Gay & Bisex
Il test dell'app
31.12.2025 |
6.044 |
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"Le sue labbra erano bagnate, la saliva che si mescolava al pre-cum, un liquido denso e scivoloso che gli colava lungo il mento..."
Umberto fissava il saldo sul suo conto bancario, una cifra così misera da fargli stringere lo stomaco. L'affitto era in scadenza, le bollette si accumulavano come una pila minacciosa sulla sua scrivania. Ogni fibra del suo corpo urlava frustrazione, un ronzio costante di ansia che gli offuscava la mente. Non era un uomo abituato alla povertà, ma la sorte, o forse le sue scelte passate, lo avevano condotto in quel vicolo cieco. Scorrendo distrattamente gli annunci online, il suo sguardo si posò su una pubblicità insolita. "Diventa tester per una nuova app. Paga eccezionale." Il logo era stilizzato, un vibrante arcobaleno che si fondeva in un simbolo di connessione. "Gay dating app," lesse. Un brivido gli corse lungo la schiena. Umberto era eterosessuale, rigidamente così, o almeno così aveva sempre creduto. Ma la cifra promessa, un numero importante, danzava davanti ai suoi occhi come un miraggio nel deserto. Era solo un'app, pensò, un test virtuale. Nessuno avrebbe mai saputo. La disperazione aveva un sapore amaro, ma l'odore del denaro era più forte.Cliccò, e l'app si scaricò in pochi istanti, un'icona lucida che si posò sulla sua schermata. Un'ondata di permessi richiesta: accesso alla posizione, contatti, microfono, fotocamera. Li accettò tutti senza pensarci troppo, la mente offuscata dall'urgenza del bisogno. I suoi dati personali, inclusi l'indirizzo di casa, furono digitati con una fretta quasi febbrile. Poi, le domande. L'interfaccia era pulita, quasi innocente, ma le parole che apparivano sullo schermo erano tutt'altro. "Che tipo di uomini ti attraggono?" Umberto esitò. Immaginò cosa avrebbe risposto un uomo gay, attingendo a stereotipi che non aveva mai realmente considerato. "Di colore," digitò, "ben dotati." Poi, con un tocco di audacia, aggiunse, "almeno 25 centimetri di cazzo." Un sorriso amaro gli increspò le labbra. Stava giocando un ruolo, no? Più esagerato, meglio era.
Le domande si fecero via via più audaci, più esplicite. "Come ti piacerebbe essere scopato?" Il suo respiro si bloccò per un istante. "Da due uomini di colore contemporaneamente," scrisse, il cuore che gli batteva un ritmo irregolare nel petto. Seguirono altre richieste, una litania di fantasie estreme, dettagliate, che lui compilò con una sorta di distaccato divertimento. Doppia penetrazione, sborrate in faccia, essere legato. Ogni parola un passo più profondo in un abisso che non aveva mai contemplato. Alla fine, il pulsante "Invia". Lo premette, e l'intero schermo si trasformò. Un conto alla rovescia, rosso e inesorabile, apparve al centro: "30:00". Sotto, una scritta luminosa: "Al completamento del primo test, ti verrà accreditata una sostanziosa somma di denaro."
Umberto aggrottò la fronte. Completamento di cosa? Un test virtuale, certo. Forse l'app aveva qualche bug, qualche meccanismo di gioco che non aveva capito. Avrebbe segnalato il problema l'indomani. Intanto, la fame si fece sentire. Una pizza, pensò, un momento di normalità prima di affrontare la realtà delle sue finanze. Ordinò una capricciosa.
Il ronzio del citofono ruppe il silenzio quasi trenta minuti dopo. "La pizza," mormorò Umberto, un sospiro di sollievo che gli sfuggì dalle labbra. Si mosse verso la porta, il passo leggero, pregustando il sapore salato e caldo del formaggio. Aprì.
Due montagne di muscoli riempivano lo stipite della porta. Due uomini, di colore, la pelle lucida e scura come ebano, i muscoli scolpiti sotto magliette attillate che a malapena li contenevano. Erano alti, imponenti, i loro sguardi intensi e fissi su di lui. Un brivido freddo gli corse lungo la schiena, un presentimento gelido che gli fece fermare il respiro. Non era il fattorino della pizza.
"Buonasera, Umberto," disse uno dei due, la voce profonda e risonante come un tuono lontano. Un sorriso si allargò sul suo viso, rivelando denti bianchissimi, quasi predatori.
Prima che Umberto potesse reagire, prima che potesse formulare una domanda, i due si mossero con una sincronia impressionante. Lo spinsero dolcemente ma con decisione all'interno dell'appartamento, chiudendo la porta alle loro spalle con un tonfo sordo che echeggiò nel piccolo ingresso. Umberto barcollò, il cuore che gli batteva all'impazzata. Non capiva, non *voleva* capire. Un senso di panico gli artigliò la gola.
I due uomini si avvicinarono, i loro corpi massicci che emanavano un calore intenso, un odore muschiato e virile che lo avvolse. Iniziarono a strusciarsi contro di lui, le mani grandi che gli sfioravano le braccia, i fianchi, con una familiarità disarmante. Umberto rimase immobile, come paralizzato, la mente che cercava disperatamente una spiegazione logica. Forse era uno scherzo? Una rapina? Ma i loro movimenti non erano aggressivi, erano... sensuali.
Uno di loro, quello con i dreadlocks che gli cadevano sulle spalle larghe, si sfilò la maglietta con un gesto fluido, rivelando un torace scolpito, gli addominali duri come pietra. L'altro, con la testa rasata e un sorriso sornione, lo imitò, lasciando cadere la sua maglietta sul pavimento. Umberto li guardava, i suoi occhi che si muovevano freneticamente da un corpo all'altro, ancora incapace di elaborare. Erano belli, in una maniera selvaggia e primitiva che lo perturbava profondamente.
Poi, i pantaloni. Entrambi si slacciarono le cinture, i tessuti che scivolavano giù, rivelando l'intimità che celavano. E fu allora che Umberto vide. Due cazzi. Due enormi, grossi, neri cazzi che si ergevano duri e pulsanti, lunghi, così lunghi da sembrare quasi irreali. Lunghi 25 centimetri, forse di più. E in quell'istante, un lampo gelido di orrore e comprensione gli attraversò la mente. L'app. Le domande. Le sue risposte. Tutto ciò che aveva digitato con tanta leggerezza, con tanta finta audacia, non era un gioco virtuale. Era un ordine. Aveva ordinato due maschi di colore, ben dotati, per... per questo.
Il respiro gli si bloccò di nuovo, questa volta per il terrore. Era etero. Non voleva essere scopato da due uomini. La sua intera identità, le sue convinzioni, crollavano come un castello di carte. Un'ondata di nausea gli salì dallo stomaco. Ma poi, come un'eco distante, risuonò la cifra. La somma di denaro. Quella cifra che gli avrebbe salvato il culo, che gli avrebbe permesso di respirare di nuovo. La disperazione, ancora una volta, ebbe la meglio.
I due uomini erano vicini, i loro cazzi che gli sfioravano quasi le cosce, emanando un calore umido e pungente. Umberto alzò lo sguardo, incrociando quello dell'uomo con i dreadlocks. Non c'era giudizio, solo un'attesa paziente, quasi gentile, nei suoi occhi scuri. Umberto deglutì a fatica. Era finita. La sua vita, come la conosceva, era finita. Ma forse, ne sarebbe nata una nuova.
Con un movimento lento e incerto, Umberto si slacciò i pantaloni. Le mani gli tremavano leggermente. Lasciò che scivolassero a terra, poi si sfilò anche le mutande. Era nudo, vulnerabile, esposto. Non disse una parola. Non c'era nulla da dire. Si inginocchiò, la testa bassa, il pavimento freddo sotto le ginocchia. Alzò lo sguardo verso i due giganti neri, i loro cazzi che si ergevano come totem davanti a lui.
"Brave boy," mormorò l'uomo con la testa rasata, un sorriso dolce che gli apparve sul volto.
Umberto allungò una mano tremante, afferrando uno dei cazzi. Era caldo, duro, la pelle tesa e vellutata sotto le sue dita. Portò la punta alla bocca, assaggiando il sapore salato e muschiato che emanava. Era strano, alieno, ma una curiosità perversa si mescolò alla paura. Cominciò a leccare, lentamente, poi con più decisione, cercando di ricordare tutto ciò che aveva selezionato sull'app. Leccare, succhiare, ingoiare. La sua gola si apriva, accogliendo la grossa testa che premeva contro il palato. Il suo corpo, contro ogni sua aspettativa, iniziava a rispondere, un formicolio inaspettato che gli saliva lungo la spina dorsale. La vergogna era un velo sottile, quasi trasparente, di fronte all'urgenza del momento.
L'altro uomo si avvicinò, spingendo il suo cazzo contro la guancia di Umberto, un invito silenzioso. Umberto si spostò, aprendo la bocca per accoglierli entrambi, alternando leccate e succhiate, la lingua che si muoveva frenetica tra le teste lucide, leccando il pre-cum denso e trasparente che cominciava a gocciolare. I gemiti bassi dei due uomini erano la sua unica guida. Sentiva le loro mani che gli accarezzavano i capelli, la nuca, spingendogli la testa più a fondo, più avidamente.
"Così, bravo," disse uno.
Umberto continuò, la bocca piena, la gola tesa, il sapore del maschio che gli riempiva ogni senso. I cazzi si indurivano ancora di più, pulsando con una vita propria. Sentiva il loro calore, il loro peso, la loro consistenza carnosa. Le sue labbra erano bagnate, la saliva che si mescolava al pre-cum, un liquido denso e scivoloso che gli colava lungo il mento.
Dopo un tempo che sembrava infinito, i due lo tirarono su, i loro occhi che brillavano di un desiderio intenso. Uno di loro lo afferrò per i fianchi, spingendolo contro il muro. L'altro gli sollevò una gamba, piegandola al ginocchio, e il suo cazzo premette contro il culo di Umberto.
"Sei pronto?" la voce era roca, carica di desiderio.
Umberto annuì, il fiato corto, il corpo che tremava. La paura era ancora lì, ma un'eccitazione strana, inattesa, si mescolava ad essa. Sentì la punta calda e umida che premeva contro il suo ano, poi un'ondata di dolore acuto mentre il grosso cazzo cominciava a farsi strada.
"Ahhh!" Un grido gli sfuggì, strozzato, mentre il muscolo interno si lacerava, allargandosi per accogliere l'enorme membro.
L'uomo si mosse lentamente, con delicatezza all'inizio, poi con più forza, spingendo sempre più a fondo. Umberto sentiva la carne che si stirava, i muscoli che si contraevano, il bruciore intenso che gli faceva lacrimare gli occhi. Ma poi, il dolore si trasformò, si attenuò, lasciando spazio a una sensazione di pienezza, di invasione totale. Sentiva il cazzo che gli riempiva completamente il culo, che premeva contro la sua prostata, inviando scariche elettriche in tutto il corpo.
"Cazzo!" gemette, un suono che non riconosceva come suo.
L'altro uomo non aspettò. Mentre il primo continuava a pompare dentro di lui, il secondo si posizionò, il suo cazzo che premeva contro l'apertura della bocca di Umberto.
"Apri," ordinò.
Umberto obbedì, la gola tesa, la mente annebbiata dal piacere e dal dolore. Il secondo cazzo gli entrò in bocca, spingendo a fondo, la grossa testa che gli premeva contro la gola, quasi soffocandolo. Si ritrovò con un cazzo nel culo e un cazzo in bocca, completamente invaso, completamente sottomesso. I due uomini cominciarono a muoversi in sincrono, uno che lo scopava dietro, l'altro che lo scopava in gola.
Il movimento era selvaggio, primordiale. Umberto era in mezzo a loro, sballottato, la testa che si muoveva avanti e indietro, il culo che si alzava e si abbassava, mentre i due cazzi entravano e uscivano, leccando, pompando, riempiendolo. Sentiva il sapore del pre-cum, le gocce di sudore che gli cadevano dai loro corpi sulla sua pelle. I suoni erano assordanti: lo schiocco umido della carne che si incontrava, il gemito gutturale degli uomini, i suoi stessi lamenti che si mescolavano al coro.
"Ah, sì! Così!"
Il piacere era una bestia feroce, inaspettata, che gli squarciava le interiora. Non era mai stato così eccitato, così completamente sopraffatto. Il culo gli bruciava, gli faceva male, ma il dolore era una parte integrante del piacere, un condimento perverso che lo spingeva sempre più in là. Sentiva le palle degli uomini che gli sbattevano contro le cosce, il ventre, un ritmo costante e potente. I loro corpi erano caldi, duri, la loro energia maschile che lo avvolgeva, lo possedeva.
Poi, la doppia penetrazione.
"Pronto?"
Umberto mugolò, il corpo che vibrava. Sentì il primo cazzo che gli entrava di nuovo nel culo, un'ondata di dolore e piacere che si mescolavano. Poi, l'altro. Erano dentro, entrambi, contemporaneamente. Il suo corpo si contorceva, le lacrime che gli rigavano il viso, non solo per il dolore, ma per l'intensità di ciò che stava provando.
"Ahhh! Basta! Ahhh!" gridava, le parole strozzate dai cazzi che lo riempivano.
I due uomini lo ignorarono, concentrati sul loro piacere. Pomparono con forza, i loro corpi che si muovevano con una brutalità controllata, i cazzi che entravano e uscivano, riempiendolo, svuotandolo, riempiendolo ancora. Sentiva il suo culo che si allargava fino al limite, ogni fibra del suo essere che urlava e gemeva. Il sudore, l'odore di sesso, tutto si mescolava in un cocktail inebriante.
Poi, una scarica. Il primo uomo gemette forte, il suo corpo che si irrigidiva, e una cascata calda di sperma gli inondò l'interno del culo. Umberto sentì il liquido caldo che gli riempiva le viscere, una sensazione strana, quasi violenta. Poco dopo, il secondo.
I due uomini si ritirarono, i loro cazzi stillanti e gocciolanti, gli occhi che brillavano di soddisfazione. Umberto giaceva sul divano, dolorante, bagnato di sperma e sudore, il corpo che tremava ancora. Erano andati via con la stessa silenziosa efficienza con cui erano arrivati. L'appartamento era di nuovo silenzioso, rotto solo dal suo respiro affannoso.
Il suo telefono si illuminò sul tavolino. L'app. Il segno di spunta verde apparve, e quasi istantaneamente, un'altra notifica: un bonifico istantaneo. La somma promessa, lì, sul suo conto bancario. Umberto era esausto, dolorante, il culo che gli pulsava in un modo che non aveva mai sperimentato. Ma era reale. Tutto era reale.
Il giorno dopo, il dolore era ancora lì, una presenza costante che gli ricordava la notte precedente. Ma con il dolore, c'era anche una strana sensazione di euforia, di potere. Aveva superato un limite, aveva fatto qualcosa che non avrebbe mai creduto possibile. E aveva i soldi.
Aprì di nuovo l'app. Il suo dito scorreva sullo schermo, con una determinazione nuova. "Quanti uomini?" "Quattro." "Caratteristiche?" "Pelosi." E poi, la lista delle perversioni, più audace, più estrema. Doppia penetrazione anale e orale simultanea, sborrate ovunque, essere usato come un buco da tutti. Inviò la richiesta. Il timer apparve: "45:00".
Quarantacinque minuti dopo, il citofono suonò. Questa volta, Umberto non provò panico. Provò eccitazione. Aprì la porta e si ritrovò di fronte a quattro uomini, tutti barbuti, pelosi, con corpi robusti e occhi pieni di desiderio. Non disse una parola, si limitò a guardare, un sorriso lento che gli si formava sulle labbra. I quattro lo spinsero all'interno, e la porta si chiuse.
Fu un'orgia di carne, peli e cazzi. Umberto fu preso, usato, posseduto in modi che non avrebbe mai immaginato. Le sue urla si mescolarono ai gemiti degli uomini, i suoi lamenti al coro dei loro respiri affannosi. Fu legato, sbattuto, riempito da ogni orifizio. Sentì la sua bocca e il suo culo che si allargavano fino al limite, i cazzi che si alternavano, i corpi pelosi che lo avvolgevano, le mani che lo accarezzavano, lo stringevano, lo spingevano. Il sapore dello sperma era ovunque, il suo corpo un ricettacolo per il piacere degli uomini.
Quando se ne andarono, Umberto giaceva sul pavimento, in un lago di piscio e sborra, il corpo che gli doleva in ogni muscolo, ma il cuore che gli batteva con una forza nuova, selvaggia. Il suo cellulare si illuminò. Un altro bonifico.
Da quel giorno, Umberto aumentò la posta. Sei uomini, dieci, venti. Non c'era più pudore, solo un desiderio insaziabile, una fame di piacere che lo spingeva sempre più in là. Il suo corpo si adattò, il suo culo si abituò, diventando un pozzo senza fondo per i cazzi che lo riempivano. Non c'era più dolore, solo una sensazione di pienezza, di gratificazione totale. Il suo conto in banca cresceva, strato dopo strato, così come il numero di uomini che lo scopavano. Quaranta uomini contemporaneamente. Una vera e propria tempesta di carne, peli, muscoli e cazzi che lo possedevano, lo usavano, lo riempivano fino all'orlo.
Umberto era diventato una macchina del piacere, un buco sempre pronto, sempre voglioso. Il suo culo, rotto e dilatato, era la sua nuova realtà, la sua nuova identità. Non era più l'uomo etero e in difficoltà finanziaria. Era Umberto, il puttanone d'oro, l'uomo che aveva barattato il suo pudore per la ricchezza, e in cambio aveva scoperto un mondo di piacere che non avrebbe mai immaginato. E non se ne pentiva. Mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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