Gay & Bisex
Scopato dal fidanzato della mia amica
21.01.2026 |
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"Cesare, nel suo letto singolo, era sveglio, il suo cazzo duro e pulsante, ascoltando i gemiti di Ada e i mugugni di piacere di Paolo..."
Cesare, trentacinque anni compiuti, si guardò nello specchio, studiando il suo riflesso. I capelli scuri, un taglio classico che incorniciava un viso dai tratti regolari, gli occhi castani che a volte tradivano una punta di malinconia. Il fisico, normale, non scolpito ma neanche trascurato, rispondeva a un’onesta routine di palestra. Un sospiro leggero gli sfuggì. Oggi avrebbe visto Ada, la sua amica del cuore, la cui urgenza tecnica su un cellulare impazzito aveva interrotto la sua tranquilla mattinata. Ada, ventisei anni, un turbine di energia e sorrisi, era la sua roccia, la sua confidente.Il campanello suonò due volte, un suono allegro che preannunciava la sua presenza. Ada, avvolta in un morbido cardigan color crema, lo accolse con un abbraccio stretto, il profumo di vaniglia e fiori d'arancio che gli riempiva le narici. La sua casa, un piccolo gioiello nel cuore della città, rifletteva la sua personalità: colori vivaci, piante ovunque, una pila disordinata di libri sul tavolino del salotto.
«Cesare, sei un angelo! Questo telefono mi sta facendo impazzire» sbottò, indicando il suo smartphone che giaceva inerte sul divano. «Non risponde più ai comandi, le app si bloccano… un disastro!»
Cesare prese il telefono, le dita agili che scorrevano sullo schermo. «Vediamo un po'. A volte basta un riavvio forzato, altre volte è un’app che fa le bizze.» Si sedette, concentrato, mentre Ada gli offriva una tazza di caffè fumante.
«Paolo non c'è, vero?» Cesare si ritrovò a chiedere, la domanda gli scivolò via quasi senza pensarci. Paolo, il fidanzato di Ada da quasi un anno, viveva lì con lei. Un uomo grande, peloso, con una barba folta e un fisico che tradiva ore e ore in palestra. Non era mai stato un uomo che Cesare avesse notato in quel senso, troppo impegnato a essere "il fidanzato della sua amica".
Ada annuì, sedendosi di fronte a lui. «No, è fuori per lavoro questa settimana. Torna giovedì sera. Peccato, ti avrebbe fatto piacere conoscerlo meglio. È un tipo a posto, davvero.» Un sorriso dolce le illuminò il viso, una luce che parlava di un amore profondo e sincero.
Cesare si immerse nel cellulare, la sua mente già altrove, a districare i nodi del software. Un paio di minuti dopo, mentre stava per annunciare un piccolo successo, lo schermo si illuminò con una videochiamata in arrivo. Il nome di Paolo lampeggiava, grande e chiaro.
Ada si sporse, gli occhi che brillavano. «Oh, è Paolo!» Prese il telefono dalle mani di Cesare, che non ebbe il tempo di allontanarsi. Il suo viso era ancora troppo vicino.
La chiamata si aprì. Sullo schermo, Paolo apparve. Era completamente, gloriosamente nudo. I muscoli scolpiti del petto, gli addominali definiti, le gambe forti e pelose. Ma fu la sua virilità a catturare lo sguardo di Cesare. Un cazzo enorme, turgido, che penzolava tra le cosce. L'immagine rimase impressa per un attimo, un battito di ciglia, ma per Cesare fu un'eternità. Il mondo intorno a lui si fermò. Paolo, nudo. L'uomo che non aveva mai considerato. Un uomo statuario, un corpo da dio, e quel cazzo… Dio mio, quel cazzo.
Paolo, dall'altra parte dello schermo, un sorriso beato sul viso, iniziò a parlare. «Amore, non sai che giornata…» Poi, i suoi occhi si posarono su Cesare, che si era pietrificato accanto ad Ada. Il sorriso si spense. Una vampata di imbarazzo gli colorò il viso. Paolo mormorò qualcosa, un "Oh, scusa!" strozzato, e si affrettò a coprirsi con una mano, poi con un asciugamano che apparve dal nulla.
Ada ridacchiò, un po' rossa in volto. «Paolo! Ma cosa fai?»
Cesare, il cuore che gli batteva all'impazzata contro le costole, si tirò indietro, la testa che gli girava. L'immagine di Paolo, nudo, di quel cazzo imponente, si era impressa a fuoco nella sua mente. Non avrebbe potuto cancellarla, neanche volendo.
«Scusate, scusate!» Paolo biascicò, la sua voce un po' più acuta del solito. «Pensavo fossi sola, Ada. Ciao, Cesare. Tutto bene?»
Cesare annuì, non riuscendo a emettere un suono. Un nodo gli stringeva la gola.
Ada, recuperando la sua compostezza, rassicurò il fidanzato. «Sì, è tutto a posto. Cesare mi sta aggiustando il telefono. Ci sentiamo dopo. Quando sei vestito.» Chiuse la chiamata, poi si voltò verso Cesare, un sorrisetto sulle labbra. «Che figura! Non succede mai.»
Cesare, ancora scosso, si sforzò di sorridere. «Tranquilla. Cose che capitano.» Ma le sue mani tremavano leggermente mentre restituiva il telefono, ora perfettamente funzionante.
Dopo un altro caffè e qualche chiacchiera distratta, Cesare salutò Ada e tornò a casa. La strada che percorreva ogni giorno gli sembrava diversa. Ogni angolo, ogni volto che incrociava, era una tela su cui si proiettava l'immagine di Paolo nudo. Quel cazzo. Non riusciva a toglierselo dalla testa.
I giorni successivi trascorsero in una strana nebbia per Cesare. Lavorava, incontrava amici, ma l'immagine di Paolo era un persistente sottofondo ai suoi pensieri. Un'ossessione inaspettata, quasi imbarazzante. Non aveva mai guardato al fidanzato della sua amica in quel modo.
Poi, la telefonata di Ada.
«Cesare, ho una notizia fantastica! E spero tu sia libero.» La sua voce era squillante, piena di eccitazione.
«Dimmi tutto» rispose Cesare, cercando di suonare indifferente.
«Ti ricordi la crociera che io e Paolo abbiamo prenotato mesi fa? Quella a un prezzo stracciato? Doveva venire il fratello di Paolo, ma ha avuto un impegno di lavoro improvviso e non può più. E il biglietto è non rimborsabile!» Ada fece una pausa drammatica. «Abbiamo pensato… perché non vieni tu? Così non perdiamo il biglietto, e ci facciamo una settimana di vacanza tutti insieme! Sarebbe fantastico! Paolo ha insistito tanto.»
Il cuore di Cesare fece un balzo. Crociera. Paolo. Sette giorni. Condividere la cabina. La sua mente, già preda di fantasie proibite, si accese. Era una follia. Una tentazione pericolosa. Ma l'idea di poter dare un'occhiata più da vicino a Paolo, di vederlo di persona e non solo su uno schermo, era troppo forte per essere ignorata.
«Ada… non so. Non vorrei essere d'impiccio…»
«Ma figurati! Anzi, ci fai un favore enorme! E poi ci divertiamo un mondo, ne sono sicura. Dai, di' di sì!» La sua voce era un'esortazione irresistibile.
Cesare esitò un attimo, poi la sua fantasia prese il sopravvento sulla prudenza. «Va bene. Accetto.»
«Perfetto! Allora ci vediamo sabato al porto!» Ada urlò di gioia.
Il sabato arrivò fin troppo in fretta. Cesare si ritrovò al porto, la valigia in mano, un misto di eccitazione e nervosismo che gli attorcigliava lo stomaco. Paolo era lì, accanto ad Ada, alto e imponente, con indosso una camicia azzurra che metteva in risalto i suoi muscoli. I suoi occhi grigi incontrarono quelli di Cesare per un istante, e un sorriso cordiale gli illuminò il viso.
«Ciao, Cesare! Sono contento che tu sia venuto. Sarà una bella settimana» disse Paolo, la sua voce profonda.
«Ciao, Paolo. Anche io sono contento. Grazie per l'opportunità» rispose Cesare, cercando di mantenere la calma, mentre la sua mente già elaborava la vicinanza fisica imminente.
La cabina era più piccola di quanto si aspettasse. Un letto matrimoniale e un divano letto singolo. «Il letto matrimoniale è nostro, ah ah ah» disse Ada, sorridendo a Paolo, «e il divano è per te, Cesare. Spero ti vada bene.»
«Perfetto, nessun problema» rispose Cesare, già immaginando le notti in quella piccola stanza, con Paolo a pochi metri di distanza.
Il primo giorno scivolò via tra l'esplorazione della nave, un pranzo abbondante al buffet e un pomeriggio passato a prendere il sole sul ponte. Paolo si dimostrò un compagno di viaggio affabile, attento ad Ada, ma anche premuroso nei confronti di Cesare, assicurandosi che si sentisse a suo agio. Le sue mani grandi si posavano spesso sulla schiena di Ada, un gesto affettuoso che a Cesare sembrava un tocco proibito.
La sera, dopo una cena sontuosa e uno spettacolo in teatro, tornarono in cabina. Il sonno arrivò presto per tutti, un sonno pesante, cullato dal leggero ondeggiare della nave.
La mattina del secondo giorno, la luce fioca che filtrava dall'oblò illuminava la cabina. Ada, un fascio di energia, si alzò presto. «Vado a prendere i posti migliori in piscina! Ci vediamo dopo, ragazzi. Dormite pure.» Con un bacio in bocca a Paolo e un sorriso a Cesare, uscì, lasciando i due uomini soli.
Cesare si rigirò nel suo letto, il sonno ancora pesante. Sentì un movimento sul letto matrimoniale. Paolo si stiracchiò, un mugolio di dolore gli sfuggì dalle labbra.
«Ahia. Che male al collo» mormorò Paolo, portandosi una mano alla nuca. «Dev'essere l'aria condizionata. Ho un torcicollo pazzesco.» Si sedette, massaggiandosi la zona dolente. «Cesare… non è che mi faresti un piccolo massaggio? Mi farebbe un gran bene.»
Il cuore di Cesare riprese a battere all'impazzata. Un massaggio. A Paolo. La sua mente galoppava. «Certo, mettiti pure a pancia in giù.»
Paolo annuì, si girò sul letto, e Cesare si avvicinò. Le lenzuola erano attorcigliate intorno alla sua vita, ma non lo coprivano del tutto. Paolo era completamente nudo sotto. Il suo culo sodo, le gambe muscolose, la schiena larga. Cesare deglutì. Un'ondata di calore gli invase il viso. Paolo lo stava provocando? O era solo la sua mente a vedere quello che voleva vedere?
Cesare, con un gesto un po' impacciato, tirò su le lenzuola per coprire le natiche di Paolo, poi si sedette sul bordo del letto. Le sue dita si posarono sulla pelle calda della schiena di Paolo. I muscoli erano tesi, rigidi. Cesare iniziò a massaggiare con movimenti lenti, profondi, concentrandosi sul collo e sulle spalle. Il profumo della pelle di Paolo, un misto di dopobarba e odore maschile, gli riempiva le narici. Le sue dita sentivano la forza di quei muscoli, la loro consistenza. Era un corpo magnifico.
Paolo mugugnò di piacere. «Ah, così va bene. Sei un mago, Cesare. Mi sento già meglio.» La sua voce era rilassata, un po' roca di sonno.
Cesare continuò il massaggio, i suoi pollici che premevano sui punti dolenti, sciogliendo i nodi. La sua mente era un turbine. Era così vicino a Paolo, le sue mani sul suo corpo. Era un sogno, o un incubo?
«Grazie, davvero» disse Paolo, dopo qualche minuto, girandosi leggermente per guardarlo. I suoi occhi grigi erano pieni di gratitudine. «Mi hai salvato la giornata.»
«Figurati. Fa piacere aiutarti» rispose Cesare, ritraendo le mani, sentendo ancora il calore della pelle di Paolo sulla punta delle dita.
Il pomeriggio, Paolo e Ada avevano in programma un'escursione a terra. Cesare, per lasciare loro i loro spazi, decise di non partecipare. «Preferisco rilassarmi un po' qui sulla nave» disse, con un sorriso che celava la sua vera intenzione.
Non appena la cabina fu vuota, Cesare si sentì libero. La sua mente, da ore, era prigioniera di un unico pensiero: Paolo. Nudo. Il massaggio di quella mattina aveva solo alimentato il fuoco. Si tolse i vestiti, gettandoli sul letto, e si diresse verso il bagno. L'acqua calda della doccia gli scivolò addosso, ma non riusciva a lavare via l'immagine di Paolo.
La mano di Cesare scese, afferrando il suo cazzo. Cominciò a strofinarlo, i pensieri che si affollavano nella sua mente. Il corpo di Paolo, i suoi muscoli, il profumo della sua pelle. E quel cazzo enorme che aveva visto sullo schermo del telefono. Si immaginò Paolo sotto di lui, il suo corpo forte che si muoveva contro il suo. Il respiro si fece affannoso, il suo cazzo turgido e pulsante.
Proprio in quel momento, la porta del bagno si aprì. Cesare si bloccò, il cuore in gola. Era Paolo.
«Scusa, Cesare! Non pensavo fossi qui» Paolo disse, un'espressione confusa sul viso. «Non mi sento ancora benissimo con il collo, e ho convinto Ada ad andare comunque all'escursione con delle ragazze che ha conosciuto in piscina. Torna più tardi.»
Cesare, colto in flagrante, sentì il sangue che gli affluiva al viso. Cercò di coprirsi con le mani, ma era inutile. Il suo cazzo era lì, in bella mostra, rosso e eretto.
Paolo lo guardò, i suoi occhi che scivolavano sul corpo di Cesare. Un sorriso sornione gli apparve sulle labbra. «Beh, non c'è male, Cesare. Hai un bel fisico. Non è niente di che, ma nemmeno una schifezza, ah ah ah. E un bel cazzo, devo dire.» Paolo si avvicinò, un passo, poi un altro. «In fondo, mi hai visto nudo in videochiamata, ora siamo pari, no?»
Cesare, imbarazzato oltre ogni limite, balbettò. «Ma io ti ho visto per telefono, non dal vivo…»
Paolo non ci pensò due volte. Un sorrisetto gli illuminò il viso. Con un movimento fluido, si tolse la maglietta. Poi i pantaloncini. E infine, le mutande. Restò lì, in tutta la sua gloria, completamente nudo.
Cesare rimase senza parole. Dal vivo, Paolo era ancora meglio. Il fisico pazzesco, scolpito, ogni muscolo definito. E quel cazzo. Era ancora più grande di quanto ricordasse. Un'asta potente, che sembrava il doppio del suo. Cesare sentì un'ondata di desiderio travolgerlo, un desiderio così intenso da fargli mancare il respiro.
Paolo si strinse le spalle, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Vado a stendermi sul letto. Questo collo mi sta uccidendo. Cerco di riposare un po'.» Si diresse verso il letto matrimoniale, si sdraiò a pancia in su, completamente nudo, le braccia dietro la testa, gli occhi chiusi.
Cesare rimase immobile, il suo cazzo ancora pulsante, una scarica elettrica che gli attraversava il corpo. Cosa stava succedendo? Era un sogno? Uscì dalla doccia, si avvolse un asciugamano intorno alla vita, la mente in subbuglio.
Si diresse verso il suo letto singolo, ma prima che potesse sedersi, Paolo aprì gli occhi. «Vieni qui, Cesare. Sul matrimoniale. Stai più comodo. C'è spazio per tutti e due.» La sua voce era un sussurro, un invito.
Cesare esitò, il cuore che gli batteva all'impazzata. Un po' titubante, si tolse l'asciugamano e si sdraiò accanto a Paolo, mantenendo una distanza rispettosa. La pelle di Paolo era calda, emanava un odore maschile che ora gli sembrava inebriante.
Paolo sembrò addormentarsi, il suo respiro regolare e profondo. Cesare, invece, era tutt'altro che addormentato. L'eccitazione gli bruciava dentro, la vicinanza di Paolo nudo accanto a lui lo stava mandando in tilt. Il suo cazzo era duro, pulsante, dolorante.
Poi, Paolo si mosse. Un mormorio gli sfuggì dalle labbra. «Ada…» Iniziò a muoversi, una mano che si posava sulla coscia di Cesare, un movimento inconscio, come se stesse cercando Ada nel sonno. Si avvicinò, il suo corpo che premeva contro quello di Cesare.
Cesare non resistette. L'impulso fu troppo forte. Si buttò su Paolo, la bocca che cercava la sua, le mani che si posavano sul suo petto muscoloso.
Paolo si svegliò di soprassalto, gli occhi che si aprirono di scatto. Non sembrò rifiutare. Invece, le sue mani afferrarono la testa di Cesare, spingendola con decisione verso il suo bacino. Il suo cazzo, enorme e turgido, era lì, un'erezione potente che spiccava tra il pelo scuro.
Cesare obbedì, la bocca che si aprì, accogliendo la punta di Paolo. La pelle era morbida e vellutata, la punta del cazzo di Paolo che premeva contro il suo palato. Cesare iniziò a succhiare, la lingua che avvolgeva l'asta, le labbra che si stringevano intorno alla base. Un gemito profondo sfuggì a Paolo.
«Ah, così, bravo» Paolo mormorò, le mani tra i capelli di Cesare, guidando i suoi movimenti. «Sei così bravo. Più profondo.»
Cesare obbedì, il suo corpo che tremava di piacere e di un'eccitazione proibita. Il cazzo di Paolo gli riempiva la bocca, la gola. Sentiva il sapore della pelle, il profumo maschile. La saliva di Cesare scivolava sull'asta, rendendola lucida e scivolosa. Le sue guance si muovevano ritmicamente, i suoi occhi chiusi, concentrato solo su quel piacere.
Paolo ansimò, le sue dita che si stringevano nei capelli di Cesare. «Mmm, sì. Così. Più forte. La tua lingua… è incredibile.»
Cesare usò la lingua, accarezzando la punta, poi scendendo lungo l'asta, leccando la parte inferiore. Il suo corpo era in fiamme. Non aveva mai provato un'eccitazione così intensa.
«Oh, Dio…» Paolo gemette, il suo bacino che si spingeva in avanti, spingendo il cazzo ancora più a fondo nella bocca di Cesare. «Mi fai impazzire.»
Cesare sentì il cazzo di Paolo gonfiarsi ancora di più, pulsare. La sua gola era piena. Le sue mani si posarono sulle cosce di Paolo, stringendole. Il ritmo si fece più veloce, più intenso. Cesare succhiava con foga, la testa che si muoveva avanti e indietro, il suo corpo che si contraeva.
Paolo tirò un profondo sospiro, poi un gemito strozzato. «Così, Cesare. Così.» Un brivido gli corse lungo la schiena. Il suo bacino si sollevò dal letto, spingendo il cazzo di Paolo ancora più a fondo. Cesare sentì un sapore salato sulla lingua, il sapore del pre-eiaculato di Paolo.
«Sei un artista, Cesare» Paolo sussurrò, la voce roca. «Lo fai meglio di Ada. Molto meglio.»
Cesare continuò a succhiare, le parole di Paolo che gli risuonavano nella mente, un misto di trionfo e vergogna. Paolo si spinse ancora un paio di volte, poi si ritrasse leggermente, un ansimo profondo che gli scosse il petto.
«Basta così, per ora» Paolo mormorò, ritirando il cazzo dalla bocca di Cesare. L'asta era rossa, lucida, grondante di saliva. Cesare si leccò le labbra, il sapore di Paolo ancora presente.
Paolo si sdraiò di nuovo, il respiro ancora affannoso, il suo cazzo ancora turgido, ma meno aggressivo. Cesare si ritirò nel suo letto, il corpo che tremava, il suo cazzo ancora duro e pulsante. La porta della cabina si aprì in quel momento. Era Ada.
«Ragazzi, ho visto dei posti fantastici! E ho conosciuto delle ragazze simpaticissime. Amore come stai?» Ada entrò, un sorriso raggiante sul viso.
Cesare e Paolo si guardarono per un istante, un'intesa silenziosa che passò tra loro. Poi, Paolo si mise a sedere, stiracchiandosi. «Ho riposato un po', il collo va meglio. Grazie a Cesare, che mi ha fatto un massaggio eccezionale.»
Cesare annuì, cercando di mantenere la calma, mentre il suo corpo bruciava ancora per il piacere provato.
Il giorno successivo, una strana tensione aleggiava nella cabina. Gli sguardi tra Cesare e Paolo erano carichi di un significato che Ada non poteva cogliere. C'era imbarazzo, ma anche un'eccitazione palpabile, una promessa implicita di ciò che era accaduto e di ciò che avrebbe potuto accadere.
Ada, ignara di tutto, era entusiasta. «Paolo, ma che sorpresa! Mi hai prenotato un'esperienza alla Spa? Solo per me?» I suoi occhi brillavano di gioia.
Paolo annuì, sorridendo. «Sì, amore. Un massaggio, un trattamento. Te lo meriti. Vai, rilassati. Ci vediamo dopo.»
Ada lo abbracciò forte, poi si rivolse a Cesare. «Ci vediamo più tardi, Cesare! Godetevi la mattinata!» E uscì dalla cabina, un saltello nel passo.
Non appena la porta si chiuse, Paolo si avvicinò a Cesare. I suoi occhi grigi erano intensi, la sua voce un sussurro rauco. «Voglio il tuo culo, Cesare.»
Cesare rimase senza parole. Il fiato gli si bloccò in gola. Il gioco era cambiato, la posta in gioco era più alta. Paolo non stava giocando, era serio. Il suo corpo rispose immediatamente, il cazzo che si irrigidiva. Una parte di lui era terrorizzata, l'altra, una parte più oscura e desiderosa, era in estasi.
«Paolo…» Cesare mormorò, la voce che gli tremava.
Paolo fece un passo avanti, la sua mano che si posò sulla guancia di Cesare, il pollice che accarezzava la sua pelle. «Lo voglio. Ora.»
Cesare non resistette. Non poteva. Il suo desiderio per Paolo era diventato un'ossessione, un fuoco che lo consumava. Si voltò, si diresse verso la sua valigia, e ne estrasse un preservativo. Lo porse a Paolo, gli occhi che brillavano di un desiderio incontrollabile.
Paolo prese il preservativo, il suo sguardo che non lasciava quello di Cesare. Un sorriso selvaggio gli apparve sulle labbra. «Bravo ragazzo.»
Cesare si voltò, appoggiandosi al letto matrimoniale, le mani che stringevano il materasso. Il suo culo si offriva, tremante. Paolo si avvicinò, le sue mani calde che si posarono sui fianchi di Cesare, spingendolo leggermente in avanti. Cesare sentì il profumo di Paolo, l'eccitazione che gli saliva alla testa.
Paolo aprì il preservativo con i denti, lo srotolò sul suo cazzo enorme e turgido. L'asta era rossa, pulsante, pronta. Cesare sentì una fitta di terrore e di eccitazione.
«Rilassati, Cesare» Paolo sussurrò, la sua voce profonda, un brivido che gli corse lungo la schiena. La punta del cazzo di Paolo si posò sull'ano di Cesare, caldo e umido. Cesare ansimò.
Paolo spinse. Lentamente. La punta si fece strada, un dolore acuto ma sopportabile che si mescolava al piacere. Cesare strinse i denti, un gemito che gli sfuggì dalle labbra.
«Bravo. Così» Paolo mormorò, spingendo ancora un po'. Il cazzo di Paolo si allargava, si allungava dentro di lui. Cesare sentiva una pressione intensa, un senso di pienezza mai provato prima.
«Ah!» Cesare urlò, un grido strozzato. Il dolore era forte, ma il piacere era ancora più intenso.
Paolo non si fermò. Con una spinta decisa, il suo cazzo entrò completamente. Cesare urlò, la sua voce che si spezzava. Il suo culo era completamente riempito, il cazzo di Paolo che premeva contro le sue viscere.
«Mmm, così, Cesare» Paolo ansimò, le mani che si stringevano sui fianchi di Cesare, le sue labbra che si posarono sul suo orecchio. «Sei così stretto. Così caldo.»
Paolo iniziò a muoversi. Lentamente all'inizio, poi con un ritmo sempre più veloce. Il suo bacino che spingeva in avanti, il cazzo che entrava e usciva, un suono umido e schioccante che riempiva la cabina. Cesare gemeva, urlava, la sua voce che si trasformava in un lamento gutturale.
«Ah, sì! Più forte, Paolo!» Cesare urlò, la sua voce che si trasformava in un grido di piacere.
Paolo obbedì. I suoi colpi si fecero più profondi, più veloci. Il suo cazzo che sbatteva contro le pareti interne di Cesare, un massaggio profondo che gli arrivava fino allo stomaco. Cesare sentiva i suoi testicoli che schiaffeggiavano il suo culo, il calore del corpo di Paolo contro la sua schiena.
«Sei una cagna in calore, Cesare» Paolo ansimò, la sua voce roca, un misto di desiderio e dominanza. «Urla per me. Urla quanto lo vuoi.»
Cesare urlò, la sua voce che si trasformava in un coro di gemiti e lamenti. «Sì! Ti voglio, Paolo! Ti voglio dentro di me!» Il suo corpo si contraeva, i muscoli che si tendevano.
Paolo lo stantuffò per più di mezz'ora. Il suo corpo era sudato, la sua pelle che brillava sotto la luce fioca della cabina. Cesare era in estasi, il suo cazzo duro e pulsante, la sua mente che si era svuotata di ogni pensiero, concentrata solo sul piacere che Paolo gli stava dando.
«Sto per venire, Cesare» Paolo ansimò, i suoi colpi che si fecero ancora più veloci, più profondi.
Cesare sentì un'ondata di piacere che lo travolgeva, il suo corpo che si contraeva in un orgasmo potente. Il suo cazzo spruzzò il suo seme sul materasso, un gemito strozzato che gli sfuggì dalle labbra. Contemporaneamente, Paolo spinse ancora un paio di volte, poi un grido di piacere gli sfuggì dalle labbra. Il suo cazzo pulsò dentro Cesare, rilasciando il suo seme nel preservativo, una sensazione calda e pulsante che si riversò dentro di lui.
Paolo si ritrasse lentamente, il suo cazzo ancora turgido, ma meno aggressivo. Cesare crollò sul letto, il corpo che tremava, il respiro affannoso.
Da quel momento, ogni scusa fu buona per Paolo per scopare Cesare. Mentre Ada era lontana, impegnata in qualche attività sulla nave o in escursione, Paolo e Cesare si incontravano in cabina. Lo scopava in ogni posizione possibile e immaginabile. Contro il muro, sul letto, in piedi, sul tavolo, sul balcone. Cesare era un vulcano di desiderio, sempre pronto, sempre assetato. Il suo culo era diventato il giocattolo preferito di Paolo, sempre disponibile, sempre desideroso.
Di notte, però, la situazione cambiava. Nonostante la vicinanza dei letti, Paolo scopava con Ada nel letto matrimoniale. Cesare, nel suo letto singolo, era sveglio, il suo cazzo duro e pulsante, ascoltando i gemiti di Ada e i mugugni di piacere di Paolo. Si immaginava al posto di Ada, desiderando con ogni fibra del suo essere di essere lui quello che Paolo stava scopando. Il suo cuore si stringeva in una morsa di gelosia e desiderio.
La crociera giunse al termine. Cesare era un misto di sollievo e tristezza. Sollevato che il segreto non fosse stato scoperto, triste che tutto stesse per finire.
Sulla navetta che li riportava alla macchina, Paolo, con un movimento discreto, fece scivolare una mano nelle mutande di Cesare. Le sue dita afferrarono il suo cazzo, sempre duro e pulsante.
Cesare sussultò, un brivido che gli corse lungo la schiena. Guardò Paolo, gli occhi spalancati.
Paolo si chinò, le sue labbra che sfioravano l'orecchio di Cesare. La sua voce era un sussurro rauco, un'ultima promessa. «Mi piacerebbe provare il tuo cazzo, Cesare. Anche se non l'ho mai preso in culo.»
Cesare rimase senza fiato. Il suo cuore fece un balzo. La storia non era finita. Era solo l'inizio.
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