Gay & Bisex
Mi chiamo Luca
Bolognavoglia
29.06.2026 |
1.686 |
3
"Ernesto si sedette sulla poltrona, il cazzo ancora mezzo duro, e disse semplicemente: «Fallo tuo..."
Mi chiamo Luca, avevo vent’anni quell’estate, e il mio corpo era già pronto per lui: liscio come la seta, senza un pelo nemmeno intorno al cazzo o sul culo tonico e sodo, già abituato a dilatarsi e ad aprirsi con facilità. Ernesto, settant’anni ben portati, mi aveva trasformato nella sua amante segreta. Mi piaceva da morire quella differenza di età, il modo in cui mi guardava come se fossi una cosa sua, fragile e perversa allo stesso tempo.Quella sera mi aveva mandato un messaggio: “Scendi in cantina tra mezz’ora. Ho un regalo per te.” Il cuore mi batteva forte mentre scendevo le scale strette che portavano al suo seminterrato umido e caldo, illuminato solo da una lampada rossa. Ernesto mi aspettava seduto sulla vecchia poltrona di pelle, con un sorriso soddisfatto. Sul tavolo c’era una scatola aperta: intimo sexy comprato online apposta per me. Reggiseno di pizzo nero trasparente, perizoma con perline dietro, calze a rete autoreggenti e un completino da puttanella che lasciava poco all’immaginazione.
«Spogliati, tesoro,» mi ordinò con quella voce rauca da anziano eccitato. Mi tolsi tutto sotto il suo sguardo, restando completamente nudo e glabro. Mi aiutò a indossare il completino: il pizzo mi stringeva i capezzoli già duri, il perizoma mi si infilava tra le natiche toniche lasciando il buco esposto. Le perline fredde mi solleticavano l’ano già lubrificato e pronto. Mi specchiai per un secondo nel vecchio vetro impolverato: sembravo una troietta giovane e vogliosa.
Ernesto mi fece piegare sul vecchio divano della cantina. Sentii le sue mani rugose aprirmi le chiappe, poi la sua lingua calda e insistente leccarmi il buco già aperto. «Sei perfetto così… il mio bel ragazzino senza peli.» Mi infilò due dita dentro senza sforzo, poi tre. Ero già bagnato e dilatato per lui. Il suo cazzo, grosso e venoso nonostante l’età, mi penetrò lentamente fino in fondo. Gemetti forte mentre mi scopava con spinte profonde e ritmiche, tenendomi per i fianchi. «Sei la mia amante, Luca… solo mia.»
Venni per primo, schizzando sul pizzo del perizoma senza nemmeno toccarmi. Lui continuò ancora qualche minuto, poi mi riempì con il suo sperma caldo e abbondante.
Ma quella sera non finì lì. Sentii dei passi sulle scale. Era il suo amico Roberto, anche lui intorno ai settant’anni, robusto e con lo sguardo famelico. Ernesto si sedette sulla poltrona, il cazzo ancora mezzo duro, e disse semplicemente: «Fallo tuo. Voglio guardare.»
Roberto non perse tempo. Mi spinse in ginocchio e mi fece succhiare il suo uccello spesso mentre Ernesto ci osservava masturbandosi piano. Poi mi mise a quattro zampe sul tappeto. Mi aprì di nuovo il culo con le dita, sentendo lo sperma di Ernesto che colava fuori, e mi penetrò con una sola spinta decisa. Mi scopò forte, quasi con rabbia, facendomi urlare di piacere mentre il mio culo tonico sbatteva contro la sua pancia. Ernesto guardava tutto, gli occhi lucidi di eccitazione, dicendomi parole sporche: «Prendilo tutto, amore… fai vedere al mio amico quanto sei troia per me.»
Venni di nuovo, questa volta mentre Roberto mi martellava dentro. Lui mi seguì poco dopo, scaricandosi profondamente dentro di me. Quando uscì, il mio buco era rosso, dilatato e colmo di due carichi diversi.
Ernesto si alzò, mi baciò sulla bocca e mi accarezzò il viso. «Bravo, la mia piccola amante. La prossima volta ne portiamo un altro.»
Rimasi lì, in ginocchio, con l’intimo sexy sporco e il culo che pulsava, felice di essere esattamente ciò che voleva.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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