Gay & Bisex
I tre fratelli albanesi
24.12.2025 |
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""Sfondami!"
Dritan spinse il suo cazzo nel culo di Davide, questa volta senza preliminari..."
Il sole di luglio picchiava sulla schiena di Davide, un peso invisibile che prometteva una scottatura certa. I suoi 28 anni, incorniciati da riccioli biondi e un fisico snello, non gli davano alcuna protezione contro la calura della campagna siciliana. La masseria del nonno emergeva tra gli ulivi secolari, un gigante di pietra che sembrava respirare il calore accumulato in secoli di estati implacabili. Centinaia di pecore punteggiavano i pascoli circostanti, macchie bianche su un tappeto d'erba secca. Davide aveva l'aria di un esploratore in terra straniera, il respiro un fischio leggero per l'afa mentre il sentiero sterrato gli mordeva le suole delle scarpe da ginnastica.Il cancello di ferro battuto, arrugginito e cigolante, cedette con un lamento che risuonò nel silenzio assordante del primo pomeriggio. Nessuna traccia del nonno. La sua vecchia Fiat Panda, di solito parcheggiata sotto la tettoia, non c'era. Un nodo di delusione gli strinse lo stomaco, ma la curiosità, più forte, lo spinse avanti. Sapeva che i tre fratelli albanesi, Agron, Dritan e Luan, vivevano nella casetta annessa, occupandosi delle pecore e di tutto ciò che la masseria richiedeva. Erano le braccia forti che tenevano in vita quel piccolo impero rurale.
Si diresse verso la loro dimora, una struttura più modesta, con intonaco scrostato e panni stesi ad asciugare, rigidi come cartone per il sole. Mentre si avvicinava, un suono insolito, basso e gutturale, gli graffiò l'udito. Poi un gemito, acuto, quasi un lamento animalesco, seguito da un respiro affannoso. Provenivano da dietro l'angolo della casa. Il cuore di Davide accelerò, un tamburo impazzito nel petto. Curiosità e un senso di disagio si mescolarono in un cocktail strano. Si sporse con cautela, un'ombra furtiva che si allungava sul muro caldo.
La scena lo colpì come un pugno nello stomaco. Dritan, il più robusto dei tre, il suo torso muscoloso luccicante di sudore sotto il sole, era piegato su Luan. I pantaloni scuri di Dritan erano abbassati alle ginocchia, rivelando un sedere sodo, marmoreo. Luan, più giovane e slanciato, aveva la testa appoggiata contro il muro, la bocca semiaperta in un'espressione di estasi e dolore. I suoi pantaloni erano ammucchiati attorno alle caviglie. Il cazzo di Dritan, scuro e turgido, entrava e usciva dal culo stretto di Luan con un ritmo ipnotico, producendo un suono umido, uno "schlick-schlick" che riempiva l'aria. Il culo di Luan si stringeva e si rilasciava attorno alla grossa verga, le natiche bianche che si contraevano ad ogni spinta. Un rivolo di sudore gli colava lungo la schiena, mentre i suoi gemiti si facevano più acuti.
Davide sentì il sangue pulsargli nelle tempie, il suo corpo reagiva con un'ondata di calore inaspettata. Imbarazzo, sì, ma anche una scintilla di eccitazione che lo sorprese. Arretrò, cercando di sfilarsi via, invisibile come era arrivato. Ma il destino aveva altri piani. Il suo piede inciampò in una pila di lattine vuote, un fragore metallico che squarciò il silenzio. Il rumore fu assordante.
I movimenti cessarono. Dritan si bloccò, il suo culo ancora agganciato a quello di Luan. Entrambi si voltarono di scatto, gli occhi spalancati, la sorpresa e un lampo di paura nei loro sguardi. Luan si coprì la faccia con le mani, le guance arrossate.
Un istante dopo, la porta della casa si spalancò con violenza. Agron, il maggiore, emerse, la sua figura imponente che proiettava un'ombra lunga. I suoi occhi scuri saettarono tra Davide e i due fratelli nudi. Un ringhio basso gli uscì dalla gola.
"Che cazzo fate qui porci!" Agron urlò in albanese, la sua voce un tuono. Le parole gli uscivano come pietre. "Vestitevi, subito! Dentro!"
Le sue mani larghe si abbatterono con forza sulle guance di Dritan, uno schiaffo secco che risuonò nell'aria. Poi un altro, ancora più forte, su Luan. I due fratelli si affrettarono a tirarsi su i pantaloni, il loro imbarazzo palpabile. Le loro erezioni, ancora evidenti sotto il tessuto, erano un muto testimone di ciò che era appena accaduto.
Agron si avvicinò a Davide, l'espressione sul suo volto si addolcì leggermente, ma i suoi occhi rimanevano duri.
"Scusa tanto ragazzo" disse, la sua voce ora più controllata, un italiano un po' impacciato. "Non dovevi vedere questa cosa." Si passò una mano sulla fronte, un gesto stanco. "Siamo tutti sposati, sai. Famiglia in Albania. Moglie, figli... Non possiamo tornare spesso. Questi istinti... a volte prendono il sopravvento. Bisogno di sfogarsi."
Fece un cenno verso la porta. "Entra, ti offro qualcosa. Un caffè, un bicchiere d'acqua. Per farmi perdonare. Non è quello che credi."
Davide esitò, il suo cuore ancora martellante. L'odore di sudore maschile, forte e pungente, gli aveva raggiunto le narici da quando si era avvicinato, un profumo acre e primitivo che, stranamente, non gli dispiaceva. Anzi, un'insolita eccitazione gli si era annidata nel basso ventre. Accettò, più per curiosità che per sete.
L'interno della casa era un caos. Vestiti sporchi ammucchiati su sedie, piatti sporchi nel lavello, un odore persistente di fumo di sigaretta e, ancora, quel denso profumo di maschio sudato. Dritan e Luan erano già dentro, i loro corpi muscolosi celati solo da pantaloni di tuta leggeri, il tessuto teso sui loro cazzi ancora turgidi. I loro sguardi si incrociarono con quello di Davide, un misto di vergogna e una scintilla di sfida. I loro fisici erano scolpiti dal lavoro della campagna, braccia e gambe possenti, toraci ampi.
Agron indicò una sedia traballante. "Siediti, per favore."
Davide si accomodò, cercando di non guardare troppo i due fratelli. Il calore all'interno era opprimente, l'aria spessa e pesante.
"Allora," Agron riprese, sedendosi di fronte a lui, "tu sei il nipote del vecchio."
Davide annuì. "Sì, sono Davide. Cercavo mio nonno, ma non c'è."
"No, non c'è. È andato in paese per delle commissioni. Torna stasera." Agron si fece serio. "Senti, Davide. Io devo chiederti un favore."
Davide lo guardò, incerto.
"Conosci qualche ragazza... che fa la vita?" Agron si sporse in avanti, la sua voce un sussurro rauco. "Una prostituta. Ci servirebbe, per calmare questi istinti. A volte non basta tra di noi. Abbiamo bisogno di una donna."
Davide scosse la testa. "No, mi dispiace. Non conosco nessuno del genere."
Agron sospirò, deluso. "Capisco. Beh, non fa niente. E... gay? Conosci qualcuno? Anche un uomo andrebbe bene. Abbiamo solo bisogno di un buco dove scaricare."
Le parole di Agron colpirono Davide come un fulmine. Un'ondata di calore gli salì al viso, e un brivido gli percorse la spina dorsale. "Un buco dove scaricare." L'immagine vivida di lui stesso, in ginocchio, o sdraiato, mentre i tre fratelli albanesi lo scopavano selvaggiamente, gli balenò nella mente. Sentì il suo cazzo pulsare, il sangue affluire rapidamente. Il desiderio, forte e primordiale, lo colse alla sprovvista. Resistette all'impulso, la ragione che lottava contro l'istinto. No, non poteva. Troppi problemi.
"No, non conosco neanche gay," disse, la voce un po' più roca del solito. Si alzò, cercando di apparire indifferente. "Beh, io dovrei andare. Grazie per l'acqua, Agron."
Mentre si alzava, il suo cazzo, ormai duro e gonfio, premette contro il tessuto sottile dei pantaloni della tuta, creando un rigonfiamento inequivocabile. Il suo sguardo scese involontariamente lì, e poi incrociò quello di Agron.
Agron, con la rapidità di un falco, notò il dettaglio. Un sorriso lento e predatorio gli si disegnò sulle labbra. I suoi occhi scuri si spostarono verso i fratelli, un lampo di intesa. Dritan e Luan, che fino a quel momento erano rimasti in silenzio, fissarono il rigonfiamento nei pantaloni di Davide.
"E quello?" Agron chiese, la voce bassa, quasi un sibilo. "Perché sei così eccitato, Davide? Non mi dire che ti piace quello che hai visto, o quello che hai sentito."
Davide sentì il panico montargli alla gola. "N-no, non è niente. Devo andare, davvero." Si mosse verso la porta, il cuore che gli batteva all'impazzata.
Era quasi arrivato alla soglia quando Agron pronunciò alcune parole in albanese, un ordine secco e gutturale. Dritan e Luan si mossero con la velocità di predatori. In un istante, furono su Davide, bloccandogli le braccia con una forza sorprendente. La sua maglietta si tese mentre lui lottava, ma erano troppo forti. I loro corpi muscolosi lo tenevano fermo, la presa d'acciaio.
Agron si avvicinò lentamente, un sorriso di trionfo sul volto. Le sue mani grandi afferrarono la cintura dei pantaloni della tuta di Davide, poi le mutande, e con uno strattone deciso, le tirò giù. Il cazzo di Davide, completamente eretto, schizzò fuori, rosso e pulsante, in piena vista.
I tre fratelli si guardarono, scambiandosi altre parole in albanese, risate sommesse che suonavano come grugniti. Poi, senza un'ulteriore parola, lo spinsero sul divano malconcio. Davide cadde all'indietro, il suo corpo scosso. Agron chiuse la porta a chiave, il suono metallico un sigillo sulla sua prigionia.
"Lasciatemi andare!" Davide gridò, la sua voce tremava, un misto di paura e un'eccitazione che non osava riconoscere. "Vi prego! Mio nonno... tornerà!"
Ma le sue suppliche caddero nel vuoto. I tre fratelli cominciarono a spogliarsi, uno dopo l'altro. Agron si sfilò la canotta sporca, rivelando un torace massiccio, ricoperto di peli scuri. I suoi pantaloni di tela caddero a terra, e il suo cazzo, più spesso e lungo di quanto Davide avesse immaginato, si erse, scuro e venoso. Dritan, con movimenti agili, si liberò dei pantaloni, il suo membro muscoloso che balzava fuori, già umido di pre-cum. Luan, il più giovane, si spogliò con una timidezza che mal si conciliava con la sua erezione, un membro più sottile ma altrettanto turgido. I loro cazzi, tre lance di carne, puntavano verso di lui, ognuno un promessa di piacere e sottomissione. L'odore di maschio, ora, era intriso di un desiderio animalesco.
Davide era sdraiato sul divano, le gambe divaricate. Agron si inginocchiò di fronte a lui, il suo sguardo fisso sul cazzo di Davide. Con una mano ruvida, gli afferrò l'asta, stringendola.
"Questo è quello che vuoi, no?" Agron sussurrò, la sua voce roca. "Il tuo cazzo ti dice di sì."
Poi, Dritan si posizionò dietro di lui, le sue mani forti che gli afferrarono le caviglie, sollevando le sue gambe e posizionandole sulle sue spalle. Luan si inginocchiò tra le sue gambe, il suo cazzo che gli sfiorava la coscia interna.
"No, vi prego..." Davide tentò di protestare, ma le parole gli morirono in gola quando Agron si chinò e prese il suo cazzo in bocca. La lingua ruvida di Agron gli accarezzò la punta, poi lo inghiottì, profondo, fino alla base. Davide gemette, un suono involontario che gli sfuggì. La sensazione era travolgente, la bocca calda e umida di Agron che gli succhiava l'asta con avidità.
Mentre Agron gli succhiava il cazzo, Dritan si chinò. Il suo respiro caldo gli accarezzò il culo. Davide sentì un dito umido e forte esplorare l'apertura del suo ano, spingendo delicatamente. Un brivido gli percorse la spina dorsale. Il dito si ritirò, poi tornò, questa volta portando con sé un po' di saliva. Dritan spinse lentamente un secondo dito, allargando l'apertura. Davide si irrigidì, ma il piacere della bocca di Agron sul suo cazzo era troppo intenso per permettergli di resistere davvero.
"Rilassati, piccolo," la voce roca di Dritan gli sussurrò all'orecchio. "Sarà bello."
Poi, Davide sentì la punta del cazzo di Dritan premere contro il suo ano. Era caldo, spesso. Dritan spinse con decisione, un gemito di dolore e piacere sfuggì a Davide. La carne di Dritan si fece strada, lentamente, allargando le pareti strette del suo culo. Il dolore iniziale si trasformò in una sensazione di pienezza, un'invasione profonda e inebriante. Dritan penetrò completamente, il suo cazzo che riempiva Davide fino in fondo.
"Ahhh!" Davide gridò, le sue unghie che si conficcavano nel tessuto del divano. La bocca di Agron si staccò dal suo cazzo, lasciandolo ansimante.
Dritan cominciò a muoversi, spingendo dentro e fuori con un ritmo lento ma potente. Il culo di Davide si stringeva attorno al cazzo di Dritan, un attrito che mandava ondate di piacere attraverso il suo corpo. Il suono umido degli schiaffi delle natiche di Dritan contro le sue, il "schlick-schlick" della penetrazione, riempiva la stanza.
Nel frattempo, Luan si era avvicinato al suo viso. La sua lingua calda e umida gli accarezzò le labbra, poi si fece strada nella sua bocca. Luan lo baciò con foga, la sua lingua che danzava con la sua, esplorando ogni angolo della sua cavità orale. Davide sentì il sapore del sudore e del desiderio, un gusto selvaggio che lo eccitava ancora di più.
Dritan accelerò il ritmo, le sue spinte si fecero più profonde, più veloci. Davide si contorceva sul divano, le sue gambe ancora sulle spalle di Dritan, il suo corpo che rispondeva a ogni spinta con un gemito. Il cazzo di Luan, ancora duro, gli premeva contro la coscia, un promessa in attesa.
"Sì... sì!" Davide ansimò, il suo corpo scosso da spasmi. "Più forte... ancora!"
Agron, intanto, non era rimasto inattivo. Si era posizionato di fronte a Davide, le sue mani grandi che gli accarezzavano il petto, poi scendevano verso i suoi capezzoli, pizzicandoli e tirandoli. La sua bocca scese sul collo di Davide, succhiando e mordicchiando la pelle sensibile, lasciando una scia di baci umidi.
Dritan emise un gemito profondo, il suo corpo si tese. "Sto per venire!"
Le sue spinte si fecero frenetiche, il suo cazzo che pompava sperma nel culo di Davide. Davide sentì il calore del liquido caldo che gli riempiva l'interno, una sensazione di pienezza e di abbandono. Il suo corpo tremava, il suo cazzo pulsava, ma non era ancora il suo turno.
Dritan si ritirò, il suo cazzo gocciolante, lasciando Davide ansimante e tremante. Luan prese il suo posto, la sua erezione che premeva contro l'ano di Davide.
"Ora tocca a me," Luan sussurrò, la sua voce tremante di eccitazione. Con un po' più di delicatezza, spinse il suo cazzo nel culo di Davide. Era più sottile di quello di Dritan, ma altrettanto duro. Davide si abituò rapidamente alla nuova sensazione, il suo corpo che si apriva per accogliere il nuovo intruso.
Luan iniziò a muoversi, le sue spinte più leggere, più veloci. La sua mano gli accarezzava il petto, poi scendeva verso il suo cazzo, stringendolo e stuzzicandolo. Agron, nel frattempo, aveva ripreso a succhiargli il cazzo, la sua bocca esperta che lo portava sull'orlo dell'orgasmo.
"No... non ancora," Davide balbettò, la sua mente annebbiata dal piacere. "Voglio... voglio venire con voi."
Luan accelerò il ritmo, le sue spinte si fecero più profonde, la sua bocca gli baciava il collo, le orecchie. Il suo cazzo si sfilava e rientrava con uno schiocco umido, le sue natiche che schiacciavano quelle di Davide.
"Sì, piccolo, vieni per noi," Luan ansimò, il suo corpo che si scuoteva.
Un urlo di piacere gli sfuggì mentre il suo cazzo pulsava, spruzzando sperma nella bocca di Agron. Allo stesso tempo, Luan sentì il suo orgasmo montare, e con un gemito strozzato, eiaculò dentro Davide, il suo sperma caldo che si mescolava a quello di Dritan.
Agron si staccò dal suo cazzo, le labbra lucide di sperma. "Ehi, non è giusto. Voglio anch'io."
Dritan si chinò, un sorriso malizioso sul volto. "C'è ancora spazio, fratello."
Agron si posizionò, il suo cazzo grosso e venoso che premeva contro l'ano di Davide. Questa volta, Davide era completamente rilassato, il suo corpo pronto ad accogliere il terzo membro. Agron spinse lentamente, il suo cazzo che si faceva strada tra i residui di sperma dei fratelli. Era la penetrazione più profonda, la più piena. Davide gemette, un suono di pura estasi.
Agron cominciò a muoversi, le sue spinte lente, profonde, potenti. Le sue mani forti afferrarono i fianchi di Davide, sollevandolo leggermente per permettere una penetrazione più completa. Il suo cazzo pompava dentro e fuori, le sue palle che schiaffeggiavano le natiche di Davide con un suono umido.
"Così... così!" Davide urlò, le sue mani che si aggrappavano alle spalle di Agron. "Sfondami! Sfondami, Agron!"
Agron sorrise, un sorriso selvaggio. "Ti piace, vero? Ti piace essere scopato dai fratelli albanesi."
"Sì! Sì! Ancora! Voglio di più!"
Le spinte di Agron si fecero frenetiche, il suo corpo scosso da spasmi. "Sto per venire... nel tuo culo, piccolo."
Con un ruggito, Agron eiaculò, il suo sperma caldo che si riversò nel culo di Davide, riempiendolo completamente. Davide sentì il suo corpo tremare, il suo cazzo ancora pulsante, anche se aveva già eiaculato. Il piacere era così intenso da essere quasi doloroso.
I tre fratelli si ritirarono, lasciando Davide sdraiato sul divano, ansimante, il suo corpo ricoperto di sudore e sperma. Il suo culo pulsava, pieno e soddisfatto.
"Ancora," Davide sussurrò, la sua voce rauca. "Voglio ancora. Ma... non qui."
I tre lo guardarono, incuriositi.
"Voglio... voglio essere scopato nell'ovile. Tra le pecore."
I fratelli si scambiarono sguardi, poi un sorriso si diffuse sui loro volti.
"Come vuoi, piccolo," Agron disse, la sua voce piena di promessa.
Lo afferrarono, ancora nudo, e lo trascinarono fuori dalla casa, attraverso il cortile polveroso, verso l'ovile. L'odore pungente di pecora, fieno e letame gli riempì le narici, un aroma strano ma eccitante. Le pecore, spaventate dai movimenti improvvisi, si radunarono in un angolo, belando.
I fratelli lo buttarono sul fieno, morbido e caldo. Luan tirò fuori il suo cellulare senza farsi notare. Lo posizionò discretamente, in modo che riprendesse Davide senza che lui se ne accorgesse.
Agron si inginocchiò di fronte a lui, il suo cazzo di nuovo duro, e lo prese in bocca, succhiandolo con foga. Dritan si posizionò dietro, le sue mani che gli afferrarono i fianchi.
"Ancora, Dritan!" Davide urlò, la sua voce che echeggiava nell'ovile. "Sfondami!"
Dritan spinse il suo cazzo nel culo di Davide, questa volta senza preliminari. Il dolore fu acuto, ma si trasformò subito in piacere. Il culo di Davide era già allargato, e il cazzo di Dritan entrò con facilità. Il suono delle natiche che schiaffeggiavano era ancora più forte nell'ambiente chiuso dell'ovile.
Luan, mentre Agron continuava a succhiargli il cazzo, si posizionò di fronte a Davide. Si abbassò, e il suo cazzo gli premette contro la bocca. Davide aprì la bocca, e Luan glielo infilò dentro, spingendolo fino in fondo alla gola. Davide tossì, ma poi si abituò alla sensazione, succhiando il cazzo di Luan con avidità.
I tre fratelli lo scopavano a turno, in ogni orifizio disponibile. Il culo di Davide era un campo di battaglia, riempito e svuotato di sperma, di cazzi che entravano e uscivano. Le sue urla di piacere si mescolavano ai belati delle pecore, un coro selvaggio.
"Ancora! Voglio di più!" Davide gridava, la sua voce rauca, la sua mente annebbiata dal piacere. "Sfondatemi! Tutti e tre! Pompate il vostro sperma dentro di me!"
Luan, con il suo cellulare che riprendeva ogni movimento, si scambiò uno sguardo con i fratelli. Un'idea gli balenò in mente.
"Che ne dici se ti pisciamo addosso, Davide?" Luan sussurrò, la sua voce carica di malizia.
Gli occhi di Davide si spalancarono, un lampo di desiderio selvaggio. "Sì! Sì! Fatelo! Pisciatemi addosso! Tutti e tre!"
I fratelli non si fecero pregare. Si scostarono leggermente, e uno dopo l'altro, con un sorriso malizioso, cominciarono a urinare su Davide. Il getto caldo e salato gli scese sul petto, sulla pancia, sulle cosce. Davide gemette, un brivido di piacere che gli percorse il corpo. Il suo cazzo si irrigidì ancora di più.
"Sì! Questo è quello che voglio!" Davide urlò, la sua voce quasi un pianto. "Pisciate su di me! Scopate il mio culo mentre mi pisciate addosso!"
I fratelli lo accontentarono, le loro urine che si mescolavano al sudore e allo sperma sul suo corpo. Il pomeriggio scivolò via in un vortice di piacere e depravazione.
Quando finalmente i fratelli si staccarono, Davide era esausto, ma completamente soddisfatto. Il suo corpo era indolenzito, il suo culo pulsava, ma un sorriso beato gli si dipinse sul volto.
"Grazie," Davide sussurrò, la sua voce roca. "È stato... incredibile." Si alzò a fatica, il suo corpo ancora nudo e coperto di fluidi. "Ma questo deve finire qui. Non si ripeterà."
I fratelli si guardarono, un sorriso enigmatico sui loro volti. Non dissero nulla, ma i loro occhi promettevano altro.
Un mese dopo il nonno sarebbe partito con la nonna per una settimana.
Appena il nonno si allontanò con la sua Panda, il cellulare di Davide vibrò. Un messaggio su Instagram, da un contatto sconosciuto.
C'era un video allegato. Davide lo aprì, il suo cuore che batteva all'impazzata. Il video si aprì, e la scena lo colpì come un pugno nello stomaco. Era lui, inginocchiato nell'ovile, nudo, i tre fratelli che gli pisciavano addosso mentre lo scopavano. La sua voce, roca e piena di piacere, che urlava le peggiori porcate.
Davide rimase senza parole. La vergogna, l'imbarazzo, il panico. Chi era? Aprì il profilo. Luan.
Poco dopo, un altro messaggio. "Vieni alla masseria subito!"
Davide si precipitò alla masseria, il suo corpo scosso da un misto di paura e un'eccitazione che non osava ammettere. Che cosa volevano?
I tre fratelli lo aspettavano sulla soglia della loro casa, i loro volti seri.
"Ciao, Davide," Agron disse, la sua voce calma, ma con un sottofondo di minaccia. "Hai visto il video, immagino."
Davide annuì, la sua gola secca.
"Bene," Agron continuò. "Ora capisci. Devi chiamare i tuoi genitori. Inventa una scusa. Dì che il nonno ha bisogno di una mano, qualsiasi cosa. Devi rimanere qui con noi per tutta la settimana che i tuoi nonni sono via."
Davide lo guardò, il panico che gli stringeva lo stomaco. "Ma perché?"
"Perché, se non lo fai," Agron disse, un sorriso crudele che gli si disegnava sulle labbra, "pubblicheremo il video. E tutti sapranno cosa ti piace fare con noi, nell'ovile, tra le pecore."
Davide obbedì. I suoi genitori credettero alla sua scusa.
I tre fratelli non persero tempo. Lo spogliarono completamente nudo, senza un briciolo di vergogna, e lo trascinarono nell'ovile. Al centro dell'ovile c'era un paletto di ferro, usato per legare gli animali.
"Questo sarà il tuo letto per la settimana," Agron disse, la sua voce fredda.
Lo legarono al paletto, le sue braccia tese sopra la testa, le sue gambe divaricate. Davide rimase lì, nudo e indifeso, in mezzo all'odore di pecora e letame.
"Mangerai qui, dormirai qui, farai i tuoi bisogni qui" Dritan disse, un sorriso malizioso sul volto. "E quando avremo bisogno di te, sarai pronto."
La settimana fu un inferno e un paradiso. Davide era legato al palo, esposto agli elementi, al freddo della notte e al caldo del giorno. Mangiava poco, dormiva a malapena. Ma ogni volta che i fratelli venivano, ogni volta che uno di loro, o due, o tutti e tre, lo prendevano, lo scopavano, lo riempivano di sperma, lui urlava di piacere. Il suo corpo era diventato un giocattolo, un buco da riempire.
Imparò a fare i suoi bisogni lì, legato al palo, la vergogna che svaniva di fronte al piacere e alla sottomissione. Le pecore lo guardavano con i loro occhi inespressivi, testimoni silenti della sua depravazione.
Quando la settimana finì, Davide era esausto, ma trasformato. I fratelli lo slegarono.
"Ora puoi andare," Agron disse.
Davide non rispose. Si vestì in silenzio, il suo corpo indolenzito, ma il suo spirito strano, in pace.
Da quel giorno, ogni volta che Davide sapeva che il nonno non c'era, una strana forza lo attirava verso la masseria. Arrivava, parcheggiava la macchina, e si dirigeva verso l'ovile. Si spogliava completamente nudo, entrava tra le pecore, e si sdraiava sul fieno, il suo corpo in attesa.
I tre fratelli lo trovavano lì, nudo e pronto. E il resto, lo facevano loro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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