tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 29)
02.04.2026 |
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"“Potrebbe…chissà! Lascio a te l'immaginazione…potrebbe essere successo nulla, o qualcosa, o tanto, o tutto, o più di quello che pensi!”
Non risposi..."
Lungo la strada per rientrare a casa, il dolore non diminuiva. Non vedevo l'ora di arrivare, per masturbarmi e liberarmi da questo supplizio.
Mi infastidiva molto, però, dover fare da solo.
Non ero quasi più abituato…
Letizia era andata via con Fabrizio, non potevo chiamarla.
Mi venne in mente chi avrebbe potuto aiutarmi!
Inviai un messaggio su Instagram a Venera, come sempre un semplice saluto per evitare discussioni inutili nel caso fosse stata in compagnia del fidanzato.
Mi rispose subito, dicendo di essere in giro con le amiche e che sarebbe rientrata a breve a casa.
Le dissi di passare da me prima di tornare a casa, obiettó che ne aveva voglia ma non poteva tornare troppo tardi a casa, aveva già avvisato il suo compagno circa un orario approssimativo di rientro.
Recuperai il suo ultimo messaggio, nel quale mi aveva scritto che non poteva più fare a meno di me, e che voleva essere usata.
Le dissi che era il momento giusto, che avremmo fatto in fretta, che volevo solo un pompino veloce e che volevo inondarle il viso con il grosso carico che avevo accumulato.
Sentirsi dire queste cose la accendevano.
Accettó, affermando che stava salutando le amiche per correre da me.
Passarono una ventina di minuti.
Sali in casa, mi baciò.
Le ordinai di togliere maglione e reggiseno, di inginocchiarsi e succhiarmelo.
Obbedì, con una luce di eccitazione negli occhi.
Inizió un buon lavoro, impiegai neanche due minuti.
La fermai pochi istanti prima, mi masturbai velocemente.
Le urlai di chiudere gli occhi.
Lanciai un urlo che stupì me stesso, potendo liberare ogni sofferenza accumulata tutto il giorno.
La quantità fu impressionante.
Mai avevo avuto un simile carico.
Sei abbondanti fiotti inondarono Venera.
Le sporcai abbondantemente l'intero viso, rimase sconvolta.
Le infilai nuovamente il mio arnese in bocca per farmi ripulire da ogni goccia rimasta nel mio canale.
Aveva gli occhi chiusi, il viso bianco, lo sperma denso le colava dal naso e scendeva lentamente fino al mento.
La liberai, avevo il fiatone e non poteva aprire gli occhi.
“Oddio! Ma quanto ne avevi? Non vedo niente!”
La presi per mano e la accompagnai in bagno, per farle dare una ripulita.
Mi fissó, e rise.
“Mai vista una cosa del genere!”
Il dolore stava diminuendo.
L'intera stanchezza della giornata si stava velocemente impossessando di me, volevo solo se ne andasse.
V - “Ma quando scopiamo?”
Io - “Dipende…quando riesci a liberarti un paio d'ore?”
V - “Fra due settimane andrà una decina di giorni in Congo per lavoro…ma io non posso aspettare così tanto! E se prendessi un giorno di ferie? A lui potrei dire che sono in ufficio…”
Avrei dovuto chiedere un giorno libero anche io.
Non ne avevo voglia, in fondo non avevo bisogno di scopare.
Volevo umiliarla, quello si.
Come avevo appena fatto.
Volevo diventasse la mia slave, solo per un capriccio personale.
Ma non ne avevo necessità.
Io - “Io di giorno per ora non riesco proprio, sto seguendo un progetto troppo importante…mi sa che dovrai resistere! Ma ti avviso…dovrai essere ai miei ordini, obbedire a tutto quello che ti dirò! Senza fiatare!”
V - “Tutto quello che vorrai!”
Andò via, finalmente riuscii a dormire.
Al mattino mi sbrigai per andare in ufficio.
Alle 10 decisi di fare una piccola pausa, in attesa di iniziare una riunione.
Inviai un messaggio alla mia ragazza, per sapere cosa stesse facendo.
Mi rispose subito.
Era a casa, quasi pronta per uscire.
Ma, invece di andare in biblioteca a studiare, mi informó che sarebbe andata a casa di un suo collega, tale Giovanni, per fare una full immersion tutto il giorno prima dell'esame imminente di diritto privato.
Mi inviò una foto scattata di fronte lo specchio della sua camera.
Molto semplice, aveva addosso un pantalone color beige, ed un maglioncino bianco, leggermente trasparente, piuttosto scollato.
Si vedeva il reggiseno in pizzo nero, ed era già rassicurante il fatto che non avesse il seno libero.
Aveva un leggero trucco, e stranamente il rossetto rosso applicato sulle labbra.
Era tutto abbastanza normale, mi stupì solo il rossetto.
Mi disse semplicemente che si sentiva più a suo agio con un po’ di trucco.
Non compresi del tutto, ma non diedi più tanto peso al suo outfit.
Le augurai buono studio, ed entrai in riunione.
Dopo un paio d'ore le Inviai un messaggio per sapere come stesse andando, stranamente WhatsApp indicava una sola spunta.
Il messaggio non era ancora arrivato a destinazione.
Riguardati dopo poco, il messaggio era ancora lì, non ricevuto.
Alle 14 nessuna novità.
La chiamai, la risposta della segreteria indicava il cellulare spento o irraggiungibile.
Guardai il cellulare ogni cinque minuti, iniziavo a preoccuparmi.
Il mio cellulare vibró alle 17.00, mentre stavo per spegnere il computer.
Finalmente un messaggio di Maria, un segnale di vita.
"Scusa amore! A casa di Giovanni il telefono non prende proprio, è una casa vecchia con i muri spessi, solo qui in bagno riesco ad avere un po' di segnale... Siamo stati chiusi in casa a ripetere tutto il giorno, non mi sono nemmeno accorta dell'ora! Sono esausta mentalmente e fisicamente!”
Mi invió due foto.
Nella prima, fece uno scatto con il cellulare di fronte lo specchio del bagno.
La guardai bene.
La guardai più volte.
Era irriconoscibile rispetto alla foto del mattino.
Il maglioncino bianco era indossato al rovescio, con l'etichetta che spuntava goffamente sul collo.
Il reggiseno era sparito, e la scollatura rivelava l'assenza di qualsiasi barriera.
Il rossetto rosso era completamente cancellato, lasciando le labbra gonfie, e il mascara era colato, sporcandole le palpebre.
Il pantalone era l'unico aspetto rimasto intanto.
Chiesi spiegazioni di tutti questi particolari.
La risposta mi lasció perplesso.
“In effetti sono un disastro... Oggi fa un caldo atroce, c'erano 28 gradi, lo scirocco di oggi mi stava soffocando! In più Giovanni credo abbia il riscaldamento rotto e impostato al massimo! Ho dovuto togliere il reggiseno perché non respiravo più, mi opprimeva…Mi sono rivestita in fretta e devo aver messo il maglione al contrario! Giovanni ha riso un sacco quando me l'ha fatto notare, ma sono rimasta così per ridere! Mi sono sentita un po’ spudorata a stare così, ma con questo caldo era l'unico modo per studiare..."
Conoscevo quel maglioncino.
Senza reggiseno, significava mostrare tutto al primo movimento.
Tra l'altro era anche leggermente trasparente, i capezzoli erano poco nascosti.
La ammonii, secondo me era troppo nuda per un semplice studio.
“Avevo caldo, che dovevo fare? Si, lo so, a volte dovevo ripetere due volte quello che dicevo perché era distratto, ma vabbè…”
Chiesi del rossetto e del trucco sbavato.
Mi rispose che il rossetto era andato via pian piano bevendo, e lo aveva lasciato tutto sul bicchiere.
E il trucco era colato per via del sudore.
Continuavo ad essere poco convinto.
Aprii anche la seconda foto.
Un po’ sfocata, inquadrava quello che mi sembrava un pavimento in parquet e parzialmente I piedi di quello che mi sembravano essere di un letto.
Si vedeva, a terra all'angolo, quasi appallottolato, un pantalone beige.
Chiesi cosa fosse.
“Scusa, non la considerare…deve essere partita una foto senza volerlo!”
Era un letto?
Il pantalone era suo? Un colore troppo particolare per essere una coincidenza.
“Si, mi aveva offerto un caffè, e mi ero sporcata sulla coscia…per non rimanere così tutto il giorno, mi ha dato un paio di pantaloncini suoi che mi stavano enormi! Quando ripetevo un argomento, passeggiavo e dovevo continuamente tirarli su…un paio di volte sono pure inciampata e sono finita con il culo all'insù ahahah!"
Inviai una faccina stupita.
"Hai ragione, che figuraccia, meno male che non ho mai le mutande della nonna! Ho iniziato a ridere e non riuscivo ad alzarmi, praticamente mi ha sollevata di peso buttandomi sul letto, mettendo un braccio fra le cosce e un altro fra le tette, ma non lo avrà fatto apposta… era il modo più pratico per tirarmi su…”
Feci uno zoom, nessuna macchia sulle cosce.
Si giustificó dicendo che era lateralmente, e dalla foto non si vedeva.
Mah…
Feci un altro zoom.
Un segno rosso sul collo, ben marcato e localizzato.
Chiesi ironicamente se si fosse rovesciata il caffè anche lì.
“Ah non lo so, forse mi sono solo grattata con forza e magari il sudore ha peggiorato tutto…”
Sbottai.
Le dissi di non prendermi in giro, che quello era un succhiotto, e che i pantaloni a terra erano ben altro segnale…se li avesse tolti in bagno, sarebbero stati piegati normalmente e non appallottolati a terra.
“Mamma mia come sei insistente… E va bene, I pantaloni li ho tolti davanti a lui...Ma che cambia? In perizoma come intimo, o in perizoma al mare, è la stessa cosa!”
Chiesi stizzito se anche il reggiseno lo avesse tolto davanti a lui.
“Si ma mi sono messa di spalle, per questo l'ho indossato al contrario… Ho cercato di essere veloce, non credo mi abbia vista davanti in quel momento!”
In un altro momento si, evidentemente.
Continuai a chiedere spiegazioni.
“Sei un rompicoglioni! Ok lo ammetto, mentre mi tirava su, e ridevo come una disperata, mi ha scostato i capelli dal collo e mi ha dato un morso che poi è diventata una leccata ed un mezzo succhiotto...E sai una cosa? Non mi sono scostata! Anzi, mi è scivolata una mano tra i suoi capelli mentre lui mi teneva stretta per le tette sotto il maglione... È stato un momento di studio molto profondo…”
Le risposi che secondo me c'era tanto altro.
“E anche se fosse successo qualcosa di più, che male ci sarebbe? Non sei tu quello che vuole vedermi e sapermi spudorata? Volevi che facessi la zoccola! Ti piace sapere che sono una poco di buono… Ti eccita l'idea che un altro uomo si ecciti, e magari che mi usi come gli pare mentre tu sei lì a zoomare sulle foto in ufficio! In fondo... è quello che vuoi, no? Sapermi posseduta da un altro, magari vedermi posseduta come con Fabrizio!”
Era una ammissione.
“Potrebbe…chissà! Lascio a te l'immaginazione…potrebbe essere successo nulla, o qualcosa, o tanto, o tutto, o più di quello che pensi!”
Non risposi.
“Comunque sono all'ultima fermata dell'autobus, ci sentiamo dopo. Ti amo!”
Rimasi interdetto.
Inviai gli screen a Letizia, che mi disse avrebbe indagato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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