tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 32)
07.04.2026 |
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"Io - “Scusa, ero crollato! Per ora dormi! Domani mattina verrai da me… Porta il perizoma che avevi lasciato nel libro di Giovanni! Te lo farò ingoiare mentre mi racconti ogni singolo..."
La riaccompagnai a casa. Lungo il tragitto, non risposi alla serie di insulti che mi vomitò addosso per ciò che l'avevo costretta a fare.
Ogni sua parola era solo la conferma del mio potere.
Al mattino, il risveglio non ebbe il sapore del giorno precedente.
Guardai il telefono e vidi il suo messaggio.
M - “Buongiorno... se così si può dire! Ho i brividi e non riesco a stare seduta... Il tuo trattamento di ieri sera mi ha distrutta, non ho dormito per i dolori! Ho scritto a Giovanni, gli ho detto che ho l'influenza e che per qualche giorno non ci vedremo… Mi brucia tutto, sei contento? Mi hai marchiata per bene!”
Sentii una scarica di calore risalirmi la schiena.
Era una soddisfazione quasi primordiale, la consapevolezza di aver ripreso possesso del mio territorio con la forza bruta.
Ma Maria, nella sua perversione, non cercava il perdono, quanto un nuovo livello di caduta.
M - “Però non pensare di avermi spenta… Mi eccita sapere che tu immagini lui che mi usa, mentre io sono tua! Potremmo farlo diventare il nostro gioco… io sarò la tua piccola troia, ed ogni tanto mi concederai a lui… ma tu saprai tutto, anzi sarai tu a comandare e darmi istruzioni! Perché ieri mi hai dato una bella lezione, ma so anche che tutto questo ti ha dato un brivido impagabile! Dimmi che accetti, padrone! ”
Ci pensai.
Poteva essere un'idea… avrei approfondito in un secondo momento.
Ero piuttosto soddisfatto, avevo fatto il mio dovere.
Quello che mi interessava in quel momento era la festa del venerdì.
Io - “Ne riparleremo! Per ora cura i tuoi dolori... Ricorda solo chi è che decide quando puoi aprire le gambe!”
Mentre scrivevo, provai un senso di distacco quasi divino.
Venerdì sera, ore 22:00.
Una breve videochiamata con Maria, dovetti fingere una stanchezza che mi avrebbe portato a crollare da lì a poco.
Chiusi e mi sbrigai.
Indossai l'abito che Letizia mi aveva fatto recapitare.
Il pacco era arrivato nel pomeriggio del giovedì.
Una scatola di cartone rigido, nero opaco, chiusa da un nastro di raso rosso.
Quando sciolsi il nodo, mi investì un profumo di cuoio nuovo, tabacco dolce e una nota sottile del profumo di Letizia.
Sulla sommità, un biglietto: “Stasera non sarai Marco. Stasera sarai un Re!”
Sollevai la carta velina.
Era un completo sartoriale in velluto di seta blu notte, così scuro da sembrare nero.
Al tatto era liquido, con una struttura che esaltava spalle e petto.
Sotto, una camicia di seta nera e un foulard da annodare morbidamente.
Ma il pezzo forte era la maschera: in cuoio nero lavorato a mano, con linee feline e aggressive.
La indossai e vidi riflesso uno sconosciuto.
Ero pronto.
Ore 23:00.
L'auto nera dai vetri oscurati si fermò sotto casa.
Salire su quei sedili di pelle fu come chiudere una porta sul mondo dei comuni mortali.
Sentivo il cuore battere contro le costole; era vertigine pura.
Arrivato alla villa, varcai la soglia e l'aria cambiò istantaneamente.
Era densa, carica di un magnetismo animale.
Un odore di incenso e quel sentore acre e metallico che emana la pelle nuda quando è eccitata al limite.
Letizia mi apparve davanti, una visione di pizzo nero e oro.
I suoi occhi azzurri dietro la maschera erano specchi di una libertà assoluta.
Sussurrò — “Vieni! Lascia fuori il mondo dei piccoli peccati sporchi… Qui, il peccato è l'unica legge!”
Mi guidò attraverso le sale.
In una stanza illuminata dalle candele, vidi una donna nuda su un altare di marmo, coperta di ostriche e cioccolato.
Tre uomini mangiavano direttamente dalla sua pelle.
Vedere le loro labbra sulle sue curve, mentre lei gemeva con le mani legate da catene d'oro, mi lasciò ipnotizzato.
Ammirai quella totale assenza di vergogna.
Poco più avanti, un’orgia selvaggia.
Un uomo robusto, con una maschera da toro, scopava selvaggiamente una donna mentre un'altra le sussurrava qualcosa, e un terzo uomo beveva champagne versato tra i loro corpi.
Rispetto a questo, il bagno dell'archivio era una recita parrocchiale.
Davanti a una donna sospesa con corde di seta rossa rimasi di sasso.
Era legata in una struttura di nodi, offerta al passaggio.
Urlava di piacere mentre la cera bollente le bruciava la pelle dei capezzoli.
Il mio pacco premeva ferocemente contro i pantaloni.
Era magnifico.
Questo angolo di libertà faceva impallidire il lurido tradimento della mia ragazza.
Nel salone principale, la musica d'archi si fece ossessiva.
Gli invitati formarono un cerchio intorno a noi.
Letizia iniziò a sbottonarmi la camicia lentamente.
Si avvicinò al mio orecchio — “Tutti loro sanno quello che ha fatto Maria, sanno come l'hai domata! Stasera, dimostrerai a questa corte come scopa un Re!”
Letizia si spogliò con foga brutale. Si inginocchiò e lo infilò in bocca dando vita ad un pompino meraviglioso, facendomi sentire i denti e la lingua in un modo lussurioso.
Quando fu soddisfatta, si impalò su di me, cavalcando come se volesse spezzarmi.
La afferrai per i capelli e la girai a pecora con un colpo secco, mettendola in mostra.
Iniziai a scoparla furiosamente.
Era un massacro di piacere.
Ad ogni colpo, il suo corpo sbatteva contro il mio con un rumore sordo.
Incrociai lo sguardo di una donna mascherata che si stava mastuebando, un'altra si avvicinó ed iniziò a leccare il sedere di Letizia mentre io la penetravo.
Poi arrivarono altre mani.
Sentii dita sconosciute toccarmi le palle, mani che mi artigliavano le natiche, bocche sulla mia pelle.
Letizia veniva palpata ovunque da uomini e donne mentre io continuavo a martellarla.
Il salone era un groviglio di fluidi.
Maria era un ricordo sbiadito.
Le urlai — “COSA SEI?”
“LA TUA SCHIAVA! USAMI, MIO RE!” - urlò lei.
Sborrai dentro di lei con un ruggito, sentendo le mani degli sconosciuti stringermi con forza nel momento dell'orgasmo.
Mi accasciai su di lei, svuotato.
Le sussurrai all'orecchio — “Grazie!”
Dopo l'urlo liberatorio, il silenzio che seguì nel salone era pieno di rispetto.
Le mani degli sconosciuti si ritrassero lentamente.
Mi alzai dal divano, rivestendomi con lentezza mentre Letizia, ancora nuda e segnata dai miei colpi, mi guardava con pura devozione.
Si avvolse in una vestaglia di seta che una serva mascherata le porgeva.
Ci spostammo in una veranda privata, affacciata sulle luci della città.
Recuperai il cellulare all’ingresso. Lo schermo illuminò la penombra.
Messaggi di Maria.
M - “Dormi? Mi sento sola, i dolori non passano del tutto e Giovanni continua a scrivermi e stuzzicarmi...non so che fare, dammi istruzioni! Posso mandargli qualche foto?”
M - “Ti prego, dimmi qualcosa… Non ce la faccio più!”
Guardai quei messaggi con il distacco di un predatore.
Io - “Scusa, ero crollato! Per ora dormi! Domani mattina verrai da me… Porta il perizoma che avevi lasciato nel libro di Giovanni! Te lo farò ingoiare mentre mi racconti ogni singolo dettaglio di quello che ti ha fatto in quel bagno… E poi, deciderò io se meriti di essere ancora la mia donna o solo la mia troia.”
Chiusi il telefono senza aspettare risposta.
Sapevo che non avrebbe dormito.
Mi rivolsi a Letizia -“Da quanto tempo fai parte di tutto questo?”
Sorrise - “Sette anni! Sono entrata qui che ero poco più che una ragazzina illusa, proprio come Maria... Pensavo che l'amore fosse possesso, gelosia! Poi ho capito che quella è una prigione per menti piccole. Qui ho imparato che il vero potere è essere liberi da ogni tabù!”
Io - “Chi sono queste persone? Come fanno a sapere di me e di Maria?”
L - “Siamo ovunque, tesoro! In questo club ci sono magistrati, chirurghi, imprenditori... Persone che muovono il mondo di giorno e di notte hanno bisogno di sentirsi bestie o padroni! Ho parlato di te perché ho visto il potenziale. Sapevo che avevi bisogno della scintilla giusta per bruciare tutto e rinascere!”
Io - “Quindi ora sono uno di voi?”
L - “Sei un iniziato! Stasera hai dimostrato di saper prenderti il piacere davanti a una corte che non perdona i deboli. Ma il club non è solo sesso... È una rete! L'adrenalina che senti ora è la droga più pura che esista!"
Mi sentivo investito di una responsabilità oscura.
Io - “Voglio sapere tutto... Voglio conoscere ogni regola di questo posto!"
L - “Avrai tempo… Ora torna a casa. Questo club sarà il nostro segreto.”
L'auto nera mi riportò a casa.
Entrando nel mio appartamento, sentii ancora l'odore di Letizia e degli sconosciuti sulla pelle.
Non mi lavai.
Volevo che Maria, l'indomani, sentisse su di me l'odore di un mondo che non poteva nemmeno immaginare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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