i suoi occhi si spalancano. Ha già visto il culo nudo di Michela una volta, sotto la scrivania, quando Patrizia le aveva fatto cadere apposta la penna. Allora Michela portava ancora un plug small, la sua voragine anale non era ancora quella mostruosa di adesso. Era all’inizio del suo percorso di sottomissione. Ora è una cagna addestrata, con il plug mostruoso da 8,5 cm blu che le allarga il culo in permanenza.
Ci sediamo al tavolo. Entrambe alziamo il maglioncino in modo che i nostri culi nudi siano a contatto diretto con la stoffa delle sedie. Sento il freddo del tessuto contro le natiche, il plug che mi tiene aperta e piena. Michela fa lo stesso, il suo culo pieno e rotondo che si appoggia con un piccolo suono umido. Il tintinnio degli anelli si sente ancora.
Prendo dalla borsa i tre plug large nei loro sacchettini neri: azzurro, giallo e viola. Li poso sul tavolo con calma teatrale. Poi prendo anche il set con i tre plug bianchi di dimensioni crescenti: small, medium, large. Li allineo accanto. Il cameriere che ci ha accompagnato resta a guardare, ipnotizzato dagli oggetti sul tavolo.
«Puoi portarmi due zuppiere vuote, per favore?» gli dico con voce vellutata e letale. Lui annuisce, confuso, e se ne va borbottando tra sé: «…troie sono queste donne…»
Appena la porta si chiude, guardo le mie donne. Michela alla mia destra, Sabrina alla mia sinistra. Di fronte Patrizia e Luciana. Chiara un po’ defilata, gli occhi fissi sui plug sul tavolo, la bocca leggermente aperta, il respiro un po’ accelerato. Con un gesto fluido che non attira sguardi, scivolo i cinque ovetti vibranti—piccoli, levigati, del colore opaco di pietre di fiume—nella profondità delle zuppiere di porcellana. Le restituisco al cameriere, le cui dita si chiudono attorno ai manici senza sospettare nulla. Lui le appoggia sul tavolo di servizio con un tonfo sordo, ignaro del ronzio silenzioso che presto riempirà la stanza.
-- CHIARA --
Dio mio… non posso credere a quello che sto vedendo. Queste donne mature, potenti, la CEO Michela con quegli anelli enormi che le dondolano dalla fica… e la Padrona Daniela così elegante e crudele. Io sono solo la stagista, la tirocinante di venti anni… perché il mio corpo sta reagendo? Sento un calore strano tra le gambe. Vergogna. Eccitazione. Non dovrei essere qui. Ma non riesco a distogliere gli occhi. Il suono di quegli anelli… il modo in cui Michela si muove… il plug sul tavolo… io sono vergine lì… cosa mi succederà stasera?
-- DANIELA --
Sorrido e comincio a parlare, la voce che riempie la saletta.
«Sabrina, voglio che Luciana e Patrizia indossino sempre in ufficio solo minigonne o minivestiti. Devono sempre sedersi con il culo nudo sul tessuto o sulla pelle su cui si siedono. Niente intimo, mai. Solo calze nere da reggicalze, la lavorazione può variare ma devono essere sempre nere. E infine un plug large nel culo, del colore che io assegnerò loro. Chiedo il tuo consenso, visto che sei la titolare insieme a Michela.»
Sabrina mi guarda, le labbra sottili che si piegano in un sorriso crudele. «Sei sempre la solita depravata, Daniela. Ma… l’idea mi piace. Molto.»
Mi rivolgo a Luciana e Patrizia. «Da oggi in poi, in ufficio, questo sarà il vostro nuovo codice di abbigliamento e comportamento. Capito?»
Loro mi guardano stupite, ma annuiscono. Patrizia con un sorriso audace, Luciana con un rossore che le sale al collo sotto gli occhiali.
Guardo Sabrina. «Anche tu dovrai comportarti e vestirti nello stesso modo.»
Lei scuote la testa. «Non posso. I dipendenti mi devono portare rispetto.»
«Certamente. Non farai mai nulla di troppo osé in pubblico. Ma nel tuo ufficio e nel privato sarai la troia che io voglio che tu sia.»
Sabrina ci pensa un attimo, gli occhi nocciola che si scuriscono. Poi annuisce. «Va bene.»
Mi rivolgo a Chiara. La piccola stagista con i capelli color grano. «Anche tu, Chiara. Lo dovrai fare.»
Lei mi guarda allibita, il viso che impallidisce, le mani che stringono il bordo del tavolo.
«Io sono vergine in quel buco, Padrona.»
Sorrido, la voce che scende di un’ottava, vellutata e letale come veleno al miele. «Lo sarai ancora per poco, piccola. Stasera inizierai il tuo vero addestramento.»
Aggiungo che tutte avranno un aumento dello stipendio per sostenere le spese del nuovo look. Occhi che si illuminano di avidità e paura insieme. Poi la minaccia, la voce che diventa ghiaccio: «Se scoprirò una di voi che non ha adempiuto ai miei ordini, sarà punita severamente. Qualcuna di voi conosce già quanto io possa essere sadica e crudele nel farlo. Chiedete a Michela se non mi credete.»
Guardo Michela. Lei è già in piedi, gli occhi azzurri velati di quella vergogna bruciante che amo tanto, ma il corpo che freme di eccitazione viscerale.
«Alzati. Voglio che tolga alle tue dipendenti il reggiseno e gli slip, gli lecchi figa e culo in modo da potergli inserire il plug large da 4,7 cm nel loro buco, del colore che io ti indicherò. Ora possiamo incominciare.»
Michela si avvicina a Patrizia. Cerca i suoi seni, li trova nudi sotto il maglioncino. Patrizia non porta il reggiseno. Michela la fa alzare, le posa le mani sul tavolo, ora è a 90 gradi. Le solleva la gonnellina. Anche qui Patrizia non ha nessun indumento intimo. Il suo culo è nudo, il plug azzurro che già portava quella sera al club 84 spunta oscenamente.
Michela mi guarda. «Padrona… cosa vuoi che faccia?»
Sorrido compiaciuta. «Togli quel plug e lecca i suoi buchi. Voglio che raggiunga un orgasmo qui davanti a tutte, con la tua lingua. Poi gli metterai il nuovo plug da 4,7 cm azzurro.»
Michela obbedisce. La lingua esperta scivola tra le grandi labbra gonfie di Patrizia, entra in profondità nel culo già allargato. Patrizia geme, le mani che stringono il tavolo. In breve tempo squirta, riempiendo la bocca di Michela. Qualche goccia cade sulle labbra di Michela, che con la lingua le raccoglie e ingoia quel nettare delizioso. Poi infila brutalmente il nuovo plug azzurro da 4,7 cm. Patrizia urla di piacere e dolore mescolati.
Michela si avvicina ora a Luciana. La segretaria ha un’espressione di shock misto a eccitazione repressa. Michela le accarezza brutalmente il petto, trova i seni sotto la camicetta. Con disprezzo afferra il reggiseno e lo strappa, i bottoni volano via. Luciana geme di vergogna. Michela le solleva la gonna troppo lunga e trova gli slip. Li strappa con un gesto secco e li getta sul tavolo. Si inginocchia e incomincia a leccare figa e culo contemporaneamente, mordendo la pelle sensibile delle grandi labbra. Luciana si lamenta: «Non così forte, cagna!»
Improvvisamente la porta si apre. Due camerieri entrano con bottiglie di champagne e stuzzichini per l’aperitivo. Si fermano di colpo, gli occhi spalancati davanti al culo nudo di Luciana mentre Michela glielo sta leccando con avidità. Non si aspettavano uno spettacolo simile.
Io li guardo con calma e dico: «Entrate pure e posate le bottiglie e gli stuzzichini sul tavolo. Dove trovate gli indumenti intimi che Michela ha strappato a Luciana? Prendeteli pure, intanto a lei non serviranno mai più.»
I camerieri sono eccitati, i pantaloni tesi. Uno di loro borbotta qualcosa ma obbedisce. Intanto Michela continua a leccare. Luciana non resiste a lungo e squirta abbondantemente nella bocca di Michela, che ingoia avidamente. Poi Michela infila brutalmente il plug large giallo da 4,7 cm nel culo di Luciana. La donna urla di piacere e dolore.
*** NOTE ***
---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del natale 1999, siamo giunti al nuovo anno. Un 2000 che avrà nuovi stimoli e occasioni perverse di raccontare l'evoluzione di Michela, ma non solo.
Iniziamo l'anno nel modo più corretto e peccaminoso possibile, dal 6 Gennaio. La storia sarà suddivisa in 9 parti e come al solito rimanete connessi e commentate ogni singolo capitolo.
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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