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Il prezzo del silenzio 3


di Valico57
14.06.2026    |    242    |    2 9.0
"Alessandra ansimava, gridava sommessamente contro il legno della scrivania, mentre il sesso le bruciava in un piacere mai provato prima..."
Il silenzio dell'ufficio venne spezzato soltanto dal fruscio della seta della camicetta di Alessandra, che scivolò giù dalle sue spalle con un movimento lento e tremante. Maurizio rimase immobile dietro la scrivania in stile Impero, le braccia conserte e lo sguardo d'acciaio che ne registrava ogni minima esitazione. La sottomissione della professoressa era totale: i suoi quarantasette anni di fiera bellezza erano ora interamente esposti al giudizio e al volere del suo Padrone.
«Più giù, Alessandra. La gonna e le calze», ordinò Maurizio, con voce profonda e priva di inflessioni emotive.
Con le dita scosse dall'eccitazione, Alessandra aprì la cerniera della gonna a tubino nera, lasciandola cadere sul pavimento in gres insieme alle calze velate. Rimase completamente nuda, indossando solo i tacchi alti che accentuavano la curva dei suoi fianchi e la postura sottomessa. Il suo sesso, già fradicio per i racconti appena esposti, brillava alla luce della lampada da tavolo.
«In ginocchio, davanti a me», comandò il preside.
Alessandra avanzò lentamente, offrendo il proprio corpo alla vista dell'uomo. Si inginocchiò sul pavimento freddo, poggiando le mani sulle cosce brizzolate di Maurizio. Il contrasto tra la pelle liscia della donna e il tessuto ruvido dei pantaloni dell'uomo aumentò l'intensità del momento. Maurizio le afferrò i capelli corti con decisione, costringendola a sollevare il viso.
«Hai passato anni a usare la tua bocca per spiegare teoremi e formule, professoressa. Ora le darai un uso decisamente più consono alla tua vera natura», disse, mentre con l'altra mano apriva la zip dei pantaloni, liberando il suo membro. Nonostante i sessantanove anni, l'erezione di Maurizio era imponente, spessa e venosa, carica dell'autorità patriarcale che lo contraddistingueva.
Alessandra non se lo fece ripetere. Il profumo di dopobarba classico si mescolò all'odore intenso del sesso maschile. Spalancò la bocca e lo accolse interamente, spingendosi fino in fondo alla gola. Maurizio iniziò a dettare il ritmo, tenendola ferma per la nuca, spingendo con forza e decisione, incurante dei piccoli colpi di tosse e dei conati della donna, che lacrimava per l'eccitazione e la sottomissione. La saliva colava lungo il mento di Alessandra, bagnando il petto dell'uomo, mentre il suono umido dei loro corpi riempiva la stanza deserta.
Dopo diversi minuti di una fellatio profonda e vorace, Maurizio la allontanò bruscamente per i capelli: «Girati. Appoggiati alla scrivania, sopra il tuo fascicolo».
Alessandra obbedì all'istante. Salì parzialmente sul bordo della scrivania, piegandosi in avanti e mostrando il fondoschiena perfetto e sodo, le gambe leggermente divaricate sui tacchi. Il fascicolo contenente i suoi segreti era schiacciato sotto il suo petto, un promemoria costante del prezzo del suo silenzio.
Maurizio parlò di nuovo: «Vedi questo fascicolo? Prima hai preso in bocca il mio membro, facendomi capire che sei una prostituta di lusso. Ora facciamo un gioco: voglio punirti per tutte le volte che hai fatto sesso, ti sei fatta possedere e per tutti i rapporti che hai concesso o che ti hanno dedicato».
A ogni situazione menzionata corrispondeva una sculacciata con la mano e con il frustino.
«Padrone, le mie natiche sono tue, usale come vuoi, ma sono talmente eccitata che vorrei che il tuo membro mi riempisse», invocò lei.
«Cagna, fai come dico io», replicò lui, e arrivò la prima sculacciata sulla natica che la fece sobbalzare per il dolore. Poi arrivarono la seconda e la terza.
«Ti devo punire per tutto il seme che hai fatto versare in questa scuola».
Più lui la colpiva e la umiliava, più lei si eccitava. Gli umori che le scendevano dal sesso colavano lungo le cosce fino al pavimento, spingendola ad abbassarsi per lambirli. Nel frattempo, Maurizio continuava a parlarle di Mariella, di Fabio, di Patrizia, degli alunni e del marito tradito. Quando l'uomo arrivò a nominare Cristian, i colpi si fecero ancora più forti e insistenti; Alessandra, in quel preciso istante, fu travolta da un orgasmo devastante, senza essere toccata e senza essere penetrata. Fu allora che comprese appieno la propria natura sottomessa e l'appartenenza totale al suo padrone, il preside.
Maurizio si posizionò dietro di lei. Senza l'uso di lubrificanti, sfruttando unicamente l'abbondante umidità che bagnava il sesso di Alessandra, spinse l'estremità del membro contro le labbra turgide della donna ed entrò con un colpo secco e profondo. Alessandra cacciò un gemito acuto, un misto di dolore e piacere assoluto, mentre sentiva la carne dell'uomo riempirla completamente.
«Sì... Padrone... prendimi...», invocò lei, muovendo il bacino all'indietro per accogliere ogni centimetro.
Maurizio cominciò a possederla con colpi regolari, potenti e spietati. Ogni volta che il suo pube sbatteva contro le natiche di Alessandra, il rumore sordo rimbombava nella presidenza. Con la mano libera, il preside afferrò il frustino di cuoio e iniziò a colpire ritmicamente le cosce e i fianchi della donna, lasciando strisce rosse sulla pelle chiara. Il dolore aumentava a dismisura la lubrificazione di Alessandra, il cui cervello era ormai completamente spento, ridotto a carne pulsante e sottomessa.
L'uomo aumentò il ritmo, afferrandola per i fianchi e sollevandola leggermente per angolare meglio la penetrazione. Alessandra ansimava, gridava sommessamente contro il legno della scrivania, mentre il sesso le bruciava in un piacere mai provato prima. Sentire la forza di quell'uomo, che la dominava non solo fisicamente ma anche socialmente, la portò a un nuovo culmine: le pareti della sua vagina iniziarono a contrarsi violentemente attorno al membro di Maurizio.
Sentendo la stretta, Maurizio diede le ultime spinte poderose, affondando fino alla radice, e con un grugnito roco eiaculò copiosamente dentro di lei. Fiotti di sperma caldo riempirono il sesso di Alessandra, che continuava a tremare per gli spasmi dell'orgasmo. Maurizio rimase dentro di lei per qualche istante, godendosi la sottomissione della sua schiava, poi si ritrasse, lasciando che un rivolo di seme misto a umori colasse lungo le cosce della professoressa, bagnando i suoi tacchi.
«Pulisci», ordinò freddamente Maurizio, rivestendosi e tornando l'austero dirigente di sempre.
Alessandra, con le gambe ancora tremanti e il respiro affannato, si raccolse da terra e, usando la propria camicetta di seta bianca ormai rovinata, ripulì la scrivania e il pavimento, per poi rivestirsi alla meglio, conscia che la sua vita era cambiata per sempre.
Il martedì successivo segnò l'inizio di una routine che si estese per tutto il mese di novembre. Alessandra non era più soltanto la stimata professoressa di Matematica e Fisica; era la proprietà privata del preside.
Maurizio stabilì delle regole rigide. Ogni mattina, prima dell'inizio delle lezioni, Alessandra doveva presentarsi in presidenza per consegnare le sue mutandine. Doveva trascorrere l'intera giornata scolastica, tra spiegazioni alla lavagna e colloqui con i genitori, completamente nuda sotto la gonna. La consapevolezza di non indossare nulla, mentre spiegava i teoremi di analisi agli studenti o discuteva di bilanci con i colleghi, manteneva Alessandra in uno stato di costante eccitazione e vulnerabilità.
Il giovedì pomeriggio divenne il giorno dedicato ai "colloqui privati". Maurizio la faceva chiamare tramite la vicepresidenza con una scusa formale. Non appena la porta si chiudeva, Alessandra doveva mettersi a quattro zampe sotto la grande scrivania Impero. Mentre il preside riceveva ispettori scolastici o parlava al telefono con il provveditorato, Alessandra era costretta a leccargli le scarpe o a praticargli fellatio con silenziose stimolazioni, attenta a non emettere alcun rumore che potesse tradire la sua presenza. Maurizio, per punirla della sua passata audacia, usava spesso il frustino sotto il tavolo, colpendola mentre parlava con tono formale al telefono.
Ben presto, il Padrone decise di estendere il suo controllo anche alla vita privata della donna. Una sera di metà novembre, Maurizio si presentò a casa di Alessandra e Giuseppe. Il marito, al corrente di tutto e incline a dinamiche feticiste, accolse il preside con profonda riverenza.
Quella notte, nel letto matrimoniale, Giuseppe rimase seduto su una sedia nell'angolo della stanza, costretto a guardare mentre Maurizio prendeva sua moglie in tutti i modi possibili. Il preside possedette Alessandra prima oralmente, poi vaginalmente e infine, per la prima volta, analmente, violandola con la brutalità di chi possiede un oggetto. Alessandra gridava tra il dolore e il piacere, mentre Giuseppe si masturbava guardando la scena, impotente di fronte all'autorità del suo capo. Maurizio impose ad Alessandra di ingoiare tutto il suo sperma davanti al marito, e poi ordinò a Giuseppe di ripulire il corpo della moglie, rimarcando la totale sottomissione della coppia. Da quel momento, Giuseppe non poté più avere intimità con la moglie se non in presenza del preside e sotto il suo esplicito ordine.
La situazione raggiunse il culmine alla fine del mese, quando Maurizio decise di unire le fila del suo ricatto. Organizzò un incontro a quattro nella villa di Mariella, escludendo i mariti ma includendo Cristian, il muscoloso professore di educazione fisica.
In quel contesto, Alessandra e Mariella vennero trattate come vere e proprie proprietà. Maurizio, seduto su una poltrona con il frustino in mano, dirigeva i giochi. Cristian, con la sua virilità prorompente, possedeva le due donne a turno, alternandosi tra sesso vaginale e anale, mentre Maurizio interveniva per farsi compiacere o per colpire i corpi nudi delle professoresse quando il ritmo rallentava. Alessandra si trovò a ripulire il corpo di Mariella, mentre Maurizio esprimeva il suo totale disprezzo e dominio su di lei, battezzandola definitivamente come la sua schiava assoluta.
La professoressa stimata da tutti era ormai perduta in un vortice di sottomissione totale: la sua dignità pubblica era salva, ma la sua anima e la sua carne appartenevano per sempre al Padrone Maurizio.
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