incesto
Le cure di una madre
10.12.2025 |
11.408 |
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"Un gemito di piacere le sfuggì quando la punta del suo pisello si insinuò tra le sue labbra umide..."
Roberto si rigirò sotto le coperte, il piumone pesante come un macigno sulla pancia. Un gemito gli sfuggì, debole, quasi inudibile. Il primo sole accarezzava le tende, dipingendo strisce dorate sul pavimento della sua stanza. Aveva tredici anni, un'età sospesa tra l'infanzia e il mondo degli adulti, un limbo fatto di curiosità crescenti e sensazioni sconosciute."Mamma," la voce uscì un sussurro, impastata dal sonno e da una recita ben studiata. "Mamma, mi fa male la pancia."
Un fruscio di passi si avvicinò alla porta. La mamma, ancora in vestaglia di seta, il viso morbido assonnato, apparve sulla soglia. I suoi occhi, solitamente vivaci, si posarono sul figlio con un'ombra di preoccupazione.
"Roberto, cos'hai, amore?" Si avvicinò al letto, la mano fresca sulla fronte del ragazzo. "Non hai la febbre."
"No, mamma, ma... è qui, in basso," indicò con un gesto vago il basso ventre, arricciando la fronte in una smorfia di dolore simulato. "Sono come delle fitte."
La mamma sospirò, accarezzandogli i capelli scuri. "Sarà il panino di ieri sera, forse. Troppo pesante." Si sedette sul bordo del letto, il materasso che cedeva leggermente sotto il suo peso. "Vuoi stare a casa oggi? Niente scuola?"
Gli occhi di Roberto si illuminarono per un istante, subito spenti da un'altra finta smorfia. "Sì, mamma, per favore. Non credo di farcela a stare seduto sul banco."
"Va bene, amore. Resta qui, al caldo. Ti preparo una camomilla." Si alzò, dirigendosi verso la cucina. "Cerchiamo di capire cosa ti fa stare così."
La camomilla non sortì alcun effetto. Né la borsa dell'acqua calda, né le carezze leggere della madre sulla pancia. Il finto dolore di Roberto persisteva, un fantasma insistente che lo teneva imprigionato nel letto, ma con la segreta gioia di aver evitato la lezione di matematica.
"Non mi piace proprio questa storia," la mamma tornò in camera, il cellulare all'orecchio. "Non mi risponde nessuno in farmacia. Provo a chiamare la dottoressa Rossi."
Roberto sentì un brivido freddo. La dottoressa Rossi. Una donna anziana, severa, con occhiali appuntiti e dita fredde. La sua finta malattia stava prendendo una piega inaspettata.
"Sì, dottoressa, è Roberto. Ha delle fitte al basso ventre, ma senza febbre. Non so proprio cosa possa essere." La voce della madre si fece più concitata. "Sì, certo. La aspettiamo. Grazie mille."
La dottoressa Rossi arrivò meno di un'ora dopo, un'aura di professionalità e un leggero profumo di disinfettante che la precedeva. Entrò nella camera di Roberto, la borsa di cuoio nera stretta nella mano. La mamma si fece da parte, il viso tirato dall'apprensione.
"Allora, giovanotto, cosa combiniamo oggi?" La dottoressa si avvicinò al letto, i suoi occhi penetranti si posarono su Roberto. "Mi racconti un po' queste fitte."
Roberto balbettò qualche parola, cercando di sembrare il più sofferente possibile. La dottoressa annuì, poi la sua voce si fece più autoritaria.
"Su, mettiti a torso nudo, che ti do un'occhiata più approfondita."
Roberto obbedì, sfilandosi la maglietta. L'aria fresca gli accarezzò il petto, ancora liscio, con solo qualche accenno di muscolo che iniziava a definirsi. La dottoressa posò lo stetoscopio freddo sulla sua pelle, ascoltando con attenzione. Poi, le sue dita iniziarono a premere delicatamente sulla pancia di Roberto, sempre più in basso, verso l'inguine.
"Qui ti fa male?"
"Un po'," Roberto trattenne il respiro, cercando di non tradirsi. Le dita della dottoressa erano sorprendentemente forti, e la sua pressione lo metteva a disagio.
"E qui?"
"Sì, lì sì!" La sua voce si alzò di un tono, il dolore simulato mescolato a un vero fastidio.
La dottoressa scosse la testa. "Non sento nulla di anomalo. Non mi sembra nulla di grave, ma voglio essere sicura." Si alzò, i suoi occhi si posarono sulla mamma. "Fallo alzare, per favore. Voglio vedere come si regge."
Roberto si mise in piedi, un po' traballante, il viso pallido. Era rivolto verso la mamma, che lo guardava con occhi pieni di preoccupazione. La dottoressa, con un movimento inaspettato, afferrò l'elastico dei suoi pantaloni del pigiama e li tirò giù con uno strappo deciso.
Un attimo di silenzio glaciale calò nella stanza. La dottoressa si aspettava di trovare le mutandine, ma Roberto dormiva sempre nudo. I pantaloni caddero alle sue caviglie, rivelando il suo corpo completamente scoperto.
La mamma emise un piccolo sussulto. I suoi occhi si spalancarono, fissi sul figlio. Roberto, per la prima volta, si trovò completamente nudo di fronte a lei. Era un bambino, sì, ma il suo corpo stava cambiando. Piccoli peli scuri iniziavano a spuntare intorno al pube, un segno inequivocabile della pubertà che avanzava. E il suo pisello... in quel momento, si sentiva enorme, lungo ben oltre la media della sua età, quasi svettava, rigido per l'imbarazzo e la sorpresa.
Un rossore violento gli salì al viso, bruciandogli le guance e le orecchie. Le mani gli tremavano leggermente.
"Oh, mio Dio!" La dottoressa si portò una mano alla bocca, gli occhi che guizzavano tra Roberto e la mamma. "Mi scusi, Roberto! Pensavo avessi le mutandine!"
L'aria si fece densa, carica di imbarazzo. La mamma, con il viso arrossato, non riusciva a distogliere lo sguardo dal figlio. I suoi occhi indugiavano sui peli scuri, sul membro eretto, una visione che non aveva mai immaginato. Roberto si sentiva come un insetto sotto una lente d'ingrandimento, esposto, vulnerabile.
"Non importa, dottoressa," la mamma riuscì a dire, la voce sottile. "Continui pure."
La dottoressa, pur visibilmente a disagio, si ricompose. Si inginocchiò leggermente, le dita fredde che si avvicinavano all'inguine di Roberto. Iniziò a tastare delicatamente, esplorando la zona, mentre gli occhi di Roberto erano puntati sul pavimento, cercando un buco in cui sprofondare. La sua erezione, già imponente, si fece ancora più tesa sotto quelle dita estranee. Era un misto di vergogna e una strana, inaspettata sensazione che gli attraversava il corpo.
Un gemito involontario gli sfuggì. Le dita della dottoressa premevano, esploravano, e la sensazione si fece insostenibile. Un calore crescente gli inondò il basso ventre, un formicolio elettrico che si propagava.
"Mmh..."
All'improvviso, un getto caldo e denso schizzò fuori dal suo pisello, atterrando con un leggero *schlick* sul pavimento, macchiando anche il grembiule bianco della dottoressa. Roberto si irrigidì, gli occhi spalancati per la sorpresa e l'orrore. Aveva sborrato. Lì, davanti a sua madre e alla dottoressa.
Un silenzio ancora più profondo calò nella stanza, un silenzio che rimbombava nelle orecchie di Roberto. Il suo cuore batteva all'impazzata.
"Oddio!" La dottoressa si tirò indietro di scatto, il viso pallido. "Mi scusi, Roberto! Non..."
"Mamma, mi dispiace tanto!" Roberto sentì le lacrime pizzicargli gli occhi, un misto di vergogna e confusione.
La mamma, dopo un primo momento di shock, si mosse. Prese un fazzoletto dal comodino e si chinò, pulendo la macchia sul pavimento e poi sul grembiule della dottoressa. Il suo viso era ancora rosso, ma c'era anche una strana espressione, quasi di meraviglia, nei suoi occhi.
"Non ti preoccupare, amore," la sua voce era morbida, quasi un sussurro. "Succede. È normale a quest'età."
La dottoressa, riprendendosi, si affrettò a concludere la visita. "Beh, a parte questo... incidente," un leggero rossore le salì al collo, "non trovo nulla di preoccupante. Potrebbe essere un po' di stress, o semplicemente i cambiamenti del corpo che si manifestano in modo un po' brusco. Ti prescrivo un blando antidolorifico e un po' di riposo. Se il dolore persiste, fammelo sapere."
Si affrettò a riporre i suoi strumenti nella borsa, evitando lo sguardo di Roberto. "Mi dispiace ancora, Roberto."
"No, sono io che mi scuso, dottoressa," Roberto balbettò, ancora in preda all'imbarazzo.
La dottoressa le diede le prescrizioni alla mamma, poi si congedò rapidamente, lasciando dietro di sé un'atmosfera carica di tensione e imbarazzo.
La mamma si avvicinò a Roberto, che si era affrettato a tirarsi su i pantaloni. Le sue mani gli accarezzarono i capelli.
"Stai bene, amore?"
Roberto annuì, il viso ancora in fiamme. "Sì, mamma. Mi dispiace tanto per quello che è successo."
"Non devi scusarti, Roberto," la mamma lo abbracciò strettamente, il suo profumo familiare lo avvolse. "Sono cose che succedono. Stai crescendo, e il tuo corpo sta cambiando. È una cosa naturale." Ma mentre parlava, l'immagine del figlio nudo, con il pisello eretto e il getto di sperma, le si era impressa nella mente, vivida e inaspettata.
La giornata trascorse lenta, Roberto si sentiva un po' meglio, il finto dolore era quasi scomparso, sostituito da una strana agitazione. La mamma gli portò il pranzo a letto, lo accudì con una dolcezza insolita. Ogni tanto, i suoi occhi si posavano su di lui con uno sguardo che Roberto non riusciva a decifrare.
La notte calò, portando con sé un silenzio pesante. Il papà era fuori per lavoro, come spesso accadeva. Roberto si sentiva solo nella sua stanza, l'eco dell'incidente della mattina ancora presente.
La porta della sua camera si aprì piano. La mamma, in camicia da notte, apparve sulla soglia.
"Roberto, sei sveglio?"
"Sì, mamma."
"Senti, amore," la sua voce era bassa, quasi sussurrante. "Papà non c'è, e tu non sei ancora del tutto a posto. Se dovessi avere bisogno di qualcosa durante la notte, sarebbe più facile se fossi qui con me." Fece un gesto verso il letto matrimoniale. "Vuoi venire a dormire nel lettone?"
Roberto sentì un misto di sorpresa e una strana eccitazione. Dormire con la mamma? Era una cosa che non accadeva da anni, dai tempi in cui era un bambino piccolo.
"Sì, mamma," disse, la voce un po' roca.
Si alzò, il pigiama leggero che gli accarezzava la pelle. Andò nella camera matrimoniale, dove la mamma lo aspettava, seduta sul bordo del letto. Le lenzuola erano fresche, il profumo della mamma riempiva l'aria.
"Vieni, mettiti comodo."
Roberto si infilò sotto le coperte, sentendo il calore del corpo della mamma accanto a sé. Era una sensazione rassicurante, e allo stesso tempo, stranamente elettrizzante.
La mamma si girò verso di lui, i suoi occhi scuri che brillavano nella penombra.
"Sai, Roberto," la sua voce era un sussurro caldo, "io dormo sempre nuda." Con un movimento lento e deliberato, si sfilò la camicia da notte, lasciandola cadere sul pavimento con un fruscio leggero.
Roberto rimase senza fiato. I suoi occhi si spalancarono, fissi sul corpo della madre. Era la prima volta che la vedeva completamente nuda. La luce fioca della luna che filtrava dalla finestra disegnava ombre morbide sulle sue curve. I suoi seni, pieni e rotondi, con i capezzoli scuri e turgidi, si ergevano invitanti. Il ventre morbido, la linea sinuosa dei fianchi, il triangolo scuro dei peli pubici che celava la sua intimità. Era una visione mozzafiato, una rivelazione di bellezza e sensualità che lo colpì come un pugno nello stomaco.
Il suo pisello, ancora avvolto nel pigiama, si gonfiò all'istante, svettando, teso e dolorosamente rigido. Sentiva il sangue pulsare nelle vene, un calore che gli saliva per tutto il corpo.
La mamma lo guardò, un sorriso appena accennato sulle labbra. I suoi occhi indugiavano sull'erezione evidente di Roberto.
"Beh," la sua voce era roca, "visto che ti ho visto nudo stamattina, mi sembra giusto ricambiare, no?"
Roberto non riusciva a parlare. La sua bocca era secca. Sentiva il respiro affannoso, il cuore che batteva a mille. Senza una parola, le sue mani tremanti si mossero verso l'elastico dei suoi pantaloni del pigiama. Se li sfilò, lasciandoli cadere a terra. Poi, con un gesto più impacciato, si tolse la maglietta.
Ora erano entrambi nudi, sdraiati l'uno accanto all'altra, la pelle che si sfiorava appena. L'erezione di Roberto era prepotente, un'asta pulsante che sembrava voler esplodere.
La mamma allungò una mano e gli accarezzò delicatamente la coscia, poi risalì lentamente, sfiorando i peli pubici, fino ad arrivare alla base del suo membro. La sua presa era leggera, ma ferma.
Un gemito strozzato gli sfuggì.
"È bello, Roberto," la sua voce era un sussurro caldo, le sue dita che accarezzavano la pelle tesa. "È così bello e grande."
Si avvicinò, il suo corpo morbido che si premeva contro il suo. Il seno della mamma gli sfiorò il petto, i capezzoli duri che gli pizzicavano la pelle. Roberto sentì un'esplosione di sensazioni, un fuoco che gli divampava dentro.
La mamma si mosse ancora, il suo bacino che si premeva contro il suo. Il membro eretto di Roberto si trovò a contatto con il suo pube, i peli morbidi che si intrecciavano. Un *schlick* umido risuonò nella stanza, il suono della pelle che si sfrega contro la pelle.
"Mamma..."
"Shhh," la mamma gli posò un dito sulle labbra, i suoi occhi che brillavano di desiderio. "Lasciati andare, amore."
Si chinò e lo baciò. Era un bacio diverso da tutti quelli che aveva mai ricevuto dalla mamma. Le sue labbra erano morbide, calde, e la sua lingua si insinuò nella bocca di Roberto, esplorando, assaporando. Roberto rispose istintivamente, le sue mani che si posarono sui fianchi della mamma, stringendola a sé. Il bacio si fece più profondo, più intenso, le loro lingue che si intrecciavano, scambiandosi saliva, un sapore dolce e proibito.
La mamma si staccò leggermente, il respiro affannoso. I suoi occhi erano pesanti di desiderio. Si mosse ancora, il suo bacino che si sfrega contro il suo, una frizione lenta e sensuale. La punta del pisello di Roberto si trovò a premere contro il suo monte di Venere, umido e ricettivo.
"Mmh..."
La mamma si alzò leggermente, poi si abbassò, guidando il membro di Roberto verso la sua apertura. Un gemito di piacere le sfuggì quando la punta del suo pisello si insinuò tra le sue labbra umide.
"Oh, Roberto..."
Un *squelch* risuonò nella stanza mentre il suo membro scivolava lentamente dentro di lei. Era una sensazione incredibile, stretta, calda, avvolgente. Roberto sentì un'ondata di piacere che lo travolse, un'emozione così intensa da fargli mancare il respiro.
La mamma si abbassò completamente, prendendo tutto il suo membro dentro di sé. Un lungo sospiro le sfuggì. Roberto sentì il suo corpo caldo che lo avvolgeva, il suo bacino che si premeva contro il suo.
"Sei... così grande," la mamma gemette, i suoi occhi chiusi, il viso contratto dal piacere.
Roberto iniziò a muoversi, lentamente all'inizio, poi con più decisione. Spingeva dentro di lei, sentendo il suo corpo che rispondeva, che si stringeva intorno a lui. Un ritmo primordiale si sviluppò tra loro, un *shlick* umido e profondo che riempiva la stanza.
"Mamma... oh, mamma..."
La mamma si aggrappò alle sue spalle, le sue unghie che gli graffiavano leggermente la pelle. Gemeva, ansimava, il suo corpo che si inarcava sotto di lui. I suoi seni gli ballavano davanti agli occhi, i capezzoli duri che sembravano invitarlo a prenderli.
Roberto si chinò e le prese un capezzolo in bocca, succhiandolo con avidità. La mamma emise un grido soffocato, il suo bacino che si spingeva ancora più forte contro il suo.
"Sì... così, amore... succhia..."
Continuarono così per ore, i loro corpi intrecciati, uniti in un'unica danza di piacere. Roberto esplorò ogni centimetro del corpo della mamma, baciandola, leccandola, succhiando i suoi seni, accarezzando la sua pelle morbida. La mamma rispondeva con la stessa intensità, le sue mani che gli accarezzavano la schiena, i glutei, stringendo il suo membro mentre lui spingeva dentro di lei. Il letto gemeva sotto i loro movimenti, i loro gemiti e sospiri che riempivano l'aria.
Roberto sentì il piacere crescere, un'onda inarrestabile che lo stava travolgendo. Spingeva più forte, più velocemente, sentendo il suo corpo che si preparava a esplodere.
"Oh, mamma... sto per..."
"Vieni, amore... vieni dentro di me..."
Con un ultimo, potente spinta, Roberto venne. Un getto caldo e denso inondò l'interno della mamma, un'esplosione di piacere che lo lasciò senza fiato. La mamma gemette, stringendosi a lui, il suo corpo che tremava.
"Ahhh..."
Rimasero abbracciati, i loro corpi sudati e stanchi, il respiro affannoso. Il profumo del sesso riempiva la stanza, un odore dolce e muschiato.
"Sei stato... incredibile, Roberto," la mamma sussurrò, baciandogli i capelli.
Roberto non rispose, troppo stanco e sopraffatto dalle emozioni. Si addormentò tra le braccia della mamma, il suo corpo ancora unito al suo, un sonno profondo e appagante.
Il mattino dopo, Roberto si svegliò sentendosi stranamente riposato e rinvigorito. La mamma era ancora accanto a lui, il suo respiro leggero che gli solleticava il collo. I ricordi della notte precedente gli tornarono alla mente, vividi e incredibili.
Si mosse leggermente, e la mamma aprì gli occhi. Un sorriso languido le si disegnò sulle labbra.
"Buongiorno, dormiglione."
"Buongiorno, mamma."
"Come ti senti oggi?"
"Molto meglio, mamma. Credo di poter andare a scuola."
La mamma gli accarezzò la guancia. "No, amore. Credo sia meglio se resti a casa anche oggi. Non si sa mai, il dolore potrebbe tornare." I suoi occhi brillavano di un'intesa che Roberto ora capiva.
E così, la giornata trascorse. Non si preoccuparono del dolore. I loro corpi si cercarono di nuovo, con una fame insaziabile. La mamma, con un sorriso malizioso, lo guidò in nuove esplorazioni, nuove sensazioni.
"Roberto," la sua voce era un sussurro eccitato, mentre si trovava a quattro zampe sul letto, il sedere in mostra. "Ti va di provare qualcosa di diverso?"
Roberto la guardò, il suo pisello che si stava già gonfiando. "Cosa, mamma?"
"Voglio che mi prendi da dietro," disse, le sue dita che accarezzavano delicatamente il suo ano, umettandolo con la saliva. "Voglio sentire il tuo pisello qui."
Un brivido gli corse lungo la schiena. Era una cosa che non aveva mai immaginato. Ma il desiderio era troppo forte per resistere.
Si posizionò dietro di lei, il suo membro eretto che premeva contro il suo culo. La mamma si mosse leggermente, allargando le gambe, offrendoglisi completamente. Roberto premette, lentamente, sentendo la pelle che cedeva, poi il suo membro che si insinuava, stretto, caldo, incredibilmente stretto.
Un gemito soffocato le sfuggì. "Oh, Roberto... piano... è la prima volta."
Roberto obbedì, spingendo con cautela, sentendo il suo corpo che si adattava, che lo accoglieva. Il *squelch* era diverso, più profondo, più intenso.
"Ahhh... sì... così..."
Continuarono a scopare selvaggiamente, la mamma che si faceva inculare dal figlio, i loro corpi che si muovevano in un ritmo sfrenato. I loro gemiti, i loro sospiri, i suoni umidi e carnali riempivano la casa.
Da quel giorno, la loro vita cambiò. Ogni volta che il papà era fuori per lavoro, la casa si trasformava nel loro santuario segreto. Roberto non andava più a scuola con la stessa regolarità, il finto dolore al basso ventre che tornava magicamente ogni volta che il padre partiva. La mamma lo accontentava sempre, i suoi occhi che brillavano di un desiderio che solo Roberto poteva soddisfare.
Erano un segreto, un fuoco nascosto che bruciava tra loro, un legame proibito e indissolubile, fatto di sesso selvaggio, di corpi intrecciati e di un amore che sfidava ogni convenzione. E Roberto, il tredicenne che stava diventando un uomo, aveva scoperto il piacere più profondo e inaspettato tra le braccia di sua madre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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