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L'ovetto "3"


di Valico57
04.02.2026    |    1.138    |    1 8.7
"Luana lo fissa dritto negli occhi con un sorriso gelido e professionale mentre, sotto il tavolo, sfilata una décolleté, accarezza la gamba del mobile con il piede nudo..."
Dopo qualche giorno, il gioco tra Marco e Luana si fa sempre più intenso, audace ed erotico, toccando punte di vera e propria trasgressione. La mattina in ufficio, per Luana, non è più una routine ma un campo di battaglia sensoriale. Sotto la camicia di seta, il collarino d’argento e l’ovetto vibrante — ormai divenuti accessori indispensabili — sembrano bruciare contro la pelle nuda e le pareti più intime.
A metà mattina, mentre Luana espone i grafici trimestrali davanti ai soci, il suo smartphone vibra sul tavolo. È un solo messaggio da parte di Marco:
"Sbottona il primo bottone della camicia. Ora. Voglio che il freddo dell’ufficio tocchi il velluto del mio marchio su di te."
Luana sente il sangue pulsare nelle tempie. Con un gesto che appare naturale, come se avesse solo caldo per l'enfasi del discorso, esegue l’ordine. L’esibizionismo la travolge: sa che se qualcuno si avvicinasse troppo, vedrebbe il nastro nero. Quella consapevolezza le rende la voce più ferma, quasi aggressiva e decisamente sensuale, in un mix di potere professionale e sottomissione privata.
Marco non si limita al battito costante, ma decide di giocare con l’intensità nei momenti meno opportuni. Mentre Luana è a pranzo con un cliente importante, lui attiva una sequenza di vibrazioni intermittenti e profonde. Luana è costretta a gestire il respiro e a stringere le gambe sotto il tavolo di cristallo, continuando a sorseggiare il vino bianco come se nulla fosse. Il contrasto tra la conversazione formale sui tassi d’interesse e la tempesta che divampa nel suo ventre è l’apice del suo piacere; l'eccitazione è tale da portarla quasi all'orgasmo di fronte a uno sconosciuto.
Per alzare ulteriormente la posta, Marco le invia una nuova istruzione:
"Vai in bagno. Sfilati gli slip e lasciali nella borsa. Voglio che tu torni in ufficio sentendo il vuoto e il contatto della gonna direttamente sulla pelle. Ricorda: ogni passo che farai, lo farai per me; ogni movimento accrescerà il tuo esibizionismo e la tua schiavitù."
Luana obbedisce, soggiogata ma elettrizzata. Camminare lungo il corridoio sapendo di essere nuda sotto l’abito formale, incrociando lo sguardo dei colleghi che la stimano per la sua serietà, è la sua droga. Il suo esibizionismo non è più solo visivo, ma mentale: lei sa ciò che loro non possono nemmeno immaginare.
Il confine tra gioco e rischio svanisce nel pomeriggio, quando la luce piatta dell’ufficio rende la sfida ancora più surreale. Luana non è più solo una complice, è diventata il motore del proprio desiderio. Il momento clou arriva durante la firma di un accordo di fornitura. Luana è nel suo studio con il capo dipartimento e un consulente esterno. Marco, come un burattinaio invisibile, ha impostato l’ovetto su una frequenza sussultoria, un ritmo che le mozza il fiato ogni pochi secondi.
Invece di nascondersi, Luana decide di osare. Mentre il consulente le porge la penna, lei si sporge eccessivamente sul tavolo di vetro. Con un movimento calcolato, lascia che la camicia di seta si apra, rivelando non solo il velluto del collarino, ma il luccichio dell’anello d'argento sotto la luce dei faretti. Il consulente interrompe la frase, lo sguardo catturato da quel dettaglio così privato e fuori contesto. Luana lo fissa dritto negli occhi con un sorriso gelido e professionale mentre, sotto il tavolo, sfilata una décolleté, accarezza la gamba del mobile con il piede nudo. Prima di congedarli, si alza e, con una scusa banale, si volta per prendere un faldone in alto, lasciando che la gonna a tubino segni impietosamente le sue forme davanti ai loro occhi ignari.
La sera, l’atmosfera nell'appartamento è carica di elettricità statica. Marco è seduto sulla poltrona di pelle, il telecomando poggiato sul bracciolo come uno scettro. Luana entra, ancora vestita ma con i capelli sciolti e uno sguardo ardente. Si inginocchia ai suoi piedi senza che lui debba dire una parola.
"Marco... oggi ho superato il limite," sussurra, appoggiando le mani sulle sue ginocchia. Inizia un racconto febbrile e dettagliato: gli descrive lo sguardo del consulente, il brivido del freddo sulla pelle nuda e il trionfo nel sentirsi "sua" in mezzo a una folla di estranei. Guida la mano di Marco verso il colletto, mostrandogli come il velluto sia inumidito dal sudore della tensione.
Marco ascolta in silenzio. Il fatto che lei abbia rischiato la reputazione per nutrire il loro gioco è l’offerta suprema. Spegne l’ovetto; il silenzio improvviso nel corpo di Luana è quasi doloroso. "Hai osato molto, Luana. Forse troppo," dice lui con voce profonda. La solleva e la porta al centro della camera, dove le luci della città disegnano ombre lunghe sui loro corpi. La spoglia con lentezza, ma non toglie il collarino: quel nastro nero rimane come un sigillo di giurisdizione.
L’unione che segue è un crescendo sinfonico. Marco esplora la vulnerabilità di Luana, alternando la forza del comando alla delicatezza feticista, soffermandosi sulle sue caviglie e sui suoi piedi. Luana è in uno stato di grazia erotica: l’esibizionismo del pomeriggio si trasforma in una fame insaziabile. Quando l'orgasmo la travolge, è un’onda devastante che le strappa un grido soffocato. In quel momento, il mondo esterno scompare. Esiste solo quel punto di contatto dove la sottomissione di lei diventa forza e il comando di lui devozione.
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