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Gay & Bisex

Il dominio del tubo - cap. 1


di backfill
20.04.2026    |    4.360    |    7 9.5
"Le lenzuola, stropicciate e accartocciate, mostravano macchie chiare e opalescenti, tracce inequivocabili di sborra, la sua e quella di Sara..."
Il tepore pigro del mattino avvolgeva la stanza di Mattia, una delle tre camere da letto in quella casa che profumava di umido e solitudine, a qualche chilometro dalla frenesia dell'università. Ventitré anni, un groviglio di ricci castani che sfidava ogni pettine, Mattia si stiracchiava nel letto, le lenzuola fresche un effimero rifugio. Il sole, già alto, inondava la piccola scrivania ingombra di libri di diritto romano e appunti scarabocchiati. Era uno studente, un fantasma tra i corridoi universitari, e un segreto ben custodito gli pesava sul cuore: la sua omosessualità, un abisso di desiderio inesplorato in quel sud che non perdonava. Gli altri due inquilini erano svaniti nel tempo, uno aveva trovato un altro alloggio, l'altra stanza era rimasta vuota, forse per la scomodità della posizione, forse perché il destino aveva altri piani.
Un pomeriggio, il campanello suonò con insistenza. Mattia, con la testa ancora tra le pagine di un trattato, si trascinò alla porta. Il padrone di casa, un omino grassoccio con un sorriso forzato, gli fece cenno di lato. Accanto a lui, una figura imponente riempiva il vano della porta. Alto, spalle larghe che tendevano la maglietta, muscoli delineati sotto la stoffa, e una pancia appena accennata che non toglieva nulla alla sua virilità. I capelli scuri, tagliati corti, incorniciavano un viso squadrato, gli occhi scuri scrutavano l'ambiente con curiosità. Non più di trent'anni.
«Mattia, ti presento Loris,» il padrone di casa gorgogliò, la voce roca. «Il tuo nuovo coinquilino. Ha preso la singola libera.»
Loris allungò una mano grande, la stretta ferma. «Piacere.» Il suo tono era profondo, un accento marcato del sud.
«Piacere mio,» Mattia annuì, il cervello che registrava ogni dettaglio: la forza nella stretta, l'odore di dopobarba fresco, la sicurezza del suo portamento. Loris non sembrava uno studente.
«Loris fa l'idraulico,» spiegò il padrone di casa, come a riempire un vuoto. «Non ti darà fastidio, è un lavoratore.»
I ritmi di Mattia e Loris si scontrarono fin da subito, un tango scoordinato di sonno e veglia. Mattia emergeva dal letto con calma, il caffè nero ad accarezzargli i sensi, poi via all'università, a divorare ore di lezione. Tornava nel tardo pomeriggio, una pila di libri sotto il braccio, per poi affondare nello studio fino a notte fonda, la luce della sua lampada l'unico segno di vita. Loris, invece, si alzava con l'alba, i suoi passi pesanti risuonavano nel corridoio prima che il mondo si svegliasse. A metà pomeriggio, il suo furgone parcheggiava già sotto casa, la giornata lavorativa conclusa. La sera, spesso, usciva, una caccia silenziosa a qualche volto nuovo, a un sorriso che promettesse qualcosa di più.
Nonostante le vite parallele, una strana amicizia fiorì tra loro. Loris, pratico con tubi e chiavi inglesi, si dimostrava un disastro con la lavatrice o la preparazione di un pasto.
«Mattia, mi daresti una mano con 'sta roba?» Loris un giorno spuntò in cucina, un mucchio di panni sporchi in mano, lo sguardo sconsolato. «Non capisco mai i programmi.»
Mattia, sorridendo, gli mostrò come caricare la lavatrice, le sue dita agili sui pulsanti. Loris lo osservava, un'espressione di genuina gratitudine sul volto.
«Grazie, sei un angelo,» gli disse, un sorriso che gli illuminò il viso.
Le settimane scivolarono via, scandite dai loro ritmi dissonanti. Si incrociavano raramente, un saluto frettoloso in corridoio, un caffè condiviso in cucina prima che Loris partisse per il lavoro. Un giorno, mentre Mattia era immerso nello studio, Loris bussò alla sua porta, un'ombra di imbarazzo sul volto.
«Mattia, scusa se ti disturbo,» iniziò, grattandosi la nuca. «Ho conosciuto una ragazza l'altra sera. Potrei portarla qui, stasera? Non so, magari facciamo un po' di rumore…»
Mattia chiuse il libro, la copertina di pelle scura un balsamo per i polpastrelli. «Nessun problema, Loris. Fai pure. Ho le cuffie, se serve.» Un sorriso rassicurante velò la sua voce. Una fitta sottile gli trapassò il petto, un'ombra di invidia, ma la represse subito.
La sera, Mattia sentì la porta aprirsi, risate cristalline riempire l'ingresso. Si affacciò dalla sua stanza. Loris era lì, un braccio attorno alla vita di una ragazza alta, bionda, con un vestito leggero che le accarezzava le forme. I suoi occhi azzurri brillavano di eccitazione.
«Mattia, lei è Sara,» Loris annunciò, un sorriso smagliante. «Sara, lui è Mattia, il mio coinquilino.»
Sara gli rivolse un sorriso gentile, un cenno del capo. «Piacere.»
Mattia rispose con un sorriso forzato. «Piacere. Benvenuti.»
I due sparirono nella stanza di Loris. Mattia tornò ai suoi libri, il cuore che batteva un ritmo strano. La penna scivolava lenta sulla carta, ma la sua mente era altrove. Poco dopo, un fruscio leggero, poi un gemito soffocato. La sua attenzione si tese. I rumori si fecero più chiari, più insistenti. Un letto che cigolava, un respiro affannoso. Stavano scopando.
Mattia sentiva il sangue pulsargli nelle vene, un calore inspiegabile gli invadeva l'inguine. Il cigolio del letto divenne un tonfo ritmico, poi un gemito più acuto, quasi un urlo, dalla voce di Sara.
«Oh, Loris! Sì! Non smettere! Aprimi in due!» la voce femminile, ora roca, quasi disperata. «Che cazzo meraviglioso che hai, enorme! Non ho mai provato niente di simile!»
Il letto di Loris iniziò a sbattere contro la parete, un ritmo violento che scuoteva il muro sottile. Sara urlava, supplicava.
«Non fermarti! Ti prego! Più forte! Sfondami!»
E poi il respiro di Loris, pesante, gutturale, come quello di un toro da monta, riempiva il corridoio, un suono primordiale che penetrava le pareti. Mattia immaginava la scena, ogni dettaglio si dipingeva nella sua mente con una chiarezza sconcertante. Il suo uccello gli si drizzò, duro, pulsante, una colonna di carne che premeva contro i jeans.
Un pensiero gli attraversò la mente, bruciante: doveva vedere. Doveva sbirciare. Spense tutte le luci nella sua stanza, il buio lo avvolse, lo rese invisibile. Con passi felpati, uscì nel corridoio, il cuore che gli martellava nel petto. Si avvicinò alla porta di Loris. Non dovette nemmeno sforzarsi per trovare la serratura. La porta era socchiusa, uno spiraglio sottile che si apriva su un mondo proibito.
Mattia si avvicinò, il respiro gli si bloccò in gola. La vista gli riempì gli occhi, bruciando la retina. Loris era di spalle, nudo, il suo corpo scolpito dalle ore di lavoro. Muscoli tesi, la schiena larga, i glutei sodi. Un fisico meraviglioso, un'opera d'arte. E Sara. A gambe aperte, il suo corpo sinuoso contorto nell'estasi, mentre Loris la apriva in due, con spinte profonde, violente.
Mattia era infuocato, la gola secca. Il suo cazzo, già duro, si liberò dai pantaloni, balzando fuori. Iniziò a menarselo, il suo sguardo fisso sulla scena che si svolgeva davanti a lui. Le immagini si fondevano con le sue sensazioni, le spinte di Loris si riflettevano nel suo movimento, i gemiti di Sara alimentavano i suoi. La mano saliva e scendeva, sempre più veloce, il suo respiro si univa al coro di gemiti e schiaffi di carne. Il piacere si accumulava, una marea inarrestabile. Un mugolio gli sfuggì, forse un po' troppo forte, un suono gutturale che ruppe il silenzio.
Improvvisamente, Loris si girò, la testa scattò verso la porta socchiusa. I suoi occhi scuri incontrarono per un istante l'ombra di Mattia, immobile, il cazzo in mano. Loris si mosse, rapido, e allungò una mano per chiudere la porta. Mattia, colto di sorpresa, si ritrasse di scatto, un'ondata di panico lo travolse. Si ritirò nella sua stanza, il cuore in gola, sperando di non essere stato scoperto, di aver immaginato quell'istante, quel fugace contatto visivo.
Poco dopo, il silenzio scese sulla casa. Le risate di Sara, ora più sommesse, si allontanarono nel corridoio. La porta d'ingresso si chiuse. Era andata via. Mattia era ancora nel suo letto, il corpo tremante, il cazzo ancora pulsante. Era stato scoperto? Avrebbe affrontato Loris?
Un colpo secco alla sua porta lo fece sobbalzare. Mattia si irrigidì, il cuore che gli batteva all'impazzata. Era successo. Loris sapeva. Si alzò, il respiro corto, e aprì.
Loris era lì, in mutande. Mattia non l'aveva mai visto così, non così da vicino, non con quella luce. Il suo fisico era ancora più imponente da vicino, i muscoli delle braccia e del petto definiti, la pelle olivastra. Le mutande grigie, aderenti, non potevano contenere completamente l'evidenza. Il suo cazzo, ancora duro, premeva contro la stoffa, e una vistosa macchia di sborra campeggiava al centro, un trofeo della sua virilità. L'odore del sesso, acido e dolce, aleggiava attorno a lui.
«Mattia, scusa se ti disturbo ancora,» Loris disse, la voce sorprendentemente calma, quasi disinvolta. «Mi daresti una mano a fare la lavatrice? Le lenzuola... si sono sporcate un po'.» Un sorriso malizioso gli increspò le labbra, i suoi occhi scuri indugiavano un istante su Mattia.
Mattia, stordito dalla visione, annuì, la voce gli si bloccò in gola. «Certo, Loris. Nessun problema.»
Entrò nella stanza di Loris, un'ondata di odore di sesso lo investì. Era forte, quasi palpabile. Il letto era un campo di battaglia. Le lenzuola, stropicciate e accartocciate, mostravano macchie chiare e opalescenti, tracce inequivocabili di sborra, la sua e quella di Sara. Mattia sentì un brivido corrergli lungo la schiena. Senza una parola, afferrò le lenzuola, le arrotolò con cura, evitando le macchie.
Loris lo seguì in bagno, un'ombra silenziosa. Mattia caricò la lavatrice, selezionò il programma. Stava per chiudere l'oblò quando Loris, con un'espressione quasi infantile, gli posò una mano sul braccio.
«Aspetta, aspetta un attimo,» disse. «Devo mettere anche queste.»
E, come se fosse la cosa più naturale del mondo, Loris abbassò le mutande, lasciandole cadere a terra. Mattia si trovò di fronte a lui, completamente nudo. Un mancamento. Il suo respiro si bloccò. Il cazzo di Loris, imponente, ancora gonfio e pulsante, pendeva tra le sue gambe, una dimensione eccezionale. Il glande scuro, lucido. L'odore della sua sborra sulle mutande, ora ai piedi di Mattia, era inebriante, quasi un richiamo primordiale.
Loris raccolse le mutande e le porse a Mattia. «Tieni.»
Mattia le prese, le sue dita sfiorarono la stoffa intrisa, l'odore gli riempì le narici, un mix di sesso e muschio, acuto e penetrante. Tentò di far finta di niente, i suoi occhi si sforzarono di rimanere fissi sull'oblò della lavatrice, ma la sua volontà era un filo sottile. Più volte, lo sguardo gli cadde, inevitabilmente, sul cazzo di Loris. Una, due, tre volte. Il segnale era chiaro.
Loris sorrise, un sorriso lento, soddisfatto. «Ora mi faccio una doccia. Dopo, ti va una birra insieme?»
Mattia, ancora stordito, non ci pensò due volte. «Sì, Loris. Volentieri.» La sua voce era appena un sussurro.
Loris sparì nella doccia. Il rumore dell'acqua riempì il bagno. Mattia avviò la lavatrice, le mutande di Loris, ora pulite, si mescolavano alle lenzuola. Quando Loris uscì, un asciugamano avvolto precariamente attorno alla vita, il pacco era ancora evidente sotto la stoffa, una protuberanza che non lasciava dubbi.
«Eccomi,» disse Loris, un bicchiere di birra in mano. «Vieni, Mattia.»
Si sedettero sul divano, il silenzio iniziale rotto solo dal tintinnio dei bicchieri. Loris raccontò della scopata, un sorriso divertito sulle labbra.
«Sara era scatenata, non sai,» disse, scuotendo la testa. «Scusa ancora per il rumore. Spero non ti abbiamo disturbato troppo.»
Mattia scosse la testa, un sorriso forzato. «No, no, tranquillo. Avevo le cuffie.» La menzogna gli bruciava in gola.
Bevvero diverse birre, la conversazione fluiva, leggera, tra battute e racconti. L'alcol sciolse le inibizioni di Mattia, ma anche la sua lucidità. A un certo punto, Loris si alzò, sbadigliando.
«Beh, si è fatto tardi,» disse. «Vado a letto. Mi daresti una mano a rifare il letto, Mattia? Non sono molto bravo con 'ste cose.»
Mattia, in trance, annuì subito. «Certo, Loris. Vado subito.»
Entrò nella stanza di Loris, il letto ancora disfatto, l'odore del sesso ancora presente, seppur più tenue. Iniziò a stendere le lenzuola pulite, le sue mani si muovevano con precisione.
«Tu intanto cambiati pure, Loris,» disse, senza alzare lo sguardo. «Faccio io.»
Loris rise, un suono caldo e profondo. «Grazie, Mattia. Queste sono cose da donne, io sono un disastro.»
Mattia sentì l'asciugamano cadere. Loris era di nuovo nudo, proprio lì, a pochi passi da lui. Mattia sentì il cuore accelerare. Loris iniziò a parlare, una chiacchiera leggera, quasi per provocarlo.
«Allora, Mattia, come va lo studio?»
Mattia si sforzava di concentrarsi sulle lenzuola, ma i suoi occhi, traditori, cadevano più volte sul cazzo di Loris. Era enorme, una massa di carne che pendeva, ora più morbida, ma ancora impressionante.
Loris se ne accorse. Un sorriso malizioso gli increspò le labbra. «Sai, Mattia,» disse, la voce bassa, quasi un sussurro. «Ho ancora voglia.»
E, lentamente, con un gesto studiato, Loris iniziò a menarsi il cazzo. La sua mano lo avvolse, risalì e scese, un movimento lento e sensuale.
«Ti piace, Mattia?» chiese, i suoi occhi fissi su quelli di Mattia.
Mattia non riusciva a rispondere. La gola gli si era chiusa, il respiro gli si era bloccato. Il suo cazzo, nei pantaloni, era di nuovo in piena erezione.
«Avvicinati, Mattia,» Loris ordinò, la voce ora un comando morbido. «Vieni a vedere meglio.»
Mattia obbedì, come attratto da una forza invisibile. Si avvicinò, un passo, poi un altro, fino a trovarsi a pochi centimetri dal corpo nudo di Loris. Si inginocchiò, quasi senza pensarci, il suo sguardo fisso sul cazzo di Loris. Loris lo lasciò fare, poi, con un movimento lento, gli sbatté il cazzo in faccia. Il contatto fu caldo, morbido, la pelle liscia del glande contro la sua guancia.
Mattia non ce la fece più. Il controllo gli sfuggì. Le sue labbra si aprirono, la lingua si mosse. Iniziò a leccare, avidamente, il cazzo di Loris. Il sapore era salmastro, virile. Loris chiuse gli occhi, un gemito gli sfuggì.
«Bravo, puttana,» sussurrò, la voce roca. «Succhia bene, troia.»
Mattia leccava, succhiava, la sua bocca si muoveva con una fame insaziabile. Il cazzo di Loris si indurì ancora di più, pulsando tra le sue labbra. Loris ansimava, il suo corpo si contraeva.
«Sto per venire, Mattia,» disse, la voce quasi un ringhio. «Spostati.»
Ma Mattia fece il contrario. Con un gesto rapido, spalancò la bocca e si spinse in avanti, il cazzo di Loris gli affondò in gola, profondo, fino a toccargli il palato. Voleva tutto. Voleva la sua sborra.
Loris era senza parole. Un'ondata di piacere lo travolse. Gemette, poi spinse, una, due, tre volte, e la sua sborra calda e densa inondò la gola di Mattia. Mattia la inghiottì, ogni goccia, il sapore forte, virile, gli riempiva la bocca.
Loris lo spinse via, il cazzo sgocciolante, il respiro affannoso. «Basta, puttana. È tardi. Vai a dormire.»
Mattia rimase in ginocchio, la bocca piena del sapore di Loris, un senso di delusione e appagamento che si mescolavano. Si alzò, senza una parola, e tornò nella sua stanza.

(continua)
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