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trio

Il camper la "rivelazione" rivisitato


di Valico57
13.04.2026    |    861    |    2 7.5
"La donna che credevo "poco avvezza" alla trasgressione, la moglie rassicurante che pensavo fosse a casa a leggere, era lì, trasformata in una creatura di pura lussuria, preda di un..."
L'eccitazione di quell'incontro non poteva esaurirsi semplicemente con una fuga. La connessione elettrica che si era creata attraverso quel vetro, in quel parcheggio buio, aveva lasciato una scia che meritava di essere esplorata e approfondita. Nonostante la ritirata precipitosa, l'immagine della rossa con la maschera veneziana che mi fissava era rimasta impressa sulla mia retina come un marchio a fuoco. Per giorni non feci altro che pensare a quello sguardo: nei suoi occhi non c’era giudizio, ma un invito primordiale a esplorare i meandri della perversione più trasgressiva.
Una settimana dopo, l'impulso divenne insostenibile. Dissi a Lena che il lavoro dal mio amico si sarebbe protratto fino a tardi; invece, con il cuore che martellava contro le costole, tornai in quel parcheggio. Il camper era lì, una sagoma scura sotto un lampione tremolante. Questa volta non mi nascosi. Mi avvicinai con passo deciso, lasciando che le mie scarpe risuonassero sull’asfalto. Prima ancora che potessi spiare, la porta laterale scivolò via con un sibilo metallico.
Sulla soglia apparve la bionda, Giorgia. Indossava solo un corsetto di pizzo nero che le stringeva la vita sottile e stivali alti. Mi guardò con un sorriso complice, quasi mi stesse aspettando. "Lo zio ha detto che saresti tornato, guardone," sussurrò con una voce che era pura seta. Mi prese per il bavero della giacca e mi tirò dentro, nell'aria pesante di incenso, profumo femminile e l’odore inconfondibile del sesso recente. Mi si era annebbiata la vista.
All'interno, la luce era di un rosso soffuso. La donna rossa era distesa sul letto in fondo, nuda, con le gambe ancora spalancate e la maschera che indossava come feticcio di tante battaglie; il seno generoso e prorompente si ergeva come un simbolo di conquista. L'uomo di mezza età era seduto nell'ombra, nell'angolo opposto, con una mano che accarezzava il suo sesso pronto all'uso, ancora turgido, in attesa di spruzzare tutta la sua lava bollente.
"Vieni avanti, Roberto," disse la rossa. Forse aveva percepito il mio nome o forse mi stava semplicemente battezzando con la sua fantasia; lì per lì diedi poco peso alle parole. "Volevi vedere? Ora guarda da vicino."
Giorgia si inginocchiò davanti a me e, con dita esperte, liberò il mio membro in preda a un'eccitazione spaventosa. Non appena il mio sesso scattò fuori, duro e pulsante, la rossa inarcò la schiena emettendo un gemito profondo: "Haaa... però, tanta roba!"
L'uomo nell'angolo iniziò a masturbarsi guardandoci, mentre Giorgia avvolgeva le labbra calde intorno alla mia verga, infilandosela tutta in bocca e facendomi mancare il respiro. "Voglio che mi guardi mentre mi prendono," ordinò la rossa con voce roca. L'uomo si alzò e la afferrò per i fianchi, posizionandosi dietro di lei in una pecorina selvaggia, schiaffeggiandole le chiappe sode. Mentre lui la possedeva con colpi forti, quasi animaleschi, lei teneva gli occhi inchiodati ai miei: "Ti piace quello che vedi? Una donna vogliosa, una zoccola che si fa scopare da Paolo, un maschio poderoso a cui piacciono le cagne!"
Ero a pochi centimetri, sentivo il calore dei loro corpi e il suono dei loro umori che si mescolavano al profumo della trasgressione. Ero l'ingrediente mancante. Ogni volta che la rossa sussultava sotto i colpi dello "zio", emetteva gemiti animaleschi; le sue mani cercavano le mie, guidandole sul suo seno umido di sudore. "Sì... guardami... sono la tua troia stasera, la tua cagna da sbavare. Mi eccito tantissimo a essere desiderata da te."
Giorgia continuava a divorarmi con la sua lingua esperta, portandomi al limite. Il sangue mi pulsava nelle tempie seguendo i colpi sordi dello zio contro i fianchi della donna. Giorgia mi toccava le palle, poi passava al buco del culo, ma i miei occhi erano solo per quella maschera veneziana che sembrava deridermi. Poi, nel calore soffocante di quel camper, successe l'imprevedibile. L'uomo l'afferrò per i capelli rossi, tirandole indietro la testa per penetrarla fino in fondo. In quel movimento, il laccio di seta della maschera si allentò.
La maschera scivolò via, rivelando un volto contratto dal piacere. Il mondo si fermò. Sotto quella parrucca rosso fuoco c’era il viso di Lena. Mia moglie. La donna che credevo "poco avvezza" alla trasgressione, la moglie rassicurante che pensavo fosse a casa a leggere, era lì, trasformata in una creatura di pura lussuria, preda di un gioco che superava ogni mia fantasia. Si faceva fottere come la più troia delle troie.
Il cuore mi esplose nel petto. Non era rabbia, era un’eccitazione devastante. Lena aprì gli occhi e, vedendomi lì, non mostrò vergogna; sorrise con una ferocia nuova e inarcò il bacino verso Paolo con un'energia insospettabile. "Roberto..." ansimò, "guarda bene la tua Lena... guarda quanto le piace essere la cagna di tutti, guarda come mi fottono e come le piace farsi sfondare il culo!" – un piacere che a me non aveva mai concesso.
A quelle parole, ogni freno saltò. Afferrai Giorgia per le spalle, spingendola sul letto accanto a Lena, mentre lo zio Paolo continuava a possedere mia moglie con la sua verga nodosa, aprendole il culo in due. Mi avventai su di loro in un groviglio di membra, sudore e odori acri. Le mie mani cercarono la carne di Lena, strizzandole i capezzoli turgidi a ogni colpo dell'uomo. "Sì, prendimi, sfondami! E tu, Roberto, vieni a provare quanto sono zoccola!" gridava lei, mentre la bionda le leccava freneticamente il clitoride.
Il camper oscillava paurosamente. Vedere mia moglie posseduta con tale ferocia da uno sconosciuto, mentre io la toccavo e Giorgia la divorava, mi portò oltre il punto di non ritorno. Lena emise un urlo disumano, un orgasmo che fece tremare ogni sua fibra, serrando l'ano attorno all'uomo. Nello stesso istante esplosi anche io, bagnando il ventre di Giorgia, mentre Lena squirtava un misto di umori sulla bionda e Paolo le riversava tutta la sborra negli intestini.
Rimanemmo lì, ansimanti, nel silenzio rotto solo dai respiri spezzati. Lena si girò verso di me, si tolse la parrucca rivelando i suoi capelli castani e mi baciò con un sapore di peccato e di verità.
"Bentornato a casa, marito mio," sussurrò.
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