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Alberto: la nuova terapia - cap. 3
03.03.2026 |
2.480 |
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""Vieni, Alberto! Lasciati andare!"
Con un grido gutturale, Alberto eiaculò, un getto caldo e denso che schizzò sul pavimento..."
(Questo racconto è la continuazione di "Alberto: risonanza "speciale" - cap. 2")Una settimana dopo, Alberto e sua sorella tornarono nello studio del Dottor Russo. L'aria era la stessa, l'odore di pulito e disinfettante. Il dottore li accolse con un sorriso.
"Signor Rossi, buongiorno. E buongiorno, signora. Prego, accomodatevi."
Si sedettero. Il dottore aveva le immagini della risonanza magnetica proiettate su uno schermo.
"Allora, signor Rossi," il dottore cominciò, indicando le immagini. "La sua colonna vertebrale presenta alcune piccole protrusioni, nulla di grave, ma sufficiente a causarle il dolore che descrive. Non è necessario un intervento chirurgico."
Alberto tirò un sospiro di sollievo. "Meno male, dottore. E quindi, cosa si può fare?"
"Ho studiato attentamente il suo caso," il dottore disse, i suoi occhi chiari che si posarono su Alberto, un'espressione che Alberto non riusciva a decifrare. "E ho elaborato una terapia innovativa. Una combinazione di fisioterapia e… trattamenti specifici. Sono trattamenti che agiscono sul sistema nervoso centrale, alleviando la tensione muscolare e liberando endorfine, che sono potenti antidolorifici naturali."
La sorella di Alberto annuì. "Sembra interessante, dottore. Di cosa si tratta esattamente?"
Il dottore si rivolse alla sorella, un sorriso enigmatico sulle labbra. "Signora, per la natura di questa terapia, sarebbe meglio che lei non fosse presente durante le sedute. È una terapia che richiede la massima concentrazione del paziente e un ambiente assolutamente privo di distrazioni. Inoltre, è una terapia molto… personale."
La sorella, un po' offesa, ma anche curiosa, esitò. "Ma io vorrei capire…"
"Mi fido del dottore, sorella," Alberto intervenne, la sua voce più ferma del solito. "È il mio corpo, e voglio stare meglio."
La sorella, con un'espressione che non ammetteva repliche, si rassegnò. "D'accordo, Alberto. Ma voglio sapere tutto, dopo."
"Certo," Alberto disse, lanciando un'occhiata al dottore, che gli restituì un sorriso quasi impercettibile.
Il dottore si rivolse ad Alberto. "Bene, signor Rossi. Per la prima seduta, la faremo qui, nel mio studio. La prossima settimana, lo stesso giorno, alla stessa ora. Le illustrerò i dettagli della terapia in quel momento. Per ora, le dico solo che dovrà venire da solo. E dovrà indossare abiti comodi, facili da rimuovere."
Alberto annuì, il cuore che gli batteva forte. Sentiva che qualcosa di inaspettato lo attendeva.
Una settimana dopo, Alberto si presentò allo studio del Dottor Russo, da solo. Indossava una tuta sportiva, facile da togliere. Il dottore lo accolse, il suo sorriso più aperto, più invitante.
"Signor Rossi, benvenuto. Prego, entri."
Alberto entrò. Lo studio era lo stesso, ma l'atmosfera era diversa, carica di un'elettricità sottile. Il dottore chiuse la porta a chiave, un suono metallico che risuonò nel silenzio.
"Bene, Alberto," il dottore disse, abbandonando il tono formale. "La sua terapia inizia ora." I suoi occhi chiari si fissarono su quelli di Alberto, e Alberto sentì un brivido attraversargli la spina dorsale. "Per prima cosa, deve liberarsi di tutti gli indumenti. Voglio che si senta completamente libero, senza costrizioni."
Alberto esitò per un attimo, poi obbedì. Si tolse la tuta, poi la biancheria intima, lasciando cadere i vestiti a terra. Rimase nudo, il suo membro, ancora flaccido, che dondolava leggermente.
Il dottore si avvicinò, i suoi occhi che scorrevano sul corpo di Alberto. "Magnifico," sussurrò, la sua voce roca. Le sue dita sfiorarono la pelle di Alberto, un tocco leggero, ma che fece accendere un fuoco dentro di lui. Il suo membro cominciò a gonfiarsi, indurirsi.
"La prima parte della terapia," il dottore disse, la sua voce un sussurro che accarezzava l'aria, "è la stimolazione sensoriale. Dobbiamo risvegliare tutti i suoi nervi, rilassare i muscoli e preparare il suo corpo a rilasciare quelle endorfine di cui parlavamo."
Il dottore si inginocchiò di fronte ad Alberto, i suoi occhi fissi sul suo membro ormai completamente eretto. Con un movimento lento e deliberato, portò le labbra vicino alla punta del cazzo di Alberto, sfiorandola appena. Alberto gemette, la testa che si reclinava all'indietro. Il dottore prese il membro di Alberto in bocca, succhiandolo con delicatezza, la sua lingua che accarezzava la punta, poi scivolava lungo l'asta, avvolgendola completamente.
Alberto ansimò, le mani che si aggrapparono alla scrivania dietro di lui. Era un piacere così intenso, così inaspettato. La bocca del dottore era calda e umida, la sua lingua esperta, che succhiava e leccava, portandolo sull'orlo dello svenimento.
Dop doversi minuti il dottore si alzò, il suo sguardo che brillava di desiderio. "Ora, la seconda parte. La stimolazione anale. È fondamentale per la colonna vertebrale, Alberto. Libera le tensioni profonde."
Il dottore prese un tubetto di lubrificante, spremendone una generosa quantità sulle sue dita. Si inginocchiò di nuovo, questa volta dietro Alberto. Le sue dita, lucide di gel, si avvicinarono all'ano di Alberto. Alberto sentì un brivido.
"Rilassati, Alberto," il dottore sussurrò, e con una spinta lenta e controllata, un dito penetrò nell'ano di Alberto. Alberto gemette, la schiena che si inarcava. Il dottore aggiunse un secondo dito, poi un terzo, allargando l'apertura, muovendo le dita con un ritmo lento e costante. Il cazzo di Alberto pulsava, duro e gocciolante.
Il dottore si alzò, si tolse i vestiti con rapidità, rivelando un corpo scolpito, il suo membro turgido che si ergeva fiero. "Ora, Alberto," disse, la sua voce roca di desiderio. "La parte più importante della terapia. La penetrazione profonda. È qui che rilasceremo tutte le tensioni."
Il dottore si posizionò dietro Alberto, il suo membro caldo e pulsante che premette contro l'ano di Alberto, già dilatato. Alberto ansimò, il suo cuore che batteva all'impazzata. Il dottore afferrò i fianchi di Alberto, e con una spinta decisa, il suo cazzo penetrò, affondando completamente.
Alberto urlò, un grido di piacere che si mescolò a un gemito. Era una sensazione incredibile, il cazzo del dottore che lo riempiva completamente, spingendo in profondità. Il dottore cominciò a muoversi, un ritmo lento e potente, ogni spinta che lo portava sull'orlo. Alberto si aggrappò alla scrivania, le sue dita che graffiavano il legno.
"Oh, sì… sì, dottore!" Alberto ansimò, il suo corpo che si dimenava, il suo cazzo che spruzzava piccole gocce di liquido pre-eiaculatorio.
Il dottore accelerò il ritmo, i suoi colpi più veloci, più profondi. La stanza si riempì del suono della carne che sbatteva, del gemere di Alberto, del respiro affannoso del dottore. Alberto sentì il suo corpo tremare, il piacere che gli esplodeva dentro.
"Sto per venire, dottore!" Alberto gridò, la sua voce strozzata.
Il dottore gemette, stringendolo forte. "Vieni, Alberto! Lasciati andare!"
Con un grido gutturale, Alberto eiaculò, un getto caldo e denso che schizzò sul pavimento. Quasi contemporaneamente, il dottore gemette, il suo corpo che si scuoteva, eiaculando anch'egli in profondità dentro Alberto.
Rimasero così per un attimo, i corpi sudati e ansimanti, il silenzio rotto solo dal loro respiro affannoso. Il dottore si ritirò lentamente, il suo membro ancora pulsante. Alberto si sentì svuotato, ma anche incredibilmente rilassato. Il dolore alla schiena era scomparso, sostituito da una sensazione di benessere profondo.
Il dottore si rivestì, il suo sorriso soddisfatto. "Allora, Alberto. Come si sente?"
Alberto annuì, un sorriso beato sul viso. "Incredibile, dottore. Il dolore è sparito. Mi sento leggero."
"Perfetto," il dottore disse. "Questa è solo la prima seduta. Avremo bisogno di ripeterla regolarmente per mantenere i benefici. Diciamo, una volta a settimana. Naturalmente, sempre da solo. E le prossime volte farai tu a me quello che io oggi ho fatto a te, ho voglia di sentire quel tuo enorme cazzo dentro."
Alberto annuì, gli occhi che brillavano di desiderio. "Certo, dottore. Quando vuole."
Uscì dallo studio, il suo corpo leggero, la schiena che non doleva più. La sorella lo aspettava fuori, un'espressione interrogativa sul viso.
"Allora? Com'è andata la terapia?"
Alberto le sorrise. "Bene, sorella. Molto bene. Credo che questa sia la cura giusta per me."
La sorella lo guardò, un po' perplessa, ma non disse nulla. Alberto salì in macchina, sentendosi un uomo nuovo, il suo segreto caldo e vibrante dentro di lui. La sua vita, pensò, era appena diventata molto, molto più interessante.
(fine)
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