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Prime Esperienze

La segretaria del dottore


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04.11.2025    |    7.649    |    3 8.9
"Ogni tanto, uno sguardo le sfuggiva, catturando un dettaglio, una sfumatura della pelle, la forma perfetta del glande..."
L'aria della sera portava con sé il profumo pungente dell'asfalto bagnato e un lontano sentore di gelsomino, un contrasto strano che sempre accompagnava la fine delle giornate estive. Lorenzo spinse la porta a vetri dello studio medico, il tintinnio familiare del campanello spezzò il silenzio. Le sue dita sfiorarono la maniglia d'ottone, lucida da innumerevoli mani. Un sorriso stirò le sue labbra, un riflesso automatico dell'abitudine.
"Buonasera, Amelia." La sua voce era un sussurro caldo, un richiamo gentile che scivolò nell'aria.
Amelia, la segretaria, sollevò lo sguardo da una pila di cartelle, i suoi occhi celesti, un po' spenti dai suoi 65 anni, s'illuminarono all'istante. Un rossore tenue le salì alle guance, un fiore improvviso sbocciato sulla pelle sottile. I suoi capelli grigi, raccolti in uno chignon impeccabile, sembravano tremare leggermente.
"Lorenzo! Puntualissimo, come sempre." La sua voce era un filo di seta, tremante di una dolcezza inattesa. "Il dottore ti aspetta. Ha detto che sei l'ultimo, così può dedicarti tutto il tempo necessario."
Lorenzo si mosse con la grazia di chi è padrone del proprio corpo, ogni muscolo scolpito da anni di allenamento si tendeva e si rilasciava sotto la stoffa leggera della sua camicia. La sua figura slanciata riempiva la piccola sala d'attesa. Il suo sguardo incontrò il ritratto del Dottor Rossi appeso alla parete, un'immagine in bianco e nero che lo ritraeva giovane e sorridente. Un flash di ricordi lo attraversò: lui, bambino, con il ginocchio sbucciato, e il dottore che lo rassicurava con una caramella.
"Perfetto," disse Lorenzo, il suo sorriso si allargò, rivelando denti perfetti. "Allora entro subito."
Amelia annuì, le sue mani si aggrapparono al bordo della scrivania, le nocche bianche. Seguì con lo sguardo Lorenzo mentre si dirigeva verso la porta dello studio del dottore, la sua mente un turbine di pensieri inconfessabili. Aveva visto Lorenzo crescere, da bambino impertinente a uomo magnifico. Ogni volta che entrava in quella stanza, una fitta di rimpianto e un'ondata di ammirazione le stringevano il petto.
Lorenzo varcò la soglia, l'odore di disinfettante e vecchi libri lo accolse. Il Dottor Rossi, un uomo sulla cinquantina con una barba ben curata e occhi saggi, lo salutò con un sorriso paterno.
"Lorenzo, accomodati. È un piacere vederti." La voce del dottore era calda e accogliente. "Allora, come stai? Nessun problema particolare, immagino, visto il fisico che ti ritrovi."
Lorenzo si sedette sulla sedia di fronte alla scrivania, le molle cigolavano sotto il suo peso. "Tutto bene, dottore. Volevo solo un controllo completo, sai, per la mia età è meglio essere sicuri che tutto sia in ordine."
Il dottore annuì, prendendo in mano la cartella clinica di Lorenzo. "Giusto, giustissimo. Allora, cominciamo con le solite domande."
Le domande si susseguirono, un rituale familiare. Alimentazione, sonno, attività fisica, stress. Lorenzo rispondeva con precisione, la sua mente già proiettata verso la fine della visita, verso la palestra, verso la sua serata.
"Bene, Lorenzo," il dottore si appoggiò allo schienale della sedia, incrociando le dita. Un'espressione insolita gli increspò il viso. "Devo farti una richiesta un po' particolare, stasera."
Lorenzo inarcò un sopracciglio. "Dica pure, dottore."
"Sai, oggi è l'ultimo giorno di Amelia. Va in pensione. E... beh, so che ha sempre avuto un debole per te. È una donna un po' sola, mai sposata, mai fidanzata, sai com'è. È sempre stata un po' timida con gli uomini. Ho pensato... beh, ho pensato che potremmo farle un piccolo 'regalo' di addio." Il dottore si sporse in avanti, la sua voce abbassata a un tono confidenziale. "Per gli esami, dovrai spogliarti completamente, come sai. Vorrei chiedere ad Amelia di rimanere qui, con la scusa di aiutarmi con la documentazione. Non ci sono altri pazienti, è tardi. Che ne pensi?"
Lorenzo rimase in silenzio per un istante, il suo sguardo si posò sulla porta chiusa. Amelia. La segretaria riservata, sempre gentile. Un "debole" per lui? L'idea era, in effetti, assurda, eppure... un guizzo di curiosità gli attraversò la mente. "Certo, dottore. Se può farle piacere."
Il dottore sorrise, un'espressione soddisfatta. "Ottimo. Lo sapevo di poter contare su di te." Si alzò e si diresse verso la porta, aprendola leggermente. "Amelia, per favore, potresti venire nell'ambulatorio? Avrei bisogno del tuo aiuto per compilare alcuni moduli, così facciamo prima."
Amelia apparve sulla soglia, il suo viso ancora leggermente arrossato. "Certo, dottore. Arrivo subito." Entrò nello studio, il suo sguardo evitò quello di Lorenzo, concentrandosi sul dottore.
"Amelia, Lorenzo ha bisogno di un controllo approfondito e i moduli sono tanti." Il dottore le porse una penna e una pila di fogli. "Intanto, Lorenzo, potresti toglierti la camicia e sdraiarti sul lettino? Così ti prendo la pressione e il battito."
Lorenzo annuì, un lampo di intesa passò tra lui e il dottore. Si alzò con un movimento fluido, le sue dita agili sbottonarono la camicia. Il tessuto scivolò via, rivelando un torace scolpito, muscoli definiti che si muovevano sotto la pelle abbronzata. I suoi addominali erano una scacchiera perfetta, il suo petto ampio, coperto da una leggera peluria scura.
Amelia, che stava per sedersi alla scrivania, bloccò il movimento. I suoi occhi, prima timidi, ora si posarono su Lorenzo, un fuoco improvviso li accese. Un sospiro quasi impercettibile le sfuggì dalle labbra. Il rossore sul suo viso si intensificò, estendendosi fino al collo. Non aveva mai visto un uomo a torso nudo così da vicino, e mai un uomo con un fisico così impeccabile.
Lorenzo si sdraiò sul lettino, i muscoli rilassati ma ancora definiti. Il dottore si avvicinò, un sorriso appena accennato sul viso. "Amelia, potresti annotare i valori che ti dico?"
Amelia annuì, la mano che teneva la penna tremava leggermente. I suoi occhi continuavano a indugiare su Lorenzo, come calamite attratte da un metallo lucente.
"Pressione 120 su 80. Battito 65. Perfetto." Il dottore continuò con l'auscultazione, il freddo del fonendoscopio sulla pelle di Lorenzo. Ogni movimento del dottore era misurato, professionale, ma i suoi occhi, di tanto in tanto, incontravano quelli di Amelia, un'intesa silenziosa passava tra loro.
"Molto bene, Lorenzo," il dottore concluse. "Ora, per un controllo più approfondito, avrei bisogno che tu togliessi anche i pantaloni e rimanessi in intimo."
Lorenzo si tirò su, sedendosi sul bordo del lettino. I suoi occhi incontrarono quelli di Amelia per un istante, un sorriso quasi impercettibile sulle sue labbra. Poi, con un movimento lento e deliberato, sbottonò i pantaloni. Il tessuto scivolò giù, rivelando mutande aderenti che lasciavano poco all'immaginazione. Le sue cosce erano muscolose, modellate da anni di corsa e pesi. Le mutande tese sul rigonfiamento del suo pacco, un'ombra definita che accendeva la fantasia.
Amelia deglutì, la sua gola secca. Non aveva mai visto un uomo in mutande. La visione era quasi troppo. I suoi occhi, che prima si posavano con timidezza, ora non riuscivano a distogliersi. Il suo cuore batteva all'impazzata, un tamburo impazzito nel suo petto. I suoi pensieri erano un tumulto, un miscuglio di vergogna e desiderio.
"Amelia, potresti passarmi lo strumento per le misurazioni?" Il dottore interruppe il silenzio teso.
Amelia si mosse a fatica, recuperando l'oggetto dalla cassettiera. Le sue mani sfiorarono quelle del dottore, un passaggio di oggetti che sembrava un'eternità.
Il dottore misurò la circonferenza della vita, delle cosce, dei polpacci. Ogni tocco sulla pelle di Lorenzo sembrava elettrizzare l'aria. Amelia annotava, la sua grafia incerta.
"Ora, Lorenzo," il dottore disse, la sua voce calma e professionale. "Per l'esame dei genitali e della prostata, avrei bisogno che tu togliessi anche gli slip."
Un brivido corse lungo la schiena di Amelia. Togliere gli slip. Lorenzo completamente nudo. La sua mente faticava a elaborare l'informazione. Non aveva mai visto un uomo nudo in vita sua. Mai. E ora, avrebbe visto Lorenzo, l'oggetto dei suoi desideri segreti, completamente esposto.
Lorenzo, con un sospiro quasi impercettibile, si sfilò le mutande. Il tessuto scuro cadde sul pavimento, rivelando la sua completa nudità. Il suo cazzo era lì, pendente, ma già con una leggera erezione, la testa rosea e lucida che spuntava da sotto il prepuzio, i testicoli pesanti e pendenti tra le cosce muscolose. I peli pubici, scuri e ricci, formavano un nido intorno alla base del suo membro.
Amelia sentì il respiro mancarle. Il suo sguardo cadde, poi risalì, irresistibile. Quello che vedeva era... uno spettacolo. Un'opera d'arte. Non aveva mai immaginato potesse essere così. Grande, imponente anche a riposo, con una circonferenza che le faceva girare la testa. Un calore le si diffuse nel basso ventre, un formicolio sconosciuto.
Il dottore si avvicinò, indossando i guanti. "Bene, Lorenzo, rilassati." Le sue dita esperte esaminarono i testicoli, poi il pene, scorrendo lungo l'asta, controllando la prostata con un rapido tocco.
Amelia osservava, il suo viso in fiamme. Cercava di non guardare, ma i suoi occhi erano attratti, come ipnotizzati. Ogni tanto, uno sguardo le sfuggiva, catturando un dettaglio, una sfumatura della pelle, la forma perfetta del glande. Il dottore notò la sua esitazione.
"Amelia," disse il dottore, la sua voce un po' più acuta del solito. "Avrei un'ultima, piccola cortesia da chiederti. Per completare il quadro, abbiamo bisogno di un campione di sperma per alcune analisi specifiche. Io devo andare a firmare dei documenti urgenti alla scrivania. Potresti, per favore, aiutare Lorenzo a raccogliere il campione nel contenitore?"
Amelia sbatté le palpebre, la sua mente in tilt. Aiutare Lorenzo a raccogliere il campione? Significava... toccarlo. Significava... masturbarlo. La proposta la lasciò senza fiato. Le sue guance erano ormai di un rosso acceso, il suo cuore batteva così forte che temeva Lorenzo potesse sentirlo.
Lorenzo, che aveva capito il gioco del dottore, si alzò lentamente dal lettino, il suo cazzo ora stava diventando decisamente più duro, una vena pulsava sul lato. Si avvicinò ad Amelia, un sorriso gentile sul viso. "Amelia, non preoccuparti. È solo un piccolo aiuto. Mi sento un po' imbarazzato, ma il dottore ha detto che è importante."
Amelia alzò lo sguardo, i suoi occhi celesti incontrarono quelli scuri e profondi di Lorenzo. Un'onda di desiderio e timidezza la travolse. La sua mano tremava mentre prendeva il piccolo contenitore sterile dal dottore.
"Ecco," disse il dottore, un lampo negli occhi. "Vi lascio un momento. Amelia, sai come fare." Il dottore si allontanò, sedendosi alla scrivania, fingendo di essere assorto nei documenti, ma i suoi occhi, di tanto in tanto, lanciavano rapide occhiate.
Lorenzo fece un passo verso Amelia, il suo cazzo ora completamente eretto, un'asta tesa che pulsava di vita. La testa lucida del glande spuntava con prepotenza. "Amelia..." la sua voce era un sussurro rauco, quasi un invito. "Potresti... iniziare?"
Amelia, il respiro corto, allungò una mano tremante. Le sue dita, ruvide per l'età e il lavoro, sfiorarono l'asta calda e dura di Lorenzo. Un brivido la scosse. La pelle era liscia, vellutata, tesa. Il calore che emanava era intenso, quasi bruciante.
"Oh..." un gemito le sfuggì dalle labbra.
Lorenzo chiuse gli occhi per un istante, un gemito basso gli uscì dalla gola. "Così... va bene..."
Amelia cominciò a muovere la mano, incerta all'inizio, poi con più sicurezza. La sua presa era dolce ma ferma. Il suo pollice accarezzava la testa del pene, mentre le altre dita salivano e scendevano lungo l'asta. Il prepuzio scivolava avanti e indietro, scoprendo e ricoprendo il glande.
Lorenzo inclinò la testa all'indietro, i suoi muscoli si tesero. "Ah... sì... così..."
Il suono umido dello *schlick-schlick* della pelle che scivolava sull'asta riempiva il silenzio dello studio. Amelia sentiva il suo cuore battere all'impazzata, un ritmo tribale. Non era mai stata così vicina a un uomo, mai aveva toccato una cosa così intima. Era eccitante, proibito, meraviglioso.
Il cazzo di Lorenzo si gonfiava e si induriva ancora di più sotto la sua mano, pulsando con una vita propria. I suoi testicoli si erano ritirati verso l'inguine. Amelia sentiva il suo odore, un misto di pelle pulita, sudore maschile e un profumo muschiato che la inebriava.
I suoi occhi seguivano il movimento delle sue dita, ipnotizzati. Il suo sguardo si posava sul glande, turgido e lucido, poi sulle vene che pulsavano lungo l'asta. Voleva sentire di più, esplorare ogni centimetro.
"Amelia... più veloce..." Lorenzo ansimò, la sua voce roca di desiderio.
Amelia accelerò il ritmo, il suo polso si fece più deciso. I suoi occhi erano fissi sul cazzo di Lorenzo, un'espressione di meraviglia e desiderio sul suo viso. Sentiva la sua mano bagnarsi di pre-eiaculato, un liquido denso e trasparente che rendeva il movimento ancora più fluido.
Dieci minuti passarono così, un'eternità sospesa nel tempo. Amelia si sentiva viva come non mai. La sua mano si muoveva con una familiarità che la sorprendeva, come se avesse fatto questo per tutta la vita. Ogni tanto, i suoi occhi incontravano quelli di Lorenzo, pieni di un desiderio primordiale.
"Sto... per venire, Amelia..." Lorenzo ansimò, la sua voce quasi un ringhio. I suoi muscoli si contraevano, la sua schiena si inarcava leggermente.
Amelia intensificò la sua presa, il suo cuore in gola. Portò il contenitore più vicino, la sua mano avvolgeva l'asta di Lorenzo con una dedizione quasi sacra.
Un gemito gutturale sfuggì a Lorenzo. Il suo corpo si scosse. Un getto caldo e denso di sperma spruzzò fuori, schizzando nel contenitore con un suono umido. Poi un altro. E un altro ancora. Lo sperma era copioso, caldo, denso. Alcune gocce schizzarono fuori dal bordo del contenitore, atterrando sulla mano di Amelia, sul suo polso, e alcune persino sul suo petto.
Lorenzo si rilassò, il suo corpo tremante, il respiro affannoso. Il suo cazzo, ora meno turgido ma ancora pulsante, si appoggiò debolmente sulla mano di Amelia.
Amelia rimase immobile per un istante, il suo cuore che martellava. La sua mano era sporca di sperma, appiccicoso e caldo. Un odore forte, metallico e muschiato, le riempì le narici. Era la prima volta che sentiva quell'odore, la prima volta che vedeva lo sperma.
"Brava, Amelia," disse il dottore, rialzandosi dalla scrivania, un sorriso soddisfatto sul viso. "Hai fatto un ottimo lavoro."
Amelia, con un movimento quasi furtivo, si pulì le dita con il bordo del contenitore, ma alcune gocce erano rimaste sulla sua mano. Mentre il dottore prendeva il contenitore e si preparava a uscire, Amelia, con un gesto istintivo, portò la mano alla bocca. La sua lingua sfiorò il suo palmo, raccogliendo le gocce di sperma. Il sapore era salato, un po' amaro, ma stranamente inebriante.
Lorenzo la guardò, i suoi occhi scuri incontrarono i suoi celesti. Un sorriso appena accennato sul suo viso.
Amelia, il suo viso ancora in fiamme, ma con un'espressione di pura beatitudine, uscì dallo studio. Il suo cuore era leggero, il suo corpo vibrava. Aveva ricevuto il regalo più bello della sua vita. Non aveva mai immaginato che la fine del suo lavoro potesse portarle un'esperienza così intensa, così profondamente sensuale. Il ricordo del calore del corpo di Lorenzo, la sensazione del suo cazzo tra le dita, il sapore del suo sperma sulla lingua... tutto si sarebbe impresso nella sua memoria per sempre. La timidezza era sparita, sostituita da una sensazione di potenza e desiderio appagato. La porta dello studio si chiuse dietro di lei, lasciando Lorenzo e il dottore a un sorriso condiviso.
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