tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 21)
28.02.2026 |
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"La palla passò a Letizia – “Maria! Obbligo o verità?”
M – “Obbligo!”
L – “Dai, inizio anche io in modo soft per riscaldarci…stacca quel bottone!”
Maria rise – “E..."
Un senso di colpa per averla trattata come carne da macello mi assalì subito, ma svanì pochi minuti dopo.Sti cazzi!
Avevo bisogno di sfogarmi e sborrare, lei aveva voglia di essere sfondata, i nostri bisogni si erano incrociati.
Avevo ben altri pensieri ed emozioni da gestire.
Questa storia di giochi, sospetti, spiate, tradimenti più o meno celati, mi stava mandando fuori di testa.
Elaborai una certezza: mi eccitava la versione zoccola di Maria.
Anche il suo lato infedele.
Ero un cuckold?
Direi di no, non mi piaceva guardare ma essere parte attiva del gioco.
O forse in parte lo ero?
Disteso sul letto, in attesa che Morfeo mi prendesse fra le sue braccia, la immaginai nelle peggiori versioni.
Persino alle prese con due o tre uomini, riempita in ogni buco disponibile, coperta infine di calda crema in ginocchio di fronte gli amanti.
Una visione molto da film porno, maschilista magari, lo ammetto, ma era la sensazione che avevo.
Ma allo stesso tempo mi sembrava quasi una sfida.
E potevo sfruttare Letizia.
Già, quella troia che aveva spinto la mia ragazza a superare i suoi limiti, anche se forse non si aspettava fino a questo punto.
E la conoscevo, non accetterebbe mai di vedersi superata, per cui ero pronto e sicuro si sarebbe data da fare come e più di prima.
Al mattino, trovai un messaggio di Letizia sul gruppo whatsapp.
Chiedeva se fossimo disponibili ad una cena da lei.
Accettammo tutti.
Appuntamento alle 19.30 a casa sua.
Chiaramente, per motivi logistici, Fabrizio sarebbe passato a prendere Maria.
Letizia mi scrisse poi in privato, dicendomi che non sarebbe venuta da me nel pomeriggio come aveva detto il giorno prima.
Le era forse passata la rabbia e la voglia di vendicarsi?
Mi presentai puntuale.
Ero il primo degli invitati, Letizia stava terminando di cucinare.
Il menù non era niente male.
Antipasto con salumi e formaggi, olive ascolane, tartine e classiche patatine.
Una torta salata con zucchine, pomodorini e mozzarella.
Roast beef con salsa alla senape.
Insalata.
Due bottiglie di vino rosso sul tavolo.
Ed un tiramisù come dolce in frigo.
Si era proprio impegnata, non conoscevo questo suo lato.
Pur essendo una cena ristretta fra amici in casa, era vestita bene.
Aveva una camicetta morbida color celeste, sbottonata a metà, evidentemente senza reggiseno dato che bastava chinarsi per mostrare la sua seconda di seno.
Un pantalone bianco piuttosto trasparente, al suo solito, con perizoma scuro in evidenza.
Scarpa con un tacco da 5 o 6 centimetri.
Capelli piastrati, trucco non eccessivo.
Mi sentivo quasi uno zingaro, con il mio semplice maglioncino e jeans con sneakers.
Io – “Sei sexy come sempre! Sexy e semplice al tempo stesso, viene voglia di saltarti addosso!”
L – “Stai buono, non è il momento di tirarlo fuori...fra poco arriveranno!”
Io – “Come mai non sei venuta più nel pomeriggio? Non volevi essere sfondata? Ti è passata la rabbia?”
L – “Non c’è motivo di essere arrabbiati. Loro hanno scopato alle nostre spalle, noi abbiamo scopato alle loro spalle. E’ la vita…”
Rimasi spiazzato.
Citofonarono.
Letizia rispose, aprì il portone e venne verso di me.
Io avevo già preso posto su una sedia del tavolo, iniziando a sgranocchiare un po’ di antipasti.
Mi sbottonò il jeans, si inginocchiò e lo tirò fuori.
Non avevo la forza di fare o dire nulla.
L’appartamento era al sesto piano, la mia amante aveva poco tempo per fare quello che stava pensando.
Leccò la mia asta divenuta dura in pochi secondi, ed iniziò a succhiarlo.
Forse trovarono l’ascensore occupato, mi sembrava di essere nella bocca di Letizia da un’infinità, ma credo fosse la situazione a non farmi rendere conto del tempo effettivo.
Suonarono alla porta.
Letizia si fermò e mi guardò.
Sorriso malizioso.
Si alzò – “Rimettilo dentro e non ti alzare, il tuo mostro si vede troppo bene anche dai jeans finchè non si ammoscia!”
Staccò un altro bottone della camicetta, ne aveva quindi solo due abbottonati su sei.
Era più aperta che chiusa.
Aprì la porta, li fece entrare.
Anche Fabrizio era vestito molto semplice, con una felpa e un jeans.
Maria invece tolse la leggera giacca, e rimase con un top bianco e un cardigan blu, ed un pantalone beige con sneakers color bianco.
Anche lei senza reggiseno.
Letizia salutò Fabrizio con un bacio passionale, appena pochi secondi dopo aver lasciato il mio cazzo.
Staccatasi dalle sue labbra, lui la guardò, notando la camicetta molto aperta.
F – “Non ti sembra di aver abbottonato troppo la camicia? Rischi di soffocare così…”
L – “In effetti hai proprio ragione!”
Così dicendo, ne staccò ancora uno, lasciando solo l’ultimo in basso abbottonato.
F – “Se non l’avessi capito, ero ironico!”
L – “Se non l’avessi capito, lo sai che io faccio il contrario di quello che mi dici di fare…”
F – “Allora dovresti staccarli tutti!”
Letizia staccò anche l’ultimo.
F – “Ma non avevi detto che facevi il contrario di quello che ti dico di fare?”
L – “Ho sbagliato, io faccio il cazzo che mi pare a prescindere da quello che mi dici! Mi sa che rimango così per stasera…e se parli ancora, tolgo proprio la camicia!”
Ridendo, si voltò verso Maria, che era rimasta immobile e stupita – “Ciao amore!”
Diede un bacio sulle labbra alla sua amica, nonché rivale nella dura lotta a chi era più zoccola, con un accenno di lingua.
L – “Se qualcuno qui ha la mononucleosi, siamo tutti nei guai!”
Ci fu una risata generale.
Maria si voltò verso me - “E tu rimani seduto senza nemmeno venire a salutarmi? Non ti vergogni? Hai visto come ci si saluta fra fidanzati?”
Io – “Potrei anche dirti lo stesso…perché non vieni a salutarmi come si deve?”
M – “Hai deciso di fare lo stronzo stasera?”
Io – “Perché lo stronzo? Ti lamenti per qualcosa che non ho fatto, ma non mi sembra tu abbia fatto diversamente finora!”
M – “Vabbè amò, vaffanculo allora!”
Mi serviva un po’ per far sgonfiare il pacco, e quella stupida conversazione ebbe proprio quel fine.
A quel punto riuscii ad alzarmi dalla sedia, mi diressi verso la mia ragazza.
La abbracciai, e la mia lingua si intrecciò con la sua.
Infilai una mano sotto il top, e lo sollevai fino a scoprire un seno.
Si staccò – “Ma che fai?”
Io – “Letizia appena si muove avrà le tette in bella mostra, vuoi essere da meno?”
Letizia si mosse e si posizionò alle sue spalle.
Dapprima le tolse il cardigan, appoggiandolo sulla sua spalla destra.
Le sfilò il top, liberando le tette di Maria, che non oppose resistenza mentre fissava il mio sguardo compiaciuto.
Letizia a quel punto riprese il cardigan ed aiutò Maria ad indossarlo di nuovo, attaccando solo il bottone all’altezza del seno.
L – “Ok, possiamo sederci ora!”
Iniziammo a cenare.
Tutto delizioso, il vino scendeva.
Il clima era spensierato, leggero, complice.
Avevo Maria di fronte a me, con quel povero bottone che a malapena riusciva a contenere le tette.
Sembrava chiedere pietà.
Fabrizio alla mia destra.
Letizia, alla mia sinistra, faceva di tutto per far aprire accidentalmente la camicetta e mostrare i capezzoli.
Si sfilò una scarpa, ed iniziò a farmi il piedino, risalendo tutta la gamba fino al pacco.
La guardai, lei mi fece cenno di osservare Fabrizio.
Mi voltai, stava mangiando ma non distoglieva lo sguardo dalle tette della mia ragazza.
Aprimmo una terza bottiglia di vino.
Con l’alcol in circolo, ed i calici pieni, ci spostammo in salotto.
Letizia si piazzò su una poltrona, con la camicetta aperta ed il seno scoperto.
Fabrizio non disse nulla, anche perché era troppo distratto.
Maria si mise sull’altra poltrona.
Noi maschietti ci sedemmo sul divano.
Fra risate e racconti, Fabriziò menzionò un fatto accaduto due anni prima che lo coinvolse.
Letizia lo smontò – “Ma non dire cazzate! Vuoi fare la figura del figo ma non è andata così, io lo so…meriteresti una punizione per la stronzata che hai detto! Anzi, a proposito! Perché non giochiamo ad “Obbligo o verita”?
La guardammo.
L – “A turno dobbiamo scegliere fra obbligo o verità. Fatta la scelta, non ci si può tirare indietro. Se viene imposto di fare qualcosa, quel qualcosa deve essere fatto. Chiaramente nulla di illegale o pericoloso, mi raccomando. Allo stesso modo, se viene fatta una domanda, si deve rispondere sinceramente e senza mentire. Una sola domanda, per volta! Ci state?”
Era rischioso. Molto.
Provai ad oppormi, ma feci solo la figura del noioso.
Iniziammo.
Tirammo a sorte, il primo a prendere le redini del gioco fu Fabrizio.
Mi guardò.
F – “Amico mio, obbligo o verità?”
Io – “Verità!”
F – “Dai, inizio in modo soft, così per riscaldarci. Qual è la qualità che trovi più attraente nell'altra persona?”
Guardai Maia – “La zoccolaggine!”
L – “Allora dovresti praticamente innamorato di entrambe!”
Risata fragorosa.
La palla passò a Letizia – “Maria! Obbligo o verità?”
M – “Obbligo!”
L – “Dai, inizio anche io in modo soft per riscaldarci…stacca quel bottone!”
Maria rise – “E meno male che era soft…”
L – “Mica ti ho ordinato di fare una spagnola a qualcuno…forza, sbottona!”
Così fece.
Il cardigan si aprì, il bottone riuscì finalmente a respirare, le tette furono liberate per la gioia dei presenti.
Fu il turno di Maria.
Guardò Letizia: - “Amore, obbligo o verità?”
L – “Obbligo!”
M – “Ti rendo pan per focaccia”
Letizia si guardò il petto – “Ma io non ho bottoni da staccare!”
M – “No, quindi togli il pantalone. Io mostro il mio punto forte, le tette, tu mostri il tuo, quindi il culo…”
Non se lo fece ripetere.
Si alzò, sfilò i pantaloni e li lanciò.
Fece una giravolta, aveva un perizoma nero, ma la parte davanti era totalmente trasparente.
Applauso. Fischi di approvazione.
Si buttò nuovamente sul divano.
Era il mio turno.
Chiesi a Maria, che scese verità.
Io – “Quando è stato l’ultimo orgasmo che hai avuto?”
Maria ci pensò un attimo – “Mercoledì!”
Ah, guarda caso…
Nuovamente Fabrizio.
Chiese alla sua ragazza, che scelse verità.
F – “Quanto sei eccitata da 1 a 10?”
Letizia aprì le gambe, infilò due dita nella figa e le tirò fuori mostrandole al mio amico – “Tu che dici?”
Erano bagnatissime, riuscivo a vederle lucide.
Sembrava le avesse infilate in un bicchiere pieno d’acqua.
L – “Ora…sempre Maria!”
M – “Obbligo!”
L – “Perché non replichi la spagnola che hai fatto a Fabry? Così la mostri anche a Marco…”
Maria sgranò gli occhi.
Ci fu un attimo di silenzio.
M – “No dai…”
L – “Conosci le regole, non ti puoi tirare indietro!”
Maria mi guardò, non dissi nulla.
Ero impassibile, ma il mio pacco voleva esplodere.
Si alzò, e si inginocchiò di fronte il mio amico.
Tolse il cardigan, anche se non ce n’era bisogno dato che era tutto aperto.
Slacciò il suo jeans, lo abbassò di quel tanto che le consentì di tirarglielo fuori, ovviamente già in tiro.
Fabrizio sorrideva, ma la fermò un attimo – “Così all’asciutto però rischi di farmi male…”
Maria allora fece colare un rivolo abbondante di saliva sul cazzo, e la spalmò con due dita così da bagnarlo del tutto.
A quel punto lo avvolse con le tette, ed iniziò una spagnola con i fiocchi.
Loro due si guardavano a vicenda, io guardavo loro, Letizia guardava me.
Quell’atto sembrava non finire più.
M – “Leti, pensi che possa bastare?”
L – “Si, direi di si…”
Si fermò, alzandosi e sedendosi sulla poltrona.
Letizia si rivolse al suo compagno – “Ti vedo a tuo agio, sembra che ti sia già abituato alle sue tette..”
Guardò poi me – “Che ne pensi allora?”
Risposi – “Che sia una maestra nell’arte della spagnola, lo so per esperienza!”
Prese la parola Maria, guardandomi – “Obbligo o verità?”
Ci pensai.
Verità.
M – “E in cosa è maestra Letizia dato che hai avuto modo di provare?”
Avrei voluto rispondere che era una professionista nel farsi sfondare il culo.
Ma non potevo.
Contravvenni alle regole del gioco, non fui del tutto sincero ma rimasi vago.
Volli comunque punzecchiare il mio amico, che si era appena goduto un lavoretto della mia ragazza – “E’ una maestra nel prendere dimensioni importanti…”
Letizia scoppiò a ridere.
Gli altri due un po’ meno.
Fabrizio proseguì, si rivolse a Maria che scelse verità – “Quell’orgasmo di mercoledì è stato l’unico?”
Maria rispose in modo secco – “No, non è stato l’unico…”
[continua]
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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