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Daniela la "consapevolezza"
07.02.2026 |
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"Non mi stai deludendo, sapevo che in te c'era una donna capace di donare questo godimento..."
Qualche tempo dopo, Daniela fu invitata a una serata di gala per una raccolta fondi di una nota associazione umanitaria. Il luogo, un famoso hotel a cinque stelle nel centro storico, era un trionfo di marmi e luci soffuse. Daniela, con indosso un abito lungo di velluto blu notte che le fasciava il corpo come una seconda pelle, si muoveva tra gli ospiti con una grazia che non sapeva nemmeno di possedere. Michele le aveva mandato un bacio virtuale prima che lei uscisse ma ora, immersa nel brusio della folla, quel legame le appariva lontano, quasi sbiadito.Mentre sorseggiava un calice di champagne vicino a una colonna, i suoi occhi incontrarono quelli di una donna seduta poco lontano. Non era una ragazza come Carmen; avrà avuto circa quarantacinque anni, un’eleganza severa e una presenza magnetica. Portava i capelli raccolti in uno chignon impeccabile e possedeva uno sguardo che sembrava leggere attraverso le persone. Non ci furono sorrisi complici, solo un contatto visivo prolungato che fece avvampare Daniela. Per la prima volta, non sentì il desiderio di scrivere a Michele: non voleva "condividere", voleva possedere quel momento.
La donna si alzò e le si avvicinò con una lentezza studiata. Ogni suo passo emanava autorità.
"Hai lo sguardo di chi ha appena scoperto un segreto e non sa se rivelarlo o tenerlo per sé," esordì la donna, il cui nome era Sveva, con una voce profonda, quasi maschile nella sua fermezza.
Daniela sentì un brivido scenderle lungo la schiena. "Forse ho solo capito che alcuni segreti sono più dolci se restano privati," rispose, stupendosi della propria audacia.
Sveva sorrise appena. Senza chiedere il permesso, le sfiorò la scollatura con la punta delle dita; per Daniela fu come una scossa elettrica. "Andiamo sulla terrazza. L'aria qui dentro è troppo densa di banalità."
Sulla terrazza deserta, sotto un cielo di velluto, la tensione esplose. Sveva non perse tempo: prese il mento di Daniela tra le dita, costringendola a guardarla.
"Non sei qui per parlare, Daniela. Vedo il tuo desiderio di essere vista per quello che sei: senza mariti, senza colleghe. Solo tu."
Quelle parole furono la chiave che aprì l'ultima porta. Quando Sveva la baciò, non fu il bacio giocoso di Carmen o quello familiare di Michele. Fu un bacio di dominio e passione che racchiudeva una tensione emotiva assoluta. In quel momento, il telefono di Daniela vibrò nella borsetta — un messaggio di Michele o forse di Carmen — ma lei sentì che quel suono non le apparteneva più. Non stava più interpretando un ruolo: stava finalmente scoprendo chi fosse quando nessuno la guardava.
Sveva condusse Daniela nell'ala privata dell'hotel, verso la sua suite imperiale. Il tragitto in ascensore avvenne in un silenzio carico di sensualità. Sveva non la toccava, ma il suo profumo — una miscela di tabacco dolce e cuoio — avvolgeva Daniela come un comando. Appena la porta si chiuse con un clic metallico, l'atmosfera cambiò. La stanza era illuminata solo dalle luci della città che filtravano dalle enormi vetrate.
"Togliti le scarpe," ordinò Sveva, sedendosi su una poltrona al centro della stanza. Non era una richiesta. Daniela obbedì, sentendosi improvvisamente vulnerabile nonostante fosse ancora vestita. Il contatto dei piedi nudi sul pavimento freddo la fece sussultare.
"Avvicinati," proseguì Sveva. "Voglio vedere se la sicurezza che avevi di sotto è reale o se è solo una maschera che indossi per tuo marito."
Quando Daniela fu a pochi centimetri, Sveva le afferrò i fianchi con decisione, tirandola a sé. Le sue mani erano calde e forti. Iniziò a risalire con le dita lungo le cosce di Daniela, incurante del tessuto pregiato del vestito.
"Tremi, Daniela. È paura o è la fame che cerchi di nascondere a tutti?"
"È... fame," ammise lei in un sussurro.
Sveva sorrise con uno sguardo predatore e la spinse verso il basso, verso il suo grembo. "Allora dimostramelo. Stasera non ci sono spettatori, non c'è nessuno che ti giudica. Ci sono io, e io voglio la vera Daniela."
Daniela si lasciò scivolare in ginocchio. Il distacco dal suo mondo abituale fu totale. Si abbandonò al sapore di Sveva, mentre la donna le teneva la testa premuta contro di sé, sussurrando: "Dio, Daniela, è quello che ho desiderato dal momento in cui ti ho vista. Non mi stai deludendo, sapevo che in te c'era una donna capace di donare questo godimento."
In un groviglio di desideri, le parti si invertirono e Sveva ricambiò il piacere con un'intensità che Daniela non aveva mai provato prima. Il piacere non fu solo fisico, ma derivava dalla vertigine di appartenere a qualcuno che non chiedeva permesso. Prima di lasciarla andare, ore dopo, Sveva le sussurrò un ultimo monito:
"Torna pure dal tuo Michele, ora. Ma ricorda: quello che è successo qui non è un racconto per i vostri giochi. È il mio marchio su di te. E io non condivido i miei giocattoli."
Daniela tornò a casa immersa in una dimensione parallela. Il telefono si illuminò un’ultima volta: un messaggio di Carmen che chiedeva dettagli. Daniela non lo sbloccò nemmeno; la condivisione le sembrava ora un atto di profanazione. Varcata la soglia, trovò Michele sul divano con il solito sorriso d'attesa, pronto a nutrirsi dei suoi racconti.
"Bentornata. Allora? Com’era il gala? E quella donna?"
Daniela si sfilò il cappotto lentamente, evitando il suo sguardo. "È stata una serata lunga, Michele. Sono esausta."
Lui si bloccò, deluso. "Tutto qui? Niente dettagli? Niente 'regali' per me?" Provò ad abbracciarla, ma lei si scansò con un movimento fluido. "Non stasera. Ho solo bisogno di una doccia."
Sotto il getto dell’acqua, Daniela sentiva ancora il profumo di Sveva. Quando Michele la raggiunse sulla porta del bagno, lei lo guardò con occhi freddi e predatori. "Sono stanca di raccontare, Michele. Alcune cose perdono valore se vengono messe a nudo a parole."
Quella notte, Daniela gli diede le spalle. Il gioco che avevano iniziato insieme era sfuggito al controllo di Michele: sua moglie non era più una complice, ma un'estranea che custodiva un tesoro oscuro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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