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Alberto: visita medica inaspettata - cap. 1
28.02.2026 |
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"Il dottore continuò la sua "diagnosi", i suoi occhi fissi sul viso di Alberto, che era un misto di sorpresa, imbarazzo e pura eccitazione..."
Alberto aveva un dolore sordo che gli trapanava la schiena da mesi, una presenza costante, implacabile. Ogni passo, ogni movimento, persino lo stare immobile, amplificava la fitta. Vestirsi era diventato un'impresa, allacciarsi le scarpe una tortura. A cinquantacinque anni, sentiva il suo corpo tradirlo. Il medico di base gli aveva suggerito un neurochirurgo, il Dottor Russo, un nome che evocava immagini di anziana saggezza e mani esperte.L'aria condizionata dello studio medico pizzicava la pelle, ma Alberto sudava. La sorella, come sempre, al suo fianco, una presenza rassicurante e, a volte, soffocante. Senza di lei, guidare sarebbe stato impensabile. La porta si aprì, e un uomo si materializzò sulla soglia, cancellando ogni preconcetto. Non un anziano, bensì un giovane, non più di quarant'anni, alto, con una massa muscolare appena accennata sotto il camice impeccabile. I suoi occhi chiari, un azzurro intenso, catturarono subito lo sguardo di Alberto, e un'ondata di calore inattesa gli salì alle guance. Lineamenti scolpiti, un viso che avrebbe potuto stare su una copertina di rivista. Alberto inghiottì a vuoto.
"Alberto Rossi? Prego, entrate." La voce del Dottor Russo era profonda, quasi un sussurro.
I due entrarono, l'odore di disinfettante e pulito riempiva l'aria. Il dottore si sedette dietro la scrivania lucida, indicando le sedie di fronte.
"Allora, signor Rossi, mi parli del suo problema." Il dottore incrociò le mani, i suoi occhi fissi su Alberto.
Alberto cominciò a descrivere il dolore, la sua intensità, i momenti in cui si manifestava. La sorella, seduta accanto a lui, annuiva, aggiungendo dettagli qua e là, confermando le sue parole.
"Capisco," il dottore interruppe, la sua espressione impenetrabile. "Signora, le chiederei di attendere fuori un momento. Avrei bisogno di esaminare il signor Rossi, e sarà necessario che si spogli."
La sorella di Alberto agitò una mano con noncuranza. "Oh, non si preoccupi, dottore. Siamo abituati. Viviamo insieme, ci vediamo in intimo di continuo. Non c'è problema."
Alberto annuì, un po' troppo in fretta. "Sì, sì, nessun problema." Si sentì la gola secca. Una parte di lui desiderava ardentemente che la sorella uscisse, un'altra, quella più repressa e curiosa, era stranamente eccitata all'idea della sua presenza.
Un'ombra passò negli occhi chiari del dottore, un lampo di irritazione quasi impercettibile. Non disse nulla, si limitò a stringere le labbra. "Molto bene. Signor Rossi, si spogli pure, rimanga solo con la biancheria intima e si accomodi sul lettino."
Alberto si mosse con cautela, ogni movimento un monito. Si tolse la camicia, poi i pantaloni, sentendo gli occhi del dottore, e quelli della sorella, su di lui. Si distese sul lettino freddo, a pancia in su, cercando di controllare il respiro. Il dottore si avvicinò, le mani guantate. Cominciò a palpare la schiena bassa, la zona lombare, premendo con delicatezza ma con fermezza.
"Qui le fa male?"
"Sì, proprio lì." Alberto strinse i denti.
Le dita del dottore scesero più in basso, esplorando i fianchi, poi si soffermarono, una pausa impercettibile, proprio sul bordo della sua biancheria intima, dove il rigonfiamento era evidente, anche a riposo. Alberto sentì un brivido attraversargli il corpo. Il dottore si spostò.
"Ora si giri, a pancia in giù."
Alberto obbedì, il movimento gli strappò un gemito. Il dottore riprese a palpare, le mani che gli scorrevano sulla pelle, un tocco professionale, eppure… c'era qualcosa. Ancora una volta, le dita indugiarono, questa volta vicino al solco dei glutei, quasi sfiorando l'apertura nascosta. Alberto sentì il suo membro, ancora addormentato, sussultare.
Il dottore si allontanò un passo, un ghigno sottile gli increspò le labbra. "Bene. Ora si alzi e si metta qui, di fronte a sua sorella."
Alberto, confuso, si alzò, la schiena che protestava. Si posizionò come richiesto. La sorella era a pochi passi, il suo sguardo curioso. Il dottore si mise alle sue spalle, le mani che scivolarono rapide sui suoi fianchi. Un attimo dopo, le mutande di Alberto scesero, un movimento fluido, fino a cadere ai suoi piedi, lasciandolo completamente nudo.
Un piccolo urlo strozzato sfuggì alla sorella. I suoi occhi si spalancarono, fissi sul membro di Alberto, una presenza imponente, anche se ancora flaccida, che dondolava tra le sue cosce. Alberto si sentì avvampare, la vergogna e una strana eccitazione si mescolarono. Istintivamente, portò le mani a coprirsi, cercando di nascondere quella parte di sé.
"No, no, signor Rossi," la voce del dottore era calma, quasi divertita. "Apra le braccia. Le metta parallele al pavimento. Dobbiamo valutare la sua postura senza impedimenti."
Alberto esitò, poi obbedì, le braccia tese ai lati, completamente esposto. La sorella distolse lo sguardo, le guance rosse. "Dottore, forse è meglio che esca…"
"Non c'è bisogno, signora," il dottore la interruppe, la sua voce era un filo di acciaio. "Lei ha detto che non le dava fastidio. E poi, è importante che veda come il corpo di suo fratello reagisce sotto stress." Si rivolse ad Alberto. "Bene. Ora, signora, si metta qui, di fronte a suo fratello. Signor Rossi, appoggi le mani sulle spalle di sua sorella, così non si stanca."
La sorella, visibilmente a disagio, si posizionò. Alberto appoggiò le mani sulle sue spalle, sentendo il calore della sua pelle attraverso la maglietta. Era così vicino, il suo membro nudo a pochi centimetri dal suo ventre. Il dottore si infilò un altro paio di guanti, poi prese un tubetto di gel, spremendone una generosa quantità su un dito.
Alberto guardò, confuso, mentre il dottore si avvicinava. "Dottore, cosa… cosa sta facendo?"
"È tutto collegato, signor Rossi," il dottore rispose, il suo sguardo che brillava di una luce strana. "La colonna vertebrale è un sistema complesso. Dobbiamo valutare la tonicità dei muscoli pelvici e del pavimento anale. È una parte fondamentale della diagnosi."
Il dito guantato e lubrificato si avvicinò, poi, con una spinta decisa, penetrò nell'ano di Alberto. Un gemito strozzato gli sfuggì. Era una sensazione inaspettata, invasiva, ma anche… stranamente piacevole. Il suo membro, che prima era solo un suggerimento di eccitazione, cominciò a gonfiarsi, indurirsi. Il dottore iniziò a muovere il dito, un lento entra-e-esci, esplorando l'interno.
Alberto sentì il sangue pulsargli nelle vene, il suo cuore battere all'impazzata. La sorella era lì, così vicina, e lui era nudo, anale penetrato da un dottore attraente, il suo cazzo che si ergeva sempre più fiero. La vergogna era un velo sottile, sopraffatta da un'ondata di piacere che non aveva mai osato ammettere. Il dottore aggiunse un secondo dito, poi un terzo, allargando lentamente l'apertura, il movimento più profondo, più audace. Alberto ansimò, il fiato corto, i muscoli tesi. Era un'agonia esquisita. Il suo cazzo, ormai duro come il marmo, pulsava, gocciolando un po' di liquido pre-eiaculatorio.
Il dottore continuò la sua "diagnosi", i suoi occhi fissi sul viso di Alberto, che era un misto di sorpresa, imbarazzo e pura eccitazione. Alberto non riusciva più a controllarsi. Il piacere era troppo intenso, troppo inaspettato. Un tremito lo scosse, la sua schiena si inarcò leggermente.
Un grido gli si bloccò in gola mentre un getto caldo e denso eruttava dal suo membro, spruzzando i pantaloni della sorella con una cascata di sperma. La sorella urlò, un misto di shock e disgusto, indietreggiando di un passo.
Il dottore si ritirò, le dita luccicanti di gel e sperma. Un sorriso soddisfatto gli illuminò il viso. "Oh, beh. Queste cose succedono. Una reazione allo stress, direi. Nulla di cui preoccuparsi." Si tolse i guanti con calma. "Signora, per favore, aiuti suo fratello. E poi pulisca un po' qui, per favore." Indicò il pavimento, anch'esso macchiato.
La sorella, ancora scossa, prese un fazzoletto, cercando di pulire i suoi pantaloni, poi si avvicinò ad Alberto, che era rimasto immobile, la testa bassa, il respiro affannoso. Lo aiutò a rimettersi le mutande, poi i pantaloni, gli occhi che evitavano i suoi. L'imbarazzo era palpabile, denso nell'aria.
"Bene," il dottore disse, riprendendo il suo tono professionale. "Direi che abbiamo bisogno di una risonanza magnetica per avere un quadro completo della sua colonna vertebrale. Le prescrivo l'esame. Ha un centro di riferimento, signor Rossi?"
Alberto scosse la testa, la voce ancora incerta. "No, dottore."
"Ottimo. Posso consigliarle una clinica privata convenzionata, molto efficiente. Lì le faranno l'esame in tempi brevi." Il dottore si allontanò per qualche minuto, lasciandoli soli.
Quando tornò, aveva in mano un foglio. "Le ho prenotato l'esame per domani sera, alle otto. È un po' tardi, ma è il primo posto disponibile per avere i risultati rapidamente."
Alberto, sollevato di poter uscire da lì, annuì. "Grazie, dottore. Molto gentile."
Si salutarono, Alberto pagò, e il dottore fissò un nuovo appuntamento per una settimana dopo, per discutere i risultati. Uscirono dallo studio, l'aria fresca del corridoio un sollievo. La sorella non disse una parola, il suo viso ancora pallido. Alberto si sentiva svuotato, imbarazzato, ma anche, in qualche angolo recondito della sua anima, stranamente appagato.
(continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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