trio
Da regina a troia
10.02.2026 |
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"" La dinamica tra padre e figlio era priva di gelosie, dominata da un’intesa brutale..."
Il desiderio di Deborah stava mutando: non era più una semplice fuga dalla noia, ma una fame insaziabile di situazioni che la portassero al limite. Non le bastavano più i momenti con Elena o qualche approccio fugace; voleva saltare l'ostacolo, attraversare il Rubicone e superare i confini che l'avevano tenuta legata fino a quel momento.La proposta di Elena arrivò come una scossa elettrica in un pomeriggio di pioggia, sussurrata tra gli scaffali del reparto vini, proprio dove tutto era iniziato. Elena si avvicinò, fingendo di controllare l'annata di un rosso pregiato. "Mio marito sospetta qualcosa, dobbiamo cambiare aria per un po'", esordì con un sorriso sghembo. "Ma ho pensato che per te sia arrivato il momento di alzare la posta. Conosco due persone... un padre e un figlio. Non sono tipi da cene a lume di candela: sono rudi, diretti e non hanno filtri. Amano condividere tutto. Ti va di scoprire quanto puoi davvero sopportare?"
Deborah sentì un brivido lungo la schiena. L'idea di un incontro a quattro, con quella dinamica così proibita, la spaventava e la eccitava allo stesso tempo. "Quando?" fu l'unica risposta che riuscì a dare.
L'appuntamento fu fissato per il venerdì successivo in un vecchio casale ristrutturato. All'arrivo, l'aria era densa di fumo di sigaro, profumo di cuoio e l'odore acre del sudore tipico di chi lavora la terra. Per Deborah, quell'odore fu come un fiammifero vicino alla benzina; mai avrebbe immaginato che potesse eccitarla al punto da farle perdere ogni controllo.
Marco, il padre, era un uomo sulla cinquantina con mani grandi e segnate dal lavoro; il suo sguardo non chiedeva permesso, prendeva ciò che voleva. Suo figlio, Luca, ne era la versione giovane e aggressiva: spalle larghe, barba incolta e un’energia animale. Senza presentazioni formali, nel silenzio rotto solo dal ghiaccio nei bicchieri, Marco la studiava come una proprietà appena acquisita. Elena si muoveva tra loro con una naturalezza sconvolgente, baciando ora l'uno ora l'altro, preparando il terreno.
"Elena mi ha detto che sei stanca dei bravi ragazzi," esordì Marco, afferrandole il mento con fermezza. "Qui non ci sono regole, Deborah. Solo quello che vogliamo noi." Luca le si portò alle spalle, sussurrandole parole volgari che le fecero avvampare le guance: "Sei una gran troia... a me e papà piacciono le cagne in calore."
In un attimo, la tensione esplose. Marco la afferrò per i capelli per offrire il suo collo a Luca, mentre Elena si spogliava incitando l'uomo: "Guarda come trema, è una santarella che non aspetta altro che essere rovinata." La dinamica tra padre e figlio era priva di gelosie, dominata da un’intesa brutale. La spogliarono senza delicatezza, strappando bottoni e indumenti.
Deborah si ritrovò sottomessa sul tavolo di legno massiccio. Mentre Marco la penetrava con forza inaudita, Luca le occupava la bocca ed Elena ne stimolava il clitoride. In preda agli spasmi, Deborah si abbandonò a orgasmi violenti, sentendosi usata come un oggetto prezioso ma privo di voce. Infine, Elena preparò Deborah per Marco, che la prese con una forza tale da lasciarle i segni delle dita sulla pelle. In quel caos di corpi, tra parole crude e spinte animali, Deborah capì che la moglie annoiata era morta per sempre. Quando i due uomini conclusero, Elena leccò con avidità i resti del loro piacere dai corpi delle donne, mentre Deborah ripeteva a se stessa, quasi come un mantra: "Sono una troia".
Quell'esperienza agì come un catalizzatore. Deborah era ormai alimentata da una fame che la quotidianità non saziava più. L’occasione per ribadire la sua nuova natura si presentò durante un inventario straordinario al supermercato. A serrande abbassate, nello spogliatoio saturo di odore di metallo e del suo amato afrodisiaco — il sudore — Deborah incrociò Stefano e Paolo, due magazzinieri, e Chiara, una cassiera che nascondeva una curiosità inespressa.
Senza parlare, Deborah si sfilò la divisa restando in pizzo nero. "Il turno è finito, ma non ho voglia di tornare a casa," dichiarò con un sorriso di sfida. Stefano la spinse contro gli armadietti metallici che rimbombarono nel silenzio. Chiara, trascinata dal carisma di Deborah, iniziò a esplorarla con sfrontatezza.
L'azione divenne frenetica: Stefano e Paolo la gestivano con la stessa rudezza vissuta al casale, mentre Chiara si inseriva tra loro in un intreccio di membra. Dopo giochi intensi e scambi di partner, i due uomini possedettero le donne selvaggiamente. Al termine, Deborah e Chiara si scambiarono un ultimo orgasmo leccando il seme dei colleghi dai propri corpi. Non paghi, i due uomini le sottomisero un'ultima volta in modo brutale prima di finire di nuovo.
Quando il silenzio tornò nello spogliatoio, Deborah si rivestì con una calma olimpica sotto gli sguardi ammirati dei tre colleghi. Uscendo nel fresco della notte, sentì che la vecchia commessa era sparita: quella nuova camminava sicura, pronta a divorare ogni esperienza che il destino le avrebbe offerto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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