Gay & Bisex
La rimpatriata di Natale
25.12.2025 |
5.165 |
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"Marco, il padrone di casa, visibilmente ubriaco, stava esibendo con orgoglio le sue prodezze tecnologiche..."
Flavio sentiva il freddo tagliente dell'aria natalizia penetrare fin dentro le ossa, nonostante il piumino spesso che lo avvolgeva. Il suo paese d'origine, un ammasso di case di pietra aggrappate a una collina, sembrava ancora più piccolo e soffocante sotto il cielo plumbeo di dicembre. Non era mai stato entusiasta di tornare, figurarsi per una rimpatriata delle superiori. L'invito era arrivato tramite un messaggio di gruppo su WhatsApp, un'iniziativa di Marco, il solito organizzatore instancabile. La cena, a casa sua, era stata fissata per la sera della vigilia. Un modo per "rivivere i bei tempi", aveva scritto. Flavio sospirò. I bei tempi, per lui, erano stati un'agonia silenziosa, celata dietro sorrisi forzati e un'ansia costante di essere scoperto.Il campanello suonò con un tintinnio allegro, quasi a voler smentire il suo umore. Marco aprì la porta, un sorriso smagliante che gli illuminava il viso. "Flavio! Non ci credo, sei venuto davvero!" Le sue braccia si strinsero attorno a Flavio in un abbraccio caloroso, troppo forse per uno che non vedeva da dieci anni. L'odore di pino e di cibo invadeva l'ingresso, un mix che avrebbe dovuto confortarlo ma che invece gli ricordava solo la prigionia delle festività.
"Ciao Marco," rispose Flavio, il tono più piatto di quanto avrebbe voluto. "Non potevo mancare, no?"
"Ma certo che no! Entra, entra, gli altri sono già qui."
La sala era un tripudio di luci soffuse e chiacchiere. Una ventina di volti, alcuni immediatamente riconoscibili, altri che richiedevano un attimo di elaborazione. Risate e voci sovrapposte creavano un muro sonoro. Flavio si sentiva già a disagio, un pesce fuor d'acqua in quell'acquario di familiarità. Si fece strada tra i gruppi, stringendo mani, scambiando convenevoli che gli sembravano vuoti.
"Flavio! Non ti vedevo da una vita!" Una voce profonda e melodiosa lo raggiunse. Si voltò. Roberto. Il suo ex compagno di banco. Il cuore di Flavio fece un balzo inaspettato. Roberto era sempre stato bello, ma il tempo gli aveva donato una maturità che lo rendeva quasi irriconoscibile. La mascella più definita, gli zigomi pronunciati, un accenno di barba scura che gli incorniciava il viso. I suoi occhi, dello stesso colore del caffè nero, brillavano di una luce intensa.
"Roberto," Flavio riuscì a dire, la voce un po' roca. "Sei... cambiato."
Roberto sorrise, un sorriso che gli arricciava gli angoli degli occhi. "Anche tu, Flavio. Ti trovo bene." Il suo sguardo si posò su Flavio per un istante più lungo del necessario, facendogli avvampare le guance.
La serata procedette tra aneddoti imbarazzanti del liceo e brindisi a una gioventù ormai lontana. L'alcol scorreva a fiumi. Marco, il padrone di casa, continuava a riempire i bicchieri con una generosità quasi aggressiva. Le risate si facevano più fragorose, le voci più stridule. Le poche ragazze presenti, stanche o forse annoiate dalla crescente ebbrezza maschile, si congedarono una dopo l'altra, lasciando un'atmosfera densa di testosterone e fumo di sigaretta.
Flavio si sentiva sempre più stordito. La testa gli girava leggermente, le parole degli altri si fondevano in un ronzio indistinto. Aveva bisogno di un attimo di respiro, di un luogo dove l'aria fosse meno satura. Il bagno. Si alzò con una certa fatica, le gambe un po' instabili.
Attraversò il corridoio, cercando la porta giusta. La trovò, socchiusa. Bussò piano, ma non ricevette risposta. Aprì la porta con cautela.
Roberto era lì. I pantaloni abbassati fino alle ginocchia, il sedere sodo e bianco esposto. Si stava aggiustando il rigonfiamento evidente nelle mutande. Sembrava in difficoltà con la cerniera, l'alcol gli rendeva le mani malferme. Il suo sguardo incontrò quello di Flavio, e un'espressione di sorpresa si dipinse sul suo volto.
Un'ondata di calore pervase Flavio, dalla punta dei piedi alla radice dei capelli. Il rigonfiamento. Quella massa turgida, evidente anche attraverso il tessuto delle mutande, era un richiamo irresistibile. L'alcol aveva sciolto ogni freno, ogni inibizione.
"Scusa, non volevo..." Flavio balbettò, ma non si mosse. I suoi occhi erano incollati a quel dettaglio.
Roberto non rispose subito. I suoi occhi scuri indugiavano su Flavio, un misto di imbarazzo e qualcos'altro che Flavio non riusciva a decifrare. Poi, un sorriso lento e malizioso gli increspò le labbra. "Tranquillo. Tanto ormai hai visto."
Il cuore di Flavio batteva all'impazzata. Un passo in avanti. Un altro. L'aria nella piccola stanza si fece densa, elettrica. Flavio si avvicinò a Roberto, il suo sguardo ancora fisso sul rigonfiamento. Allungò una mano tremante, quasi senza rendersene conto, e la posò delicatamente sul tessuto teso.
Roberto sussultò, un sospiro gli sfuggì. Non si ritrasse. Anzi, inclinò leggermente il bacino verso la mano di Flavio.
"È enorme," mormorò Flavio, la voce un sussurro rauco.
"Vuoi vedere quanto?" Roberto, la voce roca, gli tese una mano.
Flavio non esitò. Si avvicinò ancora di più, il suo corpo che bruciava. Le sue labbra si posarono su quelle di Roberto, un bacio impetuoso, famelico. La bocca di Roberto era morbida e calda, sapeva di vino e di un profumo che era solo suo. Le lingue si incontrarono, si intrecciarono, una danza selvaggia e inattesa. Flavio sentì le mani di Roberto avvolgergli la vita, stringerlo a sé con forza. Il rigonfiamento premeva contro il suo inguine, una promessa di piacere.
Roberto si staccò dal bacio, ansimante. I suoi occhi brillavano di desiderio. "Vieni," sussurrò, e lo trascinò fuori dal bagno, lungo un corridoio più buio, fino a una porta socchiusa. Una camera da letto.
Entrarono, la porta si chiuse con un clic sommesso dietro di loro. La stanza era immersa in una penombra, illuminata solo dalla luce fioca proveniente dalla finestra. Un letto matrimoniale, disordinato, invitante. Roberto spinse Flavio contro il muro, le sue labbra che cercavano di nuovo quelle di Flavio, più feroci, più esigenti. Le mani di Roberto scivolarono sotto la maglietta di Flavio, accarezzando la pelle calda della sua schiena.
"Lo voglio," Flavio ansimò tra un bacio e l'altro. "Voglio te."
"E io voglio te, Flavio," rispose Roberto, la voce roca di desiderio. Le sue mani si mossero veloci, liberando Flavio dai suoi vestiti. La maglietta volò via, poi i jeans, le mutande. Flavio rimase nudo, esposto, vulnerabile e eccitato.
Roberto si sfilò le mutande, rivelando un cazzo enorme, turgido e pulsante. Il prepuzio ritratto lasciava scoperta la punta rubiconda, umida di pre-eiaculato. Flavio non riusciva a distogliere lo sguardo. Era ancora più grande di quanto avesse immaginato.
"Dio," Flavio sussurrò, allungando una mano per toccarlo. La pelle era calda, vellutata. Il suo pollice accarezzò la punta, e Roberto gemette, chiudendo gli occhi.
"Flavio," la sua voce era un lamento.
Flavio si inginocchiò. Aprì la bocca e prese la punta del cazzo di Roberto, succhiandola delicatamente. Il sapore era salato, eccitante. Roberto gemette più forte, le mani che gli afferravo i capelli, tirandoli dolcemente. Flavio si spinse più a fondo, prendendo sempre più del cazzo in bocca, sentendo la gola tendersi, il palato che premeva contro l'asta pulsante. Il movimento era ritmico, lento, poi più veloce, un succhiare avido che faceva tremare Roberto.
"Ah, Flavio, cazzo..." Roberto ansimava, il suo corpo che si contraeva.
Flavio continuò, sentendo il cazzo gonfiarsi ancora di più nella sua bocca. Le sue labbra si muovevano, la sua lingua danzava attorno alla punta, al frenulo, all'asta. Sentiva il sapore del suo stesso desiderio mescolarsi a quello di Roberto.
Roberto lo tirò su, i suoi occhi scuri che lo fissavano con una fame vorace. "Voglio sentirti sotto di me."
Lo spinse sul letto. Flavio si mise a quattro zampe, il sedere esposto, le natiche che tremavano leggermente. Sentiva il suo culo pulsare, bramare di essere riempito.
"Ti prego, Roberto," supplicò Flavio, la voce spezzata dall'eccitazione. "Inculami. Sfondami il culo. Ti supplico."
Roberto gli si avvicinò da dietro. Flavio sentì il calore del suo corpo contro il suo. Una mano di Roberto gli accarezzò le natiche, poi scese più in basso, le dita che si posarono sull'apertura stretta del suo ano.
"Sei pronto?" Roberto sussurrò, la sua voce profonda e rauca.
"Sì," Flavio ansimò. "Più che pronto."
Roberto sputò sulla mano, poi si lubrificò il cazzo con la sua stessa saliva. Flavio sentì la punta calda e umida del cazzo di Roberto premere contro il suo orifizio. Una spinta lenta, decisa. Flavio gemette, un misto di dolore e piacere. L'apertura si allargava, il muscolo si tendeva.
"Respira," Roberto gli sussurrò all'orecchio.
Flavio obbedì, inspirando profondamente. Roberto spinse ancora, un centimetro alla volta, il cazzo che si faceva strada, dilatando il suo ano. Il dolore iniziale si trasformò in una sensazione di pienezza, di invasione.
"Ah!" Flavio si inarcò, stringendo le lenzuola tra le dita.
Finalmente, Roberto fu dentro del tutto. Il cazzo riempiva Flavio, una sensazione incredibile, totalizzante. Flavio sentiva il suo corpo tremare, il suo cuore battere all'impazzata.
"È così grande," Flavio gemette, le lacrime agli occhi.
Roberto iniziò a muoversi, spinte lente e profonde all'inizio, poi sempre più veloci, più potenti. Il letto scricchiolava sotto i loro corpi. Il suono del cazzo che entrava e usciva dal culo di Flavio riempiva la stanza. Un suono umido, carnoso, eccitante. Flavio si sentiva sfondato, posseduto.
"Cazzo, Flavio," Roberto ansimava, le sue spinte che diventavano furia. "Sei così stretto, così fottutamente buono."
Flavio si sentiva impazzire. Le sue natiche si muovevano contro le cosce di Roberto, il suo culo che si apriva e si chiudeva attorno all'asta pulsante. Il piacere era così intenso che gli offuscava la mente.
Nel frattempo, nella sala principale, l'atmosfera si era fatta ancora più surreale. Marco, il padrone di casa, visibilmente ubriaco, stava esibendo con orgoglio le sue prodezze tecnologiche. "Guardate, ragazzi! La mia casa è completamente domotica! Posso controllare tutto con la voce!"
Brandiva un telecomando, ma poi lo gettò sul divano con un gesto teatrale. "Non serve! Basta parlare!" Si rivolse al soffitto, dove una piccola luce blu indicava la presenza dell'assistente vocale. "Alexa, accendi le luci in cucina!"
Un attimo di silenzio, poi una voce femminile e sintetica rispose: "Cucina accesa."
Gli amici, tra risate e battute, lo incitavano. "Fagli fare qualcos'altro, Marco!" "Metti la musica!"
Marco, gonfiato dall'attenzione, sorrise. "Alexa, mostra la temperatura esterna."
"La temperatura esterna è di 3 gradi Celsius."
"Perfetto! Adesso... Alexa, mostra le telecamere di sorveglianza!" Marco voleva probabilmente mostrare l'esterno della casa, o il garage.
L'assistente vocale elaborò la richiesta. Un attimo di attesa, poi il gigantesco schermo piatto appeso alla parete si accese. Non apparve la visuale esterna. Invece, una griglia di piccole immagini, i feed di tutte le telecamere della casa, si materializzò. La sala, il corridoio, la cucina, il giardino. E, in un riquadro in basso a destra, la camera da letto.
L'attenzione degli uomini, già annebbiata dall'alcol, fu catturata da quel riquadro. Un mormorio si levò. Qualcuno indicò lo schermo.
"Ma quella è la camera degli ospiti, no?"
"Chi c'è lì dentro?"
In quel preciso istante, Flavio sul letto si inarcò, le natiche rosse e lucide che si muovevano in un ritmo forsennato. I suoi gemiti, amplificati dal microfono della telecamera, risuonarono nella sala.
"Oh, Roberto! Ti prego! Inculami ancora più forte! Sfondami il culo, ti supplico!" La sua voce era un lamento di puro piacere, disperato e lascivo.
Un silenzio pesante calò nella sala. Gli uomini, con gli occhi spalancati e le bocche aperte, fissavano lo schermo. Marco, anche se ubriaco, capì immediatamente la gravità della situazione. Cercò di armeggiare con il telecomando, ma le sue mani erano troppo tremanti.
"Ingrandisci l'immagine della camera da letto!" urlò qualcuno, la voce stridula.
"Zoom sulla telecamera nella camera da letto," ordinò qualcun altro.
L'assistente vocale obbedì. L'immagine si ingrandì, riempiendo lo schermo. Flavio, a quattro zampe, il culo esposto e arrossato, Roberto dietro di lui, il cazzo che entrava e usciva con una violenza inaudita. Il suono degli schiaffi delle natiche, i gemiti di Flavio, i rantoli di Roberto, tutto era incredibilmente chiaro.
"Ma quello è Flavio!"
"E Roberto!"
L'incredulità lasciò il posto a un'eccitazione selvaggia. Gli uomini si scambiarono sguardi carichi di una nuova, perversa curiosità. L'alcol cancellò ogni residuo di inibizione.
"Andiamo a vedere!"
"Che spettacolo!"
Un gruppo di uomini, spinti da un'onda di eccitazione e voyeurismo, si precipitò verso la camera da letto. Marco, tra i primi, aprì la porta con un calcio.
Flavio e Roberto si bloccarono, congelati nella loro posizione. I loro occhi si spalancarono, incontrando quelli dei loro ex compagni di classe. L'imbarazzo, la vergogna, il panico, tutto si mescolò sul viso di Flavio.
"Che cazzo sta succedendo qui?" Marco, la voce distorta dall'alcol e dalla sorpresa, barcollò all'interno.
Roberto, ancora dentro Flavio, si staccò con un movimento brusco. Il suo cazzo, enorme e gocciolante, si ritirò con uno schiocco umido. Flavio emise un lamento di privazione.
Roberto si alzò, cercando di coprirsi con le mani. I suoi occhi scuri si posarono su Flavio, poi sugli altri uomini. Un'espressione di calcolo gli attraversò il viso.
"Lui," Roberto disse, indicando Flavio, la voce ferma nonostante l'alcol. "Mi ha supplicato. Mi ha detto che aveva voglia di cazzo. Che voleva essere sfondato."
Le parole di Roberto colpirono Flavio come uno schiaffo. Sentì il sangue gelarsi nelle vene. Tradito. Esposto. Ma la vergogna fu presto soppiantata da un'altra emozione, una scintilla perversa che l'alcol aveva alimentato.
Gli altri uomini si guardarono. Le parole di Roberto, l'immagine ancora vivida del culo di Flavio sullo schermo, le sue suppliche. L'alcol amplificò il desiderio latente, la curiosità.
"È vero, Flavio?" uno di loro chiese, un sorriso lascivo sul volto. "Volevi essere sfondato?"
Flavio, ancora sul letto, a quattro zampe, non riuscì a rispondere. Il suo cuore batteva all'impazzata, ma non era più solo panico. C'era un'eccitazione crescente, una sensazione di abbandono, di resa.
"A quanto pare sì!" un altro gridò, e una risata si levò.
Gli uomini si avvicinarono a Flavio. Non c'era giudizio nei loro sguardi, solo una fame primordiale. L'aria era densa di desiderio maschile.
"Allora accontentiamolo, no?" Marco, spinto da un impulso che non riconosceva, si fece avanti.
Flavio sentì le mani di Marco afferrare le sue natiche, stringerle con forza. Il tocco non era violento, ma possessivo. Le natiche di Flavio si strinsero, ma non per paura. Per una perversa eccitazione.
"Flavio vuole cazzo," un altro amico, Luca, gli si avvicinò. "E noi glielo daremo."
Flavio fu trascinato fuori dalla camera da letto, nudo e vulnerabile, ma stranamente non si oppose. Il suo corpo era in preda a un'ondata di piacere e anticipazione. Fu portato al centro del grande salone. Gli altri fecero spazio, formando un cerchio attorno a lui. Le luci soffuse, le risate, le battute oscene che volavano nell'aria. Il maxi schermo proiettava ancora l'immagine del suo culo.
"Chi comincia?"
Un'esplosione di risate. Flavio sentì le sue natiche esposte all'aria, al giudizio, ma soprattutto al desiderio.
Marco fu il primo. Si inginocchiò davanti a Flavio, che era stato spinto di nuovo a quattro zampe. Le sue mani si posarono sulle cosce di Flavio, poi scivolarono verso il suo culo. Flavio sentì le sue dita afferrare le natiche, allargarle, esponendo l'apertura rossa e umida.
"Sei pronto per me, Flavio?" Marco sussurrò, la sua voce profonda e roca.
Flavio annuì, un gemito gli sfuggì.
Marco si tirò giù i pantaloni, rivelando un cazzo più sottile di quello di Roberto, ma comunque turgido e duro. Lo sputò sopra, poi lo posò contro l'ano di Flavio. Una spinta. Flavio gemette, sentendo l'ingresso.
"Ah, Marco!"
Le spinte di Marco erano meno aggressive di quelle di Roberto, ma non meno efficaci. Flavio si sentiva riempito, il suo culo che si apriva per accogliere il cazzo di Marco. Gli altri uomini attorno a loro incitavano, le loro voci che creavano un coro di eccitazione.
"Sfondalo, Marco!"
"Fagli vedere chi comanda!"
Flavio si sentiva un oggetto, un giocattolo sessuale, e la cosa lo eccitava in un modo che non avrebbe mai creduto possibile. Le inibizioni erano scomparse, sostituite da una fame insaziabile.
Marco si staccò, ansimando, il suo cazzo gocciolante. "Tocca a qualcun altro!"
Luca si fece avanti, il suo cazzo già duro. Si inginocchiò dietro Flavio, e senza preamboli, lo spinse dentro. Luca era più grande di Marco, e il suo cazzo era più spesso. Flavio si inarcò, un grido di piacere che gli sfuggì.
"Oh, sì! Luca! Più forte!"
Luca lo accontentò, le sue spinte che diventavano violente, il suo corpo che si muoveva con una foga animalesca. Flavio sentiva il suo culo completamente sfondato, dilatato, e la sensazione era estatica.
Poi, un'idea perversa attraversò la mente di uno degli uomini. "Doppia penetrazione!"
"Sì! Così! Voglio tutto!" Flavio gemette, la sua voce rauca di desiderio.
Si alternarono, uno dopo l'altro. Il suo culo diventò un ricettacolo per i cazzi dei suoi ex compagni di classe. Alcuni erano più delicati, altri più brutali. Sentiva sperma caldo schizzare sulle sue natiche, sulla sua schiena, mentre gli uomini venivano, uno dopo l'altro, in un crescendo di follia.
Flavio si ritrovò a implorare, a chiedere di più, a chiedere di essere usato, di essere sfondato fino in fondo. Ogni inibizione era caduta. Era un oggetto del desiderio, e lo amava.
La serata si trasformò in un'orgia selvaggia. Flavio, al centro, si lasciò andare completamente. Le mani che lo accarezzavano, le labbra che lo baciavano, i cazzi che lo riempivano. Sentiva il suo corpo vibrare di piacere, ogni fibra del suo essere che rispondeva a quella stimolazione estrema. I suoni umidi, gli schiaffi della carne contro carne, i gemiti e le grida, tutto si fondeva in una sinfonia di sesso.
Quando l'alba cominciò a filtrare dalle finestre, gli uomini erano esausti, sparsi per la sala, alcuni addormentati, altri ancora in preda a un'ebbrezza post-orgia. Flavio giaceva a terra, nudo, il corpo ricoperto di sperma, il culo dolorante ma incredibilmente soddisfatto. Un sorriso beato gli increspava le labbra.
Non avrebbe mai immaginato che una rimpatriata delle superiori potesse trasformarsi in qualcosa di così liberatorio, così eccitante. L'iniziale riluttanza era stata spazzata via da un'onda di piacere e di accettazione.
Qualche giorno dopo, Flavio creò un nuovo gruppo su WhatsApp. "Sfondatori." Solo i maschi. Il messaggio era semplice: "Quando la prossima rimpatriata?"
Le risposte arrivarono in pochi minuti, entusiaste. Flavio sorrise. Non vedeva l'ora di essere di nuovo sfondato da tutti i suoi ex compagni di classe. Il Natale non era mai stato così divertente. E il suo ritorno a casa, così inaspettatamente appagante.
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