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Tradimento in piscina


di backfill
20.01.2026    |    4.700    |    0 9.8
"Ogni movimento, ogni succhiata, era un'ondata di piacere che le saliva al cervello..."
La luce tenue del primo mattino filtrava attraverso le persiane semi-chiuse della camera da letto di Eleonora. Un risveglio dolce, quasi un sussurro, che era in contrasto con il frastuono interiore che da giorni le abitava l'anima. Quarant'anni appena compiuti, dieci di matrimonio con Matteo, nove da quando Luca era venuto a riempire le loro vite con il suo chiacchiericcio incessante e la sua energia travolgente. Erano stati anni felici, certo, ma la passione, quella scintilla che un tempo incendiava le loro notti, si era affievolita, riducendosi a un flebile lumino, acceso forse una o due volte al mese, quasi per dovere, non più per un impellente desiderio. Tutte le attenzioni, ogni singola briciola del loro tempo e delle loro energie, erano dedicate a Luca.
Luca, il loro piccolo terremoto, aveva bisogno di sfogare quell'energia in eccesso, di irrobustire un fisico ancora gracile. La piscina sembrava la soluzione perfetta. Eleonora aveva preso l'iniziativa, chiamando per informazioni, la sua voce melodiosa che si perdeva tra le spiegazioni frettolose della segreteria. Due giorni dopo, mano nella mano con Luca, si presentò all'ingresso della struttura. L'aria, carica di cloro e umidità, le pizzicava le narici, un odore familiare che evocava ricordi d'infanzia.
Una ragazza giovane, con un sorriso stanco, li accolse al bancone. "Benvenuti," disse, la sua voce quasi un bisbiglio sopra il ronzio dell'impianto di ventilazione. "Luca, giusto? Nove anni."
Eleonora annuì, il suo sguardo che spaziava sulla hall affollata. "Sì, Luca. Per il corso principianti."
"Certo. Ascolti, signora," la ragazza si sporse leggermente, un’ombra di dispiacere sul volto, "per gli spogliatoi... c'è un piccolo inconveniente. Quelli per genitori e bambini sono in ristrutturazione da un po'. Ci sono avvisi ovunque in struttura." Indicò con un cenno del capo un cartello appeso in alto. "Luca ha nove anni, ormai è grandicello. Non può entrare nello spogliatoio femminile con lei. Dovrà usare quello degli uomini."
Eleonora sentì un leggero tuffo al cuore. "Oh, capisco. Non... non avevo letto." Il suo sguardo si posò su Luca, che intanto osservava con curiosità un gruppo di ragazzini che sghignazzavano. "E le mamme con i figli piccoli?"
"Loro sì, possono. Ma i bambini dai sette-otto anni in su, devono usare il loro spogliatoio di genere. Però, essendo in ristrutturazione, le mamme che devono aiutare i figli più grandi, tipo il suo, usano temporaneamente quello maschile. Ci sono altri papà e ragazzi che si cambiano, ma tutti sono avvisati. Massima discrezione, ovviamente. Si usano i costumi anche sotto la doccia." Il tono della ragazza era diventato più formale, quasi meccanico.
Eleonora annuì, un po' a disagio. "Va bene. Non c'è problema, allora." Afferrò la mano di Luca. "Andiamo, amore."
Lo spogliatoio maschile era un tripudio di voci, schiamazzi e l'odore pungente di sudore e cloro. Le piastrelle bianche riflettevano la luce artificiale, e l'umidità appannava leggermente l'aria. Eleonora vide altre mamme che aiutavano i loro figli a cambiarsi, i volti concentrati sui bottoni e le cerniere. Uomini, giovani e meno giovani, entravano e uscivano, alcuni avvolti in asciugamani, altri già in costume, diretti alle docce o verso le vasche. Tutti indossavano il costume, anche sotto la doccia, come la ragazza aveva detto.
Mentre aiutava Luca a sfilare i jeans e infilare il costume da bagno blu, i suoi occhi si posarono su una figura che si stagliava tra le altre. Un ragazzo. Alto, almeno un metro e novanta, spalle larghe che riempivano lo spazio, muscoli scolpiti che si indovinavano sotto la maglietta. I capelli scuri, lunghi, gli ricadevano sulle spalle in onde disordinate. Sarà stato sui venticinque anni. Eleonora sentì una fitta, qualcosa che non provava da tempo, un'ondata di curiosità che le risaliva lo stomaco. Il suo sguardo si attardò su di lui, un brivido sottile che le percorse la schiena.
Il ragazzo, incurante di sguardi o presenze, si mosse con una naturalezza disarmante. Tolse la camicia, rivelando un torace ampio e scolpito, gli addominali che si contraevano leggermente mentre si chinava. Poi sfilò i pantaloni, lasciando intravedere le gambe muscolose. Eleonora sentì il respiro farsi più corto. Era un corpo perfetto, armonioso, come quelli che vedeva sulle riviste patinate, ma questo era reale, vivo, a pochi metri da lei. Poi, con un gesto fluido, prese un asciugamano pulito e se lo avvolse intorno alla vita, coprendo i boxer. Sotto l'asciugamano, sfilò i boxer e infilò il costume da bagno. Tutto con una disinvoltura che rasentava l'indifferenza. Non un'occhiata furtiva, non un accenno di imbarazzo. Era semplicemente lì, nel suo spazio, a prepararsi per nuotare.
Luca, finalmente in costume, la tirò per la mano. "Mamma, andiamo! Voglio andare in acqua!"
Eleonora si riscosse, un rossore caldo che le saliva alle guance. "Sì, sì, andiamo."
Mentre si allontanavano, i suoi occhi si voltarono un'ultima volta verso il ragazzo. Lui era già scomparso. Eleonora scosse la testa, un sorriso amaro sulle labbra. Era un po' ridicolo, pensò, sentirsi così turbata da un ragazzo che poteva essere suo figlio, o quasi.
Sugli spalti, l'aria era più calda e secca, il rumore dei tuffi e delle voci che si propagava amplificato. Eleonora si sedette, osservando Luca che si avvicinava al bordo vasca, un piccolo punto blu tra gli altri bambini. La lezione era iniziata. Ma la sua mente non era sulla lezione. Non era su Luca. Era su quelle spalle ampie, su quel torace scolpito, su quei capelli lunghi e scuri. Alberto. Aveva sentito il suo nome negli spogliatoi. Il nome le risuonava nella mente, un'eco silenziosa e persistente. Era un nome che gli si addiceva, forte e al tempo stesso quasi romantico.
Quella sera, a casa, il pensiero di Alberto era un chiodo fisso. Mentre preparava la cena, mentre aiutava Luca con i compiti, mentre guardava un programma televisivo insulso con Matteo, l'immagine di quel corpo perfetto le tornava in mente, prepotente, vivida. Dopo aver messo Luca a letto, con un bacio della buonanotte e una carezza affettuosa, si ritrovò in bagno. L'acqua calda le scorreva sulle mani mentre si lavava il viso, ma il calore che sentiva non era solo quello dell'acqua. Era un fuoco che le si era acceso dentro, un desiderio che da tempo non osava ammettere.
Si guardò allo specchio. Quarant'anni. Non era vecchia, certo. Ma non era nemmeno più la ragazzina che Matteo aveva sposato. Il suo corpo era cambiato, segnato dalla maternità, dalla gravità, dal tempo. Eppure, in quello sguardo, in quella luce che le si era accesa negli occhi, c'era ancora la donna che aveva conosciuto il desiderio, la passione più bruciante.
Le luci soffuse, il silenzio rotto solo dal gocciolio del rubinetto. Si sfilò i vestiti, lasciandoli cadere a terra, uno dopo l'altro. La pelle nuda, sotto la luce fioca, sembrava più bianca, più vulnerabile. Si sedette sul bordo della vasca, le gambe leggermente divaricate. Le dita, quasi da sole, trovarono la strada. Un tocco leggero, poi più deciso. La sua fica, umida e pulsante, rispose immediatamente. Un gemito le sfuggì dalle labbra, un suono che non sentiva da troppo tempo, un suono che le ricordava quanto fosse viva. Le dita si muovevano con un ritmo lento, poi sempre più incalzante, scivolando dentro e fuori, accarezzando le labbra, il clitoride, spingendosi più a fondo. Ogni tocco, ogni pressione, era un'ondata di piacere che le pervadeva il corpo, facendole inarcare la schiena. Gli occhi chiusi, l'immagine di Alberto, del suo corpo scolpito, dei suoi capelli scuri, si sovrapponeva a ogni sensazione, amplificandola, rendendola quasi insostenibile.
Un rumore improvviso la fece sussultare. La porta del bagno si aprì, rivelando la figura di Matteo. Era entrato senza bussare, credendo che il bagno fosse vuoto. I suoi occhi si spalancarono, incrociando lo sguardo di Eleonora. Un istante di immobilità, un silenzio denso e imbarazzante. Eleonora si sentì avvampare, le dita ancora immerse nella sua intimità, colte in flagrante.
Matteo, però, non sembrò arrabbiato. Un sorriso lento, quasi predatorio, gli apparve sul volto. I suoi occhi si posarono sulla sua mano, poi sulla sua fica, bagnata e lucida, e infine sul suo viso, arrossato e sconvolto. Non disse una parola. Si avvicinò, con passi lenti e decisi. La afferrò per un braccio, la tirò su con delicatezza ma con fermezza. Il suo sguardo era intenso, un misto di sorpresa e rinnovato desiderio.
"Vieni," mormorò, la sua voce roca, un suono che Eleonora non sentiva da anni. La prese in braccio, il suo corpo nudo contro il suo, e la portò in camera da letto.
La depose sul letto, con la stessa delicatezza. I suoi occhi non si staccavano dai suoi. Le sue mani le accarezzarono i fianchi, poi le cosce. Eleonora era ancora scossa, il cuore che le batteva all'impazzata, ma il desiderio, alimentato da Alberto e ora dalla presenza di Matteo, era una fiamma che bruciava incontrollata.
Matteo si sfilò i boxer, rivelando la sua erezione, tesa e pulsante. Si posizionò su di lei, le ginocchia ai lati delle sue cosce. Il suo respiro le accarezzava il collo. "Mi hai fatto impazzire," le sussurrò all'orecchio, prima di baciarla con una foga che le tolse il fiato. Le sue labbra erano avide, la sua lingua cercava la sua con un'urgenza dimenticata. Le mani di Matteo le accarezzarono il seno, poi scesero ad esplorare la sua intimità, che era ancora umida e pronta.
Non ci furono preliminari lunghi. Il desiderio era troppo forte, troppo improvviso, per entrambi. Matteo si spinse dentro di lei con un gemito profondo. Eleonora emise un piccolo strillo, un misto di sorpresa e piacere. Il suo corpo rispose immediatamente, stringendosi intorno a lui. Le spinte di Matteo erano decise, ritmiche, quasi furiose. Ogni affondo la portava più in alto, più vicina al baratro del piacere. Ma era Alberto, la sua immagine, la sua figura scolpita, che danzava nella sua mente, rendendo ogni sensazione più intensa, più proibita, più eccitante. I suoi occhi erano chiusi, le labbra dischiuse in un ansimo silenzioso.
"Oh... Matteo..." mormorò, la voce rotta.
Le spinte di Matteo si fecero più veloci, più profonde. Eleonora sentì il suo corpo tendersi, un'onda di piacere che le saliva dalla pancia, esplodendo in un orgasmo violento, rapido, quasi inaspettato. Le sue gambe si strinsero intorno alla vita di Matteo, il suo corpo tremò, scosso da spasmi incontrollabili. Venne in un tempo brevissimo, come mai le era successo prima con lui, eppure la sensazione era così liberatoria, così intensa, che le lacrime le inumidirono gli angoli degli occhi.
Matteo, pochi istanti dopo, la seguì, il suo corpo che si irrigidiva sopra il suo, un gemito rauco che gli usciva dalla gola. Crollò su di lei, il respiro affannoso.
"Sei incredibile," le sussurrò all'orecchio, la voce ancora tremante. Eleonora sorrise, un sorriso che non era del tutto sincero, ma che lui non poté vedere. Il suo corpo era appagato, ma la sua mente era ancora lì, con Alberto.
La settimana successiva, il copione si ripeté. Luca aveva un'altra lezione di nuoto, e Eleonora era di nuovo nello spogliatoio maschile. Aiutava Luca a cambiarsi, la sua attenzione divisa tra i bottoni della tuta del figlio e la sottile speranza di rivedere Alberto. E infatti, eccolo.
Entrò nello spogliatoio con un amico, un ragazzo robusto e chiassoso. Alberto. I suoi capelli scuri erano di nuovo disordinati, il suo fisico imponente riempiva la porta. Eleonora sentì il cuore battere più forte. Si posizionarono a pochi metri da lei e Luca.
"Dai, sbrigati, Albe," disse l'amico, dandogli una pacca sulla spalla.
Alberto sorrise, un sorriso aperto che le fece sentire un'altra fitta allo stomaco. Iniziò a svestirsi con la stessa disinvoltura della volta precedente. La camicia volò via, poi i pantaloni. Rimase in boxer, il suo corpo scolpito che catturava ogni briciolo di luce. Eleonora si trovava alle sue spalle, quindi vedeva soprattutto la sua schiena, i muscoli delle spalle e della schiena che si muovevano sotto la pelle. Poi, come l'altra volta, prese l'asciugamano e se lo avvolse intorno alla vita, e si sfilò i boxer.
Ma l'amico, con un lampo di malizia negli occhi, gli diede una pacca sul sedere, facendogli cadere l'asciugamano.
Un attimo di silenzio. L'asciugamano cadde a terra, rivelando Alberto completamente nudo. Eleonora si sentì mancare il respiro. Per un brevissimo istante, forse due o tre secondi, Alberto rimase lì, esposto, il suo corpo perfetto in piena vista. Mamme e bambini si trovarono davanti a quella visione inaspettata. La sua schiena era un'opera d'arte, i glutei sodi e arrotondati, un culo nudo che le mozzò il fiato. Era incredibile, perfetto. Poi, con un'espressione divertita ma al tempo stesso infastidita, Alberto si chinò, raccogliendo l'asciugamano e avvolgendoselo di nuovo intorno alla vita.
"Ma sei scemo?" rimproverò l'amico, la voce che suonava più divertita che arrabbiata. "Che cazzo ti salta in mente?"
L'amico rise di gusto. "Dai, Albe, un po' di brio! Non vedevo questa proboscide dalle scuole medie!"
Alberto scosse la testa, un sorriso che gli increspava le labbra mentre si infilava il costume.
Eleonora, in piedi dietro di lui, non aveva potuto vedere altro che la sua schiena e quel culo meraviglioso. Il suo cuore batteva all'impazzata, la gola secca. Era rimasta senza parole.
Più tardi, sugli spalti, mentre Luca nuotava, Eleonora sentì un gruppo di mamme chiacchierare animatamente. Erano quelle che si erano trovate di fronte ad Alberto in quel momento imbarazzante.
"Avete visto?" disse una, la voce quasi un sussurro eccitato. "Quel ragazzo... Alberto, si chiama, credo. Un fisico pazzesco!"
"Ma il fisico è niente," replicò un'altra, con un'espressione sognante. "Avete visto... beh, avete visto il coso in mezzo le gambe?"
Le altre annuirono, gli occhi brillanti. "Mamma mia. Non ho parole. Non ho mai visto niente del genere."
"Un superdotato, signore. Un vero superdotato. Mio marito... beh, il mio non è così. Anzi, nessuno dei nostri mariti, ne sono sicura."
Le risate sommesse si diffusero tra il gruppo. Eleonora sentì una fitta di rabbia, un bruciore che le saliva dallo stomaco. Rabbia per non aver potuto vedere, per essersi trovata alle spalle. Rabbia per quella sensazione di desiderio proibito che le attanagliava le viscere. Sapeva di essere sposata, sapeva di dover essere fedele, ma il pensiero di quel pene, descritto come enorme, come mai visto, la tormentava.
Quella sera, Eleonora mise Luca a letto, la sua mente un turbine di immagini e sensazioni. Il culo di Alberto, le parole delle mamme, il desiderio che le bruciava dentro. Ancora una volta, si ritrovò in bagno. Il rituale era lo stesso. Le luci soffuse, la porta chiusa. Si sfilò i vestiti, la pelle che fremiva al contatto con l'aria fresca. Si sedette sul bordo della vasca, le dita che tremavano leggermente mentre si avvicinavano alla sua fica. Era già umida, pronta, riscaldata dal ricordo e dall'immaginazione. Le dita si spinsero dentro, esplorando, accarezzando, stimolando. Ogni tocco era Alberto, ogni pressione era il suo corpo, il suo sesso, quello che non aveva visto, ma che ora immaginava con una vividità quasi dolorosa.
Un rumore di nuovo. La porta del bagno si aprì. Matteo. Ancora una volta. La trovò nella stessa posizione, lo stesso sguardo tra il colpevole e l'eccitato.
Questa volta, Matteo non sorrise. I suoi occhi erano più seri, più intensi. Interpretò quella scena come un invito, un segnale inequivocabile. Non disse nulla. Si voltò e andò in camera da letto.
Eleonora lo seguì, il cuore che batteva all'impazzata. Entrò in camera. Matteo era già a letto, nudo, l'uccello dritto, teso, che puntava verso l'alto. La luce della lampada da comodino creava ombre suggestive sul suo corpo.
"Vieni qui," disse Matteo, la voce un sussurro rauco, gli occhi fissi su di lei.
Eleonora si avvicinò, il suo corpo che rispondeva a un richiamo ancestrale. Si inginocchiò accanto al letto. Matteo le sorrise, un sorriso che le fece capire cosa voleva. Allungò una mano e le accarezzò i capelli.
Eleonora si chinò, la sua bocca che si apriva per accogliere il sesso di Matteo. Il sapore della pelle, l'odore muschiato, il calore. Iniziò a succhiare, con movimenti lenti e sensuali, la lingua che accarezzava la punta, poi scendeva lungo l'asta, avvolgendolo completamente. Le sue labbra si muovevano, tirando e rilasciando, succhiando con avidità. La testa di Matteo si reclinò all'indietro, un gemito di piacere che gli sfuggiva dalle labola. Le sue mani le afferrarono i capelli, guidando il ritmo, spingendo più a fondo. Eleonora sentiva la consistenza vellutata della pelle, la durezza dell'erezione che le premeva contro la gola. Ogni movimento, ogni succhiata, era un'ondata di piacere che le saliva al cervello. Ma anche in quel momento, era Alberto che danzava nella sua mente. Il suo sesso, quello enorme, quello che le mamme avevano descritto. L'immagine di quel pene gigantesco si sovrapponeva a quello di Matteo, rendendo la stimolazione ancora più eccitante, quasi perversa.
Matteo ansimò, il suo corpo che si muoveva in un ritmo sempre più incalzante. "Così... sì... brava..."
Eleonora continuò, la sua bocca esperta che lavorava con dedizione. Sentì il sesso di Matteo pulsare nella sua bocca, diventare sempre più duro, più teso. Poi, con un gemito più profondo, Matteo si ritirò.
"Adesso voglio sentirlo dentro," disse lei quasi per dovere di soddisfare il marito.
Eleonora si sdraiò sul letto, le gambe leggermente divaricate. Matteo si posizionò su di lei, il suo sguardo che le accarezzava il corpo. Si spinse dentro di lei con un'urgenza quasi violenta. La sua fica era già bagnata, pronta, il desiderio che ribolliva. Eleonora gemette, un suono che si perse nel bacio che Matteo le diede, un bacio profondo, avido, che le rubò il respiro. Le spinte di Matteo erano decise, ritmiche, il suo corpo che si muoveva in un'antica danza. Ma Eleonora non era lì. Era con Alberto. Ogni affondo di Matteo era un affondo di Alberto, ogni sensazione era amplificata dall'immagine di quel corpo perfetto, di quel pene enorme.
"Oh... Matteo..." mormorò, le unghie che si conficcavano nella schiena di lui.
Il suo corpo si tese, un'onda di piacere che le risaliva le gambe, la pancia, esplodendo in un orgasmo fulmineo, quasi istantaneo. Venne in pochi secondi, il suo corpo scosso da spasmi, la mente annebbiata dal piacere e dall'immagine proibita. Matteo, soddisfatto della sua performance, la seguì pochi istanti dopo, il suo corpo che si contraeva sopra il suo.
"Sei stata fantastica," le sussurrò Matteo, il respiro affannoso.
Eleonora annuì, un sorriso stanco ma soddisfatto sulle labbra. Era soddisfatta, sì, ma non per Matteo. Per Alberto.
Le settimane successive furono un tormento per Eleonora. Cercava in ogni modo di essere fedele, di scacciare quei pensieri proibiti, ma l'immagine di Alberto, il suo corpo, la descrizione del suo sesso, erano una presenza costante nella sua mente. Si sentiva in colpa, sì, ma il desiderio era troppo forte per essere ignorato.
Un paio di settimane dopo, per una serie di impegni, Eleonora portò Luca in piscina a un orario un po' diverso dal solito. Lo spogliatoio maschile era quasi deserto. Pochissime mamme, qualche ragazzo sparuto. Eleonora era quasi sollevata. "Questa volta non lo vedrò," pensò. Aiutò Luca a cambiarsi, il suo sguardo che vagava nello spogliatoio semi-vuoto.
Mentre stavano uscendo per andare in vasca, la porta si aprì di nuovo. Alberto. Aveva appena finito di nuotare, i capelli bagnati che gli si appiccicavano alla fronte, il costume aderente che metteva in risalto l'enorme cazzo. Eleonora sentì un sussulto, un'onda di calore che le saliva alle guance. I suoi occhi si incontrarono con quelli di lui per un istante, un lampo di riconoscimento, quasi. Alberto le fece un piccolo cenno con la testa, un sorriso appena accennato.
Eleonora si affrettò a far entrare Luca in acqua, il suo cuore che batteva all'impazzata. Poi, mentre il figlio entrava in acqua per la lezione con una scusa tornò nello spogliatoio. "Ho dimenticato qualcosa nella borsa di Luca," mormorò a se stessa, anche se sapeva benissimo di non aver dimenticato nulla. Iniziò ad armeggiare con il borsone di Luca, fingendo di cercare qualcosa.
Alberto, intanto, si era avvicinato al suo armadietto. Eleonora lo sentiva, la sua presenza imponente, il suo odore di cloro e pelle. Lui si accorse che lei era tornata, che stava armeggiando con la borsa, ma fece finta di niente. Con la stessa disinvoltura della prima volta, iniziò a svestirsi. La maglietta, poi il costume bagnato. Questa volta, però, non prese l'asciugamano. Rimase lì, completamente nudo, il suo corpo perfetto che si stagliava sotto la luce artificiale. Le gambe muscolose, il torace ampio, gli addominali scolpiti. E poi, il suo sesso.
Eleonora sentì il respiro bloccarsi in gola. Le mamme avevano ragione. Avevano fottutamente ragione. Era enorme. Un'erezione semi-rigida, imponente, che pendeva tra le sue cosce, il doppio di quello di suo marito, forse anche di più. La testa era grande, scura, le vene che si intravedevano sotto la pelle tesa. Era un pezzo di carne incredibile, una visione che le fece girare la testa.
Alberto le lanciò un'occhiolino, un gesto sfrontato, quasi provocatorio. Poi, con un sorriso sornione, si diresse verso le docce.
Eleonora non resistette. Il desiderio, la curiosità, la trasgressione, tutto si mescolò in un'onda inarrestabile. Si voltò, la sua mente che lavorava a mille all'ora. Luca era in acqua, la lezione durava ancora cinquanta minuti.
Si sfilò i vestiti, uno dopo l'altro, con una fretta che non aveva mai provato. La sua pelle nuda, sotto gli occhi di Alberto che la osservava dalla doccia, era come un'offerta. Si avvicinò alle docce, il suo corpo che tremava leggermente.
Alberto, sotto il getto d'acqua, le fece cenno di avvicinarsi. "Vieni," disse, la sua voce calda, roca, quasi un invito.
Eleonora non esitò. Entrò nella doccia con lui, l'acqua calda che le scorreva sulla pelle, mescolandosi al sudore e al desiderio. Il corpo di Alberto era muscoloso, caldo, la pelle liscia sotto le sue mani. Si avvicinarono, i loro corpi che si sfioravano, l'erezione di Alberto che premeva contro la sua pancia.
"Sei bellissima," mormorò Alberto, i suoi occhi scuri che la guardavano con un'intensità che le tolse il fiato.
Le sue labbra si posarono sulle sue, un bacio avido, profondo, che le fece girare la testa, quasi svenire. La sua lingua si spinse nella sua bocca, esplorando ogni angolo, succhiando la sua con una passione che Eleonora non aveva mai provato. Le mani di Alberto le accarezzarono la schiena, poi scesero ad afferrare i suoi glutei, stringendoli con forza. Il suo sesso, duro e pulsante, premeva contro la sua fica, che era già bagnata e pronta.
"Voglio sentirlo tutto" ansimò Eleonora, la sua voce quasi inudibile sopra il rumore dell'acqua.
Alberto sorrise, un sorriso predatorio. Eleonora si inginocchiò, la sua bocca che si apriva per accogliere quella meraviglia. Non era abituata a cazzi così grandi. La testa era spessa, il diametro incredibile. Le sue labbra si sforzarono di prenderlo, la sua lingua che cercava di avvolgerlo. Era una sfida, un'impresa. Spingeva, succhiava, cercando di inghiottirlo tutto. Il sapore della pelle, il suo odore muschiato, il calore. Sentiva la sua gola tendersi, il suo stomaco che si contraeva. Alberto gemette, le mani che le afferrarono i capelli, guidando il ritmo, spingendo più a fondo. Eleonora sentiva la punta del suo pene che le premeva contro la gola, quasi soffocandola. Era così grande, così incredibile.
"Bravissima," mormorò Alberto, la voce roca, il suo corpo che si muoveva in un ritmo sempre più incalzante.
Eleonora continuò, la sua bocca che lavorava con dedizione, succhiando, leccando, sentendo il sesso di Alberto pulsare, diventare sempre più duro. Poi, con un gemito profondo, Alberto si ritirò.
"Adesso voglio sentirti urlare," disse, un sorriso malizioso sulle labbra.
Eleonora si tirò su, il suo corpo che bruciava di desiderio. Si appoggiò alla parete della doccia, le gambe leggermente divaricate. Alberto si posizionò di fronte a lei, il suo sguardo che le accarezzava il corpo. Le afferrò i fianchi, tirandola a sé. Il suo sesso enorme premette contro la sua fica, che era già un lago di umidità.
"Oh, mio Dio..." ansimò Eleonora.
Alberto si spinse dentro di lei con un'unica spinta decisa. Un grido le sfuggì dalle labbra, un grido di dolore e piacere. Era così grande, così pieno. Sentiva la sua fica che si allargava, si adattava a quella mole incredibile. Il suo corpo tremò, scosso da un'onda di sensazioni. Alberto le tenne la mano sulla bocca, soffocando i suoi gemiti, le sue urla di piacere.
Le spinte di Alberto erano profonde, ritmiche, quasi violente. Il suo sesso sbatteva contro le pareti della sua fica, riempiendola completamente. Eleonora si inarcò, le gambe che si stringevano intorno alla vita di lui. Sentiva il suo pene che raggiungeva il suo utero, che si spingeva sempre più a fondo. Ogni affondo era un'ondata di piacere che le saliva al cervello, facendole vedere le stelle.
"Sì... così... più forte..." mormorò, la voce rotta, la mano di Alberto che le impediva di urlare.
L'acqua calda continuava a scorrere sui loro corpi, mescolandosi al sudore, al desiderio, al sapore della pelle. Alberto le baciò il collo, i seni, le labbra, mentre continuava a penetrarla con una foga incredibile. Eleonora sentì il suo corpo tendersi, un'onda di piacere che le saliva dalla pancia, esplodendo in un orgasmo violento, prolungato, come mai aveva provato in vita sua. Venne diverse volte, il suo corpo scosso da spasmi, la mente annebbiata dal piacere puro, assoluto.
Alberto continuò a penetrarla, le sue spinte sempre più veloci, più profonde. Poi, con un gemito rauco, si ritirò. Eleonora lo guardò, gli occhi lucidi, il respiro affannoso.
"C'è ancora un posto," mormorò Alberto, un sorriso malizioso sulle labbra. "Voglio aprirti il culo."
Eleonora sentì un brivido. Nel culo. Matteo non l'aveva mai fatto. Era una trasgressione ancora più grande, ancora più proibita. Ma il desiderio, il piacere che aveva provato, era troppo forte per resistere. Anni di inibizioni crollarono in un istante.
Si girò, la schiena appoggiata alla parete della doccia, i glutei che si offrivano ad Alberto. Lui si avvicinò, leccandole l'ano con la lingua, preparandola, poi le sputò sopra, bagnandola con la saliva. Eleonora sentì un misto di paura ed eccitazione. Alberto si spinse lentamente, con delicatezza, la punta del suo pene che premeva contro il suo ano. Eleonora gemette, il suo corpo che si contraeva. Era una sensazione nuova, intensa, quasi dolorosa, ma al tempo stesso incredibilmente eccitante. Alberto si spinse più a fondo, lentamente, con cautela, finché non fu completamente dentro.
Un grido le sfuggì di nuovo, la mano di Alberto che le copriva la bocca. Le spinte erano lente, profonde, un piacere diverso, più viscerale. Eleonora venne di nuovo, con un orgasmo che le scosse il corpo dalle fondamenta.
Alberto, pochi istanti dopo, la seguì, il suo corpo che si irrigidiva, un gemito profondo che gli usciva dalla gola. Crollò su di lei, i loro corpi bagnati, stanchi, ma appagati.
I cinquanta minuti finirono troppo presto. Eleonora si ricompose, il suo corpo che tremava ancora, la mente annebbiata dal piacere. Alberto le diede un ultimo bacio, profondo, promettente.
"Ci vediamo," le sussurrò all'orecchio.
Eleonora annuì, incapace di parlare. Uscì dalla doccia, si vestì in fretta, il suo corpo che ancora pulsava per quella scopata incredibile. Proprio mentre stava finendo, Luca tornò nello spogliatoio.
"Mamma, ho fatto un tuffo bellissimo!" disse, gli occhi che brillavano.
Eleonora sorrise, un sorriso che nascondeva un mondo di segreti. "Bravissimo, amore. Adesso facciamo una doccia e andiamo a casa." Lo aiutò sotto il getto d'acqua, il suo tocco leggermente tremante.
Quando tornò a casa, il suo corpo era ancora pieno di Alberto. Il suo odore, il suo sapore, la sensazione del suo sesso enorme, erano ancora lì, vividi, prepotenti. Matteo, la sera, cercò di approcciarla. Si avvicinò, le accarezzò la schiena, la baciò.
"Stasera non mi va, amore," disse Eleonora, allontanandolo con delicatezza. La sua mente era troppo piena, il suo corpo troppo stanco, troppo appagato da un altro.
Quella notte, Eleonora non dormì. Era felicissima, euforica, per essere stata scopata da quel pezzo di manzo di Alberto. Era stata un'esperienza incredibile, una liberazione, una scoperta. Ma il senso di colpa, come un'ombra, iniziò a farsi strada. Aveva una famiglia, un marito, un figlio. Cosa aveva fatto?
Il mattino seguente, si svegliò con una decisione. Matteo era l'uomo della sua vita. Lui era il padre di suo figlio, il suo compagno di una vita. Non poteva buttare via tutto per un momento di passione proibita.
Si avvicinò a Matteo, che dormiva ancora. Lo baciò con dolcezza, poi con più passione. Matteo si svegliò, sorpreso. Eleonora si mise a cavalcioni su di lui, il suo corpo nudo contro il suo.
"Facciamo l'amore," disse, la sua voce decisa.
Matteo, ancora intontito dal sonno, sorrise. Eleonora lo baciò con una foga inaspettata, le sue mani che gli accarezzavano il corpo, il suo sesso che si svegliava. Si fece scopare per bene da Matteo, con un'intensità che non gli aveva mai dato. Voleva fargli sentire il suo amore.
Le cose in famiglia, da quel giorno, presero una piega inaspettata. La situazione tra i due coniugi migliorò notevolmente. Eleonora, liberata, risvegliata, scopriva un nuovo desiderio, una nuova passione. Scopava molto più spesso con Matteo, con una foga, una creatività, una malizia che lo lasciava senza parole. E, a volte, quando le notti erano più calde, quando il desiderio era più forte, riproponeva a Matteo le "porcate" che aveva imparato, o meglio, che aveva riscoperto, negli spogliatoi della piscina con Alberto. Il suo matrimonio rifioriva, più intenso e appagante che mai, alimentato da un segreto che nessuno avrebbe mai sospettato.
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