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ALBERGO TRANSEX- Xema umilia i suoi familiari
23.07.2025 |
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"I tre furono costretti a mangiare tutto, grondavano di sudore ed erano fuori di testa, urlavano e biascicavano, supplicavano Xema di potersi alzare, ma lei li costrinse a mangiare pure il dolce, ..."
Poi un giorno Xema mi disse che il bordello chiudeva come da accordi con le puttane che ci lavoravano che tornavano a casa o andavano da amici o parenti da qualche parte. Il venerdì pomeriggio tutti dovevano andarsene e passai ore a caricare bagagli sui taxi oppure a riempire valigie per le transex, sgobbai tutto sudato per le scale e in cortile alle auto. Verso le sette se ne andarono tutte quante, anche alcuni inservienti andarono via. Xema volle magiare poco, fare una vasca rilassante e poi andare a dormire presto. Io ero legato al suo letto e mi addormentai subito per via della stanchezza. Ma qualche ora dopo fui svegliato da lamenti che provenivano dal letto. Xema si agitava tutta e diceva parole sconclusionate. Andò avanti a lungo, ma poi si riaddormentò.Il mattino dopo aiutai Xema a scegliere i vestiti, le scarpe, il trucco, ecc.
“Oggi anche per te giornata libera. Puoi stare qui dentro oppure in piscina, ma non devi mai venire dove sono io con la mia famiglia, intesi?”
“Sì padrona”
Verso le undici arrivò un’auto, Xema indossò la mascherina e scese di sotto. Incuriosito rimasi a guardare dalla finestra. Dal taxi scese una coppia ordinaria, vecchia, la donna aveva capelli grigi e vestiva all’antica. L’uomo era un tipo mezzo pelato, baffoni, piuttosto robusto. Rimasi a guardare un poco dai monitor, i tre parlarono in soggiorno rapidamente, quindi Xema sparì nelle cucine a bere da sola. Quando tornà si mise al tavolo a mangiare. Non parlavano molto. Mi preparai pranzo anche io
e lo consumai con calma bevendo diet Coke, quindi mi riposai un paio di ore. Quando mi svegliai Xema, i genitori erano ancora sul terrazzo a parlare, a loro si era aggiunta una donna sulla quarantina, bruttina pure essa, vestita elegante. Xema indossava ancora la mascherina, il padre pareva ubriaco, parlava solo la nuova arrivata. Me ne andai in piscina, non ci ero mai stato, la vista era incantevole, ero solo, nudo e mi feci un paio di ore di relax.
Mi svegliai sul lettino qualche ora dopo. Notai subito la padrona: era sdraiata contro una parete delle piscina che faceva una leggera curva, le gambe in acqua, nuda, senza mascherina, il grosso cazzo a riposo mezzo dentro l’acqua.
“...mi perdoni padrona, non l’ho sentita arrivare…” dissi
“Non importa. È ancora il tuo giorno libero. Goditelo.”
“Grazie signora…
tornai in acqua per svegliarmi quindi iniziai a nuotare attorno a lei, guardavo il suo cazzone con l’acqua che lo ricopriva e poi scivolava via. Lei dormiva o non so, guardavo anhce la sua faccia, così strana, quei solchi, qugli zigomi, la bocca storta da un lato e mi eccitava il fatto che solo con me rimanesse senza mascherina, con gli altri, anche i genitori, la portasse su, anche per ore e ore.
Sperai di poter succhiare quel cazzo in piscina, al tramonto. Girai attorno a lei con calma e rilassato, sognando di succhiare quel cazzone brasiliano, ma Xema rimase a prendere il sole così senza degnarmi di attenzione.
Dopo la piscina lei tornò di sopra, mi disse che potevo rimanere lì fino alle venti, quando lei si sarebbe ritirata per dormire e la mia giornata libera sarebbe finita. Così mi preparai un paio di panini, due birre fredde e rimasi in piscina a godermi un paio ore di vero relax.
Quando tornai in camera, Xema stava guardando la tv.
“Bene signora, sono di nuovo in servizio dunque...cosa devo fare?”
“Potresti iniziare tappando la bocca e poi facendomi un massaggio ai piedi…”
“...sì padrona...cioè scusi padrona..
Le feci il massaggio di quasi un’ora mentre lei beveva rum e guardava la tv. Si scolò più di mezza bottiglia e poi volle andare a letto. Mi legò come sempre, dormivo sotto il suo giaciglio, su un materassino rosa piuttosto comodo. All’inizio dormimmo bene, ma poi lei iniziò a sussultare, a parlottare nel sonno, mi alzai per controllare, apriva e chiudeva le gambe, il cazzo era un po’ dritto, parlottava e batteva i denti con rabbia. poi si calmò di colpo e si riaddormentò.
Ma non molto dopo fu svegliato da un paio di schiaffi essestati bene in faccia dalla padrona, che mi sollevò la faccia tirandomi i capelli, mi sbattè la testa alla parete, aprii gli occhi e mi ritrovai lei in piedi, massiccia, nera, il cazzone duro in una mano. “...io..padr
“SILENZIO E SUCCHIA! Ho bisogno di svuotarmi le palle per calmarmi un po’!” mi tirò ancora un ceffone e mi ficcò il suo cazzone in bocca iniziando a scoparmi la gola. Ero appena sveglio, violentato in quel modo, la bocca riempita dall’uccello di Xema, cercai di fare del mio meglio succhiando, ma lei aveva urgenza e rabbia, mi scopò in gola facendomi piangere e venire voglia di vomitare, ma per fortuna riuscii a resistere, respirando col naso, tenne quell’affare in bocca mentre lei mi fotteva, ogni tanto mi schiaffeggiava mentre io piangevo e non vedevo più niente, ero solo con la bocca piena del cazzo padronale di Xema, lei venne forte dentro la mia bocca, si fermò , si pulì il cazzo sulla mia faccia e i capelli, mi ordinò di farmi la doccia e di dormire nel lettone con lei.
Il mattino dopo così mi ritrovai abbracciato dalla padrona, il suo corpo caldo, bello, profumato. Quel giorno riceveva ancora ospiti, dei cugini giovani parenti stretti che lei in pratica campava come altri familiari, genitori, ecc. si preparò, mi fece riempire delle buste con banconote e poi scendemmo in attesa, io ero nudo, a parte un grembiule e tenuto a guinzaglio dalla padrona, che era vestita elegante e con mascherina. All’ora stabilita i tre non si erano presentati così Xema ordinò che servissi comunque tutte le portate previste e già pronte, lei mangiò adirata e controllando il cellulare incazzata. Dopo 50 minuti sbuffò. Mi rifirò uno schiaffo e mi ordinò di sparecchiare la sua parte, quindi spostare il tavolo al sole violento del primo pomeriggio e lasciare i piatti e le tre sedie, quindi chiamò lei uno dei ragazzi: “Dove siete Stupidi?”
“Scusa..ahaah...scusa Xema...abbiamo sbagliato strada…”
“Se non siete qui fra 8 minuti potete tornarvene indietro!” e chiuse.
I tre arrivarono 10 minuti dopo sudati, strafatti, si scusarono tantissimo e Xema mi ordinò di servire il pranzo sotto il sole. I tre protestarono ma Xema non volle sentire. I tre furono costretti a mangiare tutto, grondavano di sudore ed erano fuori di testa, urlavano e biascicavano, supplicavano Xema di potersi alzare, ma lei li costrinse a mangiare pure il dolce, quindi consegnò ad ognuno di loro la busta, ma prima ognuno dovette inginocchiarsi davanti a lei, baciarle i piedi e prendere in bocca la busta. Li umiliò. Fece loro un discorsetto di venti minuti sulle responsabilità e sul fatto che fossero 3 scemi senza un lavoro. Poi li fece alzare e li cacciò fuori a pedate da casa, uno di essi vomitò in giardino.
In fondo si era liberata dei tre molto prima di ieri e così andammo di nuovo in piscina. Lei prendeva il solo, io stavo in acqua o vicino a lei fuori e andavo a prenderle da bere. Ci rilassammo alla grande in piscina. Alla sera iniziarono a tornare le transex del bordello, dovetti sgobbare tutta la sera dietro di loro e i loro culi. Quindi servii la cena alla padrona e andammo a letto.
Il lunedì mattina tutto era tornato a come prima: la mattina mi occupavo di rifare camere delle puttane o dovevo stare dietro alle loro varie esigenze(ma rimediando un pompino veloce, un bel dito in culo, una toccata di tette, una leccata di piedi, dipendeva dal lavoro che mi avevano richiesto)dopo pranzo avevo permesso di dormire un paio di ore, quindi dovevo occuparmi per tutto il resto della giornata della padrona Xema e ciò significava stare seduto per terra ai suoi piedi, legato col collare al suo polso, mentre lei fumava, beveva, osservava ogni monitor e vigilava su tutto. A volte mentre ero lì dovevo baciarle i piedi o fare massaggi, curare il suo corpo, servirla quando finiva ciò che le occorreva e a volte si eccitava un poco mentre guardava una scena di sesso in diretta da una stanza, allora schioccava le dita e dovevo prendere in bocca il suo bel cazzone nero brasiliano e farle un lavoretto di lingua, saliva, succhiare per farla venire nella mia gola.
Un pomeriggio telefonò la padrona Ramona:
“Ciao Cara Xema, devo chiederti un favore: ho bisogno del mio schiavo personale per un paio di giorni e – mi eccitai subito a sentire quelle parole, pensai alla padrona Ramona- ..e te lo rimando indietro appena ho fatto..
“Oh cara, un poco mi spiace perché si è ambientato bene il tuo servetto e ti dirò l’ho anche addestrato a succhiarmelo bene..ma è roba tua. Quando bella?”
“Domani all’aereoporto di Rio, ho già inviato i biglietti al mio schiavo..
Così dopo un ambientamento ottimo mi ritrovai a lasciare il mio posto di lavoro, ma sarei stato due giorni interi con la padrona Ramona! Feci il solito volo interno e al mattino ero all'aeroporto di Rio, col cartello in mano, scritta MISTRESS RAMONA. Arrivò con del ritardo: tailleur giallo e verde, tacchi vertiginosi, le gambe possenti da bodybuilder, le grosse tette sotto il vestito, il volto sereno, truccato, i capelli cortissimi color viola. Mi inginocchiai ai suoi piedi e li baciai entrambi.
“Brava servetta..così si fa. Andiamo adesso”
Eravamo in super-hotel, suitte con attico. Salimmo e l’inserviente ci mise le valige in camera, prese la mancia. “Ehi idiota, ma l’attico?” lui indicò un ascensore interno. Uscì e andammo di sopra con l’ascensore. Era piccolo, tondo e coperto di specchi ovunque. “Ho un’idea!” fece la padrona. “Ora spogliati.” lo feci e lei tirò fuori il suo grosso cazzone nero, me lo ficcò n bocca e prese a premere i tasti di salita e scesa dell’ascensore, io e lei riflessi negli specchi, sopra, sotto, attorno. Io che succhiavo il cazzo padronale dopo mesi: come era bello, maestoso, grosso, lo baciai e succhiai, leccai adorai e spompinai mentre andava su e giù con l’ascensore. Ci guardavamo negli specchi: io in ginocchio, la mia padrona Romana, grossa, nera, bodybuilder che me lo spingeva in gola.
Venne e mi sollevò tenendomi abbracciato. Mi ordinò di igoiare tutto, buttare giù e poi mi baciò in bocca.
“Mi era mancata la boccaccia della mia troietta italiana, sì…
“E a me manca sempre il suo CAZZO Padrona!”
“LO so puttanella...lo so...puttanella”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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