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Gay & Bisex

Il capocantiere


di backfill
29.04.2026    |    6.790    |    13 9.8
"Luca spinse il suo bacino in avanti, cercando di affondare più a fondo nella gola di Marco..."
Il sole di mezzogiorno picchiava senza pietà sul cantiere, trasformando l’aria in un velo tremolante di calore. Il metallo delle impalcature rifletteva una luce accecante, e la polvere sollevata dai lavori si mescolava al sudore, creando una patina salmastra sulla pelle. Marco, il capocantiere, si asciugava la fronte con il dorso della mano, la maglietta di cotone intrisa e appiccicata al suo torace scolpito. I muscoli si tendevano sotto il tessuto mentre sollevava una trave, i bicipiti gonfi come nodi di corda. Un ringhio basso gli usciva dalla gola, più di sforzo che di irritazione.
"Forza, ragazzi! Non è ora di fare la siesta!" La sua voce roca tagliava il frastuono dei martelli pneumatici e delle betoniere, portando un brivido freddo lungo la schiena di Luca, che stava faticosamente spostando un mucchio di mattoni. Luca alzò lo sguardo, i suoi occhi verdi incontrarono quelli scuri e penetranti di Marco. Un'onda di calore si propagò nel suo stomaco, in netto contrasto con il sudore freddo che gli imperlava la nuca. Luca era nuovo, aveva ventiquattro anni e quel corpo snello ma sorprendentemente forte, lo stava mettendo alla prova ogni giorno.
Davide, un ragazzo più anziano di qualche anno, gli si affiancò, il suo sorriso sornione illuminava il viso coperto di fuliggine. "Il capo ha fame, e non di solo pane, eh Luca?" Davide gli diede una pacca sulla spalla, e Luca sentì un rossore salire alle guance. Sapeva che Davide lo prendeva in giro, ma ogni occhiata di Marco gli faceva ribollire il sangue nelle vene. C'era qualcosa nel modo in cui Marco lo guardava, un'intensità che andava oltre il semplice controllo sul lavoro.
La pausa pranzo arrivò come una benedizione. Si sedettero all'ombra di un container, aprendo i loro tupperware. Marco sgranocchiava il suo panino, i suoi occhi non lasciavano mai Luca per troppo tempo. Luca sentiva il peso di quello sguardo, un misto di curiosità e desiderio che lo faceva fremere.
"Oggi pomeriggio c'è da spostare il carico di travi in ferro. Ci vorranno un bel po' di braccia." Marco si rivolse al gruppo, ma la sua attenzione tornò subito su Luca. "Tu, Luca. Sei forte, ma devi imparare a dosare le forze. Non voglio che ti spacchi la schiena al primo giorno."
Luca annuì, la bocca improvvisamente secca. "Sì, capo."
Davide ridacchiò. "Il capo si preoccupa per te, Luca. È un buon segno."
"È un buon segno che voglio la gente intera, non a pezzi, sul mio cantiere," Marco lo interruppe, ma la sua voce era priva di vera severità. La sua mano sfiorò brevemente il braccio di Luca mentre si alzava, un contatto fugace che lasciò Luca con una scossa elettrica.
Il pomeriggio fu ancora più caldo. Le travi erano pesanti, il metallo scottava sotto le mani. Marco lavorava al fianco dei suoi uomini, la sua forza era innegabile. I muscoli delle sue braccia e della sua schiena si flettevano e si contraevano con ogni movimento, una sinfonia di potenza. Luca lo osservava di sottecchi, affascinato. Il sudore gli colava lungo la schiena, bagnando i pantaloni da lavoro.
Verso la fine del turno, mentre caricavano l'ultima trave, un imprevisto. Il gancio di una carrucola si incastrò, e la trave, ancora sospesa, oscillò pericolosamente. Marco urlò, "Attenzione!" e si lanciò in avanti, spingendo via Davide e Luca proprio un attimo prima che la trave si staccasse completamente, cadendo con un boato assordante a pochi centimetri da dove si trovavano.
Un silenzio carico di adrenalina calò sul cantiere. Marco si rialzò, il viso teso. "State bene?" La sua voce era più roca del solito.
Luca annuì, il cuore gli batteva all'impazzata. "Sì, Marco. Grazie a te."
Davide si asciugò il sudore dalla fronte, una risata nervosa gli sfuggì. "Ci hai salvato il culo, capo. Letteralmente."
Marco si avvicinò a Luca, i suoi occhi scuri lo scrutarono attentamente. La sua mano si posò sulla spalla di Luca, stringendola forte. "Sei sicuro? Non ti sei fatto niente?"
Luca scosse la testa. Il contatto della mano di Marco era rassicurante, eppure gli accendeva un fuoco dentro. "Sto bene."
"Bene," Marco tirò un sospiro di sollievo, ma non tolse la mano. "Andiamo a prendere una birra, ragazzi. Offro io."
Il piccolo bar di paese era un'oasi dal caldo. L'aria condizionata ronzava, e le birre fredde scivolavano giù come nettare divino. Marco, Davide e Luca si sedettero a un tavolo, le risate si mescolavano al tintinnio dei bicchieri. Marco si rilassò un po', la tensione della giornata si allentava. I suoi occhi, però, continuavano a tornare su Luca.
"Sei stato bravo oggi, Luca," Marco disse, il suo tono più morbido. "Hai dimostrato coraggio."
Luca sentì il calore risalire alle guance. "Ho solo fatto il mio lavoro."
"No, non solo," Davide intervenne, sorseggiando la sua birra. "Quando la merda colpisce il ventilatore, si vede chi ha le palle. E tu le hai."
Marco annuì, un piccolo sorriso gli increspò le labbra. "Ha ragione. Non tutti sarebbero rimasti così calmi."
Luca si sentiva in bilico, tra l'imbarazzo e un'eccitazione crescente. Le parole di Marco, il suo sguardo, tutto lo stava stuzzicando. Finirono le birre. Marco si alzò. "Ho un'altra bottiglia a casa, se vi va di continuare."
Davide guardò Luca, un lampo di intesa nei suoi occhi. "Perché no? Un altro giro non fa mai male."
La casa di Marco era un piccolo appartamento sopra un vecchio garage, pulita e ordinata, con l'odore di legno e qualcosa di indefinibile, maschile. Le pareti erano decorate con foto di paesaggi montani e attrezzi da lavoro antichi. Marco tirò fuori dal frigo una bottiglia di grappa e tre bicchieri.
"Non è birra, ma farà il suo dovere," Marco sorrise, versando il liquore trasparente.
I bicchieri si scontrarono. La grappa bruciò in gola, ma lasciò un piacevole calore. Le chiacchiere si fecero più sciolte. Davide iniziò a raccontare storie di cantiere, alcune esilaranti, altre un po' spinte. Marco rideva, la sua risata profonda e contagiosa. Luca si sentiva sempre più a suo agio, il suo corpo rilassato ma la mente in fermento.
Dopo un po', Davide si stiracchiò. "Ragazzi, la giornata è stata lunga. Io vado. Domani si ricomincia." Si alzò, ma prima di uscire, lanciò uno sguardo significativo a Marco e Luca. "Non fate troppo rumore, eh?" Un sorriso malizioso gli increspò le labbra.
La porta si chiuse, lasciando Marco e Luca da soli. Un silenzio imbarazzante, eppure carico di anticipazione, riempì la stanza. Luca sentiva il battito del suo cuore nelle orecchie. Marco lo fissava, i suoi occhi scuri bruciavano.
"Allora..." Marco si schiarì la gola. "Altre storie di cantiere?"
Luca scosse la testa. Non riusciva a parlare. L'aria era densa, elettrica. Marco si alzò e si avvicinò a lui, il suo corpo imponente proiettava un'ombra su Luca. Luca alzò lo sguardo, i suoi occhi verdi fissi su quelli di Marco.
"Sei davvero un bel ragazzo, Luca," Marco sussurrò, la sua voce roca. La sua mano si sollevò lentamente, sfiorando la guancia di Luca. La pelle di Marco era ruvida, segnata dal lavoro, ma incredibilmente dolce sul viso di Luca. Un brivido percorse Luca, facendogli rizzare i peli sulle braccia.
Luca chiuse gli occhi per un istante, il suo respiro si fece affannoso. Marco si chinò, il suo respiro caldo sulla bocca di Luca. Le labbra di Marco erano morbide, ma decise, quando si posarono su quelle di Luca. Un bacio lento, esplorativo, che presto si fece più profondo, più famelico. Luca rispose con foga, le sue mani si aggrapparono alle spalle di Marco, le dita affondavano nei muscoli tesi.
La lingua di Marco si fece strada nella bocca di Luca, esplorando ogni angolo, assaporando il gusto di grappa e desiderio. Luca gemette, la sua schiena si inarcò. Marco lo strinse a sé, la sua erezione dura che premeva contro il ventre di Luca. Luca sentì il calore e la pressione, e un desiderio impellente gli invase il corpo.
Marco si staccò un attimo, gli occhi lucidi. "Ti voglio, Luca. Da quando ti ho visto il primo giorno."
Luca non rispose a parole, ma i suoi occhi parlavano chiaro. Lo tirò di nuovo a sé, le sue labbra che cercavano quelle di Marco con urgenza. Le mani di Marco gli scivolarono sotto la maglietta, accarezzando la pelle calda della sua schiena, le dita che tracciavano le costole. Luca rabbrividì, il piacere che gli irradiava dal tocco di Marco.
Marco lo sollevò senza sforzo, e Luca si ritrovò tra le sue braccia, le gambe che si stringevano attorno alla vita di Marco. Marco lo portò in camera da letto, una stanza semplice, con un letto matrimoniale disfatto. Lo depose dolcemente sul materasso, ma i loro baci non si interruppero. Le mani di Marco gli strapparono la maglietta con un gesto deciso, rivelando il suo petto liscio e i capezzoli duri.
Marco si chinò, leccando e succhiando i capezzoli di Luca, tirandoli delicatamente tra i denti. Luca gemette, le sue dita si aggrapparono ai capelli di Marco, tirandoli. Il piacere era acuto, una dolce tortura. Marco scese con la bocca, baciando il suo ventre, scendendo sempre più in basso. Luca sentì un'ondata di calore invaderlo mentre Marco gli sbottonava i pantaloni, tirandoli giù insieme ai boxer. Il suo cazzo si eresse, duro e pulsante, libero all'aria.
Marco lo guardò, i suoi occhi scuri pieni di desiderio. Si inginocchiò tra le gambe di Luca, il suo sguardo fisso sul membro di Luca. Luca sentiva il suo cuore battere all'impazzata, la vergogna e l'eccitazione che si mescolavano in una vertigine. La lingua di Marco sfiorò la punta del suo cazzo, e Luca gemette forte, la schiena che si inarcava.
Marco prese il cazzo di Luca in bocca, succhiando con avidità. La sua bocca calda e umida lo avvolse completamente, e Luca sentì un'esplosione di piacere che lo fece tremare. Marco succhiava, leccava, tirava, usando la sua lingua esperta per stimolare ogni nervo. Luca spinse il suo bacino in avanti, cercando di affondare più a fondo nella gola di Marco. Il suono dello schioccare della carne e della saliva riempiva la stanza. Luca non riusciva a pensare, solo a sentire.
Marco continuò a succhiargli il cazzo finché Luca non sentì che non poteva più resistere. Un gemito strozzato gli uscì dalla gola, e venne in bocca a Marco, un getto caldo e denso che Marco inghiottì senza esitazione. Luca ansimò, esausto ma incredibilmente appagato.
Marco si alzò, un sorriso soddisfatto sul viso. Leccò le labbra, pulendosi. "Delizioso," sussurrò, e Luca sentì un'ondata di calore e desiderio rinnovato.
Ora era il turno di Marco. Luca lo guardò mentre si toglieva i vestiti, rivelando un corpo scolpito dal lavoro, muscoli duri e definiti. Il suo cazzo era enorme, spesso e lungo, con una testa violacea che pulsava di desiderio. Luca sentiva la gola secca. Marco era un uomo, in ogni senso della parola.
Marco si sdraiò accanto a Luca, tirandolo a sé. Le loro pelli sudate si sfregavano, i loro cazzi si toccavano, duri e caldi. Marco lo baciò di nuovo, un bacio profondo e possessivo. Luca sentiva il suo corpo accendersi di nuovo, il desiderio che si riaccendeva con una forza ancora maggiore.
"Sei pronto per me, piccolo?" Marco sussurrò all'orecchio di Luca, la sua voce profonda che gli fece vibrare ogni fibra.
Luca annuì, le sue mani che scendevano sul culo di Marco, stringendolo. Voleva sentire Marco dentro di sé.
Marco si alzò di nuovo, prendendo una boccetta di lubrificante dal comodino. Versò una generosa quantità sulla punta del suo cazzo e poi sulle natiche di Luca. Luca sentì il freddo del gel, poi il calore delle dita di Marco che iniziavano a massaggiarlo, preparando il suo buco. Marco usò un dito, poi due, allargando lentamente l'apertura. Luca gemette, il suo corpo teso, ma il piacere si mescolava al leggero fastidio.
"Rilassati, piccolo," Marco sussurrò, baciandogli la nuca. "Lasciati andare."
Quando Luca fu pronto, Marco si posizionò tra le sue gambe. Luca sentì la punta del cazzo di Marco premere contro il suo ano, calda e dura. Un brivido gli percorse la schiena. Marco spinse lentamente, un po' alla volta. Luca gemette, stringendo i denti. Il dolore era acuto per un istante, poi si trasformò in una pressione intensa, e infine in un piacere inebriante mentre Marco entrava sempre più a fondo.
Il cazzo di Marco era lungo e spesso, riempiendo Luca completamente. Luca sentiva la sua pancia gonfiarsi un po' con ogni spinta, il suo corpo che si adattava al nuovo ospite. Marco si fermò un momento, permettendo a Luca di abituarsi. Luca ansimò, le sue unghie che graffiavano la schiena di Marco.
Poi Marco iniziò a muoversi. Spinte lente, profonde, che presto si fecero più veloci, più potenti. Il letto scricchiolava sotto i loro movimenti. Il suono umido e schioccante della carne che si incontrava riempiva la stanza. Luca gemeva, la sua voce che si mescolava ai grugniti di Marco. Marco lo teneva stretto, il suo corpo massiccio che premeva contro quello di Luca, le palle che schiaffeggiavano le natiche di Luca ad ogni spinta.
Luca sentiva il cazzo di Marco colpire la sua prostata ad ogni affondo, mandandolo in estasi. Le sue gambe si stringevano attorno alla vita di Marco, tirandolo più a fondo. Voleva di più, sempre di più. Marco lo baciava sul collo, sulla spalla, succhiandogli la pelle, lasciando segni rossi.
"Sei così fottutamente stretto, Luca," Marco ansimò, la sua voce roca di desiderio. "Mi stai facendo impazzire."
Luca urlò, un orgasmo che lo scuoteva dalle fondamenta. Il suo corpo si contraeva attorno al cazzo di Marco, spremendolo. Marco gemette forte, e con un'ultima spinta profonda, venne dentro Luca, un getto caldo e denso che inondò il suo buco. Luca sentì il suo corpo riempirsi, una sensazione incredibile di completezza.
Rimasero abbracciati per un lungo momento, i loro corpi esausti e sudati, i loro respiri affannosi che si mescolavano. La tensione della giornata, e quella accumulata per settimane, si era finalmente sciolta in un'esplosione di piacere. Luca si sentiva leggero, come se un peso enorme gli fosse stato tolto dalle spalle.
Marco si staccò un po', baciandogli la fronte. "È stato incredibile."
Luca sorrise, un sorriso stanco ma felice. "Sì."
Ma la notte non era finita. Dopo un po', Marco si mosse di nuovo, le sue mani che accarezzavano il corpo di Luca. "Hai ancora energie per un altro giro?"
Luca sentì il suo cazzo irrigidirsi di nuovo. "Per te, sì."
Marco sorrise, un sorriso che prometteva ancora più piacere. Si scambiarono di posizione, Luca ora sopra Marco. Luca si abbassò lentamente sul cazzo duro di Marco, sentendo la punta che premeva contro il suo buco. Gemette mentre si lasciava scivolare giù, un'altra volta, sentendo la pienezza e il calore di Marco dentro di sé. Luca iniziò a cavalcarlo, le sue natiche che si muovevano su e giù, i suoi capelli che gli ricadevano sul viso. I suoi gemiti si fecero più intensi, e Marco lo guidava con le mani sui suoi fianchi, spingendolo più in basso.
Il ritmo si fece più veloce, i loro corpi che si univano in una danza antica. Luca si sentiva in cima al mondo, il piacere che lo inondava, il cazzo di Marco che lo riempiva ad ogni spinta. Luca sentiva le palle di Marco che sbattevano ritmicamente contro il suo culo. Si sporse in avanti, baciando Marco con foga, le loro lingue che si intrecciavano, assaporando il gusto del desiderio e del sudore.
L'orgasmo arrivò di nuovo, potente e travolgente. Luca si contrasse, urlando il nome di Marco, e venne di nuovo, un getto caldo che si sparse sul suo ventre. Marco gemette, e con un'ultima spinta, venne anche lui, riempiendo Luca di nuovo con il suo seme caldo.
Si accasciarono l'uno sull'altro, i loro corpi ancora uniti, i loro respiri che si calmavano lentamente. La stanza era immersa in un dolce silenzio, rotto solo dai loro ansimi. Luca si sentiva al sicuro tra le braccia di Marco, un calore che non aveva mai provato prima. Era un calore che andava oltre il sesso, un calore che parlava di connessione, di qualcosa di nuovo e profondo.
Il giorno dopo, al cantiere, l'aria era ancora calda, ma qualcosa era cambiato. Luca e Marco si scambiavano sguardi, piccoli sorrisi che nessun altro notava. C'era una nuova intesa tra loro, un legame invisibile ma potente. Davide li osservava, un sorriso sornione sulle labbra. Sapeva, o almeno intuiva.
Verso metà mattinata, mentre stavano trasportando delle assi di legno, Davide si avvicinò a loro. "Allora, ragazzi, avete dormito bene?" Il suo tono era innocente, ma i suoi occhi brillavano di malizia.
Luca sentì un rossore salire alle guance, ma Marco rispose con un sorriso sfacciato. "Come un sasso, Davide. E tu?"
Davide ridacchiò. "Potrebbe andare meglio, capo. Potrebbe andare molto meglio. Magari stasera, un altro giro di grappa?" Il suo sguardo si posò su Luca, poi tornò a Marco. "Magari in tre, eh?"
Luca sgranò gli occhi, il suo cuore che batteva all'impazzata. Marco lo guardò, poi un sorriso lento si allargò sul suo viso. Un sorriso che prometteva una notte ancora più selvaggia, ancora più piena di piacere. Luca sentì un'ondata di eccitazione, una vertigine.
"Potrebbe essere un'idea, Davide," Marco disse, la sua voce roca e piena di sottintesi. "Potrebbe essere un'ottima idea."
Luca sentì un brivido di anticipazione, il suo corpo che si accendeva al pensiero. La polvere del cantiere, il sudore, la fatica, tutto si trasformava in un'eccitazione palpabile, in un desiderio che prometteva di esplodere ancora, sotto la guida di Marco e con la nuova, intrigante presenza di Davide. Il cantiere non era mai stato così caldo.
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