tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 14)
19.11.2025 |
4.952 |
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"Col mio cazzo ancora piantato nella figa, le tirai i capelli all’indietro facendole aderire la schiena al mio petto e la feci ruotare, mettendola di fronte il ragazzo..."
Mi rivestii un po’ intontito.Letizia lo capì, era zoccola ma molto perspicace: - “Guarda che sei ancora in tempo per fermare tutto. Lo so che non è facile, finché si gioca va tutto bene. Appena però si fa sul serio e si va al sodo, emergono tutti i dubbi. Devi fare un po’ di chiarezza dentro di te e capire cosa vuoi. Potresti goderti il gioco, considerarlo come tale, e divertirti come hai fatto finora, oppure puoi fermare tutto e tornare alla normale vita di coppia.”
Dicendo questo, mi abbracciò e mi diede un dolce bacio sulle labbra.
Forse per la prima volta non la vedevo come una ninfomane, ma come un essere umano empatico.
Tornai a casa molto pensieroso, leggendo nel frattempo il messaggio di Maria che mi augurava la buonanotte.
Dormii molto male.
Il risveglio fu brutale.
Maria, oltre al buongiorno, mi comunicava che la sera successiva avrebbe raggiunto i colleghi di università per cena dopo l’allenamento in palestra.
Non riuscii a dire nulla, se non di divertirsi.
Avevo anche un messaggio di Venera, molto banale, che non calcolai proprio.
Anche in ufficio la mia concentrazione lasciava a desiderare.
Fu una giornata molto lunga, non sapevo cosa fare.
Troppi pensieri affollavano la mia mente.
Troppo poco tempo per valutare tutto.
Forse, quello che mi infastidiva era l’organizzazione alle mie spalle.
In fondo, un pompino glielo aveva già fatto.
E, al netto di un po’ di fastidio iniziale, l’ho accettato e sono andato oltre, continuando a giocare.
Mercoledì mattina.
Mi svegliai, dopo aver passato un’altra notte poco serena.
Pensai che forse avrei dovuto fermare davvero tutto.
Trovai il quotidiano messaggio di buongiorno da parte della mia ragazza.
Poi un messaggio di Letizia: - "Ho la febbre, oggi non vengo in palestra. Guai a te se sgarri, io non ci sarò ma questo non ti dà il diritto di fare il farfallone. Mi raccomando".
E chi ci pensava alla palestra.
Poi mi inviò un altro messaggio: - "Ah, Fabry pure ha la febbre".
Poche parole. Un sollievo.
Questa fu una gran botta di culo!
Allora dovrebbe saltare tutto stasera.
Altro messaggio di Maria, mi comunicava che la cena con i colleghi era annullata.
Ma tu guarda che caso…
Mi rilassai, tornai in me.
Recuperai il lavoro arretrato.
Nel tardo pomeriggio, mi recai in palestra per il secondo allenamento.
Un altro messaggio di Letizia, si raccomandava nuovamente.
Iniziava ad essere pesante, ero sul punto di mandarla a quel paese.
O magari farglielo apposta.
Venera era già in sala, mi salutò in modo molto freddo.
Mi avvicinai, le chiesi se era tutto ok.
V: – “Si, tutto ok. E’ solo che mi infastidisce chi non risponde ai messaggi. Posso capire che non puoi rispondere subito, magari eri con la tua compagna. Ma dopo 36 ore non avere un cenno di vita mi pare esagerato. Si vede che non ti va quel caffè, basta dirmelo. Non mi offendo. Mi piace solo la sincerità”.
La mia mente aveva messo da parte quel semplice messaggio ricevuto ieri mattina.
Mi scusai: - “Ho semplicemente passato una brutta nottata ed una giornata ancora peggiore. Ti chiedo scusa, non era mia intenzione ignorarti. Se ti va ancora quel caffè, mi farebbe piacere”.
V: - “Il tuo bodyguard oggi non c’è?”.
Io: - “In che senso?”.
V: - “Letizia! Sta arrivando?”.
Io: - “No, oggi non viene. Sta poco bene”.
Un leggero sorriso illuminò il suo viso.
Trascorremmo un’oretta ad allenarci poco, a chiacchierare tanto.
Mi fece qualche complimento sulla mia forma fisica, che in realtà non era nulla di particolare se paragonata alle montagne di muscoli che affollavano la sala.
Penso fossero complimenti di circostanza.
Per carineria, anche io avanzai qualche complimento sul suo fisico.
V: - “Cosa ti piace di più?”.
Io: - “Beh hai un bel viso, sicuramente anche un bel seno, e si vede che hai due glutei allenati”.
Ero solito utilizzare ben altri termini, ma non volevo fare la figura del porco maleducato.
V: - “Mi hai squadrata per bene?”.
Io: - “Beh l’abbigliamento da palestra non fa vedere tutto ma fa capire comunque tanto”.
V: - “Vorresti vedere di più?”.
Arrossii: - “Quale uomo direbbe di no?”.
Qualche altra chiacchiera, ci salutammo dopo aver finito l’allenamento.
Doccia rigenerante, mi vestii.
Una notifica sul cellulare, messaggio di Venera su Instagram.
Una foto.
Aprii la chat, già dall’anteprima si capiva.
Cliccai sulla foto.
Di fronte lo specchio dello spogliatoio, aveva solo le mutandine color bianco.
Capelli bagnati post shampoo, un occhio chiuso a mo’ di occhiolino, lingua di fuori stretta fra i denti, seno libero.
E devo dire un ben seno, non enorme ma proporzionato alla sua fisicità, molto tonico.
Ammetto di essermi eccitato.
Sono pur sempre un uomo, fatto di carne, che ha un debole per le zoccole esibizioniste.
Lo era Letizia.
Lo era evidentemente Venera, anche se non sapevo a che livello.
Lo era Maria.
Già, Maria.
Mi piaceva saperla e vederla zoccola.
Per quale motivo me la stavo prendendo se anche lei voleva fare un po’ la libertina?
Mi stavo quasi sentendo in colpa per questo sentimento.
L’importante era che fosse mia, era su questo che dovevo concentrarmi.
Io poi ero tutt’altro che un santo.
Tornai sulla chat, ma solo dopo aver guardato per bene ancora la foto. Continuammo a messaggiare
V - Così puoi vedere anche sotto l’abbigliamento da palestra ed avere le idee più chiare.
Io - Direi che le idee sono più chiare, ma confermano il pensiero di prima.
V - Tutto qui? Speravo in una reazione più…più!
Io - Vuoi che ti dica che me lo hai fatto diventare duro? È così.
V - Così va un po’ meglio. Ma possiamo lavorarci. Comunque vedo che ai messaggi normali non rispondi, a questo tipo di messaggi invece rispondi e anche subito. Mi sa che devo regolarmi di conseguenza se voglio la tua attenzione.
Io - Vediamo come la catturi. Ma non mettermi nei guai, mi raccomando.
V - Tranquillo, neanche io ne voglio. La tua ragazza vive con te?
Io - No, a volte viene nel weekend. Durante la settimana rimane dai suoi perché è più vicina all’università.
V - Ok. Ora asciugo i capelli, altrimenti mi verrà un colpo. Tu non consumare troppo la foto, e rimettilo a nanna. Ci vediamo venerdì qui. Bye bye.
Uscii dalla palestra piuttosto eccitato.
Scrissi a Maria.
Io - Dato che ti è saltata la cena con i colleghi, usciamo dopo cena? Non facciamo tardi.
M – Ok ma dove vuoi andare? Non ho voglia di perdere troppo tempo per prepararmi.
Io - Voglio scoparti!
M - Mmmh e me lo dici così dal nulla? Interessante…andiamo a casa tua?
Io - No, perdiamo troppo tempo fra andata e ritorno. Stasera sarai la mia schiava.
M - Mi stai facendo eccitare. Cosa vuoi che faccia?
Io - intanto ti dico come uscire. Fai una coda ai capelli. Un po’ di trucco solo sugli occhi. Tacco 10, minigonna, top scollato. Niente intimo, né sopra né sotto. Passo alle 22.00.
Cenai velocemente.
Letizia mi chiese cosa stessi facendo tramite messaggio, le risposi che stavo per uscire con Maria.
Mi disse che andava bene, che avevo il permesso di scoparmi solo la mia ragazza oltre a lei.
Suonava un po’ strano.
Puntuale come un orologio svizzero, arrivai sotto casa della mia ragazza.
Scese esattamente come da mio ordine.
Salì in macchina e rimase ferma.
La guardai: - “Brava, hai già capito che non devi fare niente se non te lo ordino io”.
Guidai un po’, fermandomi in una grossa stazione di rifornimento sempre parecchio frequentata anche la sera.
C’erano quattro auto ferme accanto alle altre colonne, e tre motociclisti un po’ più defilati che stavano chiacchierando.
Abbassai i finestrini, e le dissi di scendere e fare benzina al self.
Mi chiese i soldi da inserire nella colonnina, le risposi che poteva intanto fare rifornimento. Le avrei dato i soldi in un secondo momento, ed avrebbe dovuto pagare all’interno della stazione.
“D’accordo” – Aprì lo sportello, e scese dall’auto.
Nel frattempo, alzai il volume della radio al massimo, così da attirare l’attenzione dei presenti.
Maria si guardò attorno, prese la pompa, aprì il tappo dell’auto ed iniziò il rifornimento.
Aveva i capezzoli turgidi, lungo il tragitto avevo impostato il climatizzatore ad una temperatura bassa proprio per causarle questa reazione.
Tutti gli uomini si fermarono per fissarla, i motociclisti si avvicinarono.
Finito il rifornimento, si avvicinò al finestrino chiedendomi i soldi.
Le dissi di infilare la testa all’interno dell’auto e sporgersi verso di me, volevo un bacio.
Senza dire nulla, obbedì.
Il bacio non fu breve. La mia intenzione era fare in modo che, messa a 90, la minigonna salisse, facendo intravedere la figa e mostrandola per bene ai presenti.
Dai commenti ed i fischi, direi che l’obiettivo fu raggiunto.
Partì anche un breve applauso.
Le diedi 50 euro: - “Vai a pagare. E prendimi anche una coca cola”.
Maria contò le banconote: - “Ho fatto 50 euro di benzina, mi servono quelli per la coca”.
Le portai ancora più giù la scollatura del top, già parecchio generosa: - “Non ho monete. Trova tu il modo di prendere sta coca”.
Mi sorrise, e si diresse verso l’interno dell’attività sculettando.
Tornò in macchina dopo un paio di minuti, con lo scontrino e la coca.
Non le chiesi nulla.
Presi la lattina, e la posai senza neanche aprirla.
Partii quindi, senza rivelare nulla, in direzione di un parcheggio lungo la statale.
Sapevo essere un luogo piuttosto noto per il car sex.
Lungo il tragitto, le ordinai di farmi un pompino.
Arrivati a destinazione, mentre Maria era ancora impegnata con la bocca, mi guardai attorno.
C’erano due auto, una accanto all’altra, ciascuna con uno sportello aperto.
A pochi metri, due ragazzi si stavano segando guardando l’interno delle auto.
Passai lì vicino lentamente, volevo attirare un po’ l’attenzione.
Mi fermai un po’ defilato, scendemmo dall’auto.
I singoli ci osservavano.
Ordinai a Maria di guardare verso di loro, ed iniziare un lento spogliarello seguendo le mie istruzioni.
Abbassò dapprima lentamente le bretelle del top, toccandosi il seno, e poi lo tolse.
Quindi la zip della minigonna, si girò dando loro le spalle e si piegò in avanti sfilando l’ultimo pezzo di stoffa che la copriva.
Lanciò i vestiti in macchina, prima di passare all’altro mio ordine.
Fare una piccola passeggiata nel parcheggio, tornare ed abbassarsi per succhiarmelo.
Camminò lentamente, come fosse una sfilata di moda, e tornò indietro.
Intenta a succhiare, le spinsi la testa fino quasi a farla soffocare.
Volevo solo che qualche lacrima le sbavasse il poco trucco che le dissi di mettere attorno agli occhi.
Riprese fiato, mentre i due singoli si avvicinarono.
Furono molto rispettosi, si fermarono a qualche metro di distanza, forse cinque o sei.
Dissi a Maria di piegarsi a 90 sul cofano.
Bagnata come forse di più non avrebbe potuto, la penetrai con un colpo secco che le spezzò il fiato.
Iniziai a sbatterla violentemente,
I suoi gemiti spezzavano il silenzio in quel parcheggio.
Guardai i due spettatori.
Scelsi quello meglio dotato, non quanto me ma messo comunque bene.
Gli dissi di avvicinarsi, penso avesse circa 25 anni.
Col mio cazzo ancora piantato nella figa, le tirai i capelli all’indietro facendole aderire la schiena al mio petto e la feci ruotare, mettendola di fronte il ragazzo.
Lasciai che venisse guardata per alcuni istanti, poi con una mano la ripiegai a 90, tenendole i polsi dietro la schiena con l’altra mano, e la spinsi contro l’uccello del fortunato.
Maria aprì la bocca, lo accolse e lo pompò, aiutata dai miei violenti colpi che la sbattevano in avanti.
Mugolava, avrebbe voluto sicuramente urlare ma era impossibile con la bocca piena.
Lasciai un polso, le ordinai di farlo venire, ma non in bocca bensì con la mano.
Quando lo sentì ingrossarsi, lo segò per farlo esplodere, dirigendo gli schizzi per terra.
Pochi istanti dopo, riversai dentro la mia ragazza tutto il mio carico, mentre il ragazzo si allontanava ringraziando.
Anche l’altro andò via, probabilmente deluso per non essere stato scelto.
Maria stava riprendendo fiato, ancora incredula per l’accaduto: - “Sei un porco!”
Le diedi parecchi fazzoletti: - “E tu la mia puttana”.
Si ripulì la mano sporca dello sperma dell’anonimo ragazzo, e le cosce dalle quali colava incessante il mio liquido.
Dovetti mettere un asciugamano sul sedile per non farlo macchiare.
Stava per rivestirsi, ma le ordinai che poteva farlo solo una volta arrivati sotto casa.
Lungo la strada, mi guardava con gli occhi a cuoricino.
Nuda.
Trucco sbavato.
Era bellissima.
M: - “E questa voglia quando ti è venuta?”.
Io: - “Non l’ho programmata”.
M: - “Non è che ora pensi di essere in diritto di farti fare un pompino da un’altra?”.
Io: - “Beh c’è la par condicio”.
M – “Si, ma è stata una tua idea”.
Io: - “Non ti ho sentita lamentare, anzi. E ricordiamoci del bagno in vacanza. Tecnicamente sei a quota due”.
M: - “Hai ragione…non lo so, potrei pensarci”.
Io: - “E’ stata meglio la nostra serata o pensi sarebbe stata migliore la cena che avevi con i colleghi?”.
M: - “Penso che, per come era organizzata la cena, non potesse competere con la nostra serata”.
Bene, era quello che volevo sentirmi dire.
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