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L'ovetto


di Valico57
01.02.2026    |    1.909    |    1 9.1
"" Abbassò leggermente il finestrino, lasciando entrare i rumori del mondo esterno, poi bloccò le mani di lei ai poggiatesta con delle manette in pelle morbida..."
Il "Piperno" a Trastevere era avvolto nel solito brusio del sabato sera romano: profumo di carciofi alla giudia, tintinnio di bicchieri e quel calore umano che rende ogni segreto più eccitante. Marco, 62 anni portati con la spavalderia di chi ha venduto migliaia di auto di lusso e conosce bene il valore di un "optional" ben piazzato, osservava sua moglie Luana con un sorrisetto sornione.
Luana, 48 anni, appariva come l'impiegata modello: tubino nero impeccabile, capelli raccolti e un contegno che non lasciava trapelare nulla della sua natura esibizionista. Ma sotto quel tavolo di legno massiccio, la realtà era ben diversa. Prima di uscire, Luana aveva "preparato il terreno" inserendo l'ovetto vibrante; ora, Marco sentiva il leggero rigonfiamento del telecomando nella tasca della giacca.
Marco allungò la mano sotto il tavolo, sfiorando appena il ginocchio di Luana. Lei sollevò il calice di vino, incrociando lo sguardo del marito con una sfida silenziosa. Senza guardare, lui premuto il tasto sulla frequenza più bassa. Vide le nocche di lei farsi bianche mentre stringeva la forchetta; un brivido impercettibile le attraversò le spalle, ma il viso rimase una maschera di cortesia.
— "Ottimi questi tonnarelli, vero Luana?" — chiese un amico.
— "Squisiti, davvero" — rispose lei con un filo di voce, leggermente roca, mentre Marco aumentava l'intensità del ritmo, godendosi lo spettacolo di vederla lottare per mantenere il decoro.
Fingendo di raccogliere un tovagliolo, Marco si chinò per ammirare le décolleté lucide di Luana – il suo punto debole feticista. Notò come lei muovesse impercettibilmente le dita dei piedi, ritmando le vibrazioni che la scuotevano dall'interno.
— "Sei un diavolo" — gli sussurrò lei all’orecchio prima di alzarsi per andare in bagno, camminando con una lentezza studiata che solo lui sapeva decifrare come un invito alla trasgressione.
In bagno, Luana si ritrovò travolta dal piacere. Mentre cercava di ricomporsi, entrò la sua amica Luisa:
— "Luana, stai bene?" — "Benissimo" — rispose lei con voce profonda, prima di tornare al tavolo dove la serata proseguì su un filo di tensione erotica altissima.
Tra il secondo e il caffè, Marco decise di alzare la posta. Estrasse lentamente il telecomando e lo appoggiò sul bordo del tavolo, seminascosto dal tovagliolo. Premette il tasto "Burst": impulsi ritmici e violenti. Luana sgranò gli occhi, il respiro mozzo mentre le dita artigliavano la tovaglia.
— "Tutto bene, cara? Sei improvvisamente pallida" — chiese un amico.
— "Solo... un po' di caldo" — rispose lei, mentre il corpo vibrava all'unisono con quell'aggeggio infernale.
Appena fuori dal locale, l'aria di Roma sembrò dare tregua, ma fu solo un'illusione. Marco la guidò verso la sua ammiraglia sportiva, un salotto di pelle scura e luci soffuse. Una volta chiuse le portiere, il silenzio divenne elettrico.
— "Metti i piedi sul cruscotto, Luana. Voglio vedere quelle scarpe." Era il momento in cui il venditore d'auto lasciava spazio al feticista. Marco non mise in moto; consegnò il telecomando a lei: "Tienilo, ma non puoi spegnerlo. Decido io il ritmo mentre guido". Mentre l'auto scivolava sul lungotevere, il braccio di Marco sfiorava deliberatamente l'interno coscia di lei a ogni cambio di marcia.
Senza dire una parola, Marco svoltò bruscamente in un parcheggio semideserto tra i platani. Spento il motore, l'unico suono era il ronzio persistente dell'ovetto. Accese le luci di cortesia, soffuse e calde, e le sfilò con lentezza una delle décolleté, baciandole il piede teso per il piacere.
— "Ti piace farti guardare, vero? Anche qui, dove qualcuno potrebbe passare."
Abbassò leggermente il finestrino, lasciando entrare i rumori del mondo esterno, poi bloccò le mani di lei ai poggiatesta con delle manette in pelle morbida. Intensificò la frequenza al massimo. Luana inarcò la schiena, le gambe ancora avvolte dalle calze velatissime. Travolta da un orgasmo devastante, non riuscì più a trattenersi:
— "Porco... mi fai sentire la tua zoccola!"
Dopo dieci minuti di pura adrenalina, Marco riattivò il motore.
— "Questo era solo per ricordarti chi tiene il telecomando. A casa non ci saranno finestrini a dividerci dal mondo, ma ci saranno le mie regole."
Lei lo guardò con il trucco sbavato e lo sguardo perso:

"Portami a casa, Marco. Adesso."
Continua.
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