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Il filo del desiderio


di Valico57
12.04.2026    |    978    |    0 8.0
"«Tuo marito ha un gusto impeccabile, ma scommetto che preferisce condividere tanta bellezza», dice con tono roco, posando una mano sulla coscia di Silvia e risalendo sotto la seta dell'abito..."
Il desiderio è un filo teso e, per Marco e Silvia, una coppia di quarantenni con bisogni decisamente particolari, quel filo vibra a una frequenza specifica. Non è solo possesso; è l’estasi di veder brillare il proprio tesoro sotto gli occhi famelici del mondo. Quel sabato pomeriggio decisero di recarsi al centro commerciale per nutrire la loro sete di avventura e trasgressione.
Silvia scende dall’auto indossando un tubino nero in maglina, così aderente da sembrare dipinto, e tacchi che risuonano con decisione sul marmo lucido della galleria. Marco cammina tre passi dietro di lei, godendosi lo spettacolo. Non guarda lei: guarda gli altri. Davanti a una vetrina, un uomo sulla sessantina, distinto ma con lo sguardo pesante di chi sa cosa vuole, si ferma di colpo. Silvia lo sente. Si flette leggermente per osservare un oggetto su uno scaffale basso, accentuando le linee del corpo. L’uomo non batte ciglio, la divora con gli occhi, scambiando un breve e intenso sguardo con Marco. Il marito non si arrabbia; accenna un quasi impercettibile sorriso di sfida e orgoglio. Il gioco è iniziato.
Mentre Silvia finge di provare un foulard di seta, l'uomo brizzolato si avvicina fino a sentire il suo profumo. Non è un caso: lei ha scelto una posizione che obbliga chiunque passi a sfiorarla. L'uomo, con una mano pesante e calda, non si limita a guardare; finge di voler esaminare la stoffa, ma le sue dita scivolano deliberatamente sulla spalla nuda di lei, scendendo con una pressione decisa verso la schiena. Silvia inarca la colonna verso di lui, offrendosi al tocco, mentre lo sguardo dell'estraneo si fa cupo e famelico.
Marco, a pochi metri di distanza dietro una colonna, osserva il respiro dell'uomo farsi pesante sul collo di sua moglie. Il gioco del "non detto" è elettrico: l'uomo sa che Marco sta guardando, e la sua audacia aumenta. Stringe la presa sul fianco di Silvia con un possesso che la lascia quasi senza fiato e le sussurra all'orecchio: «Sei una figa stratosferica, hai un culo da paura... mi piacerebbe inzuppare il mio biscotto nel tuo caffelatte». Silvia volge lo sguardo verso di lui e accenna un dolce sorriso, mordendosi il labbro inferiore; rialzandosi, struscia con forza il suo meraviglioso sedere contro la patta dell'uomo. Marco, assistendo a tutta la scena, è ormai in estasi: il sesso gli sta spaccando i pantaloni.
Uscendo dalla galleria, il rumore soffuso della folla viene troncato di netto dalle pesanti porte tagliafuoco. Il suono dei tacchi di Silvia cambia: dal ticchettio cristallino sul marmo passa a un eco profondo e sordo che rimbalza tra le pareti di cemento del piano -2. L'aria è più densa, sa di gomma bruciata e gas di scarico. Marco cammina leggermente distaccato, osservando Silvia davanti a sé. Sotto i neon sfarfallanti, il suo corpo sembra ancora più provocante; il movimento dei fianchi è accentuato, consapevole che in quel vuoto ogni gesto è amplificato.
Proprio mentre raggiungono l'auto, un’ombra si stacca da un pilastro. È l’uomo brizzolato del negozio, ma non è solo. Accanto a lui c'è un amico più giovane, dall'aria altrettanto predatrice, con le braccia incrociate e lo sguardo fisso sull'abito di lei. «Sapevo che ti avrei ritrovata qui», esordisce il brizzolato, con la voce profonda che risuona nel silenzio del garage. Ignora deliberatamente Marco, trattandolo come un accessorio senza importanza. Si avvicina a Silvia fino a invadere il suo spazio vitale, mentre l'amico si posiziona lateralmente, chiudendo ogni via di fuga.
Silvia si ferma, il petto che si alza e si abbassa velocemente. Marco resta immobile a due metri di distanza, con il cuore che martella mentre vede l'uomo brizzolato afferrare con decisione il nastro che chiude il vestito di Silvia sulla schiena. «Il tuo uomo non sembra molto geloso», sibila l'amico, facendo un passo avanti e posando una mano pesante sulla coscia di Silvia, sollevando di qualche centimetro l'orlo del vestito. «Forse preferisce stare a guardare mentre ci prendiamo cura noi di te».
Silvia lancia un'occhiata rapida a Marco: i suoi occhi brillano di una sfida bagnata dal desiderio. Non oppone resistenza. Anzi, si appoggia al bagagliaio dell'auto, offrendo il collo alle labbra del brizzolato che la tira a sé con un gesto brusco, mentre l'amico inizia a esplorare con dita esperte e rudi le curve sotto la seta.
L'amico comincia a toccarla ovunque; quando arriva alla vagina, la trova calda, gonfia e letteralmente fradicia. Comincia a trapanarla con due, tre dita. Silvia è travolta dall'eccitazione, che raggiunge l'apice quando l'uomo brizzolato si abbassa pantaloni e mutande e le infila il sesso in bocca. Le sopraggiunge un orgasmo che le spezza le gambe e, pur avendo la bocca piena, emette un gemito soffocato: «Godoooooo!».
L'uomo brizzolato la gira e, trovandola già aperta e preparata dall'amico, la possiede con colpi secchi e bestiali. Nonostante l'aspetto distinto, la scopa come un animale, con una ferocia che le stimola l'utero. L'eccitazione è talmente alta che, dopo pochi minuti, l'uomo urla: «Troia, ti voglio venire in bocca!». Silvia lo accontenta, facendosi riversare una quantità enorme di sperma in gola senza perderne una goccia.
Ora è il turno dell'amico: «Zoccola, non penserai che sia finita qui, vero? Voglio il tuo culo». Anche lui è al limite: non fa in tempo ad appoggiare il sesso sul suo sfintere che eiacula ovunque. Silvia ha goduto immensamente, ma la sua bramosia non è ancora sazia. Si rivolge a Marco: «Amore, vieni a scoparmi... questi mezzi uomini non mi hanno soddisfatta». Marco, col sesso duro da tempo, la sbatte contro la portiera e comincia a possederla con vigore. Finalmente Silvia raggiunge il culmine con rantoli gutturali, come un animale in preda al piacere. Marco, dopo essere stato spettatore del possesso altrui, completa il godimento di sua moglie e poi l'aiuta a risalire in macchina.
L'abitacolo dell'auto diventa un camerino improvvisato. Silvia si sfila il tubino nero e sceglie qualcosa di ancora più audace per la seconda parte della serata: un abito in seta metallizzata che scivola sul corpo come liquido, indossato senza biancheria, che lascia la schiena nuda fino alla base della colonna vertebrale. Dopo una cena veloce, si dirigono verso il "Noir", un club esclusivo dove le regole della morale restano fuori dalla porta.
Appena varcata la soglia, vengono avvolti dal profumo di tabacco pregiato e alcol di qualità. Silvia sfila tra gli sguardi dei presenti. Si accomodano nel privé, una posizione sopraelevata che permette di vedere ed essere visti. Non passa molto tempo prima che attirino l'attenzione di Claudio, un noto imprenditore autoritario, accompagnato da Katya, una splendida modella dell'est dallo sguardo di ghiaccio.
Claudio si siede accanto a Marco, ma i suoi occhi sono inchiodati al décolleté di Silvia. «Tuo marito ha un gusto impeccabile, ma scommetto che preferisce condividere tanta bellezza», dice con tono roco, posando una mano sulla coscia di Silvia e risalendo sotto la seta dell'abito. Katya, dall'altro lato, inizia a sfiorarle i capelli e a sussurrarle complimenti audaci, guidando la mano di Silvia verso le proprie zone intime.
Marco osserva la scena sorseggiando il suo drink. Claudio inizia a baciare il collo di Silvia con foga, mentre Katya la bacia sulle labbra. Silvia, al centro di questo vortice, lancia un'occhiata a Marco, eccitata nel vedersi manipolata e sottomessa da questi due predatori. Claudio le tocca ogni centimetro di pelle, soffermandosi sul clitoride ed entrando nella sua vagina, trovandola ancora bagnata e sporca dei residui della giornata. Silvia urla verso Marco: «Guardami! Mi stanno trattando come una vacca, la loro puttana!».
L’aria nel privé è satura di desiderio. Claudio si interrompe e fissa Marco: «Questo posto inizia a starmi stretto. La mia suite è all’ultimo piano. Ho del vintage del '90 in ghiaccio e una vista sulla città che merita una cornice come tua moglie. Che ne dici, Marco? Vogliamo vedere fino a che punto arriva la tua generosità?».
Nell'ascensore di vetro, Claudio schiaccia Silvia contro la parete trasparente mentre Katya le morde il collo. Una volta nella suite, tra marmi neri e vetrate, l'imprenditore ordina a Katya di spogliare Silvia: «Voglio vedere ogni centimetro di quello che mi hai promesso con gli occhi». Silvia viene fatta stendere su un immenso letto di lino bianco. Claudio la sovrasta, inchiodandole i polsi sopra la testa. «Guardami», le ordina, e inizia a baciarla con possesso brutale, mentre Katya le percorre i fianchi con la lingua, creando un contrasto elettrico tra la forza dell'uomo e il tocco di seta della donna.
Silvia è in estasi, le mani artigliano le lenzuola mentre viene manipolata da entrambi. Claudio lancia un ultimo sguardo di trionfo a Marco prima di penetrarla in maniera ossessiva, con colpi talmente potenti da farla sobbalzare sul letto. Katya si siede sul viso di Silvia, offrendole la sua intimità in un contatto saffico travolgente. Quando Claudio arriva al culmine, le riempie la vagina di sperma. Anche Marco raggiunge l'orgasmo da solo, osservando la scena. Infine, Claudio si fa ripulire il sesso da Marco, mentre Katya pulisce Silvia dai residui del rapporto.
Per Silvia e Marco, il desiderio di quegli sconosciuti resterà indelebile, segnando un salto di qualità definitivo nel loro rapporto.
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