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Gay & Bisex

Il dominio del tubo - cap. 2


di backfill
21.04.2026    |    3.090    |    7 9.0
"Loris scopava Mattia in diverse posizioni, sul letto, a quattro zampe, in piedi contro il muro, il suo cazzo che entrava e usciva, lubrificato dal sesso, fino a quando non gli venne nel culo, ..."
(Questo racconto è la continuazione di "Il dominio del tubo - cap. 1")

Il giorno dopo, l'aria tra Mattia e Loris era densa, carica di un silenzio teso. Si incrociarono in cucina, i loro sguardi si sfiorarono, poi si ritrassero. Fecero finta di niente, come se la notte precedente non fosse mai accaduta, come se il sapore di Loris non fosse ancora presente sulla lingua di Mattia.
Due mattine dopo, il suono stridulo del telefono di Mattia lo strappò dal sonno profondo. Erano le 5:30. Allungò una mano, gli occhi ancora impastati.
«Pronto?» la sua voce era un sussurro rauco.
«Mattia,» la voce di Loris, profonda, sicura, risuonò dal telefono. «Vieni nella mia stanza.»
Mattia si tirò su, il cuore che gli batteva. «Cosa c'è, Loris? È prestissimo...»
«Ho voglia che mi succhi il cazzo, Mattia,» Loris disse, senza mezzi termini. «Prima di andare a lavorare.»
Mattia sentì un brivido. «Ma Loris, voglio dormire...»
«Non hai capito, Mattia,» la voce di Loris si fece più dura, un tono che non ammetteva repliche. «Quando ti chiedo qualcosa, tu esegui. Altrimenti, non lo vedrai mai più il mio cazzo.»
Mattia rimase in silenzio, il telefono premuto contro l'orecchio. La confusione lo travolse. Rimettersi a dormire, o obbedire? Ma l'immagine del cazzo di Loris, enorme, pulsante, gli balenò nella mente. La voglia era troppo forte. La sua gola si fece secca.
«Arrivo,» sussurrò, e riattaccò.
Si alzò dal letto, il corpo ancora intorpidito dal sonno, ma la sua erezione era già in piena forma. Si trascinò fuori dalla sua stanza e bussò piano alla porta di Loris.
«Entra,» la voce di Loris era un ordine.
Mattia aprì la porta. Loris era lì, completamente nudo, seduto sul bordo del letto. La mano avvolta attorno al suo cazzo, che era già enorme, turgido, lucido. Si stava menando, lo sguardo fisso su Mattia.
«Vieni qui, puttana,» disse Loris, un sorriso crudele sulle labbra.
Mattia si avvicinò, il suo sguardo ipnotizzato dal cazzo di Loris. Loris lo afferrò per un braccio, lo spinse sul letto, gli afferrò la testa, i suoi ricci stretti nella mano.
«Apri la bocca,» ordinò.
Mattia obbedì, le labbra si schiusero. Loris spinse il suo cazzo in gola a Mattia, con una violenza che gli fece quasi mancare il respiro. Mattia sentì il sapore di Loris, l'odore del sesso, la sensazione del suo cazzo che gli riempiva la gola. Accettò il trattamento, le sue labbra e la sua lingua si mossero, succhiando con avidità, il piacere masochista che gli saliva alla testa.
Pochi minuti dopo, Loris gemette, il suo corpo si irrigidì. «Sto per venire, Mattia,» disse, la voce strozzata. «Vuoi la mia sborra in gola?»
Mattia non poté che annuire, le lacrime agli occhi per l'emozione. Loris spinse ancora, e una cascata di sborra calda e densa inondò la gola di Mattia. La inghiottì, senza esitazione, il sapore forte e virile che gli riempiva i sensi.
Loris si ritrasse, il cazzo sgocciolante. «Puliscimi bene, Mattia,» ordinò. «Con la lingua.»
Mattia obbedì, leccando via ogni traccia di sborra, pulendo il glande, l'asta, fino a renderlo lucido. Loris lo osservava, un'espressione di dominio assoluto sul volto. Un sorriso soddisfatto gli increspò le labbra.
«Bravo!» disse. «Ora, mentre io vado a lavarmi, tu mi prepari la colazione.»
Mattia rimase in ginocchio, un attimo di smarrimento. Preparargli la colazione? Invece di rifiutare, sentì la sua voce uscire, un sussurro quasi inudibile. «Cosa vuoi per colazione, Loris?»
Loris sorrise, il suo sguardo penetrante. «Due uova strapazzate, pancetta croccante, e un caffè nero forte. E un succo d'arancia fresco.»
Poi si alzò, le sue natiche sode si mossero mentre si dirigeva in bagno. Mattia si alzò, il corpo ancora tremante, e si affrettò in cucina. Preparò tutto con cura, le sue mani agili, il suo cuore che batteva un ritmo frenetico. Quando Loris uscì dalla doccia, fresco e pulito, trovò la colazione pronta sul tavolo. I suoi occhi si illuminarono.
«Non ci credo, Mattia,» disse, un'espressione di sorpresa, poi di trionfo. «Hai fatto esattamente quello che volevo.»
Si sedette, iniziò a mangiare, mentre Mattia rimaneva in piedi, aspettando nuovi ordini. Era chiaro. Loris aveva un dominio totale su di lui. Quando Loris ebbe finito, si pulì la bocca con un tovagliolo.
«Ora, Mattia,» disse, la voce un comando morbido. «Pulisci tutto. Poi puoi riposarti un po' prima di andare a lezione. Io vado al lavoro e mi raccomando studia!»
Mattia annuì, senza una parola, e iniziò a pulire.
La scena si ripeté, giorno dopo giorno. Loris chiedeva sempre di più. A volte, lo chiamava mentre Mattia era a lezione.
«Mattia,» la sua voce risuonava al telefono. «Stasera voglio la pasta al forno. E una bella insalata fresca.»
Mattia, senza esitazione, usciva dall'università, passava al supermercato, comprava gli ingredienti e preparava la cena. Loris mangiava e se era soddisfatto, Mattia sapeva cosa lo aspettava. Dopo cena, Loris si sedeva sul divano, si sbottonava i pantaloni e Mattia si inginocchiava, leccandogli il cazzo enorme, pulendolo con la lingua, inghiottendo la sua sborra.
Un'altra volta, mentre Loris era sotto la doccia, lo chiamò.
«Mattia, spogliati. E vieni sotto la doccia con me.»
Mattia obbedì. Entrò nella doccia, l'acqua calda che gli accarezzava il corpo. Loris lo spinse a terra, nella grande doccia.
«Apri la bocca, Mattia,» ordinò.
Poi, con un sorriso crudele, Loris iniziò a pisciargli addosso. Il getto caldo gli colpì il viso, gli occhi, la bocca.
«Bevi, puttana,» ordinò. «Bevi il mio piscio.»
Mattia, senza un attimo di esitazione, obbedì. Il sapore salmastro, amaro, gli riempì la bocca, ma Mattia bevve, ogni goccia, il suo corpo che tremava sotto il getto caldo.
Un sabato mattina, Mattia si stava preparando per uscire. Erano le 8:00. Aveva in programma un fine settimana fuori porta con alcuni amici. Ma aveva dimenticato di dirlo a Loris. Bussò piano alla porta di Loris, che non lavorava il sabato.
Dopo qualche colpo, la voce assonnata di Loris risuonò. «Che vuoi?»
Mattia entrò. Loris era a letto, il lenzuolo tirato fino alla vita.
«Loris, scusa se ti disturbo,» Mattia iniziò, la voce incerta. «Ma ho deciso all'ultimo di andare fuori porta con degli amici per il weekend.»
Loris si tirò su, i suoi occhi scuri lo fissarono. Un'espressione di rabbia gli attraversò il viso. «Cosa? Me lo dici adesso? All'ultimo minuto?» La sua voce era bassa, pericolosa.
Mattia si ritrasse, la paura gli strinse lo stomaco.
Ma Loris, improvvisamente, si rilassò, un sorriso lento e malizioso gli increspò le labbra. «Ma sono magnanimo, Mattia. Ti offro due alternative.»
Fece segno a Mattia di avvicinarsi. Mattia si mosse, come ipnotizzato. Loris allungò una mano, un dito lungo e forte. Lo inumidì con la saliva. Poi, con un gesto lento, lo infilò sotto l'elastico della tuta e dei boxer di Mattia, fino a raggiungere il suo piccolo e stretto buco del culo.
Mattia sentì un brivido. Il dito di Loris premeva, si muoveva, accarezzando la sua apertura.
«Puoi andare tranquillamente con i tuoi amici,» Loris sussurrò, la voce roca, gli occhi fissi su Mattia. «Oppure, se rimani, avrai una bella sorpresa.»
Il dito di Loris premeva, un messaggio chiaro. Se Mattia fosse rimasto, Loris lo avrebbe penetrato nel culo, una cosa mai successa prima. Mattia sentì uno spasmo, un sussulto che gli scosse il corpo. Senza pensarci due volte, afferrò il cellulare.
«Pronto? Ciao, ragazzi...» mimò una voce malata, mentre il dito di Loris continuava a stuzzicargli il buchetto del culo. «Non mi sento bene, mi dispiace, non posso venire con voi.»
Loris sorrise, un sorriso trionfante. Sapeva di averlo. Sapeva che Mattia era completamente suo.
«Bene, Mattia,» disse, ritirando il dito. «Oggi voglio una colazione speciale. E poi, avrai il tuo regalo speciale.»
«Cosa vuoi, Loris?» Mattia chiese, la voce tremante.
«Voglio dei dolci dalla pasticceria. Quella a più di mezz'ora a piedi da qui.»
Mattia non esitò. «Vado subito.»
Uscì di casa, il cuore in gola, e camminò per più di un'ora, fino alla pasticceria, poi tornò con i dolci. Loris era ancora a letto. Mattia gli portò la colazione.
Dopo aver mangiato, Loris gli disse: «Ora, Mattia, preparati. È il momento del tuo regalo.»
Mattia andò in bagno. Si lavò il culo con cura, sapendo cosa lo attendeva. Il suo ano si sentiva stretto, ma pronto.
Entrò nella stanza di Loris. Loris era nudo, il suo cazzo completamente duro, puntato verso l'alto, una mazza di carne che prometteva sensazioni estreme.
«Vieni qui, Mattia,» ordinò Loris. «Siediti sopra.»
Mattia esitò un istante, il suo cuore batteva all'impazzata. Poi, lentamente, si avvicinò. Si posizionò sopra il cazzo di Loris. Il glande premette contro la sua apertura, largo, imponente. Con un gemito, Mattia si lasciò andare, il dolore iniziale acuto, poi si trasformò in una sensazione di pienezza, di distensione. Il cazzo enorme di Loris entrò completamente nel suo culo, profondo, fino alla base.
Mattia sentì un urlo salirgli in gola. «Oh, Loris! Sì! Ti prego! Scopami! Aprimi in due!»
Le parole della ragazza, Sara, gli risuonarono nella mente. Ora capiva. Il piacere era immenso, indescrivibile, avere quella mazza di carne nel culo. Loris iniziò a spingere, lento, poi sempre più forte, un ritmo che scuoteva il corpo di Mattia. Mattia si muoveva con lui, gemendo, le lacrime agli occhi per il piacere.
La scopata andò avanti per tutta la mattinata. Loris scopava Mattia in diverse posizioni, sul letto, a quattro zampe, in piedi contro il muro, il suo cazzo che entrava e usciva, lubrificato dal sesso, fino a quando non gli venne nel culo, inondandolo di sborra calda.
Mattia era senza forze, il suo corpo esausto, ma pieno di sborra e soddisfazione.
La scena si ripeté, molte volte. Loris scopava Mattia a suo piacimento. A volte, gli mandava messaggi nel cuore della notte.
«Mattia, ho bisogno di venire. Vieni nella mia stanza.»
E Mattia, senza esitazione, correva nella stanza accanto, pronto a fargli una sega, un pompino, o essere scopato dal suo coinquilino superdotato, il suo padrone.

(fine)
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