Ormoni e tabù parte 2
Franco era fuori per un corso di aggiornamento di tre giorni a Bologna, e Maurizio, da uomo fantasioso e calcolatore qual era, aveva capito al volo che era l'incastro perfetto.
«Ale, venerdì pomeriggio sono libero,» mi aveva sussurrato la sera prima a letto, mentre mi accarezzava i fianchi con quella nuova venerazione. «Invitala qui. Io farò solo il mio dovere: il guardone. Voglio vederti godere con una donna senza l'ingombro di un altro gallo nel pollaio.»
La mia parte Vergine, come sempre, aveva preteso il suo tributo: il venerdì mattina avevo lucidato il parquet della camera da letto fino a farlo specchiare e avevo cambiato le lenzuola, mettendone un paio di seta fresca, profumate di lavanda. Tutto doveva essere impeccabile.
Quando Maristella suonò il campanello, fuori pioveva a dirotto. Indossava un impermeabile leggero. Appena entrata, si sfilò i tacchi e mi guardò con quegli occhi felini che mi facevano tremare le gambe.
«Che profumo di pulito, Ale... si vede che mi aspettavi,» disse con un sorriso malizioso.
Maurizio non si fece trovare all'ingresso. Come d'accordo, si era già posizionato sulla poltrona nell'angolo più d'ombra della camera da letto, con indosso solo una vestaglia di seta aperta sul petto e un bicchiere di scotch in mano. Il suo ruolo era chiaro: uno spettatore pagante nel teatro del nostro piacere.
Presi Maristella per mano e la guidai di sopra. Quando entrammo nella stanza, i suoi occhi incrociarono quelli di mio marito. Non ci fu imbarazzo, solo un cenno d'intesa tra due persone che sapevano esattamente cosa volevano.
«Buon pomeriggio, Maurizio. Spero che lo spettacolo sia di tuo gradimento,» disse lei, sbottonando lentamente l'impermeabile. Sotto era completamente nuda, un corpo sodo, ambrato, perfetto per i suoi 47 anni.
Sentii un brivido scendermi lungo la schiena. La mia figa si bagnò all'istante, inzuppando gli slip della divisa da postina che non mi ero ancora tolta.
Maristella si avvicinò a me con la lentezza di un predatore. Cominciò a svestirmi, ma non come farebbe un uomo. C'era una cura maniacale, quasi sacrale, nel modo in cui mi sfilava la camicia blu d'ordinanza, baciandomi il collo e le clavicole a ogni bottone che cede va.
Dall'angolo della stanza, sentii il respiro di Maurizio farsi più pesante. Il tintinnio del ghiaccio nel suo bicchiere era l'unico suono oltre alla pioggia contro i vetri.
«Guarda tuo marito, Ale. Guarda come ti desidera mentre ti faccio mia,» sussurrò Maristella, stringendomi i seni prosperosi nel reggiseno.
Mi tese le mani e mi guidò sul letto. Mi distese sulla seta fresca e si mise a cavalcioni sulle mie cosce. La sua vicinanza, il profumo della sua pelle e la consapevolezza che Maurizio stesse guardando ogni minimo dettaglio della mia intimità crearono un cortocircuito devastante. La vergogna era del tutto evaporata, sostituita da un esibizionismo sfrenato.
Maristella scese con la bocca lungo la mia pancia, sfilando lentamente gli slip. Quando si trovò tra le mie gambe, si voltò deliberatamente verso Maurizio, offrendogli la visuale perfetta del suo culo sodo mentre affondava la lingua nella mia figa.
«Dio, Maristella...» gemetti, inarcando la schiena.
Era un piacere diverso da quello maschile: più profondo, continuo, che si espandeva a onde. La sua lingua era esperta, accarezzava il clitoride con un ritmo che mi stava portando via la testa. Con le dita cercò il mio ano, massaggiandolo con delicatezza, sapendo quanto quella stimolazione mi facesse impazzire.
Alzai lo sguardo e vidi Maurizio. Si era sfilato la vestaglia, il suo cazzo da sessantanovenne era duro, teso verso l'alto, e lui lo stringeva in mano, muovendolo a tempo con i sussulti delle mie gambe. I suoi occhi brillavano di un trionfo assoluto. Vederlo così eccitato per me mi diede la spinta finale.
«Maurizio, guardami... guarda come me la succhia...» urlai, abbandonando ogni freno inibitore.
Maristella aumentò il ritmo, aspirando il mio clitoride e infilando due dita dentro di me, bagnandosi del mio stesso umore. Fu un orgasmo violento, ondulatorio, che mi fece tremare i muscoli delle cosce per lunghi secondi. Squirtai copiosamente sul lenzuolo di seta, e Maristella raccolse tutto con la bocca, per poi risalire lungo il mio corpo e baciarmi, passandomi il sapore di me stessa.
Non era finita. Maristella si girò, posizionando la sua figa bagnata e profumata direttamente sopra la mia bocca.
«Adesso tocca a te, Ale. Fammi godere davanti a lui.»
Non me lo feci ripetere. Affondai la faccia nel suo pelo curato, leccandola con una foga che non sapevo nemmeno di possedere, mentre lei si accarezzava i seni guardando fisso Maurizio. Mio marito, ormai al limite della resistenza, accelerò i movimenti della mano. Il contrasto tra la morbidezza della pelle di Maristella e la vista di mio marito che si godeva la sua fantasia più grande mi portò a un secondo orgasmo mentale.
Pochi istanti dopo, con un gemito soffocato, Maurizio venne, macchiando la poltrona e il pavimento con una scarica potente, mentre Maristella si irrigidiva sul mio viso, venendo a sua volta in un fremito infinito.
Quando la tempesta si placò, Maristella si lasciò cadere al mio fianco, esausta e felice. Maurizio si alzò, si avvicinò al letto e ci coprì entrambe con il lenzuolo, baciando prima la fronte di Maristella e poi le mie labbra, ancora calde.
«Siete state divine,» sussurrò.
Io sorrisi, guardando il soffitto. I miei ormoni erano decisamente al sicuro. E la mia mente da Vergine? Beh, per quella volta, le lenzuola potevano anche aspettare prima di finire in lavatrice.
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