Gay & Bisex
L'imbracatura difettosa
27.12.2025 |
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"Un grido gli sfuggì, e poi, un’esplosione di sperma che si riversò nella bocca di Alfredo..."
Il sole s’infiltrava attraverso le fessure delle persiane del bungalow, disegnando strisce dorate sul pavimento di legno. Andrea si stiracchiò, sentendo ogni muscolo lamentarsi per la notte passata su un materasso sottile, ma un sorriso si allargò sulle sue labbra. L’aria fresca del mattino, intrisa del profumo di pino e terra umida, entrava dalla finestra socchiusa, promettendo una giornata di avventura. Era lì, nel cuore delle Alpi, con un gruppo di amici che aveva trascinato in questa follia di ponti tibetani e carrucole, lontano dalla routine cittadina, lontano dalle domande silenziose che la sua vita gli poneva.«Ancora dormi, lumaca?» La voce squillante di Marco, il più chiassoso del gruppo, gli perforò i sogni, accompagnata da un colpo amichevole sulla spalla. «Alzati, l’avventura ci chiama! E la colazione, soprattutto.»
Andrea mugugnò qualcosa di incomprensibile, ma si alzò. I suoi 160 centimetri di altezza si srotolarono con una certa grazia, anche se la magrezza del suo corpo lo faceva sembrare quasi etereo. Si guardò nello specchio scheggiato del bagno, i suoi occhi verdi ancora appannati dal sonno, i capelli castani arruffati. Non era mai stato il tipo da far girare le teste, non nel modo in cui i suoi amici, più alti e muscolosi, facevano con le ragazze. Ma dentro di sé, Andrea covava un fuoco, un desiderio inespresso che lo rendeva irrequieto, soprattutto quando il suo sguardo si posava su un uomo. Mai un’esperienza, mai un tocco, solo sogni vividi e una curiosità bruciante.
Dopo una colazione affrettata a base di caffè annacquato e brioche industriali, il gruppo si diresse verso l’area di partenza dei percorsi. Il parco avventura si estendeva in una fitta foresta di abeti, con piattaforme di legno appese tra i rami e cavi d’acciaio che si perdevano nel fogliame. L’eccitazione era palpabile nell’aria, un misto di adrenalina e risate nervose.
«Allora, ragazzi, chi è pronto a volare come Tarzan?» esclamò Giulia, stringendo il braccio di Andrea. «Tu, Andrea, sei il più leggero, sarai il più veloce!»
Andrea sorrise, un po’ a disagio. Non era mai stato un amante delle altezze, ma l’idea di superare i suoi limiti lo attraeva. Arrivarono alla postazione dove venivano distribuite le imbracature. Un uomo massiccio, con un’aura di forza e gravità, stava spiegando le procedure di sicurezza a un piccolo gruppo. I suoi capelli erano radi sulla testa, ma una folta peluria scura gli copriva le braccia muscolose che spuntavano dalla maglietta a maniche corte. Era alto, almeno 190 centimetri, e il suo corpo scolpito dalla fatica sembrava fatto di roccia. Alfredo. Il suo nome era ricamato sulla targhetta della sua uniforme. Aveva circa cinquantacinque anni, ma la sua energia era contagiosa.
Quando fu il turno di Andrea, Alfredo gli si avvicinò. I suoi occhi scuri, intensi, si posarono su quelli verdi di Andrea, e per un istante, il mondo intorno a loro sembrò svanire. Era solo un attimo, eppure Andrea sentì una scossa percorrergli la schiena, un brivido freddo e caldo insieme.
«Allora, giovanotto, pronto a sfidare la gravità?» La voce di Alfredo era roca, profonda, e portava con sé un accento del sud Italia che contrastava con il paesaggio alpino.
Andrea annuì, la gola secca. «Credo di sì.»
Alfredo gli porse l’imbracatura, un groviglio di cinghie e fibbie. «Non preoccuparti, ti aiuto io. La sicurezza prima di tutto.»
Mentre Alfredo iniziava ad allacciare le cinghie intorno alla vita e alle cosce di Andrea, le sue mani si mossero con una competenza che rasentava l’intimità. Le dita spesse e callose sfiorarono la pelle sottile di Andrea attraverso i jeans. Ogni tocco era una scintilla. Andrea trattenne il respiro, cercando di mantenere la calma, mentre il suo corpo reagiva in modi che non aveva mai sperimentato così intensamente.
Le mani di Alfredo indugiarono un istante più a lungo del necessario sulla parte anteriore dei suoi pantaloni, proprio dove la stoffa aderiva al suo bacino. Andrea sentì un calore improvviso, poi una pressione leggera, quasi impercettibile. Le dita di Alfredo, con una disinvoltura che rasentava l’audacia, scivolarono appena, sfiorando la protuberanza che iniziava a formarsi sotto la cerniera. Il pene di Andrea, in quel momento, si era già destato, un’erezione rapida e inaspettata che lo colse di sorpresa, un’onda di calore che gli salì fino al viso.
Alfredo non distolse lo sguardo dai suoi occhi. C’era un’espressione ambigua sul suo volto, un misto di saggezza e malizia. Un sorriso appena accennato gli increspò le labbra, ma i suoi occhi rimanevano fissi su Andrea, leggendogli l’anima. Andrea sentì il suo cuore battere all’impazzata, un tamburo furioso nel petto. Il tocco era stato così breve, così sottile, eppure così potente. Aveva la sensazione che Alfredo avesse capito tutto, che avesse visto oltre la sua facciata di ragazzo timido e inesperto.
«Tutto a posto, qui,» mormorò Alfredo, stringendo l’ultima fibbia con un movimento deciso, ma il suo sguardo non lasciava quello di Andrea. C’era un’intesa silenziosa tra loro, un filo invisibile che li legava, un segreto condiviso che vibrava nell’aria. Andrea sentì un fremito di eccitazione, una miscela di paura e desiderio, un desiderio che gli bruciava dentro, un segreto che aveva custodito gelosamente per tutta la vita.
I suoi amici, ignari di quel piccolo ma significativo scambio, lo chiamarono. «Andrea, sbrigati! Ci aspettano!»
Andrea annuì, il viso ancora arrossato, e si allontanò da Alfredo, ma non prima di aver incrociato di nuovo il suo sguardo. Un’ultima, fugace intesa.
I percorsi tra gli alberi furono un’esplosione di adrenalina. Andrea si lanciò sulle carrucole, attraversò ponti sospesi che ondeggiavano sotto i suoi piedi, si arrampicò su pareti di rete. La paura iniziale si trasformò in euforia, e le risate dei suoi amici riempirono la foresta. Dopo il primo giro completo, mentre il gruppo si preparava a iniziare il secondo percorso, Alfredo si avvicinò ad Andrea.
«Ehi, Andrea, un momento.» La sua voce era bassa, ma ferma.
Andrea si voltò, il cuore che gli balzò in gola. «Sì?»
Alfredo si chinò leggermente, esaminando la sua imbracatura con un’espressione seria. «C’è qualcosa che non va qui. Un piccolo difetto nella cucitura, potrebbe essere pericoloso.» Le sue dita sfiorarono di nuovo la vita di Andrea, e un brivido gli corse lungo la schiena. «Per motivi di sicurezza, non puoi continuare con questa. Non voglio rischiare la tua incolumità.»
Gli amici di Andrea, che stavano già salendo sulla piattaforma successiva, si voltarono.
«Che succede?» chiese Marco.
«Niente di grave,» rispose Alfredo con un tono rassicurante. «Solo un piccolo problema con l’imbracatura di Andrea. Lo porto al capanno degli attrezzi per un controllo più approfondito e per sostituirla. Voi continuate pure, non aspettatelo.»
«Ok, Andrea, ci vediamo dopo!» gli urlò Giulia, già pronta a lanciarsi su una tirolese.
Andrea sentì un misto di delusione e un’eccitazione febbrile. Sapeva che l’imbracatura non aveva nulla. Lo sguardo che Alfredo gli aveva lanciato era inequivocabile. Seguì Alfredo, che si incamminò per un sentiero laterale, lontano dagli occhi curiosi degli altri.
Il capanno degli attrezzi era una piccola costruzione di legno, nascosta tra gli alberi, con un odore pungente di metallo, gomma e legno vecchio. L’interno era buio, illuminato solo da una piccola finestra sporca che lasciava filtrare un raggio di luce polverosa. Attrezzi appesi alle pareti, corde arrotolate, caschi impilati.
Alfredo chiuse la porta dietro di loro, e il rumore del catenaccio che scattava risuonò nel silenzio. L’aria si fece più densa, carica di un’elettricità palpabile. Andrea sentì il respiro farsi corto, il cuore gli martellava nelle orecchie.
Alfredo non perse tempo. Si voltò verso Andrea, i suoi occhi scuri che bruciavano di un fuoco inestinguibile. Un passo, poi un altro. Andrea non si mosse, come ipnotizzato. Alfredo gli fu addosso in un istante, le sue mani grandi e forti che afferrarono il viso di Andrea con una delicatezza sorprendente. Le sue labbra si schiantarono su quelle di Andrea, un bacio violento, famelico, che gli tolse il fiato.
Andrea, colto di sorpresa, non esitò. Le sue labbra si aprirono, accogliendo la lingua di Alfredo che si insinuò con prepotenza, esplorando ogni angolo della sua bocca. Era un’ondata di sensazioni nuove, sconosciute, un misto di tabacco e menta, di mascolinità e desiderio. Andrea rispose con la stessa foga, le sue braccia esili che si avvolsero intorno al collo di Alfredo, stringendolo a sé come se la sua vita dipendesse da quello. Il bacio si fece più profondo, più umido, un vortice di lingue che si intrecciavano, di sospiri che si perdevano nell’aria.
Le mani di Alfredo scesero lungo la schiena di Andrea, stringendolo con forza, poi si posarono sul suo sedere, spingendolo contro il suo bacino. Andrea sentì la durezza del pene di Alfredo attraverso i jeans, una sensazione che lo fece gemere. Un gemito strozzato, di puro piacere, che si perse nella bocca di Alfredo. Le dita di Alfredo scivolarono poi più in basso, con una determinazione che non ammetteva repliche, infilandosi sotto il bordo dei suoi jeans, raggiungendo l’elastico delle mutande.
Andrea sentì un brivido freddo e poi un calore improvviso. Le dita di Alfredo trovarono subito la sua erezione, dura, pulsante, che si era svegliata al primo tocco. Non c’era esitazione, non c’era timidezza. Alfredo afferrò il suo membro, un’impugnatura ferma e decisa. Andrea trattenne il respiro, la testa che gli girava. Non aveva mai provato una sensazione simile, un misto di vergogna e di eccitazione quasi dolorosa.
Alfredo, con un movimento fluido e abile, tirò fuori il pene di Andrea dalle mutande e dalla cerniera dei jeans, liberandolo. Era di una lunghezza impressionante, 22 centimetri di carne tesa e palpitante. Andrea sentì l’aria fresca sulla sua pelle, ma subito dopo, un calore umido e avvolgente. Alfredo si inginocchiò davanti a lui, senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi, e la sua bocca si aprì.
Andrea vide la lingua di Alfredo, spessa e umida, avvicinarsi lentamente, poi avvolgere la punta del suo pene. Un gemito profondo gli sfuggì, un suono che non sapeva di poter produrre. La bocca di Alfredo si chiuse intorno a lui, risucchiandolo con una delicatezza e una voracità inaspettate. La lingua di Alfredo danzava sulla sua punta, le labbra morbide che lo circondavano, tirando e succhiando con una maestria che lo lasciò senza fiato.
Era un’esplosione di sensazioni. Il calore umido, la pressione, il movimento ritmico. Andrea sentì il sangue pulsare nelle sue vene, la testa che gli girava. Le mani di Alfredo si posarono sulle sue cosce, stringendole, mentre la sua bocca continuava il suo lavoro, scendendo e risalendo lungo tutta la lunghezza del suo membro. Andrea si sentì come se fosse sul punto di esplodere, un’onda di piacere che saliva, sempre più forte, incontrollabile.
«Oh… cazzo…» mormorò, le mani aggrappate ai capelli di Alfredo, tirandoli leggermente, un gesto inconsapevole di puro istinto. Non aveva mai provato niente di simile. Non sapeva che un uomo potesse fargli provare un piacere così intenso, così devastante.
Alfredo continuò, senza interruzioni, la sua gola che si muoveva ritmicamente. Andrea sentì una pressione crescente, un nodo nel basso ventre. Il suo corpo si tese, i muscoli si contrassero. Un grido soffocato gli sfuggì, e poi, un’ondata di calore che si sprigionò da lui, un’esplosione di sperma che si riversò nella bocca di Alfredo. Era improvviso, inaspettato, quasi doloroso nella sua intensità. Andrea si sentì svuotato, tremante, le gambe deboli.
Alfredo inghiottì, senza battere ciglio, e poi si sollevò, i suoi occhi scuri che brillavano di un fuoco soddisfatto. Leccò le sue labbra, pulendosi, e poi sorrise. Un sorriso carico di malizia e di promesse.
«Bravo ragazzo,» mormorò, la sua voce ancora più roca. «Sei molto sensibile.»
Andrea non riuscì a dire nulla. Era troppo scosso, troppo sopraffatto da quello che era appena successo. Il suo pene, ora flaccido, era ancora esposto, gocciolante. Alfredo lo ripose delicatamente nelle sue mutande e gli riabbottonò i jeans.
«Adesso, ricomponiamoci,» disse Alfredo, la sua voce che tornava più professionale, ma con un sottotono che Andrea non poté fare a meno di notare. «Non vogliamo che i tuoi amici si insospettiscano.»
Andrea annuì, cercando di riprendere il controllo del suo respiro. Si sentiva ancora le gambe molli, la testa leggera. Si sistemò i vestiti, cercando di nascondere ogni traccia di quello che era successo.
«Stasera,» mormorò Alfredo, avvicinandosi di nuovo, la sua mano che sfiorò il braccio di Andrea. «Dopo che tutti si saranno ritirati nei bungalow. Inventati una scusa. Vieni dietro il capanno, ti aspetto.»
Andrea alzò lo sguardo, i suoi occhi verdi che brillavano di un’eccitazione rinnovata. «Sì,» sussurrò. «Ci sarò.»
Alfredo gli fece l’occhiolino, un gesto complice, e poi aprì la porta del capanno. L’aria fresca e la luce del sole sembrarono quasi accecanti dopo l’intimità del buio. Andrea uscì, sentendosi un uomo nuovo, con un segreto bruciante nel cuore e una promessa di piacere che gli faceva ribollire il sangue.
Tornò dai suoi amici, inventando una storia plausibile su un’imbracatura difettosa e un controllo approfondito. Nessuno sembrò sospettare nulla. Ma per Andrea, il resto della giornata fu un’attesa interminabile. Ogni minuto sembrava un’ora, ogni ora un’eternità. La sua mente era piena di immagini, di sensazioni, di quel tocco, di quel bacio, di quella bocca che lo aveva portato al culmine del piacere.
La sera arrivò, portando con sé un freddo pungente e un cielo stellato. I bungalow erano immersi nel silenzio, interrotto solo dal fruscio delle foglie e dal canto lontano di qualche civetta. Andrea aspettò che tutti i suoi amici si addormentassero, o almeno che facessero finta di farlo. Il ronzio dei loro respiri regolari divenne la sua colonna sonora.
Si alzò lentamente dal letto, i muscoli tesi per l’attesa. Indossò un paio di pantaloni della tuta e una felpa, cercando di fare il minor rumore possibile. Aprì la porta del bungalow con cautela, e il freddo della notte lo avvolse. L’aria era limpida, profumata di resina e di terra bagnata.
Si diresse verso il retro del capanno degli attrezzi, il cuore che gli batteva all’impazzata. Ogni passo era un’eco nel silenzio della notte. Quando arrivò, vide una figura scura appoggiata al muro. Alfredo.
«Sei venuto,» mormorò Alfredo, la sua voce bassa, quasi un sussurro.
Andrea annuì, senza riuscire a parlare. La tensione tra loro era quasi palpabile, un filo invisibile che li tirava l’uno verso l’altro.
Alfredo si staccò dal muro e si avvicinò ad Andrea. La luce della luna illuminava il suo viso, rivelando i segni del tempo, le rughe intorno agli occhi, ma anche una determinazione e una sensualità che lo rendevano irresistibile.
«Non ti sei pentito, spero,» disse Alfredo, la sua mano che gli sfiorò la guancia.
Andrea scosse la testa. «No. Mai.»
Alfredo sorrise, un sorriso che non raggiunse gli occhi, ma che gli scaldò l’anima. Le sue labbra si posarono su quelle di Andrea, questa volta con una dolcezza inaspettata, un bacio lungo e profondo che sapeva di promesse mantenute. Le mani di Alfredo scesero lungo la schiena di Andrea, tirandolo a sé, i loro corpi che si premevano l’uno contro l’altro. Andrea sentì la durezza del pene di Alfredo attraverso i pantaloni, e un brivido gli corse lungo la schiena.
«Ti voglio,» sussurrò Andrea, la sua voce rotta dall’emozione.
«E io voglio te, piccolo,» rispose Alfredo, la sua voce roca.
Si baciarono di nuovo, con una fame che non ammetteva ritardi. Le mani di Alfredo gli sfilarono la felpa, poi la maglietta. L’aria fresca della notte accarezzò la pelle di Andrea, facendogli venire la pelle d’oca. Alfredo gli accarezzò il petto, le dita che esploravano le sue costole, i suoi capezzoli che si indurirono sotto il suo tocco.
«Sei così magro,» mormorò Alfredo, quasi con tenerezza. «Ma hai un fuoco dentro che brucia più forte di qualsiasi cosa.»
Andrea sentì un’ondata di calore, un misto di vergogna e di orgoglio. Si sfilò i pantaloni della tuta, rimanendo solo in mutande. Il suo pene era già eretto, teso, pulsante. Alfredo si sfilò la maglietta, rivelando un petto ampio, coperto da una fitta peluria scura che si estendeva fino all’ombelico. I muscoli erano scolpiti, duri come la roccia, testimonianza di anni di lavoro fisico.
Alfredo si inginocchiò di nuovo, e Andrea sentì un’ondata di eccitazione. Gli sfilò le mutande, liberando il suo membro che schizzò fuori, teso e impaziente. Alfredo lo prese in bocca, con la stessa voracità di prima, succhiando e leccando con una maestria che lo fece gemere. Andrea si aggrappò alle sue spalle, la testa che gli girava, il piacere che lo inondava. I suoni umidi della bocca di Alfredo che lavorava sul suo pene riempivano il silenzio della notte, un ritmo che lo stava portando di nuovo al limite.
«Voglio sborrare…» ansimò Andrea, la voce strozzata.
Alfredo continuò, tirando e succhiando con forza, la sua gola che si muoveva in un ritmo costante. Andrea sentì il piacere accumularsi, una pressione crescente che lo stava portando alla follia. Un grido gli sfuggì, e poi, un’esplosione di sperma che si riversò nella bocca di Alfredo. Ancora una volta, Alfredo inghiottì tutto, senza esitazione, e poi si sollevò, i suoi occhi che brillavano di un fuoco soddisfatto.
«Adesso tocca a me,» mormorò Alfredo, un sorriso malizioso sulle labbra. Si sfilò i pantaloni, rivelando un pene di dimensioni più modeste rispetto a quello di Andrea, ma che era già teso e pulsante. Andrea sentì un’ondata di desiderio, una curiosità bruciante di esplorare quel corpo, quel membro che lo aveva appena portato al culmine del piacere.
Alfredo si sdraiò a terra, su una vecchia coperta che aveva steso in precedenza, e invitò Andrea a fare lo stesso. Andrea si sdraiò accanto a lui, i loro corpi che si sfioravano. Alfredo prese il pene di Andrea in mano, e iniziò a leccarlo con delicatezza, la sua lingua che accarezzava la punta, poi scendeva lungo il fusto, con una dolcezza che contrastava con la violenza del loro primo incontro. Andrea gemette, sentendo il piacere che si riaccendeva, un fuoco che non si era mai spento del tutto.
Alfredo si chinò, e la sua bocca si aprì, avvolgendo la punta del pene di Andrea. Tirò e succhiò, poi si allontanò, lasciando la sua punta scoperta. Andrea sentì un’ondata di frustrazione e di desiderio. Alfredo lo guardò, i suoi occhi scuri che lo invitavano a continuare.
«Voglio che tu mi faccia venire,» sussurrò Alfredo, la sua voce roca.
Andrea annuì, e si chinò, prendendo il pene di Alfredo in bocca. Il sapore era diverso, più salato, più intenso. La sua lingua esplorò la punta, poi scese lungo il fusto, succhiando e leccando con una foga che non sapeva di avere. Alfredo gemette, le sue mani che gli afferrarono i capelli, tirandoli leggermente.
«Sì… così…» mormorò Alfredo, il suo corpo che si contraeva per il piacere.
Andrea continuò, il suo corpo che si muoveva in un ritmo che sembrava naturale, istintivo. Sentì il pene di Alfredo pulsare nella sua bocca, e un’ondata di calore gli invase il corpo. Alfredo si tese, un grido strozzato gli sfuggì, e poi, un’esplosione di sperma che si riversò nella bocca di Andrea. Era caldo, denso, e Andrea lo inghiottì, sentendo il sapore salato che gli riempiva la bocca.
Alfredo si sollevò, il suo respiro affannoso. «Adesso, piccolo, voglio sentirti dentro.»
Andrea sentì un’ondata di paura e di eccitazione. Non aveva mai fatto sesso anale. Non sapeva cosa aspettarsi. Ma il desiderio era più forte di qualsiasi timore.
Alfredo si sdraiò di nuovo, a pancia in giù, e alzò leggermente il sedere. Le sue natiche erano sode, muscolose, coperte da una leggera peluria scura. Andrea vide l’apertura dell’ano, un piccolo buco scuro che lo invitava.
«Vieni qui, Andrea,» mormorò Alfredo, la sua voce roca.
Andrea si posizionò sopra di lui, tremante. Alfredo gli prese la mano e gli fece sentire il suo pene, duro e pulsante. «Voglio che tu mi penetri. Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me.»
Andrea annuì, il cuore che gli batteva all’impazzata. Prese il suo pene in mano, e con cautela, cercò l’apertura. Alfredo si rilassò, e Andrea sentì il suo membro scivolare lentamente, un millimetro alla volta. Era una sensazione strana, un misto di pressione e di calore.
«Piano… piano…» mormorò Alfredo, il suo respiro affannoso.
Andrea continuò, spingendo lentamente, sentendo il suo pene che si faceva strada. Il muscolo si aprì, e Andrea sentì il suo membro entrare completamente. Un gemito di piacere gli sfuggì, un misto di dolore e di eccitazione. Alfredo si tese, poi si rilassò, accogliendo il suo membro.
«Sì… così…» ansimò Alfredo. «Adesso muoviti, Andrea. Fottimi.»
Andrea iniziò a muoversi, lentamente all’inizio, poi con più forza, in un ritmo che divenne sempre più veloce, sempre più intenso. Sentiva il suo pene che entrava e usciva, il suono umido e schioccante dei loro corpi che si univano. Alfredo gemeva, i suoi fianchi che si muovevano in sincronia con i suoi.
«Più forte… Andrea… più forte…»
Andrea accelerò il ritmo, spingendo con tutta la sua forza, sentendo il suo pene che si scontrava contro la carne di Alfredo. Era un’esplosione di sensazioni, un piacere che lo stava portando alla follia. Sentiva il calore, la pressione, il movimento ritmico. I loro corpi erano sudati, i loro respiri affannosi, i loro gemiti che riempivano il silenzio della notte.
Alfredo si tese, un grido profondo gli sfuggì, e poi, un’ondata di sperma che si riversò dentro di lui. Andrea sentì il suo membro pulsare, il suo corpo che si contraeva. Un grido gli sfuggì, e poi, un’esplosione di sperma che si riversò dentro Alfredo. Era un orgasmo potente, devastante, che lo lasciò tremante, svuotato, ma incredibilmente soddisfatto.
Rimasero così per un po’, i loro corpi uniti, i loro respiri che si placavano lentamente. Andrea si sentiva leggero, come se un peso enorme si fosse sollevato dalle sue spalle. Non aveva mai provato un piacere così intenso, una connessione così profonda.
«Sei stato bravo, Andrea,» mormorò Alfredo, la sua voce roca, ma con una nota di tenerezza. «Molto bravo.»
Andrea sorrise, il suo cuore che batteva ancora forte. «Anche tu.»
Si baciarono di nuovo, un bacio dolce, intimo, che sapeva di un nuovo inizio. Da quel giorno, Andrea capì che non poteva più fare a meno del cazzo. Ogni volta che ne avrebbe avuto l’occasione, lo avrebbe preso, lo avrebbe dato, esplorando ogni sfumatura del piacere che aveva scoperto quella notte. Il mondo si era aperto, e lui era pronto a viverlo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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