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Gay & Bisex

L'hotel del piacere


di backfill
26.10.2025    |    8.511    |    11 9.4
"La sua lingua ruotava attorno alla corona, poi scendeva lungo il fusto, aspirando con forza..."
L'aria condizionata dell'hotel soffiava un freddo pungente che si insinuava sotto la giacca di Giulio, un promemoria sgradevole della sua trasferta di lavoro. Il marmo lucido della hall rifletteva le luci soffuse, creando un'atmosfera di lusso impersonale. Si avvicinò al bancone della reception, le dita che stringevano la maniglia della valigia. Un uomo alto, dalla corporatura atletica e un sorriso accattivante, sollevò lo sguardo. I suoi occhi scuri incontrarono quelli di Giulio per un istante che sembrò dilatarsi. Sotto i pantaloni attillati della divisa, un rigonfiamento pronunciato catturò l'attenzione di Giulio, un'ombra massiccia che si stagliava evidente. Un'ondata di calore, inaspettata e confusa, gli percorse la spina dorsale. Giulio si sentì destabilizzato, un brivido estraneo. Non aveva mai provato nulla di simile per un uomo, mai.
"Buonasera," la voce dell'uomo era profonda, risuonava nel silenzio della hall. "Ha una prenotazione?"
"Sì, Giulio Rossi," rispose, la sua voce un po' più roca del solito. Cercò di distogliere lo sguardo dal punto focale che lo aveva ipnotizzato, ma i suoi occhi continuavano a tornarci, come calamitati.
L'uomo digitò qualcosa sulla tastiera, poi gli porse una chiave magnetica. "Camera 307. Le auguro un piacevole soggiorno, signor Rossi."
"Grazie," mormorò Giulio, afferrando la chiave. La sua mano sfiorò quella dell'altro, un contatto breve ma elettrizzante. Si allontanò rapidamente, il cuore che batteva un ritmo anomalo nel petto. La confusione lo avvolgeva. Che diavolo gli stava succedendo?
Una volta in camera, l'odore di pulito e di disinfettante lo accolse. Lasciò cadere la valigia e si diresse direttamente in bagno. Aveva bisogno di una doccia bollente per lavare via la stanchezza del viaggio e, forse, quella strana sensazione che gli attorcigliava lo stomaco. Aprì il getto, l'acqua calda che picchiettava sul suo corpo, sciogliendo la tensione nei muscoli. Chiuse gli occhi, cercando di scacciare l'immagine di quel rigonfiamento sotto i pantaloni. Fallì.
Quando l'acqua iniziò a raffreddarsi, spense il rubinetto. Allungò la mano verso l'appendiabiti, ma trovò solo l'aria. Nessun asciugamano. Un sospiro di frustrazione gli sfuggì. Era completamente bagnato, l'acqua gli gocciolava dai capelli e gli scendeva lungo il corpo. Tremò leggermente.
"Fantastico," borbottò tra sé. Prese il telefono e compose il numero della reception.
"Reception, buonasera," la voce profonda di prima risuonò dall'altra parte.
"Sì, sono Giulio Rossi, camera 307. Non ci sono asciugamani in bagno."
"Oh, mi scusi infinitamente, signor Rossi," il tono era sinceramente mortificato. "Dev'essere stata una svista del nostro personale. Mando subito Abud, il ragazzo della lavanderia. Sarà da lei in un attimo."
"Grazie," disse Giulio, il freddo che iniziava a farsi sentire. Riattaccò, appoggiando il telefono. Si strinse le braccia al petto, cercando di trattenere un po' di calore. I minuti passarono, lenti, eterni. Il freddo si intensificò, i suoi denti iniziarono a battere. Nessuno arrivava.
Richiamò la reception, la sua pazienza ormai al limite. "Sono ancora io, Giulio Rossi. Nessuno è arrivato con gli asciugamani."
"Cosa? Impossibile! Abud è sempre così puntuale," la voce era ora intrisa di stupore e un pizzico di irritazione. "Mi scusi ancora, signor Rossi. Non so davvero come sia potuto succedere. Arrivo io personalmente. Sarò da lei in un istante."
"La ringrazio," rispose Giulio, il sollievo che gli scaldava un po' il petto. Non aveva nemmeno il tempo di riattaccare che un bussare deciso risuonò alla porta.
"Arrivo!" gridò, affrettandosi verso l'ingresso. Aprì la porta coprendo istintivamente il suo sesso con l'altra. Davanti a lui, una visione. Un ragazzo giovane, dalla pelle ambrata e i capelli neri come la notte, stava in piedi, un mucchio di asciugamani freschi piegati tra le braccia. Era Abud. Il suo corpo era una scultura vivente, muscoli definiti che si muovevano sotto la maglietta aderente della divisa, le spalle larghe, la vita stretta. Giulio rimase senza parole, la bocca leggermente aperta. Il freddo era dimenticato, sostituito da un'altra ondata di calore che gli si diffuse in tutto il corpo. Il suo cazzo, che fino a un attimo prima era rattoppato dal freddo, iniziò a pulsare, un'erezione che si faceva strada sotto la mano.
"A-asciugamani," balbettò Giulio, la sua voce un sussurro. Non poteva togliere la mano dal suo pacco, non con quell'erezione imbarazzante che si stava facendo sempre più evidente. "Entra... per favore. Poggiali sul letto."
Abud annuì, i suoi occhi scuri che lo studiarono per un attimo, un sorriso appena accennato che gli increspò le labbra. Entrò nella stanza, i suoi movimenti fluidi e potenti. Posò gli asciugamani sul letto, poi si voltò, i suoi occhi che incontrarono di nuovo quelli di Giulio.
Proprio in quell'istante, un altro bussare risuonò alla porta. Giulio sobbalzò. Ancora nudo, con una mano ancora a coprire il suo cazzo ormai completamente teso, riaprì la porta.
"Signor Rossi, mi scusi ancora per l'inconveniente," l'uomo della reception era lì, un altro mucchio di asciugamani tra le braccia. Il suo sguardo scese sul corpo nudo di Giulio, indugiando sul rigonfiamento coperto dalla mano, poi si spostò, entrando nella stanza. I suoi occhi si spalancarono quando vide Abud in piedi accanto al letto.
Un silenzio imbarazzante calò sulla stanza, denso e palpabile. I tre si guardarono, una strana tensione nell'aria. Fu l'uomo della reception a rompere il gelo. "Beh... vedo che Abud è arrivato. Che confusione. Mi scusi davvero, signor Rossi. C'è qualcos'altro che possiamo fare per rimediare a questo spiacevole inconveniente?"
Giulio, ancora stordito e con il cazzo teso che gli pulsava, sentì una risata nervosa salirgli in gola. "Un massaggio," scherzò, la sua voce un po' troppo acuta.
L'uomo della reception e Abud si guardarono. Un'intesa silenziosa passò tra loro, un lampo negli occhi di entrambi. Poi, con un movimento sincronizzato, iniziarono a slacciarsi le camicie.
"No, no, stavo scherzando!" Giulio esclamò, il panico che lo assaliva. "Non c'è bisogno, davvero! Potete... potete andare. Non voglio disturbarvi." Mentre parlava, agitò le mani in un gesto di diniego, e inavvertitamente, la sua mano scivolò via dal suo cazzo. L'erezione, ormai imponente, balzò fuori, dura e tesa, puntando verso l'alto.
Gli occhi dei due uomini si posarono sul suo sesso scoperto. Un altro sorriso, più ampio questa volta, si disegnò sulle labbra dell'uomo della reception. Abud si leccò lentamente le labbra.
"Non credo che lei stia scherzando, signor Rossi," la voce dell'uomo della reception era ora un sussurro rauco, intriso di malizia. "Il suo corpo dice altro."
Abud si era già sfilato la maglietta, rivelando un torace scolpito e addominali d'acciaio. Le sue mani scesero alla cintura dei pantaloni. L'uomo della reception lo imitò, i suoi occhi inchiodati su Giulio. I pantaloni scesero, rivelando una vista che fece mancare il fiato a Giulio. Due cazzi mostruosi, spessi e lunghi, balzarono fuori, turgidi e pulsanti. Quello dell'uomo della reception era di un rosa scuro, la testa grande e lucida, mentre quello di Abud era più rossastro, con vene che lo percorrevano come fiumi in piena. Entrambi erano di dimensioni che Giulio non aveva mai immaginato potessero esistere.
Abud si avvicinò, prendendo uno degli asciugamani puliti dal letto. Con movimenti rapidi e precisi, lo arrotolò e lo legò attorno alla testa di Giulio, creando un bavaglio improvvisato che gli tappò la bocca.
Giulio emise un mugolio soffocato, il suo cuore che batteva all'impazzata. Non riusciva a credere a quello che stava succedendo, ma una parte di lui, quella parte che aveva reagito a quel rigonfiamento nella hall, era stranamente eccitata.
L'uomo della reception, che Giulio ora sapeva si chiamava Marco, lo spinse delicatamente all'indietro sul letto. Marco si inginocchiò tra le sue gambe, il suo cazzo enorme che sfiorava la coscia di Giulio. Abud si posizionò dietro di lui, le sue mani forti che gli stringevano i fianchi.
"Mmmph!" Giulio mugolò, mentre Marco abbassava la testa. La lingua di Marco si posò sulla punta del suo cazzo, umida e calda, poi la sua bocca si aprì, inghiottendo lentamente l'intera lunghezza. Giulio gemette contro il bavaglio, le sue gambe che tremavano. Marco succhiava e leccava con una maestria che lo mandò in estasi. La sua lingua ruotava attorno alla corona, poi scendeva lungo il fusto, aspirando con forza. Il suono umido, lo *schlock-schlock* della bocca di Marco sul suo cazzo, risuonava nelle sue orecchie. Le palle di Giulio venivano leccate e massaggiate con delicatezza, ogni tocco un'onda di piacere che gli risaliva la spina dorsale.
Intanto, Abud gli accarezzava il culo, le sue dita forti che gli aprivano le natiche. Un dito, poi due, scivolarono nel suo ano, preparandolo. Giulio si irrigidì, poi si rilassò, il piacere della bocca di Marco che lo distrasse dal disagio iniziale. Abud era delicato ma deciso, i suoi movimenti esperti che allargavano lentamente il suo orifizio. Il suo cazzo pulsava, la testa che spingeva contro la gola di Marco, che continuava a succhiare instancabilmente, facendogli sentire la profondità del suo inghiottire. Marco si fermò un istante, tirando fuori il cazzo di Giulio, che schioccò umidamente. Un filo di saliva lucida collegava la sua punta alla lingua di Marco.
Abud si posizionò, il suo cazzo enorme e turgido che premeva contro il suo culo. Una spinta lenta e decisa, e Giulio sentì il cazzo di Abud penetrargli l'ano. Un urlo soffocato gli sfuggì. Il dolore iniziale fu acuto, ma presto si trasformò in una sensazione di pienezza e stiramento intenso. Abud si mosse lentamente, permettendo al suo corpo di abituarsi. Giulio sentiva ogni millimetro del cazzo di Abud che lo riempiva, la sua carne che si allargava attorno a quella massa vibrante. Abud iniziò a spingere con più decisione, i suoi colpi ritmici che facevano oscillare il corpo di Giulio. Ogni spinta era profonda, il cazzo di Abud che raggiungeva le viscere, facendolo sentire completamente posseduto.
Marco si rialzò, il suo cazzo ancora gocciolante di saliva. Si posizionò davanti a Giulio, il suo cazzo enorme che premeva contro la pancia di lui, poi si abbassò, un bacio umido sulla bocca di Giulio, la sua lingua che scivolava tra le labbra del bavaglio, assaporando la sua saliva. Poi si allontanò e, con un movimento fluido, si posizionò sopra di Giulio, il suo cazzo che gli sfiorava l'inguine.
"Adesso tocca a me riempirti" sussurrò Marco, la sua voce roca.
Giulio sentì la punta del cazzo di Marco premere contro la sua uretra, una sensazione strana, poi il bruciore acuto mentre Marco lo penetrava. Un altro mugolio disperato gli sfuggì. Marco lo stava scopando in culo, mentre Abud aveva ancora il suo cazzo dentro, la sensazione di due cazzi che lo riempivano contemporaneamente era indescrivibile. I colpi di Marco erano potenti, il suo cazzo che si muoveva dentro di lui, facendolo sentire completamente dilaniato e allo stesso tempo incredibilmente eccitato. Il sesso di Giulio era ormai una fontana di piacere e dolore, ogni spinta che lo portava sull'orlo. Il suono umido e schifoso dei due cazzi che entravano e uscivano risuonava nella stanza, accompagnato dai gemiti soffocati di Giulio.
Le loro erezioni erano gigantesche, entrambi i cazzi che si muovevano dentro di lui con forza e ritmo. Giulio sentiva le loro palle che gli sbattevano contro il culo e le cosce ad ogni spinta. Il suo corpo era una massa tremante, completamente alla mercé dei due uomini. Abud gli afferrò i capelli, tirandogli la testa all'indietro, mentre Marco gli baciava il collo, succhiandogli la pelle. Le loro lingue si incontravano, un intreccio umido e salato. Giulio si sentiva al limite, il suo corpo che non poteva sopportare più piacere.
"Sto per venire," grugnì Marco, il suo respiro affannoso.
"Anch'io," rispose Abud, i suoi colpi che si fecero più veloci e profondi.
Giulio sentì un'ondata di piacere travolgente, il suo corpo che si contraeva in spasmi. La sua sborra schizzò, un getto caldo e denso che si sparse sulla sua pancia e sul suo petto. Contemporaneamente, sentì i due uomini gemere e urlare, i loro corpi che si irrigidivano. Marco si svuotò dentro di lui, un getto caldo e denso di sborra che gli riempì il culo. Abud seguì a ruota, un altro fiotto di sborra che gli inondò le viscere, una sensazione di pienezza assoluta. Giulio era completamente sfinito, il suo corpo che tremava ancora per l'orgasmo. I due uomini si ritirarono lentamente, i loro cazzi appiccicosi e gocciolanti che scivolarono fuori, lasciandolo con una sensazione di vuoto e pienezza allo stesso tempo.
La notte fu un susseguirsi di penetrazioni, di bocche che si succhiavano, di corpi che si intrecciavano. Giulio fu scopato ripetutamente, in ogni posizione immaginabile, il suo culo che si dilatò e si abituò, il suo corpo che imparò a desiderare la sensazione di essere riempito da quei cazzi enormi. Ogni volta che pensava di non poterne più, uno dei due trovava un nuovo modo per farlo urlare di piacere contro il bavaglio. La sborra gli si accumulava dentro, un liquido caldo e denso che gli riempiva le viscere.
La mattina dopo, Giulio non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto. Ogni muscolo del suo corpo protestava, il culo che gli doleva in modo atroce, ma una strana sensazione di appagamento gli pervadeva l'anima. Era un misto di sfinimento e piacere profondo. Ad un tratto la porta si aprì e Abud entrò, un vassoio con la colazione in mano. Un sorriso malizioso gli increspava le labbra.
"Buongiorno, signor Rossi," disse, la sua voce calda. Posò il vassoio sul comodino e si sedette sul bordo del letto. "Dormito bene?"
Giulio mugolò, cercando di mettersi a sedere. Abud gli porse una tazza di caffè. "Non sei un po' dolorante?"
"Un po' è un eufemismo," rispose Giulio, la sua voce roca. "Mi sento come se mi avessero investito un camion."
Abud rise, una risata profonda e melodiosa. Le sue mani forti si posarono sulle cosce di Giulio, massaggiandole delicatamente. Poi, con un movimento improvviso, si chinò e gli sfilò le mutande. Il cazzo di Giulio, ancora intorpidito ma già leggermente teso, balzò fuori. Abud lo prese in mano, accarezzandolo con il pollice.
"Non credo che tu abbia finito, però," sussurrò Abud, il suo sguardo che si fece intenso. Si chinò, e la sua bocca calda e umida inghiottì il cazzo di Giulio. Giulio gemette, il piacere che gli esplose di nuovo. Abud succhiava con forza, la sua lingua che girava attorno alla corona, il suo respiro caldo che gli accarezzava le palle. Il cazzo di Giulio si indurì in un istante, pulsando tra le labbra di Abud.
Abud tirò fuori il cazzo, un filo di saliva che lo collegava alla sua bocca. Si alzò in piedi, si sfilò i pantaloni, rivelando il suo cazzo enorme e pulsante. "Apri le gambe" ordinò, la sua voce un ringhio sensuale.
Giulio obbedì, le sue gambe che si aprirono automaticamente. Abud si posizionò, la punta del suo cazzo che premeva contro il suo culo ancora dolorante. Una spinta, e il cazzo di Abud entrò di nuovo, lento e inesorabile. Giulio gemette, le sue unghie che si conficcarono nel materasso. Abud iniziò a spingere, i suoi colpi profondi e ritmici, riempiendolo di nuovo. La sborra della notte precedente si mescolò con il nuovo liquido che Abud stava producendo. Il letto scricchiolava sotto il peso dei loro corpi. Giulio sentiva la sborra di Abud che gli riempiva il culo, calda e appiccicosa. Abud si svuotò completamente dentro di lui, riempiendolo fino all'orlo.
Verso le dieci, Giulio si vestì con le poche forze che gli rimanevano, il suo corpo ancora dolorante ma stranamente leggero, intorpidito dal piacere. Doveva fare il check-out. Aprì la porta della stanza, ma si ritrovò davanti Marco, l'uomo della reception.
"Signor Rossi, un momento," disse Marco, un sorriso magnetico sul volto. "Mi dispiace ancora per il disguido degli asciugamani. Per rimediare, le offro di rimanere in camera anche oltre l'orario del check-out. Consideri la sua camera prenotata per tutto il giorno, senza costi aggiuntivi."
Giulio lo guardò, il suo cuore che batteva un ritmo strano. Nonostante il dolore, il desiderio si riaccese in lui. "Non so se..."
Marco non lo lasciò finire. Entrò nella stanza, chiudendo la porta dietro di sé. Il suo sguardo scese sul culo di Giulio, che sporgeva leggermente dai pantaloni. "O forse preferisce che ci scusiamo in un altro modo?"
Non aspettò risposta. Le sue mani scesero sui pantaloni di Giulio, sfilandoglieli con un movimento deciso. Il cazzo di Giulio, ancora indolenzito ma già in erezione, balzò fuori. Marco si inginocchiò, la sua bocca che inghiottì il suo sesso con una avidità che fece tremare Giulio. Marco succhiava con forza, la sua lingua che gli accarezzava le palle, facendolo gemere. Poi si alzò, si sfilò i pantaloni, rivelando il suo cazzo enorme e turgido.
Giulio fu spinto sul letto, le sue gambe aperte. Marco si posizionò, il suo cazzo che gli premeva contro il culo. Una spinta, e Marco entrò di nuovo, il suo cazzo che lo riempì completamente. I colpi furono potenti, ritmici, il letto che scricchiolava ad ogni movimento. Giulio urlò, la sua voce che si perdeva tra i gemiti di Marco. Fu penetrato ancora e ancora, la sua sborra che si mescolava con quella di Marco, riempiendolo fino all'orlo.
Giulio se ne andò quella sera, il culo dolorante, le gambe tremanti, il corpo intriso della sborra dei due uomini. Ma il suo cuore era leggero, il suo spirito eccitato. Ogni volta che sarebbe tornato in quella città per lavoro, avrebbe prenotato sempre nella stessa suite, sapendo che Marco e Abud lo avrebbero aspettato, pronti a riempirlo di piacere, trasformando ogni viaggio d'affari in un'orgia di sesso inaspettata e indimenticabile. Aveva scoperto una parte di sé che non sapeva esistesse, un desiderio insaziabile per quei due uomini che avevano risvegliato in lui un piacere inimmaginabile.
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