tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 34)
26.05.2026 |
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"Giovanni non aspettò nemmeno che i passi della collega svanissero nel corridoio del palazzo..."
Il lunedì mattina nel mio appartamento era iniziato con il silenzio complice di chi sta per mettere in scena un capolavoro di perversione.Avevo preso un giorno libero dal lavoro, ma Maria non lo sapeva.
E non lo sapeva nemmeno Fabrizio.
Letizia era sgusciata via da casa sua all'alba, dove aveva dormito, lasciando il suo ragazzo addormentato con una scusa qualunque, vestita come la più zoccola delle segretarie, ed era venuta dritta da me.
Mentre il sole saliva alto, io e Letizia eravamo già nudi sul divano, con lo smartphone appoggiato sul tavolino di cristallo impegnato a riprenderci.
Letizia amava rivedere le sue performance.
Maria pensava che io fossi in ufficio, fermo alla scrivania a ricevere i suoi messaggi.
Non poteva immaginare che ogni sua notifica avrebbe fatto da colonna sonora a una giornata di sesso selvaggio e incontrollato tra me e la sua "maestra".
Ci mettemmo d'accordo la sera prima.
Aveva voglia di essere sbattuta mentre la mia ignara ragazza era convinta di sapermi eccitato in ufficio grazie ai suoi messaggi.
Alle 10:00 in punto, arrivò il primo messaggio.
M — "Sono arrivata. C'è anche la collega, Elena. Si sono seduti ai lati del tavolo del soggiorno, io sono in mezzo. Giovanni mi mangia con gli occhi. Sente il mio profumo. Sotto il vestito a fiori non ho nulla, proprio come mi hai ordinato ieri. Sto per iniziare."
Letizia lesse il messaggio sopra la mia spalla, accarezzandomi l'interno coscia con un sorriso predatore — “La cagna è in posizione, Marco... Cominciamo anche noi?”
Non le risposi a parole.
La afferrai per i fianchi e la tirai sopra di me, inaugurando il primo rapporto della giornata con una foga cieca, mentre a pochi chilometri di distanza Maria studiava e non solo.
Nel soggiorno di Giovanni, l'aria doveva essere diventata improvvisamente irrespirabile.
Maria riportava ogni passaggio.
Elena parlava, ripeteva i concetti di diritto privato con la sua voce monotona, mentre la mia ragazza metteva in atto la sua recita.
Con la scusa di scorrere le righe dello stesso libro, allungò il braccio, sfiorando la pelle nuda di Giovanni.
Un contatto leggero, apparentemente casuale, ma prolungato.
Il telefono sul mio tavolino vibrò di nuovo alle 10:45, proprio mentre io e Letizia riprendevamo fiato, i corpi lucidi di sudore.
Aveva portato un nuovo fallo di gomma, per simulare la doppia penetrazione.
Tante pornostar faticherebbero ad accogliere la mia dotazione ed un fallo di gomma simile.
Ma lei ormai non faceva un piega, è voleva spingersi sempre più in là con i suoi limiti.
M — "Ho risalito la sua gamba con il piede nudo sotto il tavolo. Elena era girata a cercare una dispensa nello zaino e io ho allungato la mano direttamente sulla sua patta, stringendo forte attraverso il jeans. Ha emesso un gemito che ha dovuto soffocare con un colpo di tosse. Il suo cazzo è già durissimo, amore. Teme che lei si accorga di qualcosa, ma non si sposta di un millimetro. Ha allungato la mano sulla coscia risalendo, appena ha toccato la figa mi sono spostata..."
Letizia guardò lo schermo, poi mi guardò negli occhi, i capelli spettinati e lo sguardo carico di lussuria.
Il secondo rapporto fu ancora più violento del primo, scandito dal pensiero di Giovanni che sudava freddo, intrappolato tra il dovere accademico e un'erezione dolorosa.
Verso le 14:30, la recita di Maria passò al livello successivo.
Fu lei a chiedere di andare in bagno per rinfrescarsi.
Appena chiusa la porta a chiave, scattò la trappola digitale.
Scattó un selfie che invió prima a me, nuda davanti allo specchio del bagno, con il vestito a fiori tirato su fino al collo, le calze autoreggenti nere che incorniciavano le gambe spalancate e la carne lucida in primo piano.
Poi lo inviò a Giovanni con l'autodistruzione.
M — "Gliel'ho mandata, amore. Sono rientrata in stanza. Il suo telefono ha vibrato, lui lo ha sbloccato furtivamente sotto il tavolo. Ho visto i suoi occhi sgranarsi, è diventato bordeaux. Elena gli ha chiesto se si sentisse bene. Lui ha balbettato che la stanza è troppo calda. Non riesce più a guardare il libro."
Mentre leggevo quelle parole, Letizia si era inginocchiata davanti a me sul pavimento, dandomi il terzo, estenuante rapporto orale della giornata, spingendosi quanto più poteva, quasi a voler celebrare la sottomissione totale che stavamo orchestrando a distanza.
Il capolavoro di Maria arrivò quando fu Elena ad assentarsi per andare in bagno.
La porta si chiuse e il rumore dell'acqua del rubinetto iniziò a scorrere.
Maria non perse un secondo.
M — "Elena è andata in bagno per fare pipi. Sono scivolata sotto il tavolo, mi sono inginocchiata tra le gambe di Giovanni e gli ho tirato giù la zip con i denti. Gli ho fatto un pompino furioso, amore. Mi sono staccata un attimo prima che la porta del bagno si aprisse. Sta tremando tutto, ha le dita sporche del mio trucco."
A casa mia, l'eccitazione per quel racconto spinse me e Letizia all'ultimo, definitivo affondo. La lanciai sul letto, possedendola con l'energia rimasta da una giornata intera di eccessi.
Era il nostro quarto rapporto, una maratona selvaggia che ci lasciò svuotati sul materasso, mentre l'orologio segnava le 17:30.
I nostri genitalia chiedevano pietà.
Letizia si fece montare persino quando il suo ragazzo la chiamó al cellulare.
Era una attrice nata, volle essere sbattuta di fronte lo specchio per guardarmi mentre chiacchierava al telefono come se nulla fosse.
Lo chiamava "amore", "tesoro", "non vedo l'ora di abbracciarti".
Ma I suoi occhi emettevano fiamme, desiderio. Troiaggine.
Elena raccolse i suoi libri.
Maria la salutò sulla porta: "Io resto ancora cinque minuti, Giovanni deve rispiegarmi l'ultimo capitolo che non ho capito."
Elena uscì.
La porta si chiuse.
Giovanni non aspettò nemmeno che i passi della collega svanissero nel corridoio del palazzo. L'eccitazione accumulata in una giornata di torture, sfioramenti, il selfie proibito e quel sesso orale interrotto lo avevano reso un animale rabbioso.
Afferrò Maria per le braccia, la trascinò in camera da letto e la lanciò sul materasso, sollevandole il vestito con una furia cieca.
La montò in modo selvaggio, disperato, spingendo con tutto il peso del suo desiderio represso.
Ma il suo potere durò pochissimo.
Tutta quella tensione, il sangue che gli era rimasto alla testa per tutto il pomeriggio, giocarono contro di lui.
Dopo nemmeno dieci minuti di affanni convulsi, Giovanni crollò, svuotandosi sopra il corpo della mia ragazza con un gemito di pura resa, esausto e tremante.
Maria rimase immobile per qualche istante, guardando il soffitto con un sorriso invisibile.
Prese il telefono da sotto il cuscino, dove lo aveva nascosto, e scrisse l'ultimo messaggio della giornata.
M — "Sono sul letto. Nuda. Mi ha sborrata come un cavallo. È durato dieci minuti scarsi, è scoppiato subito come un ragazzino, ma lo capisco. Era così eccitato che non ha capito più nulla. Ora mi rivesto e torno a casa. Elena è andata via prima. Ci sentiamo stasera."
Io e Letizia eravamo ancora distesi, i corpi bagnati, a guardare lo schermo.
Letizia si infilò il tubino di lattice con un sorrisetto malizioso, dandomi un ultimo bacio sulla bocca prima di dirigersi verso la porta sul retro.
L — “La tua donna sta tornando a casa. E pensa ancora che tu abbia passato la giornata in ufficio. Se solo sapesse...dovremmo rifarlo di nuovo!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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