BIG Biker - viaggio porno - momenti 2 in moto
Addentrandoci nella parte centrale del Paese incontrammo anche qualche piccola complicanza: una volta, nell’Indiana, ci accampammo in una zona attrezzata per motociclisti e camper: era proprio un posto carino e molto grande, noi ci eravamo sistemati in una piazzola allestita con una grossa griglia con i servizi igienici distanti un centinaio di metri, eravamo praticamente da soli dato che le famiglie coi camper e le auto erano proprio dall’altra parte rispetto a noi. Così pensammo che nessuno badasse a noi e ci divertivamo come nelle altre tappe simili del viaggio: salsicce e costolette di maiale grigliate, tanta e tanta birra, FatGiò, Big e Nik seduti sulle loro sedie a fumare sigari, bere, scherzare, noi, le loro fidanzatine-puttanelle che ci occupavamo di cuocere la roba, riempire i loro bicchieri, ridere alle loro storielle, sbaciucchiarceli e farci sculacciare, indossavamo i nostri giubbini smanicati con la scritta PROPERTY OF e il nome del nostro padrone e ci divertivamo un sacco. Ad un certo punto un altro gruppo di bikers si sistemò nella nostra zona, cioè lasciarono le loro motociclette e piazzarono le tende piuttosto lontani da noi, dietro la fila dei bagni pubblici, tanto che avrebbero potuto ignorarci del tutto. Ma non andò così: quando presero a fare il loro giro verso le toilette notammo che non ci guardavano affatto bene. Erano un gruppo di bikers per lo più ispanici, ma c’erano anche un paio di ragazzoni neri, quando uno di essi passò di ritorno dal bagno guardandoci con con disapprovazione, Big lo salutò cordialmente: “Ehi fratello, come va? Vuoi una birra?” io ero seduto sulle sue ginocchia, abbracciato a lui e lo stavo sbaciucchiando sul collo. “Ehi ciao!” feci alzando una mano per salutarlo. Quello ci fissò, quindi sputò per terra disgustato e se ne andò senza rispondere.
Io mi beccai un ceffone in faccia: “Ehi troietta, chi ti ha detto di salutare?” “Scusami Big, scusami…”
Anche altri bikers passarono guardando in maniera poco carina verso di noi, ma noi ce ne fregammo continuando a fare quello che stavamo facendo prima: mangiare, bere, noi servire i nostri padroni e loro godersi le attenzioni dei loro fidanzati-servetti. Però qualche tempo dopo una delegazione dei bikers venne da noi. Erano sei o sette, “Ehi chi cazzo siete? Perché state qui? Non mi pare un bello spettacolo quello che voi…” fece uno, un bassetto dalla faccia truce con bandana e tatuaggi pieni di teschi sulle braccia. “Ehi amico, diamoci una calmata – fece FatGiò alzandosi in piedi, Luis scivolò a terra sbattendo il culo come un pacco di sale che cade da un camioncino – quello che facciamo non sono affari vostri, è un paese libero questo…se non ti piace lo spettacolo vattene a fanculo via da qui!”
“Omone pensi di intimorirmi? Sai quanti ne ho sistemati di quelli come te?!”
“Voglio proprio vedere!” fece BigGiò avanzando verso di lui stingendo i pugni.
“Diamoci una calmata, tutti quanti, -fece Big - ...siamo qui per rilassarci e goderci la cena, non vogliamo casini…”
“Mi fanno schifo quelli come voi!” fece un altro biker.
“Fottiti stronzo!” disse Big alzandosi e facendo cadere anche me.
“Mi sa che ci pensate da soli a fottervi, brutti pervertiti! Siete un disonore per tutti i bikers!” urlò un altro cacciando fuori un coltello e minacciandoci. Nik allora fu rapidissimo, dalla borsa di pelle che teneva fra i piedi tirò fuori una pistola e la puntò verso di lui: “Ok, adesso basta, adesso vi dico come finisce: voi ve ne tornate dai vostri compari, noi rimaniamo qui a finire la nostra cena e poi ce ne andremo.” “Ehi Nik, io non ho paura di questi 4 stronzi, non me ne vado…” “Nessuno ha paura, ma siamo in viaggio per divertirci, non vogliamo casini o passare la notte a pensare che questi idioti tornino qui…”
i bikers se ne andarono, noi finimmo di cenare, Nik fissò un paio di stanze in un motel poco distante e andammo via. Ma non era finita: al motel la vecchia proprietaria quando ci vide non rimase contenta e per mandarci via si inventò la scusa che una delle stanze era inagibile e quella pronta aveva solo tre letti piccoli, pensando di metterci in difficoltà. Ancora una volta Nik si dimostrò pragmatico: “Ehi vecchia stronza, abbiamo capito il tuo gioco, ma non abbiamo voglia di cercare un altro motel in questo cesso di posto...ci sta bene una stanza, ci stringeremo, le nostre fidanzate dormiranno per terra, ci sono abituate, sono le nostre cagne…
“Ma che parole sono? Ma che discorsi...dovete andarvene...o…
Nik le fece segno di tacere, le allungò 100 dollari e afferrò le chiavi della stanza. “Questi le faranno passare le brutte idee, ma se invece pensa di continuare qui, io sono un giornalista, sono pronto a piantarle un casino che se lo ricorderà per tutta la vita, non è meglio se ti prendi i soldi della stanza e questi 100 dollari e chiudi quella bocca?”
La vecchiaccia nascose la banconota,ci dette le chiavi della stanza e tornò a guardare la sua tv.
La stanza era piccola e soffocante, i letti minuscoli per dei grossi black bull come i nostri padroni, Big che era arrabbiato e contrariato, sbattè noi schiavi da una parte a terra, ci legò gli uni agli altri con i collari e a me rifilò un paio di schiaffi belli pesanti per sfogarsi un po’. Anche FatGiò e Nik erano arrabbiati ed imitarono BikerBig prendendosela con i loro schiavi: volarono schiaffi, sputi, qualche sonoro sculaccione, tirate per i capelli e pedate sulle gambe: “Grazie, Padrone!” ripetevamo noi quando eravamo colpiti, era normale che la tensione dei bull si sfogasse su di noi: eravamo lì apposta, sottomessi e a disposizione delle punizioni di loro, benchè non fossimo noi i responsabili di quella situazione spiacevole. “Grazie BikerBig – ceffone, tirata dei capelli - ...sì mi rimetta in riga padrone! Si sfoghi su di me!” “Non devi dirmi cosa fare, puttanella! - schiaffo, poi mi butta a terra e mi mette un pesante piede nero, sudato, sporco sulla faccia, la mia è sul pavimento lurido della stanza, piango - Tu sei la mia serva personale e ti tratto come voglio! Devi solo ringraziarmi!” “Sì...sì..mi perdoni, Padrone…” Anche Luis se prese una sculaccita potente da FatGiò e Nja calci sulle gambe. Dormire si rivelò complicato, noi eravamo tutti appiccicati, faceva caldo e l’aria condizionata non funzionava bene, ma anche i nostri padroni non riuscivano a prendere sonno, i letti erano stretti e il caldo rendeva tutto complicato. Verso le tre di notte, FatGiò si alzò dal letto, venne da noi e prese i mano le redini delle catene con le quali eravamo legati ai collari: “Luis! Non riesco a dormire cazzo! Fammi un pompino almeno mi rilasso un attimo…” “Sì, padrone, subito padrone, giusto un bel pompino è quello che ci vuole!” Così FatGiò ci trascinò verso il suo letto e Luis iniziò a fare il suo lavoro di bocca, ma dato che eravamo legati anche io e Nja, ci ritrovammo a sbattere contro le grosse cosce nere di FatGiò mentre il suo schiavo lo succhiava, il rumore di corpi che si sbattevano, del risucchio delle labbra di Luis sulla cappella del cazzo di FatGiò, i mugolii di piacere di questo, destarono anche gli altri due padroni, i quali all’inizio rimasero a guardare la scena, quindi Big si alzò e mi slegò: “A questo punto ho voglia anche io, troietta fammi un pompino come si deve!” mi ordinò. “Ed io rimango a guardare?” fece Nik, così ognuno di noi schiavetti bianchi finì fra le cosce dei loro padroni a spompinarli per regalare loro un po’ di relax dopo che la serata era andata nel peggiore dei modi. La faccia immersa nelle cosce sudate di Big io facevo del mio meglio: leccavo, succhiavo, baciavo, ingoiavo, leccavo e spompinavo, facendo correre la mia bocca sull’asta dura e nera del cazzone del mio padrone-amante. Anche gli altri, in ginocchio come me, nella posizione dello schiavo perfetto che da piacere al suo padrone, spompinava e leccavano.
“Ehi pensate che bello sarebbe se adesso entrasse quella vecchiaccia e vedesse tutto questo?” fece Nik
“Scommetto che vorrebbe essere al posto di uno di loro!” disse FatGiò prima di sborrare in faccia a Luis.
Io continuai a lavorarmi il cazzone di Big, succhiando e leccando, ingoiando e facendo godere il mio padrone che alla fine mi prese per la nuca e mi tenne giù mentre mi riempiva la gola del suo seme caldo, denso, delizioso.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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