incesto
Il clistere di zia Adele
14.12.2025 |
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"La zia inserì nuovamente la cannula, e la soluzione calda fluì nel suo intestino..."
L'aria di montagna era più sottile, più pulita, un balsamo per i polmoni abituati al fumo grigio delle città. Luca, a quarantacinque anni, aveva imparato ad apprezzare quel silenzio che solo le vette potevano offrire, un contrasto stridente con il frastuono perenne della sua vita a migliaia di chilometri di distanza. La vecchia utilitaria, un regalo di sua madre per il suo trentesimo compleanno e tenuta con una cura quasi maniacale, sferragliava leggermente mentre affrontava l'ultima curva, la ghiaia scricchiolava sotto le gomme. Il piccolo borgo si svelò all'improvviso, un pugno di case di pietra aggrappate al fianco della montagna, il fumo sottile che si alzava dai comignoli a disegnare pennellate grigie nel cielo terso. Un respiro profondo gli riempì il petto, ma non era solo l'aria fresca a causare quella sensazione; un misto di nostalgia e un'inspiegabile ansia gli serrava lo stomaco.Parcheggiò l'auto nel vialetto di casa, un gesto automatico ripetuto innumerevoli volte in passato. Il cancello di ferro battuto, dipinto di fresco, era aperto. Il giardino, un tempo un'esplosione di colori curata dal padre, era ora un po' più selvaggio, le rose rampicanti avevano preso il sopravvento, i gerani straripavano dai vasi. Sua madre, Maria, sessantacinque anni, era in piedi sulla veranda, le mani giunte sul grembiule fiorato, i capelli candidi raccolti in uno chignon impeccabile. Un sorriso le illuminò il viso, le rughe d'espressione si approfondirono agli angoli degli occhi.
«Luca! Finalmente sei arrivato!»
La sua voce era un abbraccio, calda e avvolgente come una coperta di lana. Luca scese dall'auto, il bagaglio sportivo che gli pendeva dalla spalla. Un passo, poi un altro, e si ritrovò stretto tra le braccia della madre. L'odore familiare di lavanda e di pane appena sfornato lo inondò, un profumo che evocava anni di ricordi.
«Mamma, come stai?» La sua voce era un po' roca, un nodo alla gola gli impediva di parlare liberamente.
«Benissimo, tesoro mio. E tu? Sei stanco? Hai fame? Ho preparato la tua pasta al forno preferita!» Lo strinse più forte, poi lo spinse delicatamente all'interno, come se fosse ancora il ragazzino che tornava da scuola.
Il soggiorno era immutato, un santuario del tempo che fu. Le tende di pizzo, il divano foderato di velluto, le foto incorniciate sul camino: un museo della sua infanzia. Luca si sentì avvolto da un'ondata di familiarità, ma anche da un senso di estraneità. Era un visitatore ora, non più un residente.
I giorni trascorsero in una routine confortante. Passeggiate nei boschi, lunghe chiacchierate davanti al camino acceso, pranzi abbondanti che la madre preparava con amore. Luca si lasciò andare, la tensione accumulata in mesi di lavoro si sciolse lentamente, ma un fastidio sordo cominciò a farsi strada nel suo ventre. Era un crampo leggero all'inizio, poi divenne più insistente, una morsa che si stringeva e si allentava, ma non scompariva mai del tutto.
Una mattina, mentre era seduto a tavola per la colazione, la morsa si fece più acuta. Tentò di ignorarla, ma il viso gli si contraeva involontariamente.
«Luca, non stai bene?» La madre lo osservava con la preoccupazione dipinta sul volto. «Sei pallido. Hai mangiato a malapena il cornetto.»
«No, mamma, sto bene. Solo un po' di stanchezza.» Cercò di sorridere, ma il gesto era forzato.
«Non mi inganni, lo vedo nei tuoi occhi. Cosa c'è?» Si alzò, le mani sui fianchi, l'espressione ferma di chi non accetta mezze verità.
Un'altra fitta gli attraversò l'addome. Si piegò leggermente, una smorfia di dolore gli deformò il viso.
«È lo stomaco, mamma. Ho un dolore strano, e mi sento gonfio.» La sua voce era un sussurro.
Maria posò una mano sulla sua fronte. «Non hai la febbre. Fammi sentire la pancia.»
Luca si irrigidì. L'idea che sua madre lo toccasse in quel modo lo imbarazzava, anche se era un gesto naturale per lei. Ma il dolore era troppo forte per protestare. La sua mano calda si posò sul suo addome, palpando delicatamente.
«È dura come un sasso, tesoro. E gonfia. Non vai in bagno da un po', vero?»
Luca scosse la testa. «Da tre giorni, credo. Ma non ci ho fatto caso. Succede a volte quando cambio aria.»
«Tre giorni sono troppi. Hai un blocco intestinale, povero figlio mio. Ti ci vuole un bel clistere.»
Luca spalancò gli occhi. «Un clistere? Mamma, no! Non c'è bisogno, passerà. Prenderò un lassativo, o qualcosa del genere.» Il solo pensiero gli fece arrossire le guance.
«Un lassativo è troppo lento, e non risolverà il blocco. Ti servono subito. So io come si fa, ne ho fatti tanti a tuo padre quando aveva i suoi problemi. Ti sentirai subito meglio.» La sua voce era ferma, inflessibile.
«Mamma, per favore...» Il dolore, però, si stava intensificando, una pressione costante che gli toglieva il respiro. Sentiva la pancia tesa, dura, come un tamburo.
«Non c'è nessun per favore. Ti stai gonfiando, potresti stare malissimo. Non voglio vederti soffrire.» Si avvicinò, gli occhi pieni di una determinazione amorevole. «Vado a prendere il necessario. Tu intanto sdraiati sul letto, ti farà bene.»
Luca si alzò a fatica, la testa gli girava leggermente. Ogni movimento era una tortura. Il dolore era diventato un compagno costante, una presenza opprimente. Si trascinò in camera da letto, il respiro affannoso. Si sdraiò sul letto, un braccio premuto contro l'addome, cercando sollievo. Il rifiuto iniziale si stava sciogliendo di fronte alla realtà del suo malessere. Forse sua madre aveva ragione.
Pochi minuti dopo, Maria tornò, un kit per clistere in mano e un'espressione decisa sul viso. «Ho tutto. Ma sai cosa? È meglio se mi faccio aiutare da tua zia Adele. È più pratica di me con queste cose, e due paia di mani sono meglio di una.»
Luca si sentì sprofondare. Sua zia Adele. Settant'anni, la sorella di sua madre, un ciclone di energia e battute. L'idea di lei che lo vedeva in una situazione così intima era quasi più insopportabile del dolore.
«No, mamma, ti prego! Non c'è bisogno di scomodare la zia. Puoi farlo tu.»
«Non dire sciocchezze. Tua zia è sempre felice di aiutare. E poi, ha un carattere forte, non ti vergognerai con lei. Ti farà sentire a tuo agio.» Maria ignorò le sue proteste, prese il telefono e compose un numero.
Pochi minuti dopo, la porta d'ingresso si aprì con uno scatto. «Maria, sono qui! Cosa succede a questo povero ragazzo?» La voce squillante di zia Adele riempì la casa.
Adele era una donna minuta, ma con una presenza imponente. I suoi occhi, vivaci e penetranti, sembravano vedere attraverso ogni bugia. Indossava un vestito a fiori sgargianti e un sorriso furbo.
«Ciao, zia.» Luca mormorò, il viso affondato nel cuscino. Il dolore era ormai lancinante, una pressione interna che minacciava di farlo esplodere.
«Ciao, tesoro! Che ti è successo? Tua madre mi ha detto che hai la pancia dura come una pietra. Non ti preoccupare, la zia Adele ti rimetterà in sesto in un attimo!» Si avvicinò al letto, posando una mano sulla sua spalla. La sua risata era un po' sguaiata, ma rassicurante.
«Dobbiamo prepararlo.» Maria si avvicinò, tenendo in mano il kit. «Luca, devi toglierti i pantaloni. E le mutande.»
Luca si sentì avvampare, ma il dolore era tale che ogni resistenza era futile. Con mani tremanti, slacciò i jeans, poi li sfilò con difficoltà. Le mutande seguirono. Si ritrovò nudo dalla vita in giù, coperto solo dalla maglietta. Cercò di tirare su la coperta per coprirsi, ma sua madre la scostò con un gesto deciso.
«Non così, tesoro. Dobbiamo avere spazio per lavorare. Sdraiati sul fianco sinistro, le ginocchia piegate al petto.»
Luca obbedì, sentendosi completamente vulnerabile. Le due donne si posizionarono ai suoi piedi, i loro sguardi indugiavano un istante sulle sue gambe muscolose, sui suoi fianchi. Non era un ragazzo, a quarantacinque anni, ma il suo fisico era ancora tonico, scolpito da anni di sport e di lavoro fisico.
«Che bel ragazzo che è diventato il nostro Luca, Maria.» La zia Adele commentò, un sorriso malizioso che le increspava le labbra. «Un fisico da atleta, proprio come suo padre da giovane.»
Maria annuì, un sorriso orgoglioso sul viso. «Sì, è sempre stato un bel ragazzo.»
Luca sentì il calore salire alle guance. Avrebbe voluto sprofondare nel materasso.
«Allora, vediamo un po'...» La zia prese la sacca del clistere, la riempì con la soluzione tiepida. Il rumore dell'acqua gli fece venire i brividi.
«Tieni, Maria, apri la confezione della cannula. E tu, Luca, rilassati. Non fa male, sentirai solo un po' di pressione.» La zia gli parlò con una voce calma, ma i suoi occhi brillavano di un'insolita intensità.
La cannula, lubrificata, fu inserita con delicatezza. Luca strinse i denti, un gemito gli sfuggì dalle labbra mentre la soluzione iniziava a fluire nel suo intestino. Sentì un immediato senso di pienezza, di distensione. Il dolore, però, non diminuiva, anzi, sembrava amplificarsi.
«Resisti, tesoro. Resisti il più possibile.» Maria gli accarezzò la fronte, gli occhi pieni di compassione.
Luca cercò di concentrarsi sul respiro, stringendo le lenzuola tra le dita. Ogni muscolo del suo corpo era teso.
«Mamma, non ce la faccio...» La sua voce era un lamento.
«Sì che ce la fai. Pensa a come ti sentirai dopo. Un ultimo sforzo.»
La zia Adele, intanto, lo osservava con attenzione, i suoi occhi che scivolavano dal suo viso sofferente al suo fondoschiena, poi lungo le sue cosce. Un'espressione che Luca non riusciva a decifrare.
La procedura si interruppe per un momento. Maria si alzò. «Manca un pezzo, non ho abbastanza soluzione. Torno subito, vado in farmacia a prendere un'altra confezione. Tu intanto, Adele, tieni d'occhio Luca, e se dovesse cedere, fagli andare in bagno. Poi ricominciamo.»
Maria uscì dalla stanza, lasciando Luca solo con sua zia. L'aria sembrò farsi più densa.
«Allora, Luca, come ti senti?» La zia Adele si avvicinò al letto, il suo sguardo era ora fisso su di lui.
«Male, zia. Ho un dolore terribile. Non riesco a trattenere ancora per molto.»
«Certo che no, povero caro. È normale. Ma sai, per far funzionare bene questo clistere, dovremmo essere sicuri che tutto sia libero, no?» Si chinò, la sua mano si posò sulla sua coscia, accarezzandola con una leggerezza inaspettata.
Luca si sentì a disagio. «Cosa intendi, zia?»
«Intendo che per far uscire tutto, ogni cosa deve essere rilassata. E tu sei tutto teso. Vediamo un po'...» La sua mano risalì lungo la coscia, sfiorando l'inguine. Luca sussultò.
«Zia, cosa...»
«Shhh... Lascia fare alla zia. Dobbiamo assicurarci che non ci siano blocchi. E per farlo, devi essere completamente nudo. Così posso vedere bene, e posso aiutarti a rilassarti.» La sua voce era bassa, quasi un sussurro, ma con una nota di autorità che non ammetteva repliche.
Luca, avvolto dal dolore e dalla confusione, non riuscì a reagire. La zia Adele, con un gesto rapido, gli sollevò la maglietta. I suoi occhi si posarono sul suo petto nudo, sui suoi addominali scolpiti. Un sospiro quasi impercettibile le sfuggì dalle labbra. Poi, con una lentezza studiata, le sue mani scesero, afferrando i bordi della maglietta e tirandola via completamente. Luca era nudo. Completamente.
Un'ondata di calore gli invase il viso. Cercò di coprirsi con le mani, ma la zia gliele scostò delicatamente.
«Non fare il pudico, Luca. La zia ti ha visto nudo quando eri un bambino. E devo dire che sei cresciuto molto bene.» I suoi occhi scesero, indugiando sul suo sesso.
Il cazzo di Luca, in quel momento, era flaccido, quasi ritratto dal freddo e dall'imbarazzo. Ma gli occhi della zia lo scrutarono con una curiosità che lo fece sentire esposto come mai prima d'ora.
«Mamma mia, Luca... Che bel pezzo che hai, nipote mio.» La sua voce era un filo, carica di una malizia inaspettata. Si chinò ancora di più, la sua mano si allungò, accarezzando la base del suo pene con una delicatezza che fece scattare una scintilla in Luca, nonostante il dolore.
«Zia...» La sua voce era quasi inudibile.
«Shhh... Lascia fare alla zia. Dobbiamo sciogliere ogni tensione, no? Così il clistere farà il suo lavoro.»
La mano della zia si mosse. Dapprima accarezzò la pelle delicata della sua coscia interna, poi risalì lenta, sfiorando lo scroto. Le sue dita erano sorprendentemente morbide, e Luca sentì un brivido attraversargli la spina dorsale. Il dolore intestinale sembrava quasi attenuarsi, sostituito da una nuova, strana sensazione.
La zia Adele afferrò il suo pene. Le sue dita si chiusero intorno all'asta flaccida, accarezzandola dolcemente. Luca sentì il suo sesso reagire, un leggero turgore che cominciava a farsi strada.
«Oh, vedo che ti stai riprendendo, caro nipote. Questo è un buon segno. Significa che ti stai rilassando.» La sua voce era roca, i suoi occhi brillavano.
Luca era confuso, imbarazzato, ma anche stranamente eccitato. Il suo corpo, nonostante il dolore, rispondeva a quel tocco inaspettato. Il suo cazzo si stava gonfiando, diventando sempre più duro sotto la mano della zia. La pelle si tendeva, le vene si gonfiavano.
«Zia, io... non credo sia il caso...» Balbettò, il respiro corto.
«Nonsense. È solo la zia che ti aiuta a rilassarti. Non pensare a niente, pensa solo a come ti sentirai bene dopo.» La sua mano si mosse con più decisione, una carezza lenta e ritmica che fece gemere Luca. Il suo cazzo era ormai completamente eretto, pulsante, rigido come una roccia.
«Mamma mia, Luca. Questo è un vero gioiello. Non pensavo fossi così dotato.» La zia Adele lo ammirava, i suoi occhi si posavano sul glande turgido e lucido. «Così grande, così duro...»
La sua mano si mosse su e giù, una masturbazione lenta, metodica. Luca chiuse gli occhi, un gemito profondo gli sfuggì dalle labbra. Il dolore alla pancia era quasi scomparso, sostituito da un'ondata di piacere che lo travolgeva. Il suo corpo era in fiamme, ogni nervo teso.
«Sei così bello, Luca. Così desiderabile.» La zia si chinò, il suo respiro caldo gli accarezzò l'inguine.
Luca sentì il suo cazzo pulsare tra le dita della zia. Il suo desiderio era un fuoco che lo divorava. Era sbagliato, lo sapeva, ma non riusciva a fermarsi. Il piacere era troppo intenso, troppo travolgente.
Improvvisamente, la zia si alzò. Luca la guardò confuso, il suo cazzo ancora teso e pulsante.
«Dobbiamo finire il clistere, Luca. Ma prima...» La zia Adele, con un movimento fluido, si tolse le mutande. Erano di pizzo, un nero seducente. Poi, con un gesto altrettanto rapido, si sollevò la gonna.
Luca spalancò gli occhi. La zia Adele era nuda dalla vita in giù. La sua fica, un cespuglio di peli grigi e folti, era lì, esposta. Le labbra erano gonfie, umide, un invito silenzioso. L'odore di sesso e di muschio lo inondò.
«Zia...» La sua voce era un sussurro strozzato.
«Vieni qui, nipote mio. La zia ha bisogno di te. Voglio che tu mi prenda, Luca. Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me.» La sua voce era un comando, ma anche una supplica.
Luca era sconvolto, ma il suo corpo aveva già deciso. Il suo cazzo era una roccia, pulsava con una vita propria. Si alzò a sedere, il suo sesso eretto che puntava verso la zia.
«Non capisco...»
«Non devi capire, Luca. Devi solo sentire. Devi solo fare quello che la zia ti chiede.» Si avvicinò, afferrò il suo cazzo con una mano, guidandolo verso la sua fica.
Luca sentì la punta del suo pene sfiorare le labbra umide della zia. Erano calde, morbide, bagnate. Un brivido gli corse lungo la schiena. Un leggero schlick, e la punta entrò. La zia gemette, i suoi occhi si chiusero per un istante.
«Ahhh... sì, Luca. Così. Entra in me, tesoro.»
Luca spinse. Sentì la sua testa farsi strada, poi l'asta intera. La fica della zia era stretta, calda, avvolgente. Un lamento gli sfuggì dalle labbra mentre il suo cazzo affondava completamente, fino alla base. Si sentì riempito, stretto, completamente inghiottito.
«Ohhh... sì... così... il mio bel nipote...» La zia Adele ansimava, stringendolo a sé. I loro corpi si unirono in un'antica danza, un ritmo primordiale. Luca affondava, si ritraeva, affondava di nuovo, il suo cazzo che scivolava dentro e fuori, le natiche che sbattevano ritmicamente contro il ventre della zia.
Il gemito della zia si fece più forte, un suono gutturale, animalesco. Luca si abbandonò al piacere, ogni spinta lo portava più in profondità, più vicino al baratro. Il suo cazzo era un martello, che batteva contro la carne umida, contro il collo dell'utero della zia. Il suono di carne che sbatteva, di corpi che si univano, riempiva la stanza.
«Più forte, Luca... più forte... Voglio sentirti tutto...» La zia lo supplicava, le sue unghie che si conficcavano nella sua schiena.
Luca obbedì, spingendo con una ferocia inaspettata. Il suo sesso si muoveva con una potenza che non sapeva di possedere, il suo corpo che si fondeva con quello della zia. Ogni spinta era un'esplosione di sensazioni, un'onda di piacere che lo travolgeva. Il suo cazzo si sentiva come a casa, completamente avvolto, completamente soddisfatto.
Un gemito lungo e profondo gli sfuggì dalle labbra mentre sentiva il piacere raggiungere il suo culmine. Un'ondata di calore gli invase l'inguine, poi si diffuse in tutto il corpo. Il suo cazzo pulsò, e poi, con un ultimo spasmo, riversò il suo seme nel ventre della zia.
«Ahhh... Luca... sì...» La zia Adele gemette, stringendolo a sé, le sue gambe che si stringevano intorno ai suoi fianchi. Anche lei raggiunse l'orgasmo, un lungo tremore che le scosse il corpo.
Rimasero così, uniti, i loro respiri affannosi che si mescolavano nell'aria. Il cazzo di Luca era ancora dentro di lei, pulsante, caldo.
Un momento dopo, la zia si staccò lentamente, i suoi occhi ancora annebbiati dal piacere. Un sorriso languido le increspava le labbra.
«Ora, nipote mio, il clistere. Dobbiamo finire il lavoro.» La sua voce era tornata normale, come se nulla fosse accaduto.
Luca, ancora stordito, la guardò. Il suo corpo era esausto, ma anche stranamente leggero. Il dolore alla pancia era completamente scomparso.
La zia Adele si riaggiustò la gonna, poi, con un movimento rapido, afferrò il kit del clistere. «Tieni, Luca. Questa volta devi trattenerlo il più possibile. Vedrai che ti sentirai un uomo nuovo.»
Luca obbedì, ancora in uno stato di trance. La zia inserì nuovamente la cannula, e la soluzione calda fluì nel suo intestino. Questa volta, non sentì dolore, solo una leggera pressione. Era come se il sesso avesse sciolto ogni blocco, ogni tensione.
Pochi minuti dopo, Luca si precipitò in bagno. Il sollievo fu immediato, una liberazione totale. Uscì dal bagno sentendosi leggero, pulito, come se un peso enorme gli fosse stato tolto dalle spalle.
Quando Maria tornò, era tutto tornato alla normalità. Luca era vestito, seduto sul divano, un'espressione di sollievo sul viso.
«Luca, come stai?» Maria si precipitò verso di lui, preoccupata.
«Sto benissimo, mamma. Il dolore è sparito. Mi sento un uomo nuovo.» Luca sorrise, un sorriso sincero.
«Te l'avevo detto! La zia Adele è una maga con queste cose. Hai visto? Non c'era bisogno di preoccuparsi.» Maria abbracciò la sorella, grata.
La zia Adele ammiccò a Luca, un sorriso furbo che gli fece battere il cuore. Luca ricambiò lo sguardo, un'intesa silenziosa che solo loro due potevano capire.
I giorni successivi trascorsero in un'atmosfera di ritrovata serenità. Luca si sentiva davvero bene, il blocco intestinale era un lontano ricordo. Ma l'incontro con sua zia Adele, quel momento di inaspettata intimità, gli si era inciso nell'anima.
Quando fu il momento di partire, Luca abbracciò sua madre, poi si rivolse alla zia.
«Grazie, zia. Davvero. Mi hai salvato.» La sua voce era un sussurro, carica di un doppio significato.
La zia Adele gli strinse la mano, i suoi occhi brillavano. «Figurati, nipote mio. È stato un piacere. E ricordati, se mai dovessi avere di nuovo problemi con la pancia... la zia è sempre qui per te.»
Luca annuì, un sorriso segreto sulle labbra. Sapeva che non sarebbe stato solo per un clistere che sarebbe tornato. Sapeva che ogni volta che il richiamo di casa si sarebbe fatto sentire, ci sarebbe stato un altro richiamo, più profondo, più proibito, che lo avrebbe spinto a tornare.
E così fu. Ogni volta che Luca tornava a trovare sua madre, trovava sempre il modo di passare del tempo con la zia Adele. A volte, era un pretesto per "aiutarla in giardino", altre volte per "riparare qualcosa". Ma la vera ragione era sempre la stessa.
Un pomeriggio, qualche mese dopo, Luca era di nuovo in visita. La scusa era un'altra "visita di controllo" per la sua pancia. La zia Adele lo accolse con un sorriso caldo, i suoi occhi che brillavano di anticipazione.
«Allora, nipote mio, come sta la tua pancia?» La sua voce era un sussurro, mentre lo conduceva nella sua camera da letto.
«Non benissimo, zia. Credo di aver bisogno di un altro clistere.» Luca rispose, la sua voce roca di desiderio.
La zia Adele annuì, i suoi occhi che si posavano sul suo sesso che già cominciava a gonfiarsi sotto i pantaloni. «Certo, tesoro. La zia è qui per questo.»
Questa volta, non c'era imbarazzo. Luca si spogliò senza esitazione, lasciando cadere i vestiti sul pavimento. Il suo cazzo era già completamente eretto, pulsante, in attesa.
«Mamma mia, Luca. Non vedi l'ora, eh?» La zia Adele si avvicinò, le sue mani che accarezzavano il suo sesso con una delicatezza che gli fece gemere.
«No, zia. Non vedo l'ora.»
La zia Adele si inginocchiò di fronte a lui, i suoi occhi che salivano su per il suo corpo, fino al suo viso. Poi, lentamente, aprì le labbra e prese il suo cazzo in bocca. Luca gemette, un'ondata di piacere che lo travolse. La sua lingua calda e umida si mosse sul glande, succhiandolo con una perizia che lo fece impazzire.
«Così, nipote mio. Voglio farti impazzire.» La zia Adele mugugnò, la sua bocca che lavorava sul suo sesso. Luca si sentì sprofondare nel piacere, ogni tocco, ogni leccata, ogni succhiata era un'esplosione di sensazioni.
Dopo un tempo che sembrò un'eternità, la zia si alzò, il suo viso umido e lucido. «Ora, Luca. Il clistere.»
Ma questa volta, non era solo Luca a riceverlo.
«Ora tocca a te, zia.» Luca disse, la sua voce ferma.
La zia Adele lo guardò, un sorriso malizioso che le increspava le labbra. «Oh, sì, nipote mio. Questa volta, il clistere me lo farai tu. Con il tuo cazzo.»
E così fu. Luca prese la zia Adele tra le braccia, la sollevò e la depose sul letto. Lei si aprì per lui, le gambe che si divaricarono, invitandolo. Luca si posizionò tra le sue cosce, il suo cazzo che puntava verso la sua fica.
«Sei pronto, zia?»
«Prontissima, Luca. Fammi il clistere, tesoro. Fammi sentire il tuo cazzo dentro di me.»
Luca spinse, lentamente all'inizio, poi con più forza. Il suo cazzo si fece strada, penetrando la zia con una delicatezza che nascondeva una forza primordiale. Sentì le sue pareti stringersi intorno a lui, il calore e l'umidità che lo avvolgevano completamente.
La zia Adele gemette, i suoi occhi chiusi, il suo corpo che si inarcava per accoglierlo. Luca si mosse, un ritmo lento e profondo, sentendo ogni centimetro del suo cazzo che entrava e usciva, un vero e proprio clistere di piacere. Le loro pelli si scontrarono, un suono umido e appiccicoso che riempiva la stanza.
Luca sentì il suo cazzo pulsare, il suo seme che si preparava a riversarsi. «Sto per venire, zia.»
«Vieni, Luca. Vieni dentro la tua zia. Riempimi. Fammi il tuo clistere.»
Luca spinse un'ultima volta, un gemito profondo che gli sfuggì dalle labbra, e riversò il suo seme nel ventre della zia. Sentì il suo corpo tremare, il suo orgasmo che la scuoteva.
Rimasero così, uniti, i loro corpi ancora avvinghiati. La zia Adele gli accarezzò i capelli, un sorriso di pura soddisfazione sul viso.
«Questo è il miglior clistere che abbia mai ricevuto, nipote mio. Il tuo cazzo è la cura migliore.»
Luca sorrise, un sorriso di appagamento. Sapeva che il loro segreto, il loro rito proibito, sarebbe continuato. E ogni volta, sarebbe stato un piacere ancora più intenso, ancora più profondo. Il richiamo della montagna, il richiamo di casa, era diventato il richiamo della zia Adele, il richiamo del piacere proibito. E Luca, ogni volta, avrebbe risposto.
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