Lui & Lei
Quel "magari" che cambiò tutto
27.02.2026 |
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"Risalimmo in macchina per andare a casa sua, ma una volta arrivati, trovammo il suo titolare ad aspettarla in strada..."
Mi chiamo Michele e questo episodio della mia vita risale al 2009. Era passato poco più di un anno da quando ero rimasto vedovo; mia moglie era deceduta per un male incurabile all'età di 51 anni, eravamo coetanei. In quel periodo, l'azienda per cui lavoravo mi aveva trasferito temporaneamente nella sede di Parma.Vicino all'ufficio c'era un bar-tabaccheria dove, con i colleghi, ci fermavamo spesso per la colazione o per un pranzo veloce. Dietro il bancone c'era una donna bellissima: mora, capelli alle spalle, occhi azzurri, un seno prorompente e un fisico mozzafiato che attirava lo sguardo di chiunque. Si chiamava Luciana. Scoprii in seguito che era italo-brasiliana, figlia di padre italiano e madre brasiliana. Emanava una carica erotica travolgente; ogni uomo entrava in quel bar solo per ammirarla.
Inizialmente non le prestavo molta attenzione, ma poi, spinto dai colleghi, cominciai a osservarla meglio. Gestiva tutto il locale da sola con un’energia incredibile, mentre il titolare passava il tempo a giocare alle macchinette. Poiché ero uno dei pochi a non chiederle il numero o a non farle proposte esplicite, lei iniziò a riempirmi di attenzioni: disegnava cuoricini sulla schiuma del cappuccino e mi chiamava "amore". Una mattina, davanti alle battute dei miei amici, mi scappò un "magari". Quel sussurro restò sospeso nell'aria, togliendo il fiato alla stessa Luciana.
Qualche giorno dopo quel "magari", entrai al bar nel primo pomeriggio, poco prima della fine del suo turno. Il titolare era sparito come al solito e Luciana stava cercando di spostare dei pesanti fusti di bibite nel retrobottega, tra casse d'acqua e scatoloni. Mi offrii di aiutarla. In quello spazio stretto, l'aria divenne improvvisamente elettrica. Mentre sistemavo l’ultima cassa, le nostre mani si sfiorarono e, accidentalmente, toccai il suo corpo. Lei ebbe un sussulto: "Mmm, allora il signor Michele non è così timido come sembra", mormorò. Notai la sua reazione fisica immediata e lei, con un gesto audace, sfiorò le mie labbra. Trovai il coraggio e le chiesi: "Ti va una pizza stasera? Niente colleghi, niente macchinette". Accettò con uno sguardo che prometteva molto più di una cena.
La portai in una pizzeria poco fuori Parma. Seduti a un tavolo d'angolo, riparati da una tovaglia a quadri, Luciana rivelò la sua natura provocatoria. Mentre parlavamo della sua vita tra Italia e Brasile, sentii il suo piede nudo risalire lungo la mia gamba sotto il tavolo. Mi guardava dritta negli occhi con un'innocenza sfacciata. Capii in quel momento che non voleva solo essere ammirata: voleva essere posseduta, ma alle sue condizioni.
Iniziai a toccarla e lei sembrava incurante, quasi assente, ma dentro di sé bruciava di un desiderio incontenibile. Mi confessò di essere divorziata e di frequentare un uomo solo per sesso. Si aprì totalmente, raccontandomi di quanto amasse essere desiderata, di come gli sguardi pesanti dei clienti la eccitassero al punto da dover cambiare spesso biancheria durante il turno. Era, come pensai tra me e me, una "bomba alla nitroglicerina".
Usciti dal locale, l'atmosfera era bollente. Non arrivammo nemmeno a casa: mi guidò verso un parcheggio isolato, ma non troppo, cercando il brivido del rischio. Durante il tragitto, la sua lussuria prese il sopravvento con gesti estremi e provocatori. Una volta accostata l'auto, la sua fisicità esplosiva dominò la scena. Ogni mio freno inibitore scomparve, travolto dal suo profumo e da un'energia primordiale.
Quello che seguì fu un incontro travolgente, fatto di gesti crudi e senza tabù. Luciana urlava il suo piacere, incurante persino della presenza di alcuni guardoni che si erano avvicinati nel buio. Anzi, la loro presenza sembrò alimentare ulteriormente il suo fuoco. Fu un amplesso divino e perverso allo stesso tempo, dove il mio dolore per il lutto e la sua fame di vita si fusero in un unico istante di follia.
Risalimmo in macchina per andare a casa sua, ma una volta arrivati, trovammo il suo titolare ad aspettarla in strada. Luciana cambiò improvvisamente umore, passando dal silenzio a un'euforia quasi forzata. Mi ringraziò per la serata, mi diede un bacio d'addio e si avvicinò a lui, lasciandomi lì, solo, a guardarla mentre spariva con un altro uomo. Tornai a casa nel silenzio della notte, consapevole di aver vissuto un'esperienza fuori dal mondo, ma questa è già un'altra storia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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