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Gay & Bisex

Servizio fotografico nell'agriturismo


di backfill
30.01.2026    |    5.550    |    7 9.6
"" Si avvicinò ad Aldo, il suo cazzo enorme già turgido, e si fece fare un altro pompino..."
Aldo aveva trentuno anni, una corporatura nella media, ma un viso che la natura aveva scolpito con una grazia innegabile. I suoi occhi chiari, incorniciati da ciglia lunghe, tradivano una timidezza che spesso lo rendeva impacciato, eppure, proprio quella vulnerabilità gli conferiva un fascino discreto. Era un fotografo, e il suo studio, un piccolo spazio nel cuore della città, era il suo santuario. Un giorno, la sua routine venne interrotta da una chiamata: un agriturismo, a un paio d'ore di macchina, desiderava un servizio fotografico completo. Un dépliant che catturasse l'essenza del luogo, dal cibo agli alloggi, dagli animali ai paesaggi. Un lavoro impegnativo, così Aldo decise di farsi affiancare da Diego, un giovane collaboratore di diciannove anni, esuberante e con una fame inesauribile di imparare.
Il viaggio scivolò via tra chiacchiere e risate, la campagna che si srotolava oltre i finestrini come un'antica pergamena. L'agriturismo apparve infine, un complesso di pietra immerso nel verde, con i tetti rossi che spiccavano contro il cielo azzurro. Ad accoglierli, Fausto. Cinquant'anni, alto, con un fisico scolpito da anni di lavoro all'aria aperta. I suoi occhi scuri indugiarono sui due ragazzi, un'occhiata che non sfuggì ad Aldo. Fausto era felicemente sposato, ma non disdegnava qualche avventura occasionale con altri uomini.
"Benvenuti," la voce di Fausto era profonda, roca, "sono contento che siate arrivati." Si strinse la mano con Aldo, poi con Diego, le sue dita forti che indugiavano un attimo di troppo. "Iniziamo subito, così sfruttiamo la luce migliore."
Fausto li guidò attraverso le sale da pranzo, dove tavoli di legno massiccio attendevano conviti, poi nelle camere, ognuna con un carattere rustico ma accogliente. Aldo scattava, Diego assisteva, spostando luci e riflettori, mentre Fausto osservava, un sorriso enigmatico sulle labbra.
"Ora, la parte più divertente," annunciò Fausto, "gli animali." Si diressero verso le stalle. L'odore di fieno e letame si fece più intenso man mano che si avvicinavano. "Aldo, ti consiglio di cambiarti. Qui dentro ci si sporca facilmente."
Aldo sentì un leggero imbarazzo. "Non ho portato vestiti di ricambio, non pensavo..."
Fausto scosse la testa. "Nessun problema. Ho una salopette che dovrebbe andarti bene. Ne ho solo una di ricambio, l'altra la indosserò io. Diego, tu aspetterai fuori dalla stalla."
Diego annuì, un po' deluso ma obbediente. Fausto fece cenno ad Aldo di seguirlo nel suo ufficio, una stanza piccola e ordinata, con l'odore di cuoio e tabacco.
"Togliti i pantaloni, così provi la salopette," disse Fausto, senza un briciolo di imbarazzo.
Aldo esitò, un'onda di calore che gli salì al viso. Si sfilò i jeans, rimanendo in boxer. Fausto gli porse la salopette, le sue dita che sfiorarono la pelle di Aldo. Poi, con un gesto disinvolto, Fausto iniziò a sfilarsi i suoi stessi pantaloni. Aldo lo guardò, gli occhi che si spalancarono un istante prima di notare l'assenza di mutande.
"Ah scusa non metto quasi mai le mutande" Fausto si giustificò, un sorriso malizioso che gli increspava le labbra. Non fece nulla per coprirsi, anzi, si sfilò anche la maglietta. "Farà caldo nella stalla," mormorò, e per un istante, Fausto era completamente nudo.
Aldo trattenne il respiro. Il corpo di Fausto era impressionante per un uomo della sua età, muscoloso, con una pelle abbronzata che metteva in risalto i contorni definiti. Ma fu il suo cazzo a catturare l'attenzione di Aldo. Anche se flaccido, prometteva dimensioni notevoli, un peso generoso che pendeva tra le cosce. Fausto si infilò la sua salopette, e i due si diressero verso le stalle.
Tra le mucche, l'aria era densa di odori. Aldo scattava, mentre Fausto gli si strusciava addosso con una frequenza che non poteva essere casuale. Ogni volta che si chinava, la schiena di Fausto sfiorava i suoi fianchi; quando si voltava per indicare un punto, il suo braccio si strofinava contro quello di Aldo. Tutto, però, rimase entro i limiti di una collaborazione professionale, o almeno così sembrava.
La luce iniziò a calare, tingendo il cielo di arancione e viola.
"Dovremmo tornare domani, la luce sta andando," suggerì Aldo.
"Peccato," Fausto ribatté. "Avrei tanto voluto qualche scatto al tramonto. Sarebbero venuti magnifici."
Aldo esitò. Due ore di macchina, poi il ritorno all'alba. "È un po' tardi, poi devo guidare."
"Perché non ti fermi qui per la notte?" propose Fausto. "Ho una casetta libera. Diego può ripartire con la tua macchina e tornare domattina. Ti offro una maggiorazione per il disturbo, e avremo le foto del tramonto che desidero tanto."
L'offerta era allettante. Aldo accettò. Fausto chiese a Diego di aiutarlo a portare l'attrezzatura nella casetta numero 4, prima di congedarlo.
Quella sera, Aldo cenò con Fausto e sua moglie, una donna elegante e vivace che si occupava della burocrazia dell'agriturismo. Apprese che il giorno dopo la moglie sarebbe partita all'alba per portare dei documenti in Regione. Dopo cena, Aldo si ritirò nella sua casetta, accessibile sia dall'interno che dall'esterno della struttura. Controllò le foto scattate, la stanchezza che gli pesava sulle palpebre, e si infilò a letto.
Verso mezzanotte, un leggero bussare alla porta lo riscosse dal sonno. Aldo si alzò, in boxer, e aprì. Fausto era lì, in piedi, la sua ombra che si allungava nel corridoio.
"Scusa l'ora," disse Fausto, "ma volevo discutere le foto di domani."
Aldo sentì il calore salire al viso, consapevole del suo abbigliamento succinto. "Mi dispiace, sono in boxer..."
Fausto lo guardò dalla testa ai piedi, un sorriso lento che gli si disegnò sul volto. "Non devi scusarti di nulla. Hai un fisico eccellente."
Un silenzio denso calò tra loro. Poi, con un movimento fluido, Fausto si calò i pantaloni fino alle caviglie. Il suo cazzo, ora, era duro, turgido, un'imponente mazza che pulsava nell'aria.
"Assaggialo" Fausto sussurrò, la sua voce bassa e roca.
Aldo, l'imbarazzo che si dissolveva di fronte a un desiderio inatteso, si inginocchiò. Il sapore della pelle di Fausto era salato e muschiato, la sua lingua che accarezzava la punta del cazzo, poi scendeva lungo l'asta, avvolgendola. Il cazzo di Fausto era caldo, pulsante, e Aldo lo prese in bocca, succhiando, leccando, sentendo la carne che gli riempiva la gola. Fausto gemette, le sue mani che gli afferrarono la testa, spingendola più a fondo. Aldo si abbandonò al piacere, il suo corpo che rispondeva a ogni stimolo. Il pompino continuò, ritmico, finché Fausto non si contrasse, un gemito strozzato che gli uscì dalle labbra. Una copiosa sborrata gli riempì la bocca. Fausto allentò la presa sulla testa di Aldo, ma Aldo non si staccò. Inghiottì ogni goccia, la sborra calda e salata che gli scendeva in gola, e continuò a leccare, a ripulire il cazzo enorme di Fausto finché non fu immacolato.
Fausto si tirò su i pantaloni. "Voglio anche il tuo culo, ma non posso scoparti ora." I suoi occhi scuri incontrarono quelli di Aldo. "Torno il prima possibile. La mia camera da letto è attaccata alla tua." Con un ultimo sguardo, Fausto si dileguò nel corridoio.
Aldo rimase in ginocchio per un momento, il sapore di Fausto ancora in bocca, il suo corpo che vibrava per l'eccitazione. Si alzò, confuso, incredulo, ma anche pervaso da un'emozione che non aveva mai provato prima. Si infilò a letto, ma il sonno non arrivava. La sua mente era un turbine di pensieri, di immagini, di sensazioni.
Dopo circa mezz'ora, dei suoni ovattati giunsero dalla parete adiacente. Erano gemiti, poi il rumore ritmico di una spalliera che sbatteva contro il muro. Fausto. Stava scopando sua moglie. Aldo non poteva crederci. I gemiti della donna si fecero più intensi, un grido di piacere che squarciò il silenzio della notte. Aldo sentiva ogni singolo colpo, ogni gemito, ogni sospiro. La moglie di Fausto implorava il marito, "Aprimi! Scopami ancora! Sono tua!"
Il cazzo di Aldo si drizzò, teso e dolorante. L'immagine di Fausto, il suo cazzo enorme, e ora la moglie che gemeva sotto di lui, lo mandava in delirio. Si alzò, la testa che gli girava, e si diresse verso il bagno. Aprì l'acqua della doccia, il vapore che gli avvolgeva il corpo, e si masturbò, la mano che stringeva il suo cazzo, il suo gemito che si mescolava al rumore dell'acqua e ai suoni che provenivano dalla stanza accanto.
Dall'altra parte della parete, Fausto sentì il rumore della doccia. Un sorriso soddisfatto gli si disegnò sul volto. Sapeva che Aldo era sveglio, che stava sentendo tutto. Aumentò il ritmo, i suoi colpi più forti, più profondi, la moglie che urlava di piacere, il letto che sbatteva con violenza. Quando Aldo tornò in camera, erano passate quasi due ore, ma la scopata tra Fausto e sua moglie non accennava a finire, anzi, il ritmo era aumentato. Sembrava che la spalliera del letto avrebbe sfondato il muro da un momento all'altro. Poi, un grido di piacere, più forte degli altri, squarciò l'aria. Fausto. Era venuto.
Il silenzio calò, pesante e denso. Aldo si addormentò, esausto, il suo corpo ancora vibrante.
Il giorno dopo, la moglie di Fausto partì alle sei in punto, il rumore della sua macchina che si allontanava nel silenzio dell'alba. Quindici minuti dopo, un bussare leggero alla porta di Aldo. Fausto era lì, completamente nudo.
Aldo, che era già sveglio e nudo anche lui, aprì.
"Hai sentito rumore stanotte?" Fausto chiese, un sorriso malizioso che gli increspava le labbra.
Aldo annuì, il viso che gli si colorava di rosso. "Ogni singolo secondo. E mi sono anche segato."
Fausto sorrise. "Bene. Allora sai cosa voglio."
Si avvicinò ad Aldo, il suo cazzo enorme già turgido, e si fece fare un altro pompino. Aldo si inginocchiò, la sua bocca che si apriva per accogliere la carne pulsante di Fausto. Succhiare, leccare, inghiottire. Ogni goccia di sborra fu inghiottita, il sapore di Fausto che gli riempiva la bocca, la gola, il corpo.
Fausto lo fece sdraiare sul letto a pancia in giù, e gli fece sentire il suo cazzo duro, enorme, che premeva contro il suo culo.
"Non farmi male ti prego," Aldo implorò, la sua voce tremante.
Fausto lo rassicurò, e lentamente, con una delicatezza inaspettata, cominciò a introdurre la punta del suo cazzo nel culo di Aldo. Aldo gemette, il dolore iniziale che si trasformava in un piacere acuto. Fausto spinse ancora, e ancora, finché l'intera lunghezza del suo cazzo non fu dentro. Aldo sentì il suo culo che si apriva, la carne che si stirava, il cazzo di Fausto che lo riempiva completamente. Non credeva di poter contenere tanto. Urlò, non di dolore, ma di un piacere che gli sconvolgeva l'anima. "Sfondami! Come facevi con tua moglie ieri sera!"
Fausto aumentò il ritmo, i suoi colpi più profondi, più veloci. "Sai, ho un problema," Fausto sussurrò all'orecchio di Aldo, "non vengo facilmente. Potrei scopare per una giornata intera e non venire. Ho una resistenza infinita." Fausto gli disse una serie di porcate, parole che accendevano ancora di più il desiderio di Aldo. Lo sfondò con una foga inaudita, lo fece gemere, urlare, contorcersi. Poi, lo fece girare, mettendolo a novanta gradi, il suo culo che si offriva, invitante, al cazzo di Fausto. "Voglio venirti nel culo," Fausto ansimò, i suoi occhi che brillavano di desiderio.
Intanto, Diego era partito in anticipo. Non era sicuro della strada, e voleva arrivare con calma. Alle sette del mattino, era già all'agriturismo. Il cancello era aperto, lasciato così dalla moglie di Fausto. Entrò. Notò la luce accesa nella casetta di Aldo, e poi vide la chiave, appesa vicino alla porta, dimenticata la sera prima. Diego, che aveva molta confidenza con il suo capo, bussò appena, e aprì la porta.
La scena che gli si parò davanti lo lasciò senza fiato. Aldo, a pecorina sul letto, il culo in mostra, e Fausto, il suo cazzo enorme che entrava e usciva dal culo di Aldo, mentre gli sussurrava porcate.
Fausto e Aldo si fermarono di botto.
"Non è come pensi," Aldo balbettò, il suo viso rosso, gli occhi spalancati.
Ma era troppo tardi. Diego iniziò a spogliarsi, i suoi occhi che brillavano di un desiderio inatteso.
"Che intenzioni hai?" Aldo chiese, la sua voce tremante.
Diego e Fausto si scambiarono uno sguardo d'intesa. Fausto rimise il cazzo nel culo di Aldo, che urlò di piacere, mentre Diego tirò fuori il suo. Era più piccolo di quello di Fausto, ma decisamente più spesso. Lo avvicinò alla bocca di Aldo. Aldo provò a divincolarsi, ma Diego gli afferrò la testa e gli ficcò il cazzo in bocca, obbligandolo a succhiare. Aldo si ritrovò a leccare, a succhiare, il cazzo di Diego che gli riempiva la bocca. Dopo un po', Diego si contrasse, un gemito che gli uscì dalle labbra, e venne nella bocca di Aldo, obbligandolo a inghiottire.
La scopata continuò. Diego e Fausto si scambiarono i ruoli. Diego mise il suo cazzo largo nel culo di Aldo, che urlò, prima di dolore, poi di piacere, mentre Fausto glielo rimetteva in bocca. Poi, un altro sguardo d'intesa tra Fausto e Diego. Mentre Diego aveva ancora il cazzo nel culo di Aldo, Fausto gli tolse il cazzo dalla bocca e glielo infilò anche lui nel culo. Doppia penetrazione. Aldo si ritrovò con due cazzi nel culo. All'inizio fu riluttante, poi implorò Fausto e Diego di non fermarsi, di aprirlo per bene. I due lo scoparono con foga, il suo culo che si apriva, la carne che si stirava, un piacere che lo travolgeva.
Aldo si fece scopare per l'intera mattinata. Dopo, i tre si ricomposero, e continuarono il servizio fotografico come se nulla fosse accaduto. Il lavoro terminò al tramonto. Fausto, però, aveva un'altra richiesta.
"Mi piacerebbe avere delle foto all'alba," disse Fausto. "Perché non restate entrambi per la notte? Avremmo delle immagini magnifiche."
Era una scusa, Aldo lo sapeva. Una scusa per scoparlo di nuovo, magari nell'ufficio di Fausto, per non farsi sentire dalla moglie. Aldo e Diego accettarono.
Qualche tempo dopo, Aldo consegnò il dépliant. Fausto e sua moglie erano entusiasti del lavoro. Annunciarono che avrebbero avuto bisogno di altre foto per nuovi progetti. Aldo era contento. Contento di tornare in quell'agriturismo, contento di lavorare, e contento di farsi scopare di nuovo dal proprietario e dal suo giovane assistente. La sua vita, da quel giorno, non sarebbe più stata la stessa.
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