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incesto

Il farmaco sbagliato


di backfill
16.05.2026    |    6.175    |    1 9.9
"Il suono della loro unione era costante: lo schiocco ritmico delle natiche, il respiro affannoso, le grida di piacere di Maria che riecheggiavano per tutta la casa..."
Il sole di luglio picchiava implacabile sulle tegole di terracotta della vecchia casa di famiglia in Sicilia, trasformando l'aria in un fluido denso e vibrante che odorava di zolfo e gelsomino secco. Davide, quindici anni e un senso di estraneità che gli pesava sul petto come un macigno, osservava le crepe nell'intonaco della sua camera. Si era trasferito al Nord da bambino, e per anni la Sicilia era stata solo un ricordo sbiadito, un insieme di cartoline e videochiamate. Ora, per un'intera estate, i suoi genitori lo avevano lasciato lì, ai suoi nonni materni, sperando che ritrovasse le proprie radici.
I nonni, Maria e Antonio, avevano circa cinquanta anni, un'età che li rendeva più simili a genitori giovani che a patriarchi polverosi. Non vedevano Davide da anni; le visite erano state fugaci, sbrigative, scambi di baci rapidi tra un aeroporto e un hotel. Per Maria, Davide era ancora il bambino paffuto con le guance rosse che ricordava nei vecchi album. Non aveva avuto il tempo di vederlo cambiare, di osservare come l'infanzia fosse scivolata via per lasciare spazio a qualcosa di più complesso e inquietante.
Il terzo giorno, il caldo divenne insopportabile. Davide si svegliò con una strana sensazione di oppressione, un dolore sordo che gli pulsava nelle tempie e sembrava irradiarsi verso il basso, una tensione indefinibile che gli rendeva i movimenti goffi.
"Nonna, non mi sento bene," mormorò Davide, entrando in cucina dove Maria stava preparando il caffè. La voce era cambiata, era diventata più profonda, una vibrazione che sembrava provenire dal fondo della gola.
Maria si voltò, preoccupata. Gli accarezzò la fronte con una mano fresca. "Hai la pelle calda, tesoro. Sarà un colpo di calore. Aspetta, che ti do qualcosa per il dolore."
Andò verso il mobiletto dei medicinali e tirò fuori una scatolina di plastica. Senza leggere attentamente, prelevò una compressa e gliela tese insieme a un bicchiere d'acqua. "Prendi questa. È l'antidolorifico che usa tuo nonno per la schiena. Ti farà passare tutto."
Davide ingoiò la pillola senza fare domande. Passò un'ora, ma il dolore non accennò a diminuire. Anzi, una strana energia cominciò a scorrere nelle sue vene, un calore che non aveva nulla a che fare con il sole siciliano. Era un formicolio elettrico, una pressione che si accumulava tra le gambe, rendendolo irrequieto.
"Nonna, non passa niente," disse Davide, tornando in cucina. I suoi occhi erano lucidi, il respiro leggermente accelerato. "Anzi, mi sento... più agitato. Posso averne un'altra?"
Maria, mossa da un istinto protettivo e dalla paura di vederlo soffrire, non esitò. "Certo, tesoro. Forse la prima era troppo leggera per te che sei cresciuto." Gli diede una seconda compressa.
Dopo mezz'ora, la situazione precipitò. Davide non riusciva più a stare seduto. Il dolore era sparito, sostituito da una fame viscerale, un'urgenza fisica che lo faceva tremare. Si raggomitolò sul letto, gemendo, mentre il suo corpo reagiva a uno stimolo chimico che non comprendeva. Preoccupata dal suo stato di agitazione e dalla sua apparente debolezza, Maria chiamò il dottor Moretti, il medico di famiglia.
Il dottore arrivò mezz'ora dopo, con la sua borsa di cuoio usurata e l'odore di tabacco e mentolo che lo accompagnava sempre. Trovò Davide disteso sul letto, pallido ma con le guance improvvisamente arrossate, che ansimava leggermente.
"Vediamo cosa succede," disse Moretti, sistemandosi gli occhiali. "Davide, riesci a stare dritto? Sento il battito."
Il ragazzo era agitato, si piegava in avanti, portandosi le mani alla pancia, quasi a voler contenere qualcosa che spingeva dall'interno.
"Maria, per favore, aiutami a togliergli la maglietta, voglio auscoltare i polmoni e controllare l'addome," chiese il medico.
Maria sollevò delicatamente l'orlo della t-shirt di cotone di Davide. Non appena il tessuto scivolò verso l'alto, sia lei che il dottore rimasero pietrificati. Il petto di Davide non era quello di un quindicenne. Era coperto da una peluria scura, folta e maschile, che scendeva in una scia densa verso l'ombelico. Sembrava il torso di un uomo di trent'anni, un contrasto scioccante con i tratti ancora giovani del suo viso.
"Ma... come è possibile?" sussurrò Maria, i suoi occhi sbarrati. "È solo un ragazzino."
Moretti non rispose, ma il suo sguardo era assorto. Notò che Davide continuava a contorcersi, a spingere il bacino contro il materasso, con un'espressione di tormento e piacere misto.
"Sembra che il dolore sia concentrato nell'area pelvica," ipotizzò il medico. "Maria, abbassagli un po' i pantaloni. Devo palpare l'addome inferiore e controllare se ci sono gonfiori o ernie."
Davide scattò. "No! No, non fate niente! Per favore!"
"Ma tesoro, è il dottore," disse Maria con dolcezza, cercando di tranquillizzarlo. "Non aver paura. Sei ancora il mio piccolino. Anche se vedessimo il tuo pisellino, non succederebbe nulla. Ti ho cambiato i pannolini per anni, ricordi? Non c'è nulla che io non abbia già visto."
"Nonna, ti prego, fermati!" supplicò Davide, la voce rotta, mentre una goccia di sudore gli scivolava lungo la tempia.
Moretti, tuttavia, era in modalità professionale. "Dobbiamo capire cosa sta succedendo, Maria. Se c'è un'infiammazione interna, ogni minuto conta. Toglile, velocemente."
In un momento di distrazione, mentre Davide cercava di ritirarsi verso il bordo del letto, Maria fece un movimento rapido e deciso, sfilandogli i pantaloni e le mutande in un unico gesto fluido.
Il silenzio che seguì fu assoluto, rotto solo dal respiro affannoso del ragazzo.
Davide era completamente nudo. E davanti a loro, orgoglioso e turgido, svettava un membro che non apparteneva a un adolescente. Era un pezzo di ferro, un'erezione violenta e massiccia che puntava dritta verso il soffitto. Era enorme, venoso, con la pelle tesa e lucida, circondato da una foresta di peli scuri e folti. Il glande era di un rosso scuro, quasi violaceo per la pressione del sangue, e una piccola goccia di pre-cum brillava sulla punta.
Maria portò una mano alla bocca, soffocando un grido di stupore. Non riusciva a staccare gli occhi da quell'organo, che sembrava possedere una vita propria, pulsando ritmicamente.
"Dio mio..." mormorò Moretti, dimenticando per un attimo la sua compostezza medica. "Ma è... è un adulto. Come può un quindicenne avere uno sviluppo simile?"
Il medico guardò Davide, che ora copriva il viso con le mani, gemendo di vergogna e di un desiderio insopprimibile.
"Maria," disse Moretti con voce improvvisamente seria, "fammi vedere subito la scatola degli antidolorifici che gli hai dato."
Maria corse in cucina e tornò con il blister. Il medico lo prese in mano e scoppiò in un sospiro di rassegnazione, quasi divertito nonostante la gravità della situazione.
"Non sono antidolorifici, Maria. Questi sono blister di Viagra. Tuo marito deve averli messi per sbaglio nella scatola sbagliata. E ne hai dati due a un ragazzo in pieno sviluppo ormonale."
Maria sgranò gli occhi. "Il Viagra? Ma... ma io pensavo... Antonio sempre mette le cose a caso!"
Moretti scosse la testa, sistemandosi di nuovo gli occhiali. "Il risultato è quello che vedete. Non c'è nessuna malattia. C'è solo un'enorme quantità di vasodilatatore che ha spinto il sangue verso il basso con una forza brutale. Davide non sta male, è solo... estremamente eccitato. E dato che ne ha presi due, l'effetto sarà prolungato."
Il medico si preparò a uscire, ma prima di varcare la porta, si voltò verso Maria con un'espressione di avvertimento.
"Ascolti, Maria. Il ragazzo ora ha una libido che non può controllare. È guidato dall'istinto puro. Le consiglio di tenerlo chiuso in camera, possibilmente. Con questo dosaggio, avrà il pene duro per almeno due giorni, forse di più. Non lo lasci vagare per casa, o finirà per saltare addosso a chiunque incontri."
Una volta che il dottore se ne fu andato, la casa tornò a essere avvolta dal silenzio, ma era un silenzio carico di elettricità. Maria rimase in piedi accanto al letto, guardando il nipote. Davide non si era ancora coperto; era lì, nudo, con quell'enormità che sembrava sfidare le leggi della natura. La nonna provò a sentirsi scandalizzata, ma c'era qualcosa in quella vista, in quel vigore giovanile e selvaggio, che le fece battere il cuore più velocemente.
Maria uscì dalla stanza e chiamò il marito. "Antonio! Torna a casa subito! Hai fatto un casino con le medicine! Davide ha preso il tuo Viagra e... e non puoi immaginare cosa è successo!"
Mentre aspettava il marito, Maria tornò in camera per controllare che il ragazzo stesse bene. Appena aprì la porta, si bloccò sulla soglia.
Davide era seduto sul bordo del letto. La sua mano destra avvolgeva la base del suo enorme membro, e lo stava scopando con una foga disperata. La mano saliva e scendeva velocemente, producendo un suono viscido, un *shlick-shlick* ritmico che riempiva la stanza. Davide aveva gli occhi chiusi e la testa all'indietro, emettendo piccoli gemiti gutturali.
Maria rimase a guardare, ipnotizzata. Guardando bene, si rese conto che quel cazzo era probabilmente il doppio di quello di suo marito. Era una macchina da guerra di carne e sangue.
"Davide! Ma cosa fai!" esclamò Maria, cercando di scuoterlo dal suo delirio. "Smetti subito! Non puoi fare queste cose, è sbagliato!"
Si avvicinò per bloccare la sua mano, ma Davide reagì con una velocità e una forza che la spiazzarono. In un movimento fulmineo, il ragazzo afferrò i polsi della nonna e, con un unico spinta, la fece cadere all'indietro sul letto.
Maria gridò, sorpresa, mentre si ritrovava schiacciata sotto il peso di quel corpo caldo e muscoloso. "Davide! Lasciami! Sei impazzito? Non si può fare sesso tra nonna e nipote! È un peccato, è proibito!"
Davide le sovrastò il viso, i suoi occhi erano oscurati dal desiderio, le pupille dilatate. "Nonna... ti prego... non ce la faccio più," ansimò lui, la voce che vibrava di un bisogno quasi animale. "Sento che scoppio. Se non scopo qualcuno, impazzisco. Mi brucia tutto, mi brucia dentro!"
Maria cercò di resistere, spingendo contro il suo petto peloso, ma il contatto con quella pelle calda e quel muscolo teso iniziò a scioglierla. Sentì l'odore di Davide, un mix di sudore giovane e testosterone, un profumo che risvegliò in lei desideri che credeva sepolti da decenni di matrimonio monotono.
"Aspetta... aspetta che torni tuo nonno," sussurrò lei, ma la sua voce non era più ferma.
Davide non ascoltò. Iniziò a spogliare la nonna con una foga irrefrenabile. Le strappò la camicia di cotone, rivelando un reggiseno di pizzo bianco che sosteneva seni ancora sodi, sebbene segnati dal tempo. Maria emise un gemito, a metà tra la protesta e il piacere, mentre le mani di Davide esploravano le sue curve con una voracità che la faceva tremare.
Quando lei rimase completamente nuda, Davide si posizionò tra le sue gambe. La vista di quel cazzo turgido, venoso e immenso che premeva contro le sue labbra bagnate fece perdere a Maria ogni residuo di morale. Il desiderio, alimentato dall'audacia del nipote e dalla potenza di quel corpo, prese il sopravvento.
Proprio in quel momento, la porta d'ingresso si spalancò. Antonio era tornato.
Quando Antonio spalancò la porta, la scena che si trovò davanti gli tolse il fiato. Sua moglie era completamente nuda, con le gambe spalancate e le caviglie che stringevano i fianchi del nipote. Davide, anch'esso nudo, la stava cavalcando con una violenza primitiva, spingendo con forza tutto quel membro enorme dentro di lei.
*Squelch. Squelch. Squelch.*
Il suono della carne che sbatteva contro la carne era ritmico e viscerale, mentre lei urlava di piacere, la testa che oscillava da un lato all'altro.
"Sì! Oh Dio, Davide! Non fermarti! Non ho mai goduto così in tutta la mia vita!" gridava Maria, le dita che artigliavano la schiena pelosa del ragazzo.
Antonio rimase immobile nel corridoio, nascosto dall'ombra della porta. Il cuore gli batteva all'impazzata. Invece di provare rabbia o disgusto, sentì un'ondata di eccitazione travolgerlo. Guardare sua moglie venire posseduta da quel giovane toro, vedere l'estasi sul suo volto e la potenza brutale di quel cazzo che spariva e riappariva tra le pieghe della carne, lo fece andare in corto circuito.
Senza farsi vedere, Antonio si abbassò i pantaloni e tirò fuori il proprio membro, che reagiva con un'erezione nervosa. Iniziò a masturbarsi freneticamente, osservando la scena attraverso la fessura della porta. Guardava Davide spingere ancora più a fondo, raggiungendo il collo dell'utero di Maria, che rispondeva con gemiti stridenti, quasi animali.
L'immagine di quel corpo giovane, coperto di peli e guidato da una forza chimica, era troppo potente. Antonio arrivò al culmine in pochi istanti, venendo copiosamente, con un gemito di liberazione. Una volta finito, sentendo un misto di vergogna e strana soddisfazione, si ripulì velocemente e uscì di casa, fingendo di dover fare una commissione urgente, lasciando che il nipote continuasse a consumare la nonna per tutta la mattina.
A pranzo, l'atmosfera in casa era surreale. Davide era seduto a tavola, mangiando con un appetito vorace, mentre Maria aveva un'espressione di beatitudine quasi ipnotica, i capelli ancora leggermente scompigliati.
"Allora," disse Antonio, guardando la moglie con un sorriso ambiguo. "Tutto risolto?"
Maria arrossì, abbassando lo sguardo verso il piatto di pasta. "Sì... beh... Davide sta meglio. Il dottore aveva ragione, era solo... un'eccitazione passeggera."
Antonio ridacchiò, versandosi un bicchiere di vino rosso. "Sì, immagino. Comunque, volevo dirti che sono tornato prima e ho visto tutto. Ti ho vista mentre Davide ti scopava come una troia. Mi è piaciuto un sacco, infatti mi sono masturbato nel corridoio guardandovi."
Maria sgranò gli occhi, scioccata, ma non sembrava realmente offesa. C'era una complicità nuova, oscura, che si era instaurata tra i tre.
"Ascolta, Maria," continuò Antonio, diventando più serio. "Io conosco bene gli effetti di quel farmaco. Quando lo prendo io, ho voglia per un paio di giorni. Ma Davide è giovane, ha i livelli di testosterone a mille e ne ha presi due. Immagina il risultato: ha il fisico di un toro. Quel cazzo resterà duro per almeno una settimana, se non di più."
Il nonno aveva ragione.
Per i sette giorni successivi, la casa si trasformò in un tempio di lussuria senza limiti. Davide non era più il ragazzino timido arrivato dal Nord; era diventato il padrone della casa, un predatore guidato da un desiderio insaziabile che non dava tregua.
La routine domestica continuava, ma ogni gesto era intriso di erotismo. Mentre Maria puliva i pavimenti, Davide arrivava dietro di lei, le sollevava la gonna e la prendeva per dietro, spingendo quel membro mostruoso dentro di lei mentre lei continuava a strofinare il pavimento, gemendo di piacere.
"Oh, Davide... ancora... spingi più forte!" implorava lei, mentre il ragazzo la scuoteva con colpi potenti che facevano tremare le pareti della cucina.
Lo facevano ovunque. Sul tavolo del soggiorno, tra le lenzuola di lino della camera da letto, nell'ombra fresca della cantina e persino in giardino, nascosti tra i cespugli di gelsomino, dove il sole filtrava attraverso le foglie. Davide scoprava la nonna in ogni posizione possibile, esplorando ogni orifizio con una curiosità insaziabile.
L'atto sessuale era diventato una necessità biologica, un rituale che occupava ogni momento di pausa. Davide la prendeva con una forza bruta, le sue mani grandi che stringevano i fianchi di Maria, lasciando segni rossastri sulla pelle chiara. Il suono della loro unione era costante: lo schiocco ritmico delle natiche, il respiro affannoso, le grida di piacere di Maria che riecheggiavano per tutta la casa.
E Antonio? Antonio non aveva mai smesso di guardare.
Era diventato l'ombra della casa. Si appostava dietro le tende, si nascondeva dietro le porte socchiuse, osservando con un'ossessione quasi religiosa il modo in cui il nipote dominava sua moglie. Guardava Davide penetrarla profondamente, osservando come il cazzo venoso e turgido scivolasse dentro e fuori da lei, portando con sé tracce di lubrificazione e sudore.
Ogni volta che vedeva Davide spingere con quel ritmo implacabile, Antonio si abbassava i pantaloni e iniziava a masturbarsi, chiudendo gli occhi e immaginando di essere lui quel giovane toro, o semplicemente godendo della sottomissione della moglie a quella forza primordiale.
"Guarda come la scopa," sussurrava Antonio a se stesso, mentre osservava Davide sollevare Maria in aria e spingerla contro la parete del corridoio, facendola urlare di gioia mentre il membro enorme le trafiggeva le viscere.
La settimana passò in un turbine di fluidi, odori e gemiti. Davide non sembrava stancarsi mai; ogni volta che sembrava aver raggiunto il limite, l'effetto del Viagra e la sua giovinezza lo riportavano al punto di partenza, con un'erezione che non accennava a calare.
Quando finalmente l'effetto del farmaco svanì, Davide tornò a essere, in apparenza, un ragazzino di quindici anni. Ma qualcosa era cambiato per sempre. Il legame tra lui e i nonni era stato riscritturato attraverso il piacere e il proibito.
L'ultimo giorno dell'estate, mentre Davide preparava le valigie per tornare al Nord, Maria gli diede un bacio lungo e profondo sulla guancia. I loro sguardi si incontrarono, carichi di un segreto che non sarebbe mai stato rivelato a nessuno.
"Torna presto, tesoro," sussurrò Maria, con un sorriso malizioso.
Antonio, appoggiato allo stipite della porta, fece un cenno con la testa. Non avevano bisogno di parole. Sapevano che, l'estate successiva, il ritorno di Davide sarebbe stato l'evento più atteso dell'anno, e che forse, solo forse, Antonio avrebbe suggerito a Maria di "sbagliare" di nuovo la scatola dei medicinali.
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