incesto
Mario e sua sorella
11.10.2024 |
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"Riccardo era già lì, nascosto tra gli alberi, la sua figura quasi invisibile nell'ombra..."
Era un caldo venerdì di ottobre, il sole declinava pigro all'orizzonte, tingendo il cielo di sfumature arancioni e viola. Mario aveva appena terminato di tagliare l'erba nel vasto giardino della casa di campagna, il luogo dove amava rifugiarsi nei fine settimana per allontanarsi dal caos cittadino. Il ronzio del tagliaerba si era spento, lasciando dietro di sé un silenzio rurale interrotto solo dal fruscio delle foglie e dal cinguettio degli uccelli. Il sudore gli imperlava la fronte e gli incollava la maglietta alla pelle, una sensazione appiccicosa che gli prometteva il refrigerio di una doccia. La stanchezza gli pesava sulle spalle, ma era una buona stanchezza, quella che precede il riposo meritato.Mario, quarantotto anni, si muoveva con una certa agilità per la sua statura di un metro e ottanta. Il suo fisico era ben curato, non esageratamente scolpito come quello di un bodybuilder, ma tonico e definito grazie a una sessione settimanale in palestra. Non era un fanatico, solo attento al suo benessere.
Rientrando in casa, il fresco dell'ambiente lo avvolse. Sul divano del salotto, immersi in un sonno profondo, c'erano sua sorella Luisa e suo cognato Riccardo. Avevano deciso di trascorrere il fine settimana in campagna con lui, una gradita compagnia. Luisa, quarantadue anni, possedeva un corpo che definire favoloso era riduttivo. Le sue curve erano morbide ma toniche, modellate da anni di ballo e una genetica generosa. Nonostante Mario fosse gay, Luisa era l'unica donna che, fin dall'adolescenza, era riuscita a risvegliare in lui un'eccitazione inattesa, soprattutto quando la spiava, di nascosto e con un misto di vergogna e curiosità, mentre si cambiava o usciva dalla doccia, i capelli bagnati che le si incollavano alla pelle. Riccardo, tre anni più giovane di Mario, aveva un rapporto eccellente con il cognato. Per una bizzarra coincidenza, i loro fisici erano quasi identici: stessa altezza, stessa corporatura, persino le taglie dei vestiti combaciavano, tanto che spesso si scambiavano pantaloni, camicie o scarpe. Riccardo e Luisa erano fidanzati da cinque anni, e tra loro c'era una complicità che andava oltre il semplice legame familiare.
Mario amava dedicarsi alla cura della casa in campagna, si dilettava personalmente in piccole ristrutturazioni. Il bagno, tuttavia, era la stanza che necessitava di maggiore attenzione. La maniglia della porta era rotta, i sanitari vecchi e ingialliti. Ma soprattutto, la doccia era un semplice soffione sopra un piatto, senza tenda né box. Era un progetto rimandato, ma appena avesse messo da parte qualche soldo, avrebbe sistemato tutto.
Certo che Riccardo e Luisa stessero dormendo profondamente, Mario si sfilò i vestiti sporchi di terra e sudore, lasciandoli cadere a terra. Entrò nel piatto doccia, lasciando che l'acqua fredda lo colpisse, un brivido piacevole che gli risvegliò i sensi. Mentre si insaponava, la mente vagò al ragazzo conosciuto in chat la sera precedente. Un incontro intenso, due ore di sesso sfrenato in ogni posizione immaginabile, fino a quando non aveva supplicato il culmine, e il ragazzo era venuto dentro di lui con un controllo del corpo che lo aveva lasciato senza fiato. I ricordi di quella notte gli fecero pulsare il sangue nelle vene. Il suo cazzo, già semi-eretto, si gonfiò, diventando duro e turgido sotto la sua mano insaponata. Iniziò a menarselo, le dita che scorrevano sulla pelle bagnata, il respiro che si fece più affannoso.
Improvvisamente, la porta del bagno si spalancò con uno scatto. Mario sussultò. Un lampo di panico gli attraversò gli occhi. In tutti quegli anni, non era mai successa una cosa del genere. Riccardo rimase impietrito sulla soglia, lo sguardo fisso su Mario, che si teneva ancora il cazzo in mano, l'erezione in piena mostra. Gli occhi di Riccardo scorsero Mario dalla testa ai piedi, indugiando per un istante sul suo membro.
"Oh, scusa, scusa tanto," Riccardo balbettò, con un tono di voce che oscillava tra l'imbarazzo e lo stupore. "Non pensavo fossi in bagno. Avevo solo bisogno di fare pipì."
Mario si girò di spalle, la schiena ancora insaponata, anche se ormai ciò che c'era da vedere era stato visto. Non aveva senso fingere.
"Fai pure i tuoi bisogni Riccardo" disse, la voce sorprendentemente calma, nonostante il cuore gli martellasse nel petto. "Devo solo risciacquarmi."
Un silenzio denso calò sul bagno, rotto solo dal gocciolio dell'acqua e dal fruscio della doccia. Mario sentiva lo sguardo di Riccardo sulla sua schiena, sulla sua erezione. Dopo qualche secondo di imbarazzo palpabile, Riccardo ruppe il silenzio.
"Complimenti Mario, hai un attrezzo niente male," la voce del cognato era carica di una nota di ammirazione che Mario non si aspettava. "Se fossi stato etero, ne avresti fatte felici di donne!"
Mario si lasciò sfuggire una risata nervosa, il suono un po' strozzato.
"Ah ah ah grazie, cognatino."
Il silenzio tornò, più breve questa volta. Riccardo aveva finito di fare pipì. Mario lo sentì avvicinarsi al lavandino, l'acqua che scorreva mentre si lavava le mani.
"Comunque stavo notando che abbiamo davvero lo stesso fisico," Riccardo continuò, la voce più rilassata, quasi pensierosa. "Ora che ti ho visto come mamma ti ha fatto, è veramente incredibile."
Nell'imbarazzo della situazione, ancora di spalle, Mario sentì una strana audacia farsi strada.
"Certo," rispose, la voce un po' più ferma, "per fare un paragone dovresti essere nudo anche tu."
Riccardo non rispose. Mario sentì i suoi passi allontanarsi, la porta che si chiudeva con un leggero clic. Forse era stato troppo spudorato. Non gli interessava davvero vedere Riccardo nudo, era stata solo una battuta per alleggerire la tensione.
Pochi secondi dopo, la porta si riaprì. Riccardo rientrò.
"Luisa dorme profondamente," disse, e nella sua voce c'era un'insolita sicurezza. "Effettivamente, hai ragione. Per fare un paragone devo spogliarmi anche io."
Mario sentì il fruscio dei vestiti. Riccardo si sfilò la maglietta, poi i pantaloni.
"Mario, puoi evitare di coprirti il cazzo," Riccardo disse, con un leggero sorriso nella voce. "L'ho visto qualche minuto fa… ah, ok, ho capito. Devo togliere anche gli slip."
Mario lo sentì sfilarsi le mutande. Il suono dei tessuti che cadevano a terra. Poi, i passi di Riccardo che si avvicinavano.
"Girati, così ci mettiamo uno accanto all'altro di fronte allo specchio."
Mario si sentiva in una situazione surreale, come in un sogno bizzarro. Ma era stato lui a provocarlo. Si tolse le mani dal pacco, la sua erezione ancora turgida e pulsante, e si girò lentamente, posizionandosi accanto a Riccardo. Nello specchio, vide se stesso e suo cognato, nudi, affiancati. A quel punto, si scoprì completamente, lasciando che il suo cazzo si ergesse fiero.
Dopo qualche secondo di silenzio, Riccardo ruppe di nuovo il ghiaccio.
"Sul fisico siamo veramente due gocce d'acqua," disse Riccardo, la sua voce un mormorio di stupore. "Potresti essere scambiato tranquillamente per mio fratello. Qui sotto, però, devo essere onesto, mi superi alla grande."
Mario non aveva mai visto suo cognato completamente nudo. E Riccardo aveva ragione. I loro fisici erano indistinguibili, muscoli definiti ma non eccessivi, pelle chiara, peli scuri. Ma il cazzo di Mario era indubbiamente più lungo e più spesso.
Si guardarono l'un l'altro, nudi, gli occhi che si incontravano nello specchio. Un'atmosfera strana, carica di una tensione inaspettata, aleggiava nel piccolo bagno. Poi, Riccardo fece una proposta assurda, qualcosa che Mario non avrebbe mai potuto immaginare.
"Senti Mario, ora siamo qui, nudi uno di fronte all'altro," Riccardo iniziò, la voce bassa, quasi un sussurro, come se temesse di essere udito. "Voglio chiederti una cosa. È una cosa che mi imbarazza molto, ma la chiederei solo a te. Con tua sorella, il rapporto va alla grande, ma ultimamente, dal punto di vista sessuale, non è proprio il massimo. Mi chiedevo: visto che siamo così simili nel fisico, ti andrebbe se creassimo una situazione tale in cui tu non verresti riconosciuto da Luisa, ma la scoperesti fingendoti me? Con quell'attrezzo che hai in mezzo alle gambe, la faresti impazzire."
Mario non poteva credere alle sue orecchie. Suo cognato gli aveva appena chiesto di spacciarsi per lui e scopare sua sorella. Era praticamente il sogno della sua vita che si avverava, un desiderio recondito e proibito che aveva nutrito fin dall'infanzia, ora presentato su un piatto d'argento. Rimase un po' basito, le parole di Riccardo gli ronzavano nella testa, un misto di shock e incredulità.
Proprio in quel momento, la voce di Luisa, un richiamo assonnato da lontano, ruppe la magia.
"Riccardo?"
La voce arrivò dal salotto. Mario e Riccardo si rivestirono in fretta, i movimenti concitati, quasi goffi. Riccardo, mentre si abbottonava i pantaloni, si avvicinò a Mario e gli sussurrò.
"Fammelo sapere entro stasera, così organizzo una situazione carina domani."
Riccardo uscì dal bagno, dirigendosi verso Luisa, la cui voce si era fatta più vicina. Mario rimase in bagno, il suo corpo ancora pulsante per l'eccitazione e la sorpresa, la mente in subbuglio. Continuò a pensare a quella proposta assurda anche durante la cena, mentre assaggiava il pollo arrosto preparato da Luisa. Ogni tanto, i suoi occhi incontravano quelli di Riccardo. A un certo punto, Mario annuì leggermente, un cenno quasi impercettibile. Il volto di Riccardo si illuminò, e con la mano gli fece un gesto discreto, indicando che si sarebbero aggiornati dopo.
Più tardi, mentre sua sorella lavava i piatti, Mario e Riccardo uscirono in giardino per fumare una sigaretta. L'aria della sera era fresca, il profumo della terra umida si mescolava a quello del tabacco.
"Allora Mario, ora rientriamo in casa," Riccardo iniziò, la voce bassa e decisa. "Tu dirai che domani pomeriggio devi andare in città per delle commissioni. Io mi accorderò con Luisa per fare un giochetto erotico, li facciamo già ogni tanto. Lei andrà nel capanno degli attrezzi quando crederà che tu sia andato via e indosserà una maschera. Anche tu metterai una maschera e vi fingerete sconosciuti, nessuno dei due dovrà parlare e tu lì le potrai fare qualunque cosa vorrai. L'unica cosa, so che a tua sorella non le piace il sapore della sborra in bocca, quindi magari evita solo questo. Con la porta chiusa e la poca luce che filtra all'interno, dubito ti riconoscerà. Ti prego Mario, lo so che sei gay, ma fallo per me, falla godere più che puoi. Se tu mi dai il permesso, Mario, io mi metterò vicino quell'asse scardinata del capanno, così potrò guardarvi per assicurarmi sia tutto ok."
A Mario sembrava un piano ben organizzato, quasi diabolico nella sua semplicità e audacia. Rientrarono in casa.
"Luisa," Mario disse, con un tono casuale, "domani pomeriggio dovrò fare un salto in città. Ho bisogno di un po' di materiale per il bricolage, sai, per sistemare un po' la casa qui in campagna."
Luisa annuì, troppo intenta a sciacquare i piatti per prestare molta attenzione. Riccardo la guardò, un sorriso enigmatico sulle labbra.
La notte trascorse lentamente. Mario non chiuse occhio, la mente che ripercorreva ogni dettaglio del piano, ogni parola di Riccardo. L'eccitazione si mescolava a un senso di incredulità e una punta di colpa, subito soffocata dal desiderio. Finalmente, arrivò il pomeriggio. Salutò Luisa e Riccardo con un'alzata di mano e uscì di casa. Spostò la sua macchina finché non fu più visibile dalla casa, parcheggiandola dietro un folto boschetto. Poi si diresse verso il capanno degli attrezzi.
Riccardo era già lì, nascosto tra gli alberi, la sua figura quasi invisibile nell'ombra. Gli passò una maschera scura, di quelle che coprono l'intero volto, e un set dei suoi vestiti.
"Metti questi," Riccardo sussurrò, gli occhi che brillavano nell'oscurità. "Così anche l'odore sarà il mio. Io guarderò da qui, da questa fessura."
Mario annuì, indossò i vestiti di Riccardo: una camicia di flanella e un paio di jeans leggermente larghi, che gli calzavano comunque a pennello. Prese la maschera in mano, sentendone la consistenza fredda e liscia. Entrò nel capanno. All'interno, la luce era fioca, pochi raggi filtravano attraverso le crepe delle assi di legno, creando un'atmosfera quasi surreale. Dubitava seriamente che Luisa lo avrebbe riconosciuto in quelle condizioni.
Ed eccola lì. Di spalle, con indosso solo una camicetta leggera e una gonna, la maschera che le copriva il volto, trasformandola in una figura enigmatica. Era già nel personaggio, in attesa del suo sconosciuto.
Mario sbatté violentemente la porta, il rumore echeggiò nel piccolo spazio, amplificando la tensione. Luisa sussultò e si voltò di scatto.
"Ti prego, sconosciuto, non mi fare del male," la sua voce era un sussurro tremante, ma Mario percepiva la nota di eccitazione sottostante.
Per non tradirsi con la voce, Mario le fece cenno di fare silenzio, portando un dito mascherato alle labbra. Si avvicinò lentamente, ogni passo un'affermazione del suo ruolo. Non riusciva a credere che a pochi passi da lui ci fosse sua sorella, il sogno proibito della sua infanzia, e che ora, con l'autorizzazione di Riccardo, potesse fare l'amore con lei.
La guardò negli occhi, o meglio, negli spazi vuoti della maschera che le copriva il viso. Si finse uno straniero violento, un predatore che desiderava prendere il suo corpo, esattamente ciò che, in fondo, aveva sempre desiderato. Si sfilò la camicia di flanella, rivelando il suo torso tonico. La sua erezione pulsava già, tesa contro i boxer.
Si mosse verso di lei con un'aggressività controllata. Le afferrò la maglietta e gliela strappò con un gesto secco, il tessuto che si lacerava con uno strattone. Il reggiseno, di pizzo nero, fu la prossima vittima. Lo slacciò con ferocia, liberando i seni pieni e turgidi di Luisa. Lei gemette, un suono basso e gutturale che fece vibrare l'aria. Mario le si avventò sul collo, baciandola con violenza, la bocca che succhiava la pelle delicata, lasciando segni rossi.
Le mani di Luisa, guidate dall'istinto, si posarono sul pacco di Mario, già eccitato da tempo. Sentì le sue dita che stringevano la stoffa, cercando di toccare la carne pulsante sotto. Ma Mario le tolse con forza, le sue mani afferrando i polsi di lei. Doveva essere lui a dettare le regole del gioco.
Con voracità, le abbassò la gonna, poi le mutandine. Il tessuto scivolò a terra, rivelando la sua nudità completa. Ed eccola lì, in tutto il suo splendore, mia sorella. I peli pubici, scuri e ricci, formavano un piccolo triangolo sopra le sue labbra socchiuse, umide e invitanti. La vista le fece mancare il fiato, un misto di desiderio e vertigine gli attanagliò lo stomaco.
Prese delle corde che sapeva di trovare appese tra gli attrezzi e la legò saldamente alle travi del soffitto, le mani tese sopra la testa. Questo avrebbe ridotto al minimo la possibilità che le sue mani potessero esplorare il suo corpo e sentire le differenze con quello di Riccardo. Si abbassò i pantaloni, i muscoli delle cosce tesi. I suoi boxer, ormai troppo stretti, faticavano a contenere l'erezione prepotente.
Luisa era in preda a una follia controllata, un desiderio selvaggio che le si leggeva negli occhi mascherati.
"Ti prego, straniero, non farmi del male," sussurrò di nuovo, ma la sua voce era ora intrisa di un'urgenza diversa, un'invocazione.
Mario capì. Entrambi sapevano che era esattamente il contrario che lei voleva.
Si abbassò i boxer, liberando il suo cazzo. Svettava in tutta la sua magnificenza, rosso e turgido, la punta lucida di pre-cum. Si avvicinò a Luisa, il suo corpo che emanava calore e un profumo maschile acre, un misto di sudore e eccitazione. Le baciò le tette, succhiando i capezzoli duri e scuri, tirandoli delicatamente tra le labbra. Tutto ciò che aveva solo immaginato nei sogni più proibiti, ora lo stava facendo nella realtà. Luisa si contorceva, gemeva, le sue gambe si agitavano, le cosce che si sfregavano l'una contro l'altra.
Un'ora di preliminari, un'ora in cui Mario esplorò ogni centimetro del corpo di Luisa con la bocca e le mani, leccando, mordicchiando, accarezzando. I suoi gemiti si fecero più acuti, più insistenti.
"Sconosciuto, ti prego," la sua voce era un lamento, "non farmi del male."
Ma Mario sapeva che era il male che la stava facendo impazzire.
Avvicinò il suo uccello alla sua passera. Era bagnata, dire bagnata era dire poco. Le sue labbra erano gonfie e rosse, il clitoride un piccolo gioiello pulsante. Luisa si dimenava, lo voleva, lo implorava con ogni fibra del suo essere. Mario premette la punta del suo cazzo contro l'apertura umida. Un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra.
Glielo ficcò dentro, una spinta decisa che la fece urlare come non mai. Non un urlo di dolore, ma un grido liberatorio, un'esplosione di piacere represso. La sua vagina era calda, stretta, avvolgente. Mario la afferrò per i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e la sbatté violentemente contro di sé, il suo bacino che picchiava contro il suo, il suono della carne che si schiaffeggiava riempiva il piccolo capanno. Con la coda dell'occhio, Mario riuscì a intravedere Riccardo, la sua figura scura dietro la fessura tra le assi. La cosa lo fece impazzire ancora di più, un'ondata di adrenalina e di piacere perverso gli invase il corpo.
Erano passate due ore. Due ore di sesso selvaggio e ininterrotto. Luisa era un ammasso tremante di piacere, i suoi gemiti si erano trasformati in urla acute, le sue unghie che graffiavano le travi sopra la testa. Mario continuava a possederla, spingendo dentro di lei con una forza e una determinazione che non aveva mai sperimentato prima. Ma sentiva di volere di più.
Le slegò una mano. Luisa, confusa, cercò di portarla verso il suo corpo, ma Mario la afferrò di nuovo, posizionandola sulla nuca. Poi la mise a novanta gradi, il suo culo esposto, un invito irrefrenabile. Sputò sul buchetto del suo culo, il liquido denso e caldo che scivolava tra le natiche. Luisa ebbe un sussulto, il suo corpo si tese.
"Amore," sussurrò, la voce quasi irriconoscibile, "ho sempre voluto che mi sfondassi il culo, ma non ho mai avuto il coraggio di chiedertelo. Questa sera sei diverso, mi stai facendo impazzire, ti prego, inculami!"
Mario rispose con un "shhhh", portando un dito alla bocca mascherata, un gesto di silenzio. La sua cappella, lucida e turgida, si avvicinò lentamente al buco del culo di sua sorella. Prevette, delicatamente, poi spinse. La carne cedette, un po' alla volta, con una resistenza elastica. Luisa gemette, un suono più profondo, quasi un ruggito. Mario spinse ancora, e ancora, finché non fu completamente dentro.
La possedeva violentemente, spingendo a fondo, ritirando, spingendo di nuovo. Il suo cazzo era un martello che batteva contro le pareti strette del suo ano. Luisa si dimenava, le gambe che tremavano, le urla che le uscivano dalla gola erano un misto di dolore e piacere estremo. Mario sentì il suo corpo tendersi, un gemito gli sfuggì dalle labbra. Stava per venire.
Luisa se ne accorse. Con un movimento fulmineo, si sfilò il cazzo dal culo di Mario, si girò di scatto e lo afferrò. Lo portò alla bocca, i suoi occhi che brillavano di un desiderio insaziabile. Mario non ebbe il tempo di protestare. La sua bocca era calda, umida, avvolgente. Lei succhiò, tirò, la sua lingua che danzava sulla punta del suo membro. Ingoiò tutta la sborra che poté, leccando il suo uccello con avidità, quasi a non voler perdere nemmeno una goccia. E meno male che non le piaceva!
Mario era esausto, il suo corpo tremava, svuotato ma appagato. Il silenzio nel capanno era rotto solo dai respiri affannosi di entrambi. Era il momento dello scambio.
Uscì dal capanno, completamente nudo, il corpo ancora lucido di sudore e fluidi. Riccardo era lì, dietro la fessura, gli occhi sgranati, il suo membro in erezione che spuntava dai pantaloni sbottonati.
"Spogliati completamente," Mario sussurrò, la voce roca. "Entra dentro e slegala."
Riccardo non se lo fece ripetere due volte. Si sfilò i vestiti con rapidità, rivelando un'erezione notevole.
"Ah, però," Mario sussurrò, un sorriso malizioso sulle labbra, "anche tu non sei poi messo così male. Se te la senti, gliela puoi dare un'altra botta a Luisa."
Riccardo lo abbracciò, un gesto spontaneo, quasi di gratitudine.
"Ma sei sicuro di essere gay?" Riccardo chiese, la voce un misto di stupore e ammirazione. "Io non ho mai scopato così selvaggiamente Luisa."
Mario sorrise. Un sorriso enigmatico, quasi felino. Riccardo entrò nudo nel capanno. I ruoli si invertirono. Mario si mise a spiare la scena dalla fessura, il suo corpo ancora pulsante, ma ora un osservatore.
Vide Riccardo slegare Luisa. Le tolse la mascherina, poi si sfilò anche la sua. I loro occhi si incontrarono.
"Riccardo," Luisa disse, la sua voce ancora roca per le urla. "Quello che mi hai fatto stasera cancella tutti i problemi che abbiamo avuto nell'ultimo periodo. Mi hai fatto cose mai fatte prima, questo gioco dello straniero mi è piaciuto molto. C'è solo un problema: tu sei venuto, io no. Che ne dici se indossiamo la mascherina e continuiamo il gioco?"
Il volto di Riccardo si illuminò. Il suo cazzo, già turgido, divenne ancora più duro, pulsante. Senza una parola, indossarono di nuovo le maschere. Riccardo afferrò Luisa, la baciò con foga, la spinse contro una parete del capanno. La scopò ancora per diverso tempo, le loro voci che si mescolavano in un coro di gemiti e schiaffi della carne. Poi, con un ultimo urlo forsennato di Luisa, Riccardo le sborrò in bocca.
Riccardo guardò verso la fessura da dove Mario aveva spiato tutto. Gli fece un occhiolino, un gesto di complicità e intesa. Mario sorrise. Il suo sogno, in un modo inaspettato e perverso, si era avverato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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