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Lui & Lei

La scommessa


di Valico57
01.02.2026    |    1.782    |    3 9.4
"Sara si alzò e si mise a cavalcioni su di me, dandomi le spalle e offrendo il suo splendido fondoschiena agli sguardi degli sconosciuti..."
"Uscimmo dal cinema quasi scappando, con Sara che si stringeva nel soprabito beige, i capelli leggermente scompigliati e il respiro ancora corto..."
Tutto ebbe inizio per gioco. Sara, mia moglie, all’epoca quarantenne, è una donna dalla sensualità dirompente, ma in intimità è sempre stata piuttosto riservata riguardo alle situazioni "particolari". Io, Leo, sessantenne desideroso di trasgressione, sognavo da tempo di vederla al centro di un rapporto plurimo, ma lei non si era mai mostrata disponibile a sperimentare.
Sara, però, ama le sfide. Un giorno, provocandola, le dissi: "Amore, facciamo una scommessa: chi vince dispone dell’altro per una serata intera". Lei accettò, sicura della vittoria, ma il fato — aiutato da un mio piccolo stratagemma — ribaltò le carte. Il vincitore fui io. Le imposi la penitenza: una serata in un cinema a luci rosse per una trilogia di Moana Pozzi. Lei, seppur a malincuore, dovette accettare.
La sera dell’uscita, Sara era di una bellezza sconvolgente. Indossava una camicetta di seta nera, una gonna comoda, stivali con il tacco e, sotto, un completo di pizzo nero con autoreggenti. Sopra tutto, il suo rassicurante soprabito beige.
Arrivati al cinema, l’imbarazzo fu immediato. Alla biglietteria, un uomo dallo sguardo volgare non si trattenne: "Guarda che gran figa c’è stasera". Sara, rossa in volto, tirò dritto, incrociando solo lo sguardo annoiato della giovane maschera. Varcata la pesante tenda di velluto, l’odore acre di tabacco e disinfettante ci investì. La sala era immersa nel buio, tagliata solo dal fascio polveroso del proiettore. Sara mi stringeva il braccio così forte da avere le nocche bianche; il rumore dei suoi tacchi sul linoleum appiccicoso sembrava un segnale luminoso che gridava a tutti: "Siamo qui".
Ci sedemmo in una fila laterale verso il fondo. Nel buio scorsi le sagome di uomini soli che si voltavano lentamente al suo passaggio. Sullo schermo, la bellezza aristocratica di Moana dominava la scena. Inizialmente Sara rimase rannicchiata nel suo soprabito, lo sguardo fisso sulle mani. Ma lentamente, la tensione lasciò il posto a un ipnotico stupore.
Decisi di rompere gli indugi. Allungai la mano sulla sua coscia, incontrando il pizzo delle autoreggenti e poi la pelle nuda e caldissima. Era già bagnata, segno che l’atmosfera stava agendo su di lei come un afrodisiaco. Sotto i miei polpastrelli, la sentivo vibrare. La sua resistenza stava crollando.
Sentendo il mio tocco, Sara fece qualcosa di inaspettato: si sfilò il soprabito, rivelando la seta nera della camicetta. Prese la mia mano e la guidò con decisione verso la propria intimità. "Volevi questo, Leo? Guarda cosa mi stai facendo..." sussurrò, mentre iniziava a muoversi con un ritmo peccaminoso.
Ma non eravamo soli. Tre o quattro uomini si erano spostati, attratti dal fruscio della seta. Un uomo corpulento in cappotto scuro si sedette proprio nella fila davanti a noi, fissando apertamente le gambe di Sara. Lei se ne accorse e, invece di coprirsi, inarcò la schiena e aprì leggermente le gambe. Era diventata la protagonista del suo film personale.
La situazione sfuggì al controllo. Sara si alzò e si mise a cavalcioni su di me, dandomi le spalle e offrendo il suo splendido fondoschiena agli sguardi degli sconosciuti. L’uomo col cappotto, incoraggiato, si avvicinò a meno di un metro, masturbandosi apertamente. Anche un ragazzo più giovane si avvicinò dal lato opposto.
Eravamo circondati. Le dita degli estranei iniziarono a sfiorare la seta della sua gonna e la pelle delle sue gambe. Sara, ormai in estasi, mi ansimò sul collo: "Leo... guarda come mi desiderano. Diglielo che sono fradicia per loro". In quel cinema decadente, lei stava celebrando il suo potere, lasciandosi toccare da quelle mani anonime mentre io rimanevo l'unico, orgoglioso possessore di quel tesoro.
Uscimmo quasi scappando nel freddo della notte. Passando davanti alla maschera, la ragazza ci fermò con un sorriso malizioso: "Complimenti per lo spettacolo, signora. Dalle telecamere a infrarossi la serata è stata molto meno noiosa del solito".
Appena saliti in macchina, l’adrenalina esplose. Sara mi afferrò la nuca, i suoi occhi brillavano di una luce nuova. "Portami a casa," sussurrò, "e finiamo quello che abbiamo iniziato. Ma stavolta voglio che tu mi faccia sentire che sono solo tua". Mentre ingranavo la marcia, la sua mano cercò con decisione la mia zip. La scommessa era stata vinta da entrambi: avevamo abbattuto l’ultimo muro.
Continua.
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