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LA CAGNETTA DI JoyDaddy


di Strapps
05.12.2025    |    73    |    0 6.0
"Quindi ripulii il suo cazzo dalle tracce di sborra calda, mostrai la mia boccuccia da troia con il seme sulla lingua e ingoiai..."
Quando facevo la cagnetta per JoyDaddy era un weekend speciale. Mi preparavo tutta la settimana, andando a correre, facendo qualche peso, mangiando riso e pollo alla griglia senza salse, andavo dall’estetista per depilazione completa, facevo tanti clisteri per pulirmi il culo ed essere pronto per JoyDaddy. Abitava in un quartiere malfamato in fondo alla città, prima della statale 69. mi veniva a prendere lui io non avrei avuto il coraggio di avventurarmi lì da solo, unico bianco fra gang e povertà. Salivamo al quarto piano di una palazzina con la porta sventrata. Per le scale odore di piscia e di povertà. C’era sangue e siringhe per terra. Il tugurio di Joy era fatto di due stanzette con un minuscolo bagno, la camera conteneva a malapena un armadio a vista e un grosso materasso con un lenzuolo sporco dove avrebbe dormito lui, io avrei dormito nella mia cuccia di pelliccia bianca, ai piedi del materasso, ci entravo a malapena, ma adoravo quella cuccia calda, a disposizione di Joy che mi legava ad un collarino con la scritta LA CAGNETTA DI JOY e mi usava a piacimento per tutto il weekend. Avevo conosciuto Joy prestandogli molti soldi. Lui era un tipo sfuggente, sulla ventina quanto me, sempre in impicci e a corto di soldi, ma dotato di un cazzone nero lungo e duro. Lo avevo assaggiato nel parcheggio del KLLMart un sabato sera ed ero impazzito. Quando capì che mi ero preso una cotta per lui, mi chiese i soldi ed io subito gieli detti. Sparì un paio di settimane ma alla fine ricomparve. Mi portò a casa sua la prima volta, mi scopò per due giorni di fila, devastandomi e facendomi godere come un pazzo, mi chiese ancora soldi, gli detti tutto quanto mi rimaneva dal fondo di Famiglia, ma volli una garanzia stavolta. “Voglio rifarlo” “Cosa?” “Questo...qui da te, scopato per ore...è stato magnifico, voglio che lo facciamo almeno almeno una volta al mese, che dici? Ci stai? Sono tanti soldi quelli che mi chiedi..” “Facciamolo dolcezza. Ti firmo un contratto. Tu sarai la mia cagnetta bianca ed io il tuo master, ti porterò qui una volta al mese per un fine settimana e ti tratterò da cagnetta a mio servizio...mi pare giusto.”
“Oh bellissimo!” gli saltai addosso e lo baciai. Joy era alto poco più di me, capelli corti, occhi scuri, pelle nera, un cazzo favoloso.
Così iniziammo i nostri incontri mensili di cagna a casa di JoyDaddy come voleva farsi chiamare. Mi trascinava su, mi legava al collare e chiudeva tutto, la notte si sentivano urla e spari, ma lì ero al sicuro, nella cuccia ai piedi di JoyDaddy. Lui fumava erba sopra di me mentre io baciavo i suoi piedi, il collare era fissato ad uno di essi. Baciavo e adoravo il mio Joy, la mattina appena sveglio mi ero occupato del suo cazzo in erezione, spompinandolo disteso sul letto e facendolo godere nella mia gola. Dopo avevo pulito casa, preparato il pranzo e servito il mio padrone a letto. Nel pomeriggio lui era uscito. Mi aveva legato alla tazza del cesso, con viveri per qualche ora e la possibilità di pisciare, anche se dovevo contorcermi per farlo. Passavo molte ore legato nel bagno, affaticato dalla posizione, ma eccitato, sapevo infatti che quando a sera Joy sarebbe tornato eccitato per la serata fuori, mi avrebbe slegato portato a letto e scopato. Adoro i suoi piedi lunghi e neri, sporchi, che sanno di scarpe da ginnastica e sudore. Li bacio a fior di labbra e li lecco.
JoyDaddy mi fa: “In piedi bellezza. Ho voglia delle tue labbra di femminuccia arrapata sul mio cazzone adesso!” e mi ritrovai in mezzo alla mia cuccia, in ginocchio, Joy in piedi sopra di me che riprendeva col cellulare il pompino che la sua cagnetta arrapata gli faceva fissandolo negli occhi. Mi arrapava fissarlo negli occhi mentre la mia boccuccia andava su e giù lungo il suo cazzo. Mi faceva sentire desiderato e di fare un piacere al mio JoyDaddy che da sopra mi fissava e sorrideva sentendosi padrone. Ed io la sua schiava. Certe volte mi sputava in faccia o direttamente in bocca ed io masticavo cazzo, saliva, umori e spompinavo guardandolo fisso in volto.
Quando terminò di godere della mia bocca mi spinse sul materasso e mi prese da dietro scopandomi con forza. Gridavo di piacere nel mio culo e venivo nella mia cinturà di castità.
Dopo avermi scopato a quel modo, si distese sul letto e volle prendermi da sotto. Mi accomodai sulle sue gambe, presi il suo cazzone nero duro e me lo infilai dentro nel culo “Opplà!” dissi godendo
“Brava la mia cagnetta...adesso ti scopo cosìììììì...avanti muoviti cagnetta..brava...cosìììì...fammi sentire il tuo culetto caldo...brava cagnetta, adesso muoviti pianoooo...cosììì...beneeee….brava cagnetta...cosìììì...su..giù...su...giù….brava la mia piccola...la mia cagnetta bianca...ummmm….baciami cagnetta...ummmmsplurp...ummmmslurppp...ummm….brava...così...più veloce...più veloceeee...bravapiù veloceeee….più veloce….sììììì….la mia cagnatta….” andavo su e giù sul suo cazzone impalato e godente. Joy mi stava scopando da vari minuti ormai e così mi venne dentro.
Quindi ripulii il suo cazzo dalle tracce di sborra calda, mostrai la mia boccuccia da troia con il seme sulla lingua e ingoiai. Lui si pulì un po’, mi infilò un plug nel culo e mi legò al letto. “Torno più tardi e ti scopo ancora bellezza!” “Ummmmm…..sì...la tua cagnetta ti aspetterà felice e contenta…” “Così parla la cagnetta di JoyDaddy!” e uscì. Quando ero con lui non potevo lavarmi, dovevo puzzare come una cagnetta di sudore, pelle, seme caldo e poi incrostato, tracce di sborra sul mio vestito o sul torace. Potevo usare un profumo da troia che si univa a quello del minuscolo scannatoio di Joy: erba, sudore, pelle, sesso, urina. Altre volte Joy voleva che indossassi un vestito da donna nuovo o una parrucca diversa. Ma non potevo lavarmi, lui mi usava e mi lasciava così per due notti e tre giorni. Rimase via qualche ora, rimasi al caldo della cuccia con vitamine acqua e silenzio. Dalla strada provenivano urla e passava la polizia o ambulanze. Certe volte avevo paura, ma quando sentivo aprire la porta dell’appartamento ero felice: JoyDaddy era tornato per scoparmi. Era ubriaco, ma non troppo, puzzava di wisky e cipolla, si buttò sul materasso e mi ordinò di massaggiargli i piedi mentre lui si fumava un joint. Lo feci tutto contento i grossi piedi neri di Joy che sapevano di terra, pelle, sudore. Lui si godette il servizio ai piedi, quindi mentre sembrava addormentarsi mi ordinò di baciargli i piedi. Lo feci felice, bacai quei piedi come una cagnetta. Baciai e baciai, ma ad un tratto sentii che russava. Rimasi deluso, ma almeno andai in bagno a pisciare, tornai da lui, tolsi il posacenere e tutto e abbassi la luce, mi inginocchiai nella cuccetta bianca e provai a dormire anche io. Non fu facile perché sopra il cazzone nero dei miei desideri riposava, ma ne avevo preso un bel po’ quel giorno. Alla fine mi addormentai.
Qualche ora dopo Joy si svegliò per avere dell’acqua. Nel freddo della stanza, al buio, mi alzai, ma lo colpii al volto facendolo arrabbiare, mi prese a schiaffi e poi presi l’acqua per lui. Bevve un paio di bicchieri e si ributtò a letto. Ma dopo poco volle andare in bagno a pisciare, lo accompagnai, in ginocchio presi il suo cazzone gonfio e lo aiutai a pisciare. Si liberò alla grande, quindi ripulii la sua cappella da tracce di urina e mi riportò in camera, pensai che volesse dormire ancora, ma il giovane JoyDaddy era sempre carico. Mi legò il collarino e mi ficcò il suo bastone nero in gola, mi scopò bene con forza, tirando il collarino o tenendomi la nuca con forza, spompinai leccai, succhiai e ingoiai la sua sperma calda. Quando ebbe finito di pulirsi sul mio volto, mi rimise ai suoi piedi nella cuccia bianca della sua cagnetta preferita.
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