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SONO MAGGIORENNE ESCI
Prime Esperienze

temporale


di skizzoinfoiato
13.12.2025    |    85    |    0 6.0
""non ho il preservativo" "sono protetta, prendo la pillola , dai vieni entra!" Il buon senso era andato a ramengo, dominato e succube della passione, schiavo del desiderio, ..."
A lavoro spesso mi trovo in turno con Alessia, un’infermiera che, da quando la conosco, ha sempre avuto problemi con il compagno. I litigi erano all’ordine del giorno, discussioni infinite.
Durante i turni diurni, complice la mole di lavoro, tutto veniva in qualche modo contenuto; ma non ricordo un turno notturno che non sia finito in lacrime. La privacy delle stanze era scarsa: separati da una sottile parete di cartongesso, era praticamente impossibile non sentire le sue lamentele.
Capitava di parlarne. Pur pensando che la sua relazione non fosse sana e che meritasse un uomo capace di amarla davvero, come avrei potuto giudicarla io, che all’epoca vivevo una relazione a distanza, privandomi di quel contatto fisico e di quell’intimità che sono linfa vitale per una coppia?
I turni e le notti scorrevano incessanti, uno uguale all’altro. Poi, un giorno, tutto cambiò.
Dopo l’ennesima discussione, seguita con disarmante puntualità dal solito pianto, all’improvviso il silenzio. Così improvviso da preoccuparmi.
Dopo quasi mezz’ora sentii bussare alla porta, due colpi leggeri.

— Sei sveglio? Posso entrare?
La piccola luce del comodino bastò a illuminarle il viso. La feci accomodare. Si sedette sul letto; mi venne naturale asciugarle una lacrima che stava scendendo sulla guancia.

— Qualsiasi cosa sia successa, sono sicuro che non te la meriti — dissi, sedendomi sull’unica sedia della stanza.
Ci mise qualche minuto prima di raccontarmi il motivo del litigio. Ascoltai in silenzio, come se non l’avessi già fatto mille volte. Mi chiese un consiglio.
Mentre riflettevo, presi istintivamente un Bacio Perugina dalla tasca e lo fissai prima di porgerglielo.
— Tu non hai bisogno di consigli. Devi solo trasformare le lacrime di dolore in lacrime di felicità.
Sorridendo chiese:
— Mi dai un bacio?
— L’amore è come questo — dissi. — Può essere amaro o dolce. Morbido fuori e duro dentro. Se forte, il duro della nocciola si spezza e si amalgama al resto.
Non capii se avesse davvero compreso.
— I baci vanno saputi dare almeno quanto il saperli meritati nel riceverli. Mordilo. Dimmi che gusto arriva prima.
Annui mentre assaggiava.
— Ora mangia il resto e vedi se tutto trova un equilibrio.
— Incredibile… funziona!
Restammo in silenzio a fissarci. A volte il silenzio dice più di mille parole. La luce fioca del comodino, unita a quella della televisione, lasciava la stanza in penombra.
— Vieni, siediti accanto a me — disse, indicando il letto. Esitai.
— Non penso sia una buona idea.
— Voglio darti metà bacio.
— Sei bellissima, ma sei fidanzata. Come me.
Il suo volto si rilassò, assumendo una serenità che non le avevo mai visto.
— Sedermi lì potrebbe farmi capitolare, ammisi.
— E portarci entrambi a sensi di colpa.
— Siamo adulti, rispose con una semplicità disarmante.
— So cosa voglio.
Allungò le mani verso di me. Bastò un passo perché mi afferrasse e mi trascinasse al suo fianco.
Seduto sul letto, mi sentii diverso. Il cuore batteva all’impazzata; la forza di volontà vacillava sotto il peso di quel momento sospeso. Una carezza, quasi distratta, e la mia mano non volle più allontanarsi. Lei inclinò il capo, abbandonandosi a quel contatto.
Da lì in poi, le parole divennero superflue. I gesti presero il sopravvento, carichi di una tensione che chiedeva solo di essere sciolta. Il confine tra ciò che era giusto e ciò che era desiderato si fece sempre più sottile, fino a dissolversi.
Il resto accadde come un temporale improvviso: intenso, travolgente, inevitabile, la sua mano posta sulla mia fu calata lentamente sul collo, adesso esposto avendo inclinato la testa dal alto opposto.
il gesto risultò di rara sensualità, i suoi socchiusi a metà mi fissarono intensamente, gli occhi indagatori mi resero vulnerabile e lo capì.
La mano fu portata ancora più in basso, passando sul manubrio dello sterno, poi sul tessuto della camicetta, fermandola idealmente appena dl di sotto del capezzolo.
“lo senti… ?!” chiese in chiaro riferimento al battito del cuore.
Mi sentii quasi in colpa nel mentire, ma ormai il gioco era iniziato. "il cuore sta un pò più in basso!". Con sguardo malizioso, scese premendola contro di sé.
Annuii mentre la salivazione era scomparsa già da qualche minuto, con la mano libera sbottonò un paio di bottoni, poi spinse la mano attraverso l'apertura creata. "così va meglio?"
La mano godeva della durezza di quella calda, e soda mammella, ero eccitato all'inverosimile. mentre prendevo confidenza con quel ben di Dio, non solo finì di sbottonarsi la camicetta per poi sfilarsela, ma fece fare le stesse sorti alla mia.
Fu la naturale conseguenza di ciò che avevamo iniziato a far si che poco dopo ci ritrovassimo distesi l'uno sull'altra avvinghiati a baciarci esplorando i reciproci corpi.
Mi ritrovai sopra di lei, non nego che la stessi toccando in modo sguaiato, frenetico, come un adolescente alle prima armi, ma proprio così mi sentivo. Un uomo che aveva paura di esser svegliato da quella bellissima realtà.
La sua fica ben curata, sovrastata da una sottile linea di pelo, corto e morbido, fece sì che il suo aroma dato dagli abbondanti umori prodotti, facessero l'effetto di una dozzina di taniche di benzina sul fuoco. Un rapido sguardo ai suoi occhi che trasmettevano tutta la bramosia dell'attesa di quella promessa di piacere che le stavo dando e poi, giù a lasciare che le mie labbra avvolgessero le sue, che i suoi umori potessero esser raccolti dalla mia sapiente lingua, che già dopo i primi movimenti riuscì a strappare più di qualche gemito di piacere.
L'aumentare delle tonalità e la frequenza del respiro mi indicavano perfettamente quali fossero ora le zone per lei più stimolanti ora quanto l'orgasmo fosse imminente. Volutamente rallentai il ritmo per due volte prendendomi improperi a non finire di disappunto, ma questo non fece altro che fargli raggiungere un orgasmo di rara intensità.
Non feci in tempo a gustarmi i giusti elogi che fummo interrotti dalla suoneria del telefono: il lavoro chiamava.
Ancora stravolti dal piacere ci rivestimmo fra le comuni risate.
Durante il viaggio non riuscii a staccarle gli occhi di dosso mentre guidava attraverso una strada buia che si snodava tra la campagna, illuminata solo dai fari e dai lampeggianti blu.
Per fortuna il paziente venne ricoverato senza bisogno che io salissi a bordo. Alessia mi chiese di guidare. Non feci domande.
A un certo punto mi chiese di rallentare, proprio mentre sulla via del ritorno stavamo passando attraverso una zona boschiva.
Le parole furono poche, cariche di un’intesa ormai dichiarata “ho ancora voglia di te!” disse iniziando a spogliarsi, si tolse scarponi "Ecco Sali lì!" indicò con un cenno del capo senza smettere di spogliarsi, i pantaloni furono lanciati nel sedile posteriore seguiti presto dal resto dei suoi indumenti, proprio mentre o raggiunto un piccolo slargo che mi consentì di fermare l'auto.
Non feci in tempo a girarmi verso di lei che arrivò nitido il rumore cupo dello schienale lasciato cadere fino a fine corsa all'indietro.
Avevo il cazzo più duro delle querce circostanti, Alessia portò le ginocchia verso il petto per sfilarsi il tanga, "vieni, ti voglio dentro!" disse allargando le gambe .
"non ho il preservativo" "sono protetta, prendo la pillola , dai vieni entra!"
Il buon senso era andato a ramengo, dominato e succube della passione, schiavo del desiderio, non ricordo nemmeno la modalità con cui mi tolsi scarponi e pantaloni, ricordo solo la mia lingua nella sua bocca, le sue labbra accoglienti, quel bacio profondo e infinito.
Il cazzo trovò solitario la strada verso il paradiso, accolto dalle pareti morbide della sua fica. Anch’essa vittima del piacere, in concerto con le mie spinte, le sue labbra serravano il cazzo come per trattenerlo dentro di sé, una morsa a tratti dolorosa.
Le spinte da lente e decise passarono, su sua richiesta, ad avere un ritmo più sostenuto, con piacere esaudii la sua richiesta, affondando dentro di lei con decisione. Il rumore sordo creato dai bacini che si incontravano alimentavano in modo famelico la reciproca necessità di porre fine di quel tormentato desiderio, in verità cambiai ritmo un paio di volte prendendomi insulti visto il suo incombente orgasmo, ma ciò servì a raggiungerlo assieme, e il suo ebbe un'intensità fuori dal normale, come poi ebbe modo di confermare.
“mi hai fatto toccare il paradiso…. Oh mio Dio!, non ho mai provato niente di simile!”
Mi disse con lo sguardo ancora provato dall’orgasmo. Era passata più di mezz’ora, eravamo ancora distanti dalla sede, a fatica ci ricomponemmo e rientrammo in ospedale.
Un notte di passione, la prima di tante, poi la vita ci ha allontanato, nessun rimorso, nessun rimpianto, solo la consapevolezza di aver condiviso parte di un percorso chiamato piacere.
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