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Pad. Ramona, la ts bodybuilder: 1 giorno Xema
06.06.2025 |
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"Ogni tanto mi ordinava di baciarle i piedi oppure di servirle qualcosa, in quelle occasioni si sganciava la corda dal polso con un rapido gesto e potevo alzarmi e compiere quanto richiesto, una..."
Dopo che ebbi fatto il bagno alla padrona e una rapida doccia per me, Ramona volle sincerarsi della mia capacità di resistenza. Mi spiegò che in Brasile avrei dovuto faticare molto e lavorare, ma, mi assicurò: “Come ho detto so che ti piacerà da impazzire e mi ringrazierai…” così facemmo il solito gioco del vassoio, che lei amava molto. Si mise alla tv mentre io dovevo stare in piedi al suo fianco, tenendo il vassoio che lei si divertiva a riempire di oggetti e di bottiglie, solo ogni tanto ero chiamato a riempire i bicchieri dei cocktail che mi ordinava di preparare. E ovviamente dovevo tenere in culo un grosso plug che rendeva il tutto piuttosto difficile e faticoso. Se il vassoio tremava, se le mie braccia erano malferme lei mi puniva con schiaffi e sculacciate. Giocò per oltre tre ore, quindi, quando ero sfinito, con il culo arrossato e la faccia gonfia per le botte decise di andare a letto e, per fortuna, acconsentì che dormissi nel lettone con lei.Il mattino dopo partimmo per prendere l’aereo per il Brasile.
Lei viaggiava in prima classe ed io in seconda, ma potevo andare a parlare con lei durante il lungo viaggio, oppure venne lei da me un paio di volte umiliandomi verbalmente davanti al passeggero al mio fianco, un brasiliano, al quale si rivolse spiegandogli, senza giri di parole, chi fossi, cioè il suo schiavo personale. Io ormai comprendevo la loro lingua molto bene e quando restai solo lui mi guardò con occhi divertiti e facendo commenti sul mio stato.
Una volta atterrati a Brasilia, prendemmo un altro volo, questa volta un piccolo aereo privato con una dozzina di posti diretto in una località centrale del Brasile e solo allora Ramona volle rivelarmi dove eravamo diretti e cosa avrei fatto:
“Ok, ecco quanto: ti ho ceduto, per qualche tempo, ad una mia amica che gestisce un bordello transex nella regione di S., tu sarai il suo servo personale, ma avrai anche mansioni di tuttofare nel bordello.
“...cioè? Ma io…
Uno schiaffo mi girò la faccia. “Zitto stupido quando parlo io! Non ti fidi della tua padrona? Non credi che io sappia bene chi sei e cosa ti piace?”
“Scusi signora, ha ragioni, perdoni...Lei sa tutto di me e ha scelto sicuramente il meglio per me…”
“Bene. Dunque questa mia amica, Xema, vedrai sono certa che ti piacerà e di sicuro ti piacerà il suo cazzo...gestisce questo bordello, ma un paio di problemi:il primo lo vedrai appena scenderemo, il secondo è che il suo tuttofare di lunga data è oramai troppo vecchio per servirla e per fare quello che occorre nel bordello, ha bisogno di carne fresca e gente fidata e tu sei il profilo ideale: servizievole, sai pulire, rassettare, tenere in ordine, sai stare al tuo posto e ti piace il cazzo brasiliano(e vedrai che Xema ne ha uno bello grosso), ho garantito per te, non farmi fare brutte figure….
“Si signora…”
Dopo un paio di ore di volo scendemmo in un piccolo aeroporto che pareva costruito in mezzo alla boscaglia. Scesi dal velivolo, andammo a bere qualcosa nell’unico piccolo bar del posto. Era deserto, a parte un vecchio proprietario e nuvoli di mosche.
“Allora sei pronto?”
“Sì Signora, se Lei dice che andrà bene per me, io non ho dubbi, anche se confesso di essere nervoso…
“Ti ho addestrato bene. Devi solo obbedire a Xema e lavorare sodo. Sarà qui a breve. Quando la vedrai sono certa che non dirai niente se non che è bellissima e che sarà la tua Padrona per i prossimi mesi.” e mi strizzò l’occhio, la cosa mi fece un attimo trasalire e preoccupare, lei se ne accorse e mi mollò uno schiaffo fortissimo. “Dubiti di me?”
“No..no...signora..”
Xema arrivò. Era una transex alta quasi quanto Ramona, indossava un abito femminile senza maniche e lunghi stivali marroni, portava un grosso cappello a tese larghe e indossava una mascherina rosa che le copriva gran parte del volto. Riuscii a vedere solo degli occhi verdi molto grandi. Per il resto era una transex brasiliana piuttosto classica: grosso culo, ben piazzata, bel seno. Le due si salutarono calorosamente: “...e questo è lui, il mio schiavo...te lo lascio in consegna...fanne buon uso cara...come ti ho detto è ben allenato...lavora sodo, è bravo a tenere in ordine, a cucinare, a fare i pompini...se qualcosa non va un paio di schiaffi lo rimettono in riga subito, non usare la frusta con lui, non occorre e poi non la regge, niente sangue o robe pesanti, non le regge il signorino...ah..ah...ma non occorre dirti molto...so che lo saprai trattare come si deve...ti obbedirà e poi a lui piace proprio il cazzo, ti basterà quello Xema cara per fare di lui il tuo nuovo servo….” quindi dalla borsa prese il collarino, me lo fissò, dette l’estremità a Xema e concluse: “E’ tutto tuo bellezza, tornerò a prenderlo quando sarà il momento” la tipa prese la corda metallica in mano, dette uno strattone ed io capii subito, mi inginocchiai ai suoi piedi in quel piccolo bar deserto, e gli baciai la punta degli stivali col tacco.
“Bene! Iniziamo col piede giusto ah aha aha hha ha ahh...gli hai detto del…”
“No, cioè non del tutto...ma lo conosco so che sarò discreto e all’altezza del suo compito…”
Xema mi tirò il collo per farmi tornare su, mi puntò i suoi occhi verdi in faccia e poi lentamente si tolse la mascherina dalla faccia. Rivelò un volto particolare: evidentemente si era sottoposta a degli interventi chirurgici che non erano andati poi nel verso giusto: aveva grossi zigomi gonfi che quasi sembravano terminare in punte di grasso in cima e sotto come due profondi solchi che le segnavano il volto, il mento era lungo più del normale e coperto di macchie bianche e rosse, il naso era piuttosto fine, ma in mezzo a quei due zigomi fuori scala e così grossi era come se si perdesse, la bocca era deforme: grossa, ma con il labbro superiore diviso a metà: una che stava su, una parte invece che era come crollata. Le labbra erano gonfie e colorate di rossetto rosso acceso. Trasalii un attimo, ad occhi normali quel volto sarebbe sembrato deforme, quasi mostruoso, ma, come aveva giustamente pensato la mia Padrona, trovai quel mix di donna-transex- esagerazione così eccitante che il senso di repulsione che invece avrebbe generato in altri, bello in qualche modo.
“Cazzo hai da dire stupido?”
“..oh...niente Signora...siete BELLISSIMA…”
“ohhh...vedo che hai capito...bene cara...noi dobbiamo andare allora...il viaggio sarà lungo...grazie…”
“Certo Xema cara...saluto il mio servo e poi ti lascio…”
la catena tornò nelle mani della padrona che mi prese la faccia con le sue grosse e possenti mani.
“Non farmi fare brutte figure puttanella...fai il bravo...ci vedremo presto…” e mi ficcò la lingua in bocca, baciandomi con forza, mi afferrò il culo con entrambe le mani e mi portò su in un abbraccio sensuale e possessivo.
Quando ebbe finito, riconsegnò la catena a Xema e ci salutammo. Avevo le lacrime agli occhi.
Fuori ci attendeva un piccolo minivan, il conducente era un uomo grassoccio che indossava un maglietta a righe e pantaloncini corti, non mi degno neppure di uno sguardo, prese la mia piccola valigia, la mise dietro, ci fece salire entrambi e partimmo.
Il viaggio durò un paio di ore. Percorremmo zone rurali del Brasile che non avevo mai visto, quindi ci addentrammo in una foresta fitta di banane e altri frutti tropicali, infine giungemmo in una sorta di fortino: era infatti una costruzione dai colori sgargianti, rosa e gialla, in stile coloniale, dentro un recinto con tanto di filo spinato, dietro un grosso cancello di ferro. Superammo un gabbiotto dove c’era un uomo piuttosto corpulento armato di una grossa pistola. Ad attenderci all’entrata c’erano due uomini che parevano la copia dell’autista, la stesso taglio di capelli, la stessa corporatura, la stessa maglietta a righe, gli stessi pantaloncini. Xema disse i loro nomi, ma troppo rapidamente perché potessi memorizzare le facce, quindi mi strattonò con la corda legata al mio collo e mi trascinò dentro, seguivo i suoi tacchi a testa bassa verso un porta di legno pregiato e con finimenti dorati, entrammo nell’edificio, un posto dall’aria allo stesso tempo elegante e pacchiana, pieno di piante, di piccole statue di donne e uomini nudi in un falso stile neoclassico, tigri di porcellana, tappeti rossi e stanze attorno ad una sorta di hall dove stazionava un uomo di colore, molto alto, che portava una grossa pistola legata in vita, per quanto la stazza e la sguardo truce erano deterrenti piuttosto chiari per chiunque avesse cattive intenzioni. Mi chiesi intimorito dove diavolo fossi finito.
“Lui è Moody”
“Salve Moody” dissi, ma mi arrivò uno schiaffo in pieno volto da Xema: “Tu puoi parlare solo con me e le ragazze...con gli altri non devi interagire se non lo stretto necessario e se te lo dico io? Intesi?”
“Sì signora.” Moody rideva
Xema mi condusse poi in una grande stanza dove stavano un paio di uomini che supposi essere clienti del bordello e alcune transex in abiti sexy che bevevano sdraiate. Xema mi presentò ad un paio, ma rapidamente, come il nuovo tuttofare, feci in tempo a osservarne un paio, che Xema mi condusse in una stanza al piano di sopra. Era una sorta di camera da letto, molto ampia dotata di vari comfort come tv, radio, un frigorifero, un tavolo, una piccola cucina e poi una parete piena di monitor sulle quali apparivano tutte le stanze del complesso. Dalle camera da letto dove transex stavano scopando con clienti, alla hall, dalle cucine, ad una stanza pranzo, dal cortile dietro il cancello centrale, alle zone fuori di esso. Su quei monitor era possibile vedere tutto ciò che accadeva nel bordello e nelle immediate vicinanze. Xema si tolse la mascherina dal volto e mi disse: “Qui è dove vivrai. Assieme a me. Ai miei ordini. Domani ti farò conoscere le ragazze e ti farò vedere le tue mansioni particolari. Ma la cosa più importante è che tu sei il mio servo personale, io non esco quasi mai da questa stanza, ho, come vedi, il controllo su tutto e ho bisogno di un tuttofare che faccia ciò che ordino, hai capito il tuo compito?”
“Sì Signora.”
“Bene. Per molti anni avevo un servo del posto che svolgeva questo ruolo. Ma ora è diventato vecchio e mi sono stancata di lui. Devo sostituirlo. Non sarà facile. Conosco Ramona da molti anni e se lei ha scelto te per questo compito, mi fido. Ramona dice che sei anche uno schiavo da letto niente male, vediamo subito, spogliati e fammi un pompino!”
Feci quanto ordinato e anche lei si spogliò: aveva un corpo da vera transex brasiliana, con un grosso seno. Ma anche sul cazzo Ramona aveva detto il vero: fra le mutandine spuntava una roba enorme, un grosso cazzo taurino, mi inginocchiai davanti a lei e lo presi in mano. Era veramente grosso, presi a baciarlo e leccarlo.
“Guardami. Devi guardarmi in faccia quando me lo succhi, stupido. Oppure non hai il coraggio?” e mi mollò uno schiaffo.
“Certo signora. Come desidera, signora. Sono qui per soddisfarla signora e se posso: lei è bellissima…”
“Bravo, così mi piaci. Avanti fammi vedere come succhi un grosso cazzo brasiliano….” e così presi in bocca quell’affare enorme, era proprio grosso e gustoso, lo leccai e baciai, succhiai la cappella, ingoiai e spompinai sempre guardandola in faccia: quel volto così particolare, gli zigomi gonfi e stani, i solchi sotto di essi, la bocca carnosa ma irregolare, il mento macchiato, gli occhi verdi e penetranti. Succhia da bravo schiavo, leccando, spompinanto e fissandola. Lei, dopo un iniziale attenzione, trovò la mia lingua piacevole, la mia bocca abile e prese a scoparmi in gola afferrandomi i capelli, il suo uccello brasiliano era bello grosso e mi piaceva molto, feci di tutto per farla godere e presentarmi come una succhiacazzi allenata ed abile e lei approvò. Mi scopò la bocca tenendomi la testa e poi mi sborrò in gola riempendomi tutto.
Dopo le feci la doccia e presi confidenza col suo corpo: come voleva essere pulita, asciugata, gli oli che usava, le creme, i trucchi. Non lesinava schiaffi e offese per farmi capire come doveva muovermi e cosa fare, ma la cosa mi piaceva, ero abituato ai colpi di Ramona che era molto più forte e soprattutto ero abituato ad essere trattato così da una padrona transex, ne avevo bisogno, ero uno schiavo fatto e finito.
Quando avemmo finito mi condusse davanti ai monitor, lei si sedette su una specie di comodo trono, mentre a me indicò dove sarei dovuto stare: accovacciato ai suoi piedi, sopra un comodo tappetino, nudo ovviamente legato al suo polso. Ogni tanto mi ordinava di baciarle i piedi oppure di servirle qualcosa, in quelle occasioni si sganciava la corda dal polso con un rapido gesto e potevo alzarmi e compiere quanto richiesto, una volta fatto dovevo riagganciare la corda al suo polso e tornare ai suoi piedi. Lei guardava lo schermo oppure controllava il cellulare, certe volte diceva qualcosa, altre telefonava. Verso l’ora del tramonto Xema premette un bottone sotto la scrivania e si azionò una sorta di allarme: un suono come di un antincendio, ma che si alternava ad una sorta di samba o musichetta.
“Oggi è una serata speciale e il bordello chiude prima, dobbiamo festeggiare Felicinho che ci lascia. Di solito qui siamo aperti dalle 2 del pomeriggio fino alle 2 di notte, sette giorni su sette, ma, vedrai 1 volta al mese chiudiamo per alcuni giorni, le ragazze se ne vanno in città e ritornano il lunedì pomeriggio, ma imparerai tutto in fretta…”
“Sì signora…”
“Ramona dice che in Italia tu gestisci un ditta di affari molto importante”
“E’ giusto signora...anche se da quando la padrona Ramona decide della mia vita, non lavoro poi molto, adesso è quasi tutto in mano alla mia socia Gisella e a padrona Ramona stessa…”
“E quanti soldi fate in un anno?”
“Beh, direi sui 500-600 mila euro anno...cioè almeno questa è la mia parte, quindi almeno il doppio, ma non saprei quantificare bene...è la padrona Ramona che gestisce tutto, io ho solo una piccolissima parte che…”
“Ok, ok...cazzo 600 mila euro l’anno...e adesso sei qui, senza un soldo, agli ordini di Xema, rinchiuso in un bordello nella foresta, a baciare i miei piedi e obbedire ai miei capricci...mi eccita questa cosa...e scommetto che eccita anche te…”
“...si signora…”
Suonarono alla porta e andai ad aprire. Entrò un uomo basso che indossava pantaloni corti strappati e ciabatte consumate, una canottiera sporca e una bandana in testa. “Lui è Felicinho...oggi ci saluta...vieni, vieni…” Felicinho era un tipo particolare, Xema lo aveva definito vecchio, ma non lo era affatto, cioè almeno io non lo avrei chiamato così. Aveva un’età difficile da definire: alto meno di un metro e settanta, magrissimo, ma con due gambe tozze ma scolpite da muscoli atletici, anche se non sembrava pesare più di 60kg aveva delle braccia muscolose. Il volto era particolare: occhi azzurri molto chiari su una carnagione piuttosto scura, olivastra, aveva molte rughe attorno agli occhi e alla bocca larga in effetti, ma la pelle non era certo quella di un vecchio o almeno così mi sembrava. Iniziò a parlare una lingua a me incomprensibile, brasiliano, ma con un accento che non riuscivo ad afferrare, il tutto era complicato dal fatto che Felicinho era praticamente senza denti, cioè quelli davanti, sopra e sotto erano assenti, altri invece erano sparsi nella larga bocca. Xema gli dette dei vestiti e poi aprì una cassaforte, sbirciando vidi che era piena di soldi contanti e gioielli, prese un mucchio di banconote, riempì una piccola sporta colorata e poi prese un paio di braccialetti apparentemente da un mucchio e li dette a Felicinho che non la smetteva di ringraziare nella sua strana lingua, quindi si congedò.
Quindi iniziò la festa di saluto per Felicinho: i clienti presenti nel bordello furono congedati, Xema si preparò per la festa, scelse un vestito fra centinaia che aveva un doppio armadio che occupava una stanza in pratica, cassetti, una cassetta di sicurezza, due grandi scarpiere piene di incredibili e sofisticate scarpe col tacco di ogni colore, “Te ne dovrai occupare presto…” disse mentre le ammiravo, “Sarà un piacere signora, lei possiede una collezione di scarpe favoloso e anche...dei piedi bellissimi…” “ummmbravo il mio servetto...vedo che sei preparato…” mi tirò la catena e andammo al bagno per i trucchi. “Mi ha detto Ramona che sei molto bravo col makeup...vediamo...il fottuto Felicinho non era capace…” mi mostrò cosa usava, creme, fard, eyeliner, lipsticks, ombretti e tutto quanto, le passai i mekeup e l’aiutai. “La Padrona Ramona era contento di me come cameriera di camera…” “Vedremo...hai un bel tocco leggero…ti trucchi anche tu? La Padrona di traveste da sissy?” “No signora, non trovo eccitante essere vestito da donna e la Padrona Ramona non mi ha mai chiesto di farlo, certo talvolta mi fa indossare le sue mutandine da donna oppure le piace mettermi un fiocco rosso sul culo e poi scoparmi, ma niente sissy...ma se lei invece gradisce che lo faccia io sono qui per obbedire signora…” “Ummmm vedremo...avanti passa al contorno occhi…” “Subito Signora...volevo dirle che lei ha un bellissimo volto...e” lei si alzò di colpo e mi mollò due schiaffi fortissimi in faccia, facendomi cadere, quindi mi colpì ancora rabbiosa: “Come ti permetti stupido! Io ti riempio di botte!!” e mi colpì ancora. “….mi perdoni sig...io…
“Stupido, non parlare mai del mio volto!”
“MI PERDONI Signora. Non sapevo non volevo..mi perdoni...dico solo quello che penso, la trovo bella, anche la Padrona Ramona sapeva che mi sareste piaciuta subito e così è stato….la trovo bellissima signora…”
Si sedette. “Ok, finisci!”
Quando fu pronta arrivarono ospiti. Lei si mise la mascherina. Entrò una transex mulatta molto alta e Moody con una valigetta. Parlarono fra loro mentre io ero legato in bagno. Vidi che Xema controllava il contenuto dei soldi, molti, e poi Moody andava via. “Jil cara prendi il regalo di Felicinho è sul letto. Jil prese una grossa borsa rosa, mi vide e venne da me. “Questo è il tuo nuovo servo?” e mi toccò la testa. Era una transex magra, due gambe infinite, piccolo seno, un volto con un bel naso stretto e una bocca carina. “Sì, è italiano, è roba della mia amica Ramona, ricordi? La dobybuilder? Vediamo come va...per ora sembra bravo…”
Jil mi guardò un attimo, quindi mi sputò in faccia. “Ci vediamo, schiavo….la mia camera è la 11, deve essere sempre pulita e profumata…
“LO sarà signora Jil! Per servirla signora ”
“Oh, almeno conosce i modi e i ruoli...già mi piaci….non vedo l’ora di pagarti gli extra con questo..” e si toccò il pacco che visto da lì, in ginocchio, in mezzo a quelle lunghe gambe, pareva bello grosso.
Uscì col regalo e rimasi di nuovo con Xema che fissava tutto dai monitor, truccata da me, vestita elegante, senza mascherina. Mi liberò e mi tenne ai suoi piedi. Nei monitor la festa iniziava era una cena fra tutte le transex, il personale del bordello come i tre fratelli con le pistole, Moody e alcuni clienti di lunga data mi spiegò Xema. Era strano che lei non si unisse a loro, ma rimanemmo in camera mentre lei mangiava del cibo che andai a prenderle di sotto, alla festa, era la padrona del locale e non si univa a loro. Era ossessionata dal suo volto devastato da qualche operazione andata male, eccetto che con me, indossava sempre la mascherina. Alla festa si divertivano, cibo , champagne, balli, baci cazzi di fuori e risate. Noi chiusi dentro, lei che guardava io che ogni tanto le baciavo i piedi. Venne il momento del regalo a Felicinho, che fino ad allora aveva mangiato, bevuto, ballato, pianto, ecc. il regalo era una cosa incredibile: un mega plug di almeno 60 cm, bello grosso anche in larghezza, tutto nero. Felicihno era contentissimo, ma non credevo possibile che quell’affare potesse entrare in un corpicino come quello. I prreparativi furono lunghi: balli, canti, fu portata un sedia bassa, ci fu fissato il grosso plug nero. Era enorme. Felicinho fu aiutato con champagne, tanto gel e le sue amiche transex che lo incitavano. Due le più grosse lo sollevarono e lo tennero sopra il plug, poi lentamente fecero scendere il vecchio-servo e il suo culo si aprì, come una voragine- “INCREDIBILE, IMPOSSIBILE!” dissi, mi presi uno schiaffo.
“Silenzio. Felicinho è abituato a ben altro, triple, falli di toro...ahh...ahh, guarda come entra tutto! Opplà!! ecco!!! vedi?” cazzo Felicinho era impalato su quel mostro di plug e come niente prese ad andare su e giù, mi pareva impossibile! Ma era solo l’inizio, due transex alte, Jil e Maurigna si misero davanti alla faccia di Felicinho e sfoderarono due cazzi enormi, veramente grossi, Xema zoommò sul particolare per guardare meglio, il tipo saltellava su quel plug elefantino e si prese in bocca contemporaneamente i due falli brasiliani, entrarono pure quelli nella bocca aperta di Felicinho, senza denti davanti non aveva ostacoli. Era una scena straordinaria, Xema si eccitò e mi ordinò di leccarle le palle, intanto il tipo era scopato in bocca da due cazzoni giganteschi e in culo da un mezzo palo di lattex. Leccai quelle palle a lungo mentre la scena sullo schermo proseguiva. Gli altri della festa seguivano lo show, ballando, ridendo, bevendo, toccandosi scambiandosi pompini e masturbandosi. Quando le due vennero nella facci di Felicinho fu altrtettanyto particolare: eruttarono fiotti di sperma, cazzo non vedevo l’ora di servire il cazzo di Jil nell sua camera 11 come mi aveva promesso...e riempirono la facci del tipo, anche altre due transex vennero sul volto di Felicinho. Lo coprirono di sperma, colava ovunque, quindi a turno gli ospiti presero delle banconote e si divertirono a metterle sulla faccia collosa di sperma dl poveretto, le banconote si attaccavano o cadevano ma furono tantissime. Alla fine Felicinho le raccolse tutte e sparì coi soldi. Xema disse che era il momento di andare anche per noi. Si mise i tacchi, la mascherina e scendemmo, io ero legato a lei e trascinato. Portavo però una busta piena di banconote. Quando arrivammo dagli altri si scatenarono applausi e risate di felicità, la signora salutò tutti, bevve dello champagne, prese una fetta di torta, ma sempre indossando la mascherina che si abbassava appena per far entrare il bicchiere o una mini-forchettata. Quando tornò Felicinho Xema gli dette la busta coi soldi, quello si buttò ai suoi piedi e pianse ringraziando la padrona. Xema poi mi ordinò di prendere una bottiglia di champagne e tornammo di sopra.
Iniziò a bere davanti al monitor, io in ginocchio a terra. Quindi pisciò in un grosso bicchiere di cristallo e mi ordinò di bere tutto il contenuto. Era molta piscia, schiumosa, gialla. “Che aspetti stupido? Non bevi la piscia della tua padrona Ramona a casa?”
“Certo signora...lo faccio…”
Bevvi lentamente mentre lei fumava una sigaretta. Quando ebbi finito mi portò a letto, mi legò con una lunga corda ad un mobile, mi dette un gonfiabile comodo e si mise a letto. Il mio primo giorno nel bordello di Xema la transex dalla facci sfigurata, ma così sexy. Pensai che la Padrona Ramona mi conosceva bene, era eccitante tutto ciò: io schiavo di una tenutaria di bordello brasiliano, cameriera personale e tuttofare per quelle tante transex che lavaravano lì dentro, ero eccitato, chissà quanti cazzi avrei succhiato e poi c’era quello bello grosso di Xema. Ringrazia la mia Padrona Ramona, la mia Regina, mi amava.
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