Gay & Bisex
Ordini da eseguire - cap. 1
14.01.2026 |
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Niccolò si trascinò nel bagno sempre a quattro zampe, il corpo indolenzito ma l'eccitazione ancora alta..."
Il ronzio costante dell'aria condizionata scandiva le ore nella stanza d'hotel, un ritmo monotono che Niccolò, 35 anni, tentava di ignorare. Il sole di metà pomeriggio filtrava attraverso le tende pesanti, disegnando strisce di luce polverosa sul tappeto. Aveva appena chiuso una trattativa complessa, la voce roca per le troppe spiegazioni, la mente affollata di cifre e percentuali. Il pranzo veloce, un panino insapore ingoiato di fretta, gli pesava sullo stomaco. La solitudine della trasferta, solitamente un fastidio sopportabile, oggi assumeva i contorni di una libertà proibita, un invito silenzioso a esplorare angoli di sé che la vita domestica, con la moglie e la figlia di quattro anni, teneva accuratamente celati.Si sfilò la giacca, la gettò sulla sedia e allentò il nodo della cravatta. I suoi capelli neri, lunghi fino alle spalle, gli ricadevano sul viso mentre si passava una mano tra essi. I suoi occhi scuri, solitamente attenti e penetranti, ora portavano un velo di stanchezza, ma anche una scintilla di anticipazione. Prese il telefono, l'interfaccia familiare dell'app di incontri gay si aprì, un portale discreto verso un mondo parallelo. Scorreva i profili, le immagini, le brevi descrizioni, un senso di distacco quasi clinico lo accompagnava. Fino a quando non si imbatté nel profilo di Daniele.
Nessuna foto del viso, solo frammenti di un corpo scolpito, coperto da un'intricata rete di tatuaggi che sembravano danzare sui muscoli. Un'altezza di 1,80, dieci anni più giovane di lui, ma con una presenza digitale che urlava autorità. Niccolò sentì un brivido, una scossa elettrica che gli percorse la schiena. La chat si aprì.
"Sei interessante," digitò Niccolò, la punta delle dita che tremava leggermente.
La risposta arrivò quasi subito. "Interessante è un complimento che ricevo spesso. Tu, invece, sembri curioso. E un po' disperato."
Niccolò sentì il calore salire alle guance. "Disperato? Non direi. Semplicemente... aperto a nuove esperienze."
"Oh, 'esperienze'. Mi piace come suona. Ma le mie esperienze hanno delle regole. Molto chiare. Sei disposto a seguirle?"
Il tono perentorio, l'assenza di fronzoli, accendevano qualcosa di profondo in Niccolò. Era abituato a dettare legge nel suo lavoro, a prendere decisioni, a controllare. Ma qui, in questo spazio virtuale e anonimo, l'idea di cedere il controllo, di essere sottomesso, risvegliava un'eccitazione quasi dolorosa. "Dimmi le tue regole," rispose, il respiro leggermente affannoso.
"Prima regola: io comando. Sempre. Seconda regola: non mi guardi in faccia finché non te lo dico io. Terza regola: ti fai trovare nudo, in ginocchio, al centro della stanza. Porta socchiusa. Quando entro, non parli. Non ti muovi. Non fai altro che respirare e aspettare i miei ordini. Chiaro?"
Niccolò lesse e rilesse quelle parole. Ogni frase era una frustata, ogni comando un brivido. Il suo cazzo si stava già indurendo sotto i pantaloni. Questa non era solo un'avventura, era una fantasia che prendeva forma, un desiderio inespresso che ora aveva una voce. "Chiaro," digitò, la parola piccola e quasi sussurrata sullo schermo.
"Bene. Ti aspetto tra un'ora. Stanza 307, Hotel delle Nazioni."
Il messaggio si chiuse con un'ultima, sibillina frase: "E ricorda, l'unica parola che può fermare il gioco è 'STOP'. Ma non credo che vorrai usarla."
Niccolò sentì il sangue pulsargli nelle vene. La sua mente era un turbine di anticipazione e paura. Prese il telefono e chiamò la reception, la voce stranamente ferma. "Sì, buongiorno. Sarà qui a breve un mio collega: Daniele. Potreste farlo salire direttamente in camera mia, per favore? Stanza 307. Grazie."
Erano le quattro del pomeriggio. Niccolò si sfilò i vestiti, lasciandoli cadere a terra come una pelle morta. Rimase nudo, il corpo teso, i muscoli contratti. Non era mai stato così vulnerabile, così esposto. Si inginocchiò al centro della stanza, la schiena rivolta verso la porta, la testa china, il mento quasi appoggiato al petto. Il pavimento freddo sotto le ginocchia nude, l'aria condizionata che gli accarezzava la pelle, facendogli venire la pelle d'oca. Il silenzio della stanza era assordante, rotto solo dal battito impazzito del suo cuore. Ogni secondo si allungava in un'eternità.
Poi, un rumore secco. La porta che si chiudeva con un tonfo sordo. Niccolò sussultò, ma non si mosse. La paura gli strinse lo stomaco, ma era una paura dolce, intrisa di una potente eccitazione. Sentì dei passi lenti, deliberati, che si avvicinavano.
"Brava, puttanella." La voce di Daniele era profonda, roca, con un'eco di divertimento. "Hai eseguito gli ordini. E per questo, riceverai un premio."
Niccolò sentì la presenza di Daniele dietro di sé, un'ombra imponente che lo avvolgeva. Il suono della sua voce era come un tocco, una carezza ruvida sulla sua pelle.
"Ora, zoccola, raggiungimi a quattro zampe."
Niccolò obbedì, muovendosi a carponi, lentamente, quasi come un animale. La testa bassa, lo sguardo fisso sul tappeto, i muscoli delle cosce e delle braccia che tremavano per lo sforzo e la tensione. Il suo cazzo, già duro, batteva contro il pavimento ad ogni movimento. Raggiunse il letto, dove sentiva che Daniele si era seduto. Una mano forte gli afferrò i capelli, tirandoli con una violenza improvvisa ma controllata. La sua testa fu sollevata, il suo viso avvicinato a qualcosa di caldo e duro, ancora coperto dai pantaloni di Daniele. Sentiva il tessuto ruvido contro la guancia, ma la protuberanza sottostante era inequivocabile.
"Sì, puttanella, è tutto per te. Ma prima..."
Niccolò sentì il fruscio di una cerniera, il tessuto che si abbassava. Poi, con una spinta improvvisa, un'asta spessa e pulsante gli fu ficcata in bocca. Il sapore metallico della pelle, l'odore di maschio, lo riempirono. Daniele lo teneva per i capelli, controllando la profondità e il ritmo. Niccolò tossì, ma Daniele non allentò la presa. Iniziò a muoversi, la sua bocca diventando un ricettacolo per quel cazzo enorme. Leccava, succhiava, sentiva il prepuzio scorrere sulla lingua, la punta del glande che gli solleticava il palato. Durò minuti, un'eternità di piacere e umiliazione, Niccolò sentiva il suo corpo vibrare.
Un pensiero gli balenò nella mente: alzare la testa, guardarlo in faccia. Solo un'occhiata. Mentre stava per muoversi, la mano di Daniele si staccò dai suoi capelli e si schiantò sulla sua guancia. Un sonoro schiaffo che gli fece fischiare le orecchie.
"Ti ho detto che non mi guardi finché non te lo dico io, cagna!" La voce di Daniele era tagliente, gelida. "Non sei tu a decidere. Mai. Ora, per la tua disobbedienza, dovrai essere punito."
Niccolò sentì un misto di dolore e una nuova ondata di eccitazione. Daniele lo spinse sul letto, facendolo rotolare pancia in giù. "Non muoverti," ordinò.
Niccolò rimase immobile, la schiena inarcata, il culo esposto. Sentiva Daniele muoversi, il fruscio dei vestiti che cadevano. Poi, il silenzio. L'attesa era quasi insopportabile. Sentì un soffio caldo sul suo culo, poi una lingua umida e ruvida che gli accarezzava l'ano. Una scossa gli attraversò il corpo. Daniele iniziò a leccare con perizia, la lingua che si insinuava tra le pieghe, esplorando, stuzzicando. Niccolò gemette, un suono soffocato che gli sfuggì.
"Ti piace, puttana? Ti piace che il tuo buco sia leccato?" Daniele mormorava, la sua voce ora bassa e sensuale. "Presto sentirai qualcosa di molto più grande."
La lingua di Daniele si ritirò, e Niccolò sentì una pressione, poi una punta calda e spessa che cercava l'ingresso. Era enorme, molto più di quanto avesse mai provato. Niccolò sentì un dolore acuto.
"Fermati," sussurrò, ma la parola "STOP" non gli uscì dalla gola. Era troppo preso dal desiderio di non voler fermare quel momento.
Daniele sentì il tremore nel suo corpo, il suo gemito. "Non hai detto la parola magica, puttanella. Quindi non mi fermo." E con una spinta decisa, penetrò Niccolò fino in fondo.
Un grido strozzato gli uscì dalla gola. Il dolore era intenso, ma presto si trasformò in una sensazione di pienezza inaudita, un'estasi che gli avvolgeva l'intestino. Daniele iniziò a spingere, lentamente all'inizio, poi con sempre maggiore foga. Ogni spinta era un terremoto, il suo cazzo che lo riempiva completamente. Niccolò si aggrappò al materasso, le unghie che si conficcavano nel tessuto.
"Sì! Non fermarti! Più forte!" urlò, le parole che gli uscivano senza filtro, cariche di un godimento primordiale.
Daniele accelerò il ritmo, i suoi colpi potenti e profondi, le natiche che gli schiaffeggiavano il culo ad ogni affondo. Il letto scricchiolava sotto il loro peso, i loro corpi che si muovevano in una danza selvaggia. Niccolò sentì un'ondata di calore che gli risaliva lungo la spina dorsale, il suo cazzo che pulsava, pronto a esplodere. Un gemito rauco gli uscì dalla gola mentre Daniele gridava il suo nome, poi un fiotto caldo gli riempì il culo. Daniele si afflosciò su di lui, il corpo pesante, il respiro affannoso.
Niccolò ansimava, le gambe tremanti, la mente annebbiata dal piacere. Si sentiva svuotato, ma anche incredibilmente vivo. Allungò una mano verso il suo cazzo, desideroso di liberare la sua tensione. Ma una mano di Daniele lo fermò.
"Non ancora, puttanella. Non hai il permesso."
Niccolò si sentì gelare. Pensava che fosse finito, che il gioco fosse concluso. Ma il tono di Daniele era chiaro: era solo l'inizio.
"Ora, mettiti in ginocchio e leccami i piedi."
Niccolò obbedì, la testa ancora china. Si inginocchiò davanti a Daniele. Con la lingua, Niccolò iniziò a leccare la pianta del piede di Daniele, sentendo il sapore salato della pelle, la consistenza ruvida. Daniele rise, un suono basso e gutturale.
"Brava cagna. Sei nata per questo."
Dopo diversi minuti di quella che sembrava un'eternità, Daniele si alzò. "In doccia ora."
Niccolò si trascinò nel bagno sempre a quattro zampe, il corpo indolenzito ma l'eccitazione ancora alta. Entrò nella doccia. Daniele lo seguì, e Niccolò sentì il calore del suo corpo dietro di sé. Poi, un getto caldo e salato gli inondò la schiena. Daniele gli stava pisciando addosso. Niccolò rabbrividì, un misto di disgusto e un'insolita, perversa, sensazione di piacere. Nonostante la sua incontrollabile eccitazione, non osava toccarsi. Non aveva ricevuto l'ordine.
Le ore passarono in una successione di giochi e umiliazioni. Daniele era inarrestabile, creativo nella sua crudeltà. Intorno alle otto di sera, Daniele uscì dalla doccia. "Ordina la cena, puttanella. Per una sola persona."
Niccolò, ancora nudo e bagnato di piscio, chiamò la reception, la voce tesa. Ordinò un piatto di pasta e un'insalata. Il cameriere bussò e lascio il vassoio a terra, Daniele mise una benda sugli occhi di Niccolò. "Non devi vedermi ancora"
Daniele fece stendere Niccolò sulla schiena, sul letto. "Ora ti userò come vassoio, cagna."
Niccolò sentì il peso dei piatti sul suo stomaco e sul suo petto. Sentiva Daniele che si chinava su di lui, il calore del suo respiro. La forchetta che graffiava il piatto, i suoni della masticazione. Daniele mangiava, e ogni boccone, ogni rumore, era un atto di possesso. Il cibo appoggiato sul suo corpo, il profumo che gli stuzzicava le narici, ma non poteva mangiare. L'umiliazione era totale, ma stranamente, il suo cazzo, che non aveva ancora potuto toccare, si indurì ancora di più. Sentì un formicolio, poi un'ondata di calore. Un gemito gli uscì dalla gola, il suo corpo si contrasse in un orgasmo silenzioso. Era venuto senza toccarsi, solo per la dominazione di Daniele.
Daniele rise, un suono trionfante. "Brava cagna. Sei venuta solo per me. Ora, di nuovo in doccia."
Di nuovo la doccia, di nuovo il getto caldo e salato che gli inondava il corpo; questa volta Daniele gli piscò anche in faccia e Niccolò aprì la bocca per assaporare l'urina del suo padrone. Poi Daniele lo tirò fuori, lo spinse sul letto. "Non hai imparato la lezione, vero? Hai bisogno di un'altra punizione."
E di nuovo, Daniele lo penetrò, questa volta con una furia ancora maggiore. Niccolò urlò, le lacrime che gli rigavano il viso. Il dolore era lancinante, ma il piacere che seguiva era ancora più intenso, una vertigine che lo portava sull'orlo della follia. Ogni spinta era un'affermazione di potere, ogni gemito di Niccolò una conferma della sua sottomissione.
Le ore si susseguirono, una spirale crescente di piacere e dominio. Erano le undici e mezza di sera quando Daniele si fermò. Niccolò era esausto, il corpo dolorante, ma la mente stranamente lucida, euforica.
"Il gioco è finito, puttanella," disse Daniele, la sua voce ora morbida, quasi affettuosa.
Niccolò sentì un bacio sulla sua bocca, una lingua che si insinuava nella sua, un sapore dolce e intenso. Era un bacio profondo, passionale, che gli fece girare la testa. Poi, Daniele gli tolse la benda.
"Ora, guardami."
Niccolò aprì gli occhi, i suoi occhi scuri che si posarono sul viso di Daniele. Rimase senza fiato. Un ragazzo bellissimo, il cranio rasato che metteva in risalto la linea forte del mento e degli zigomi, il corpo scolpito, coperto da tatuaggi che ora poteva ammirare in tutta la loro complessità. I suoi occhi erano di un azzurro intenso, quasi elettrico, che ora incontravano i suoi e un cazzo enorme ancora duro.
"Non andare," sussurrò Niccolò, la voce roca, le lacrime che gli riempivano gli occhi. "Ti prego, usami ancora. Sono tuo. Sono il tuo oggetto."
Daniele sorrise, un sorriso che non raggiungeva gli occhi. "Il gioco è finito, Niccolò."
Si vestì rapidamente, i suoi movimenti fluidi e potenti. Niccolò lo guardava, il desiderio che gli bruciava dentro. Daniele si voltò verso la porta.
"No, aspetta!" Niccolò cercò di alzarsi, ma le gambe gli cedettero.
Daniele era già fuori dalla porta. Niccolò rimase lì, solo, il silenzio della stanza che lo avvolgeva di nuovo. Si sentiva tradito, abbandonato. Con un gemito, si afferrò il cazzo, duro e pulsante, e si masturbò, la mente ossessionata dal viso di Daniele, dal suo corpo, dalle sue mani.
Quando si addormentò, sentì qualcosa sotto il cuscino. Un bigliettino. Lo prese, la luce fioca della lampada da comodino che illuminava le parole scritte a mano. "Quando ripassi da queste parti, ti voglio usare nuovamente." E sotto, un numero di telefono.
Niccolò sentì un brivido. Era il numero di Daniele. Un sorriso si aprì sul suo viso. Non vedeva l'ora. A casa, sarebbe stato il marito etero, il padre di famiglia. Ma in trasferta, era la puttanella di Daniele. E non vedeva l'ora di tornare.
(continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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