"Il gonnellino si sollevò appena e le tre palline piccole e la campanella si videro per un attimo..."
Sara aveva ventiquattro anni, capelli mori corti e spettinati alla Dua Lipa, fisico atletico da runner, gambe lunghe e toniche e quel culo alto, rotondo e sodo che il suo Padrone non si stancava mai di riempire e umiliare. Quella sera indossava il gonnellino nero cortissimo da cameriera, così corto che bastava chinarsi di pochi centimetri perché si sollevasse pericolosamente, e sotto non portava nulla. Niente mutandine, come da ordine.Lui arrivò poco dopo le nove, quando il locale era ancora mezzo pieno. Si sedette al tavolino appartato in fondo e la chiamò con un semplice cenno del mento. Quando lei si avvicinò, le porse una scatolina nera e un piccolo telecomando.«Bagno. Adesso. Chinese balls. Le più grosse dentro, senza lubrificante. Le più piccole fuori, a penzolare. La campanellina in fondo. E vibrazione a distanza. Tutto il turno.»Sara deglutì, già bagnata. Andò nel bagno del personale con le gambe che tremavano. Aprì la scatola: un filo di silicone nero con sei palline di dimensioni diverse. Le tre più grandi erano grosse, pesanti, quasi del diametro di una prugna. Le tre più piccole più leggere. In fondo al filo, una campanellina argentata.Si sporse sul lavandino, alzò il gonnellino e, senza un goccio di lubrificante, cominciò a spingere la prima pallina grande nel culo. Il silicone asciutto graffiava e bruciava. Dovette respirare a fondo e spingere forte. La seconda entrò con ancora più fatica, dilatandola senza pietà. La terza, la più grossa, richiese diversi tentativi e un gemito soffocato. Quando finalmente fu dentro, Sara si sentì piena, pesante, aperta. Le tre palline più piccole restavano fuori, penzolando tra le cosce insieme alla campanellina.Si sistemò il gonnellino. Ogni passo faceva muovere le palline dentro di lei e faceva tintinnare delicatamente la campanella. Tornò in sala arrossata.Il Padrone le mandò il primo messaggio:Inizia.Un secondo dopo le palline cominciarono a vibrare. Non forte, ma costante, profondo. Sara si aggrappò al bancone per un istante. Le tre grosse dentro di lei si muovevano l’una contro l’altra, stimolando ogni centimetro del retto senza pietà. Le piccole penzolavano e battevano leggermente contro le cosce interne a ogni movimento.Dovette servire un tavolo di quattro persone. Camminò tra i tavoli cercando di tenere le cosce più chiuse possibile, ma la campanellina suonava comunque: un tintinnio chiaro, argenteo, che sembrava gridare a tutti cosa c’era sotto il gonnellino. Un cliente alzò lo sguardo.«Hai messo i sonagli, Sara?» chiese ridendo.Lei sorrise a fatica, la voce roca. «Solo… un accessorio stupido. Scusate.»Le vibrazioni aumentarono mentre prendeva l’ordine. Le palline grosse si agitavano dentro di lei, facendola contrarre involontariamente. Sentiva il peso, la mancanza di lubrificante che rendeva ogni movimento più grezzo e intenso. Una goccia di eccitazione le scivolò già lungo la coscia.Tornò dietro al bancone. Lui alzò l’intensità. Ora le vibrazioni erano ritmiche, potenti. Sara dovette chinarsi per prendere una bottiglia dallo scaffale basso. Il gonnellino si sollevò appena e le tre palline piccole e la campanella si videro per un attimo. Un cliente abituale la guardò più a lungo del dovuto.«Tutto bene? Cammini strana stasera.»«Sì… solo un po’ di mal di schiena» riuscì a rispondere, mordendosi il labbro.Per le due ore successive fu una tortura deliziosa. Ogni volta che camminava tra i tavoli la campanellina suonava. Ogni curva, ogni frenata del corpo, ogni passo faceva scivolare e urtare le palline grosse l’una contro l’altra senza lubrificante. Il Padrone giocava con l’intensità: a volte piano, a volte al massimo proprio mentre lei stava parlando con un cliente.A un certo punto, mentre serviva un caffè a un tavolo vicino al suo, lui spinse la vibrazione al limite. Sara si bloccò, le ginocchia che tremavano. Le tre palline grosse vibravano forsennatamente dentro di lei, dilatandola e massaggiandola senza pietà. Venne in piedi, silenziosamente, stringendo i denti e le cosce. Un piccolo gemito le sfuggì comunque. La campanellina tintinnò più forte per lo spasmo. Una macchia umida cominciò a formarsi sulla parte interna della coscia.Il cliente la guardò preoccupato. «Sei sicura di stare bene? Sei tutta rossa…»«Il locale è caldo stasera» mormorò lei, la voce spezzata.Il Padrone le mandò un messaggio:Brava puttanella. Continua a servire. Non togliere nulla. Voglio che la campanella suoni fino alla chiusura.Sara annuì quasi impercettibilmente verso il suo tavolo e riprese a lavorare. Ogni passo era un promemoria. Le palline grosse le tenevano il culo aperto e pieno, le piccole penzolavano e battevano, la campanellina annunciava a chi sapeva ascoltare cosa stava succedendo sotto il gonnellino cortissimo.Quando finalmente chiuse il locale, le gambe le tremavano. Lui si alzò, le si avvicinò da dietro, le alzò il gonnellino e toccò le palline che penzolavano, facendole tintinnare apposta.«Hai servito tutto il turno con il culo pieno e la campanella che suonava. Domani sera ne mettiamo di più grosse. E vibrazione continua.»Sara, ancora scossa dall’orgasmo e dal peso dentro di lei, rispose solo con voce roca e devota:«Sì, Padrone… il mio culo è tuo. Usalo come vuoi.»E mentre lui le dava uno schiaffo sul sedere ancora pieno, Sara sapeva già che avrebbe passato la notte sentendo quelle palline e il tintinnio della campanella nella testa.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono
puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è
contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a
segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.