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incesto

La zia ritrovata


di Midi90
26.03.2026    |    11.529    |    12 9.9
"La sua quinta abbondante di seno dondolava libera sopra di me, sfiorandomi le cosce a ogni suo movimento..."
Questo racconto è frutto di un'esperienza realmente accaduta, spero vi piaccia

Il destino ha un senso dell’umorismo tutto suo.
Si era manifestato tra le corsie asettiche di un supermercato, a gennaio, sotto le luci fredde dei neon. Erano passati anni dall’ultima volta che l'avevo vista, ma quella sagoma alta e flessuosa era impossibile da confondere. Quando si era voltata, i capelli biondi le avevano incorniciato il viso in un modo che mi aveva tolto il fiato: era ancora più bella di come la ricordavo, una bellezza matura e consapevole.
"Zia?" avevo azzardato, quasi con il cuore in gola.
Lei era rimasta ferma per un istante, sorpresa, poi un sorriso radioso le aveva illuminato il volto. Ci eravamo fermati a parlare lì, tra i carrelli, per quasi venti minuti. Mi ero perso a guardarla: era una donna curvy e fiera, con una quinta abbondante di seno che premeva contro il cappotto pesante e delle belle gambe che la facevano apparire ancora più slanciata. Anche il suo modo di parlare era cambiato; c'era una sicurezza nuova, un modo di scherzare che non ricordavo. Ci eravamo salutati con la promessa di non perderci di vista, e il giorno dopo, puntuale, era arrivato il suo messaggio su Facebook.
Abbiamo passato i giorni successivi a scriverci, un flusso continuo di messaggi che partiva dal mattino e finiva a tarda notte, parlando di tutto, riscoprendoci adulti e complici.
Lei ormai separata da diversi anni ed io, single ormai da 3. In un certo senso ci stavamo facendo compagnia.
Quella sintonia digitale ci ha spinti a fare il passo successivo: darci appuntamento per un caffè la settimana seguente.

Quel pomeriggio pioveva a dirotto. Alle 16 mi arriva un suo messaggio:
"Vieni direttamente da me," mi aveva scritto lei, "ho appena sfornato un dolce e con questo tempo il bar è deprimente".
Non me lo feci ripetere due volte ed accettai.

Quando mi aprì la porta, il fiato mi si mozzò in gola. Mi accolse con un sorriso caldo e due baci sulla guancia: il suo profumo mi invase le narici e la sua pelle era incredibilmente vellutata. Indossava un abbigliamento studiato, sexy ma senza sembrare eccessivo: un paio di leggings neri che fasciavano alla perfezione le sue belle gambe e il sedere sodo, e una maglia di filo leggermente aderente. Il tessuto faticava a contenere la sua quinta abbondante di seno, che a ogni suo respiro sembrava voler forzare le cuciture. Era una donna curvy e fiera, e vederla muoversi in casa in quel modo era una tortura deliziosa.
Ci accomodammo in sala, sprofondando nel divano morbido con le tazze di caffè e quel dolce squisito che aveva preparato. Passammo una mezz'ora abbondante a chiacchierare di tutto: del tempo passato, del suo lavoro, della sua nuova vita da separata. L'atmosfera era rilassata, ma ogni volta che facevo una battuta o raccontavo un aneddoto, lei rideva e posava con naturalezza la mano sulla mia gamba. Quel contatto, seppur breve, mi faceva bruciare la pelle ( e non solo) attraverso i jeans, mentre il suo seno ondeggiava leggermente a ogni sua risata.

A un certo punto, sentendo il bisogno di riprendere fiato da tutta quella vicinanza, mi alzai.
"Scusami, vado un attimo in bagno," dissi, cercando di nascondere un leggero imbarazzo. Lei mi indicò vagamente il corridoio con un cenno della mano, ancora sorridente.
Percorsi il corridoio in penombra, guidato dal profumo di pulito che aleggiava in casa. Arrivato in fondo, spinsi la prima porta sulla destra con troppa sicurezza.
Non era il bagno.
Mi ritrovai nel cuore della sua intimità: la camera da letto. L'aria lì dentro era diversa, carica del suo odore personale, più dolce e muschiato. Il letto matrimoniale era rifatto con cura, ma il mio sguardo cadde immediatamente sul comodino dal lato opposto. Lì, appoggiato accanto a un libro, spiccava un dildo nero, lucido e imponente. Era rimasto lì, quasi come se avesse finito di usarlo poco prima o come se fosse pronto per la notte. Rimasi immobile per qualche secondo, col cuore che martellava contro le costole, prima di richiudere la porta in fretta e trovare finalmente il bagno, con l'immagine di quell'oggetto stampata nella mente.
Entrai nel piccolo bagno e chiusi la porta alle mie spalle. Sentivo il sangue ribollire. Aprii il rubinetto dell'acqua fredda e mi sciacquai la faccia ripetutamente, cercando di darmi una calmata, ma l'immagine di quell'oggetto nella stanza di mia zia aveva scatenato una reazione immediata e prepotente. Quando mi guardai allo specchio, vidi i miei occhi lucidi. Mi asciugai, ma uscendo dal bagno mi resi conto che era inutile: i leggings e la vicinanza di prima avevano fatto il loro lavoro, e ora non potevo fare a meno di nascondere l'erezione che tendeva i pantaloni in modo evidente.
Quando tornai in sala, cercai di camminare con naturalezza, ma non appena mi fermai davanti a lei, il suo sguardo scivolò immediatamente verso il basso. Notò subito che i miei pantaloni faticavano a contenere l'erezione. Un sorriso malizioso e consapevole le illuminò il volto.
"Ti sei perso? Ci hai messo un bel po'..." mi chiese con tono canzonatorio, incrociando le gambe e facendo tendere ancora di più i leggings neri.
"No, no... tutto ok," risposi io, cercando goffamente di sedermi per nascondermi.
Lei però non mi lasciò scampo. Mi guardò dritta negli occhi, poi di nuovo verso il basso, e con una voce bassa e carica di sfida aggiunse: "A dire il vero, non sembrerebbe affatto che sia tutto ok..."
Sostenni il suo sguardo, sentendo il calore salirmi al volto. "Diciamo che ho sbagliato stanza e ho visto una cosa che mi ha incuriosito non poco..."
Lei inclinò leggermente la testa di lato, socchiudendo gli occhi con un'espressione di finta confusione. "Incuriosito? E cosa mai avresti visto in camera mia di così interessante?" chiese con un tono così candido da risultare quasi irritante, se non fosse stato per il guizzo di malizia che le brillava negli occhi.
Io sostenni il suo sguardo, deciso a non cedere del tutto.
"Diciamo che non mi aspettavo di trovare...non ti facevo il tipo...Pensavo fossi una donna dalle abitudini più classiche."

Il silenzio che seguì fu rotto solo dal rumore della pioggia. Lei rimase a fissarmi per qualche istante, poi il suo sorriso si fece più profondo, quasi predatorio. Si alzò lentamente dal divano, stagliandosi in tutta la sua altezza, e io non potei fare a meno di seguire con lo sguardo la linea morbida del suo seno e dei suoi fianchi.
"Ah... forse ho capito a cosa ti riferisci," sussurrò, la voce che si faceva più roca. Fece un passo verso di me e, senza aggiungere altro, mi prese per mano. Le sue dita erano calde e la sua presa decisa. Mi costrinse ad alzarmi e iniziò a guidarmi lungo il corridoio, verso quella porta che avevo aperto per errore.
Mentre camminavamo, non riuscivo a staccare gli occhi dal movimento armonioso del suo sedere fasciato dai leggings. Ogni suo passo era una promessa. Arrivati sulla soglia della camera, si fermò e si voltò verso di me, ancora tenendomi la mano.
"Sai," disse facendosi seria, "da donna separata dovrò pur soddisfare le mie voglie in qualche modo, no? Ti sei scandalizzato... o preferiresti vedermi mentre lo uso?"
Sentii il sangue pulsarmi forte nelle tempie e la pressione nei pantaloni farsi quasi dolorosa. L'erezione era ormai impossibile da celare, un segno inequivocabile di quanto quella donna mi stesse sconvolgendo. Deglutii a fatica, cercando di sostenere il suo sguardo azzurro e malizioso.
"D-diciamo che... non sono un tipo che si scandalizza," riuscii a mormorare con un filo di voce, sentendo il calore salirmi al volto, "ma sono un tipo... molto curioso."
La mia ammissione la fece vibrare di una risata bassa, gutturale, che le fece sobbalzare il seno generoso sotto la maglia leggera. "Curioso, eh?" ripeté, e un lampo di autentico desiderio le attraversò gli occhi.
Entrammo in camera e si chiuse la porta alle spalle:
"Accomodati pure lì," sussurrò indicandomi un piccolo divanetto in velluto posto esattamente ai piedi del letto. Mi sedetti, sentendo il cuore battere all'impazzata, mentre la mia erezione premeva prepotente contro i jeans. Lei mi guardò con un sorriso di pura sfida e, senza staccare gli occhi dai miei, iniziò a muoversi.
Con un gesto fluido, si sfilò la maglia di filo sopra la testa. I capelli biondi le ricaddero sulle spalle mentre il suo seno esplosivo, una quinta abbondante e turgida, fu liberato dalla stoffa, trattenuto solo da un reggiseno di pizzo nero che sembrava sul punto di cedere sotto il peso di tanta abbondanza.
Poi, con una lentezza studiata che mi fece mancare il respiro, si portò le mani ai fianchi e fece scivolare giù i leggings neri. Rimase solo con un paio di slip coordinati, mostrandomi tutta la bellezza delle sue belle gambe e la curva generosa dei fianchi curvy. Si allungò sul letto, appoggiando la schiena alla testiera, e con un movimento deliberato allargò le gambe, offrendomi una visuale che avevo sognato per anni.
"Guarda bene, curiosone" mormorò con voce roca.
Prese il dildo nero e lucido dal comodino e iniziò a farlo scorrere lentamente sulla pelle bianchissima dell'interno coscia, risalendo piano verso il centro del suo piacere. La vedevo chiudere gli occhi per un istante, per poi riaprirli subito per cercare i miei, godendosi l'effetto che quel gesto stava avendo su di me. Iniziò a giocare con se stessa, emettendo un piccolo gemito sommesso che riempì la stanza, mentre le sue dita libere sfioravano il pizzo del reggiseno, accarezzando la sommità di quel seno prorompente che sussultava a ogni suo respiro accelerato.
Ero lì, a pochi centimetri da lei, spettatore di un'intimità che stava diventando insostenibile.
Seduto su quel divanetto, sentivo il respiro farsi sempre più corto. Lei, distesa sul letto con una naturalezza disarmante, fece scivolare le dita sotto l'elastico sottile degli slip neri e, con un movimento sinuoso dei fianchi, se li sfilò, lasciandoli cadere a terra come un involucro ormai inutile.
Ora era lì, completamente nuda davanti ai miei occhi, una visione di curve generose e pelle bianchissima che contrastava con il biondo dei suoi capelli. Senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi, portò il dildo nero alle labbra: lo leccò con una lentezza esasperante, inumidendone la punta lucida con la punta della lingua, in un gesto di una sensualità primitiva che mi fece sussultare.
Iniziò a farlo scorrere con movimenti circolari e ritmici, strusciandolo sul clitoride. Potevo vedere chiaramente come il suo corpo rispondeva a ogni tocco: i muscoli delle cosce si tendevano, il seno prorompente sussultava a ogni respiro e, in breve, iniziò a bagnarsi vistosamente, la pelle lucida che rifletteva la penombra della stanza. Quando finalmente decise di accoglierlo dentro di sé, emise un gemito basso che mi vibrò fin nello stomaco.
L'eccitazione per me era diventata una tortura fisica. Portai d'istinto la mano alla cintura, cercando di liberarmi dalla stretta dei pantaloni per tirare fuori il pene e trovare sollievo, ma lei sollevò subito una mano, bloccandomi con un gesto imperioso.
Si accorse di quanto stavo facendo ed esclamò:
"Spogliati. Voglio vederti nudo davanti a me... ma non osare sfiorarti. Devi solo restare lì e goderti lo spettacolo."
Obbedii come in trance. Mi alzai lentamente dal divanetto, sentendo le gambe pesanti. Sotto il suo sguardo rapace, mi sfilai la maglia e poi i pantaloni, restando completamente nudo nel mezzo della stanza. L’erezione era prepotente, tesa verso di lei come un richiamo disperato, ma mantenni le mani lungo i fianchi, rispettando il suo divieto.
Lei emise un piccolo sospiro di approvazione vedendomi finalmente libero dai vestiti. "Ecco... così va molto meglio," mormorò, riprendendo a muovere il dildo dentro di sé con un ritmo ancora più incalzante.
Si inarcò sul letto, offrendomi la vista della sua pancia bianchissima e delle sue belle gambe completamente spalancate. Iniziò a bagnarsi vistosamente, il suono umido del dildo che entrava e usciva riempiva il silenzio della stanza, interrotto solo dai suoi gemiti soffocati. "Guarda come sono bagnata per te," disse, leccandosi le labbra mentre i suoi occhi scendevano famelici sul mio pene che pulsava a ogni suo movimento. "Guarda cosa mi stai facendo, curioso..."
Ero un prigioniero del mio stesso desiderio, costretto a restare immobile mentre mia zia si prendeva tutto quello che voleva proprio davanti a me.

Poi, di colpo:
"Vieni qui," mormorò, e il tono non ammetteva repliche.
Mi alzai dal divanetto con le gambe che tremavano, la mia erezione tesa come un arco, ma fedele al suo comando di non toccarmi. Mi mossi verso il letto, sentendo il calore che emanava il suo corpo biondo e accogliente. Lei mi fece segno di stendermi e io obbedii, appoggiandomi a pancia in giù sul materasso. Mi ritrovai con la testa proprio lì, tra le sue belle gambe spalancate, a pochi millimetri dal cuore del suo piacere.
L’odore di lei mi invase le narici: un misto di vaniglia, pelle calda e quel profumo dolciastro e intenso di una donna che si sta godendo ogni istante. Da quella posizione privilegiata, vedevo tutto: il dildo nero che entrava e usciva ritmicamente, scomparendo nella sua carne bagnata, mentre il suo seno generoso sussultava sopra di me a ogni affondo.
"Guarda bene cosa mi stai facendo," ansimò lei, inarcando la schiena e premendo le cosce contro le mie tempie, quasi a volermi intrappolare nel suo desiderio.
Il ritmo si fece frenetico. La vedevo contrarsi, i muscoli delle gambe tesi allo spasmo, mentre il suono umido del dildo diventava uno schiaffo costante nel silenzio della camera. Sapevo che era vicina, lo sentivo dalle vibrazioni del suo corpo contro il mio viso.
All'improvviso, lei emise un grido soffocato, afferrando le lenzuola con le mani, e io sentii il calore del suo piacere esplodere in un fiotto improvviso e inarrestabile che mi colpì in pieno volto, bagnandomi la fronte e le guance.
Ero lì, immobile e sottomesso, con il viso segnato dal suo squirt caldissimo, mentre lei continuava a sussultare per l'intensità dell'orgasmo, lasciando che l'oggetto cadesse finalmente a terra con un rumore sordo.

Lei rimase per qualche istante immobile, il petto che sussultava per i postumi dell'orgasmo, i capelli biondi sparsi sul cuscino come un'aureola disordinata. Sentivo ancora il calore del suo piacere sulla mia pelle, un marchio bagnato che mi faceva impazzire.
All'improvviso, si sollevò sui gomiti, sovrastandomi con lo sguardo. I suoi occhi azzurri, solitamente dolci, erano ora carichi di una fame primordiale. Allungò una mano e afferrò la mia erezione, stringendola con una decisione che mi fece sfuggire un gemito.
"Basta giochi," sussurrò con voce roca, quasi un ringhio sensuale. "Quel coso di plastica non mi serve più. Sono anni che non sento un uomo vero dentro di me... e voglio il tuo. Adesso."
Senza lasciarmi il tempo di rispondere, mi spinse delicatamente sulla schiena e si inginocchiò tra le mie gambe. La sua quinta abbondante di seno dondolava libera sopra di me, sfiorandomi le cosce a ogni suo movimento. Mi guardò un'ultima volta negli occhi, poi si chinò con voracità, accogliendomi in bocca.
Il calore della sua lingua e la pressione delle sue labbra esperte furono uno shock elettrico. Cominciò a farmi un pompino profondo e ritmico, usando le mani per massaggiarmi alla base mentre la sua bocca lavorava con una maestria che mi faceva inarcare la schiena contro il materasso. Potevo sentire il rumore umido della sua gola e vedere i suoi capelli biondi muoversi freneticamente tra le mie gambe.
Lei si staccò dalla mia erezione con un suono umido che risuonò nel silenzio della camera, lasciandomi tremante e lucido. Si voltò, dandomi le spalle, e si mise carponi sul letto, inarcando la schiena in modo accentuato. In quella posizione, la sua fisicità curvy esplodeva in tutta la sua bellezza: il sedere alto e sodo catturava la luce della stanza, mentre la sua quinta di seno dondolava libera verso il materasso a ogni suo respiro affannato.
"Prendimi da dietro," ordinò con una voce che non ammetteva repliche, voltando appena la testa bionda per incrociare il mio sguardo famelico. "Voglio sentirti spingere fin nel fondo. Voglio che mi scopi questa figa come hai sempre desiderato fare."
Non me lo feci ripetere. Mi inginocchiai dietro di lei, afferrandole i fianchi larghi con le mani: la sua pelle era bollente e ancora bagnata dal suo stesso piacere. Guidai la punta del mio pene proprio lì, dove la carne era più turgida e accogliente, e con un colpo secco mi spinsi dentro di lei fino in fondo.
Lei emise un grido che fu soffocato dal cuscino, mentre io iniziavo a possederla con un ritmo selvaggio e incalzante. Ad ogni spinta, i nostri corpi si scontravano con un rumore sordo e carnale; vedevo la sua schiena inarcarsi e i muscoli delle sue gambe tendersi per resistere al mio impeto. La sua figa mi stringeva come una morsa bollente, resa ancora più scivolosa dallo squirt di poco prima.
"Sì... così!" ansimava lei, mentre la tensione nella stanza raggiungeva il culmine. I respiri si facevano sempre più corti e pesanti, sincronizzati in un ritmo che sembrava isolare quel momento dal resto del mondo.
La pioggia fuori sembrava voler tenere il ritmo dei nostri corpi, un picchiettio frenetico che accompagnava ogni mio affondo nella sua carne calda. Tenendola salda per i fianchi generosi, sentivo i muscoli delle sue belle gambe tendersi allo spasmo sotto le mie dita, mentre lei affondava il viso nel cuscino per soffocare i gemiti che diventavano sempre più acuti.
"Sì... tutto... dammi tutto!" implorò con una voce che era ormai un sussurro strozzato.
Non riuscivo più a trattenermi. La sensazione della sua figa che mi stringeva, resa scivolosa e bollente dal suo piacere precedente, mi stava portando oltre il limite. Iniziai a spingere forte, con colpi secchi e profondi che facevano sussultare il suo seno esplosivo contro il materasso. Sentivo il calore salirmi lungo la schiena, un’onda inarrestabile che partiva dal basso e mi offuscava la vista.
Con un ultimo, violento affondo che mi portò completamente dentro di lei, il mondo sembrò scomparire. Inarcai la schiena e le venni dentro copiosamente, sentendo il mio seme invadere la sua intimità in fiotti caldi e ritmici. Lei emise un grido prolungato, stringendo le lenzuola tra le dita mentre le pareti della sua vagina si contraevano follemente attorno a me, accogliendo ogni singola goccia del mio desiderio.
L’eco dell’ultimo sussulto si spense lentamente, lasciando spazio solo al rumore della pioggia che continuava a martellare instancabile contro i vetri. Rimasi un istante ancora premuto contro di lei, assaporando il calore della sua pelle sudata e il profumo dei suoi capelli biondi sparsi sul cuscino.
Mi staccai con estrema lentezza, sentendo il vuoto del distacco fisico dopo un’unione così totale. Lei rimase carponi per qualche secondo, con il respiro ancora corto e la schiena bianchissima percorsa da lievi brividi. Mi chinai nuovamente su di lei e, con estrema devozione, le leccai la figa, raccogliendo con la lingua ogni traccia del mio seme e del suo piacere che ancora bagnava le sue carni turgide. Era un gesto di possesso e adorazione allo stesso tempo, un modo per suggellare quello che era appena successo tra noi.
Lei emise un piccolo sospiro di benessere e si voltò, lasciandosi cadere morbidamente sul dorso. Mi avvicinai al suo viso e la baciai profondamente: non era più il bacio cercato di un adolescente, ma quello di un uomo che aveva appena scoperto il sapore della donna che aveva sempre sognato. Le sue labbra erano calde, morbide, e sapevano di noi.
"Sei stato... incredibile," sussurrò lei, passandomi una mano tra i capelli mentre cercava di regolarizzare il respiro.
Ci rilassammo così, nudi tra le lenzuola sfatte, lasciando che l'adrenalina scemasse lentamente. Dopo qualche minuto, lei allungò il braccio verso il comodino, spostando il dildo ormai dimenticato, e prese un pacchetto di sigarette. Ne accese una, ne fece un tiro profondo e me la passò. Restammo in silenzio a fumarci quella sigaretta in due, guardando il fumo azzurrognolo salire verso il soffitto della camera in penombra. Era un silenzio complice, quello di chi sa di aver appena infranto un tabù e di averlo amato immensamente.

Quando arrivò il momento di rivestirmi, l'atmosfera era tornata quasi normale, ma con un'elettricità residua che rendeva ogni gesto significativo. Mi accompagnò alla porta, indossando solo una vestaglia leggera che faticava a contenere la sua quinta di seno.
Sulla soglia, mi guardò con quegli occhi azzurri ora più luminosi che mai. Mi diede un ultimo bacio veloce, carico di promesse. "A presto per un altro caffè allora?" mi chiese con un sorriso malizioso che era tutto un programma.
"Contaci," risposi io, uscendo nel fresco della sera, con il sapore di lei ancora addosso e la certezza che la prossima pioggia ci avrebbe ritrovati esattamente lì, in quella stanza.



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