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La fidanzata del mio amico (parte 20)


di Sicilydoc85
09.02.2026    |    6.333    |    6 9.8
"Non sapevo se il suo ragazzo fosse già tornato, non potevo contattarla direttamente..."
La settimana trascorse normalmente.
Il lavoro fu asfissiante, non mi lasciò neanche il tempo per poter ripensare a tutte le recenti emozioni provate, né alle evoluzioni che avevano caratterizzato il rapporto fra le due coppie.

Saltai persino gli allenamenti in palestra.
Riuscivo a sentire a malapena Letizia con qualche messaggio, e Maria con brevi videochiamate prima di crollare per la notte.
Nessuna delle due mi provocava.
Mi straniva tutto ciò, ma non me ne preoccupai più di tanto.

Una settimana di riposo anche per il mio uccello non mi dispiaceva, era stato messo abbastanza a dura prova.

Feci invece una bella chiacchierata con Fabrizio.
Senza vergogna, parlammo apertamente di tutto, di quanto questo gioco fosse quasi senza controllo, senza regole.
Voleva accertarsi che fra noi l’amicizia fosse rimasta intatta, considerando che entrambi eravamo stati a letto con l’altrui ragazza.
Gli dissi che era tutto ok, che quel gioco era inaspettato ma stimolante, che era arrivato in modo naturale.
L’importante era fare tutto ciò che stava bene ai componenti, ci saremmo fermati nel momento in cui qualcuno avesse avvertito imbarazzo o fastidio.
Eravamo giovani, affiatati, fantasiosi, pieni di voglie, ed ora anche senza tabù.
In fondo, chi ha stabilito cosa è normale, e cosa non lo è?
Ci raccontammo le due scopate, le sensazioni, le voglie, i rimpianti per non aver fatto qualcosa in particolare.
Era chiaramente dispiaciuto per aver concluso prima del previsto il suo regalo, ma di non aver resistito alla visione di Maria nuda che si palpava le tette mentre gemeva.
Era ossessionato dalle sue tette.

Come dargli torto?
La sua terza molto abbondante attirava l’attenzione di chiunque fosse a vista.
Erano in modalità anti-gravità, il reggiseno non le serviva.
E più le metteva in mostra, più mi eccitava.
Anzi, mi eccitava saperla troia ed esibizionista.

Sapeva molto bene che era plasmato da quell'altra troia.
Si, quella che era sulla carta la sua ragazza.
Quella ragazza che, alle sue spalle, si è divertita parecchio alle sue spalle.
La stessa che da qualche mese si fa aprire il culo dalla mia asta, e che ha lentamente e finemente lavorato per rimescolare le coppie.
Se solo Fabrizio sapesse…

Chiudemmo la telefonata con l’accordo che avremmo proseguito il gioco, senza pensare troppo ed affidandoci alle sensazioni.

Venerdì sera.
Nessuno voleva uscire da casa, tutti provati dai vari impegni.
Maria crollò abbastanza presto.
Letizia invece mi scrisse su whatsapp.

L – “Io fra poco crollo, ma prima ho due cose da dirti!”

Io – “Dimmi pure!”

L – “La prima è una domanda…per quale motivo Venera mi ha chiesto di te in palestra?”

Dovetti fare il finto tonto – “E io che ne so?”

L – “Non è che fai il galletto con lei quando io non ci sono?”

Io – “Io vado in palestra per allenarmi…poi, se qualcuno mi rivolge la parola, non posso certo fare il maleducato e non rispondere!”

L – “Guai a te se capisco o sento che c’è qualcosa fra di voi! Il tuo cazzo non deve uscire dal nostro menage!”

Io – “Ma che motivo avrei di farmi un’altra, quando mi scopo già due troioni da combattimento?”

L – “Amore mio, qui ti sbagli! Siamo noi due che ci scopiamo te, non il contrario! C’è una bella differenza, siamo noi che decidiamo dove, come e quando!”

Io – “Veramente sei tu che decidi dove, come e quando! Decidi quando farti sbattere da me, quando farti sbattere da Fabrizio, e anche quando Maria si fa sbattere dal tuo ragazzo!”

L – “Ecco, questa è l’altra cosa che volevo dirti…”

Io – “Sarebbe?”

L – “Non decido più solo io a quanto pare…”

Io – “Cioè?”

L – “Mercoledì i nostri fidanzati hanno pensato bene di darsi da fare…”

Io – “Un’altra videochiamata?”

L – “No no, stavolta nulla di virtuale…”

Io – “Ma quando? Dove?”

L – “Te l’ho detto, mercoledì. Aspetta accendo il tablet e ti mando le foto della conversazione su telegram…”

Passarono un paio di minuti, Letizia mi inviò alcune foto.

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Lunedì, ore 22.08

F – "Però mica me la sono goduta come avrei voluto…è stata tutta colpa tua e delle tue tette!"

M – "Eh bello mio, cosa posso farci? L’occasione l’hai avuta, te la sei giocata male! "

F - "E mi serve un minimo di tempo per abituarmi a certe scene! Ero troppo eccitato, di solito duro di più..."

M – "E pensare che ti ho anche aiutato…negli ultimi mesi hai visto foto, video, mi hai vista al mare senza reggiseno, mi hai palpata quando eravamo a quella festa. Ti ho persino fatto un pompino nuda in bagno e mi hai schizzato sul petto. Che altro dovevo fare? Senza tutto questo saresti venuto in un minuto?"

F – " Possibile ahahahahah. Ma ora ho superato la fase critica, sono sicuro che non avrei problemi…"

M –" E quindi?"

F - " Quindi mi merito una seconda chance, non credi?"

M – " E perché mai pensi di meritartela?"

F - " Perché ti piaccio. Perché ti piace il mio cazzo. Perché da tempo sognavi di fartelo. Perché ti è piaciuto succhiarmelo. Perché ti è piaciuto quando ti ho leccata. Perché prima di sborrare stavi godendo da brava porca quale sei. Perché ti eccita sapermi col cazzo duro mentre ti penso o ti guardo. Hai il coraggio di negarlo?"

M - "Forse...*

F – "Lo neghi?"

M – "No…"

F – "Quindi? Non me la merito una seconda chance?"

M – "Si, certo…ora chiedo a Letizia di darmi di nuovo il permesso! Manda a fanculo prima me e poi te. E per vendicarsi si fa Marco!"

F – "Probabile. Ma se rimanesse fra noi due…"

M - "Smettila..."

F – "Pensaci. Non lo saprebbe nessun altro..."

M – "Non lo so…"

F – "Già virtualmente abbiamo giocato di nascosto. Ormai togliamoci lo sfizio per bene..."

M – "La sera non posso mai, lo sai!"

F – "E di giorno? Non riesci mai a svincolati? Potresti saltare una lezione…"

M – "Mmm il professore di diritto penale ha avvisato oggi che la lezione di mercoledì pomeriggio è annullata…"

F – "Perfetto! Io mi metto in malattia per quel giorno, casualmente non starò bene…"

M – "Quindi devo venire da te?"

F – "Si, quando vuoi!"

M – "Quindi hai il cazzo duro ora?"

F – "Ce l’ho duro da quando abbiamo iniziato col primo messaggio!"

M – "E cosa mi faresti?"

F – "Lo stesso che ti farò mercoledì!"

M – "Cioè?"

F – "Vuoi saperlo ora, o vuoi scoprirlo appena vieni?"

M – "La seconda…"

F – "A che ora verrai?"

M – "Finisco la lezione alle 15, una ventina di minuti e arrivo. Ora dormo. Buonanotte!"

F – "Buonanotte!"


Mercoledì, ore 15.05

M – "Ho finito, arrivo!"

F – "Ti aspetto!"

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Sgranai gli occhi.

L – “Gliela farò pagare ad entrambi! Intanto domani pomeriggio vengo da te, se hai impegni non me ne frega un cazzo…disdici tutto. Mi devi sfondare! Sarò più zoccola che mai!”

Ci salutammo.
La stanchezza lasciò il posto ad altro.
Sapevo che sarebbe stata impegnata tutto il giorno con le lezioni all'università.
Anzi, ora che ci penso, mi scrisse proprio che stava per entrare in aula per la lezione.
invece la stronza è andata a farsi sbattere.
Ed il mio amico, il giorno prima, sembrava quasi timoroso di continuare questo gioco a quattro che si era creato… forse un attimo di rimorso per quello che stava per fare alle mie spalle?

Ero eccitato. Un po’ arrabbiato, un po’ eccitato.
Mezzanotte. Non riuscivo a dormire.
Avevo l’adrenalina a mille.
Aprii Instagram.
C’era una storia di Venera, piuttosto banale.
Mi venne voglia di rivederla.
No, forse non è il termine corretto…volevo usarla nuovamente, come fosse una bambola, solo per il mio piacere carnale.
Avevo bisogno di sfogarmi.

Le commentai la foto, gettai l’amo.
Non sapevo se il suo ragazzo fosse già tornato, non potevo contattarla direttamente.
Mi rispose, chiedendomi che fine avessi fatto dato che non mi aveva visto in palestra per tutta la settimana.
Le chiesi cosa stesse facendo e scoprii che il suo ragazzo non era ancora rientrato dalla trasferta di lavoro.
Sarebbe stata sola fino all’indomani.

Io – “E perché non ci vediamo allora?”

V – “Ma quando?”

Io – “Ora! Fra 10 minuti posso essere da te!”

V – “Che vorresti fare?”

Io – “Impedirti domani di camminare bene…”

V – “Speravo di sentirtelo dire, ti aspetto!”

Io – “Arrivo! Hai il tempo di mettere il completino più porco che hai!”

Indossai un jeans ed un maglioncino, in 10 minuti ero davvero a casa sua.
La porta era socchiusa, entrai e la chiusi.
La luce era soffusa, la tv accesa.
Da una stanza spuntò Venera.
Aveva un reggiseno ed un perizoma neri, in tessuto trasparente, con delle cinghie laterali molto sottili.

V – “Il completino è nuovo, spero sia di tuo gradimento. Avrei dovuto usarlo domani con il mio ragazzo, ma voglio farti questo regalino di essere il primo a vedermelo addosso…”

Si avvicinò verso di me, la fermai a distanza di due metri.
Le ordinai di girarsi.
Nonostante i fianchi un po’ larghi, quel perizoma le stava molto bene.
Le fissai il culo.

Io – “Abbassa lentamente le spalline!”

Obbedì.

Io – “Ora porta una mano dietro e slaccia il reggiseno!”

Così fece.

Io – “Molto bene. Ora allarga leggermente le gambe, sfila il perizoma, lentamente, mentre ti pieghi in avanti!”

Non obiettò, e fece esattamente come ordinato.
Si tirò su, rimanendo di spalle in attesa di altre istruzioni.

Io – “Girati, mettiti a quattro zampe e vieni verso di me!”

Arrivata davanti a me, si mise a quattro zampe.
La fissai, non ci fu bisogno di dirle nulla.
Mi slacciò la cintura ed i bottoni dei jeans, li abbassò e tirò fuori la mia asta che svettò davanti al suo viso.
Lo afferrò con la mano destra, e lo fissò – “Sembra più grosso dell’altra volta!”

Io – “Invece è lo stesso, ora fammi vedere quanto lo desideravi!”

Lo maneggiò qualche secondo, poi leccò le palle e risalì fino al glande.
Cercò di aprire la bocca al massimo, e ne infilò il più possibile.
Mentre cercava di pompare, le bloccai la testa con una mano fino a farla quasi soffocare.
Tossì, ed una lacrima scese sul suo viso.
Mi guardò stupita, le dissi di ricominciare.
Anche stavolta obbedì.
Io intanto mi liberai del maglioncino.

Uscii dalla sua bocca.
Lasciai anche i pantaloni a terra.
Generalmente amo leccare la figa, donare piacere, sentire la donna che si contorce grazie alla mia lingua.
Non stavolta.
Volevo solo sfogarmi.
Ancora in piedi, sollevai Venera di forza mettendole le gambe attorno alla mia vita.

Per fortuna, era già un lago.
La penetrai in un solo colpo, emise un gemito che le spezzò il fiato.

Io – “Dov’è la camera da letto?”

V – “Il divano non ti piace?”

Io – “No, anche il letto deve sapere come deve essere scopata una donna!”

V – “Ok ma aumenta il volume della tv!”

Allungai la mano per prendere il telecomando, alzai il volume della tv e la portai in camera.
Ci lanciammo sul letto, ed iniziai a sbatterla più forte che potevo.
Con una mano dovetti tapparle la bocca, il rischio era di sovrastare anche la tv che aveva un volume già alto.
Un primo orgasmo la sconvolse.
Per un’ora, quel letto venne messo a dura prova.
Una posizione dietro l’altra, una venuta dietro l’altra.

Sentii suonare il campanello di casa.
Mi fermai.
In quel momento, Venera era a pecora, con i polsi legati con un foulard.
Con una mano ero aggrappato al suo fianco, l’altra mano le tirava i capelli, mentre la stavo montando duramente.

Io – “Ma hanno bussato alla porta?”

Venera era in affanno – “Eh? Ma che dici! Sarà la tv!”
Pensai che potesse avere ragione, ripresi a sbatterla.
Sentii nuovamente il campanello.

Io – “Guarda che è il campanello di casa, hanno bussato di nuovo! Non è che è tornato prima?”

V – “Non credo, ha il volo alle 9…e poi ha le chiavi!”

Si diresse di corsa verso la porta, zoppicando.
Guardò dallo spioncino.

Abbassò il volume della tv, ed urlò – “Un attimo, arrivo!”
Tornò in camera, mi disse sottovoce che era la sua vicina.
Si guardò allo specchio per darsi una sistemata ai capelli.
Aveva il culo bordeaux per le forti sculacciate che le avevo assestato.
Aprì l’armadio, afferrò una vestaglia e la indossò.
Mi disse di fare silenzio. si diresse verso la porta e l'aprì.

La vicina la rimproverò duramente per il volume alto della tv a quell’ora della notte, in effetti era l’una e mezza.
Venera si scusò, adducendo che si era addormentata.

Chiuse la porta, tornò in camera.
Scoppiò a ridere, io insieme a lei.
Mi avvicinai a lei, le aprii la vestaglia e la feci scivolare a terra.

V – “Non possiamo fare rumore, ci sentirebbero!”

Io – “Peccato, volevo finire di romperti!”

V – “Ti manca tanto per venire? Vuoi che te lo succhio?”

Io – “No, facciamo così!”

La presi per mano, e la portai di fronte lo specchio.

Io – “Mettiti in ginocchio. Ora mi masturbo di fronte a te. Tu guardati e guardami allo specchio. Appena te lo dico io, apri la bocca ed esci la lingua. Voglio sborrarti e schizzarti in bocca, e ti finirà anche in faccia. E poi guardati così porca allo specchio!”

Obbedì ancora una volta.
Dovetti concentrarmi, ma alla fine le schizzai fiotti potenti ed abbondanti.
Alcuni andarono dritti in gola, altri sul naso e sulla guancia.
Glielo infilai nuovamente in bocca per farmelo ripulire fino all’ultima goccia.
La lasciai lì, in ginocchio, esausta, dolorante, con il viso sporco di sperma, e mi diressi in bagno per darmi una lavata.
Cinque minuti dopo ero di fronte la porta, pronto per andare via.
Avevo fatto ciò che mi serviva, in quel momento avevo solo bisogno di dormire.
Venera intanto aveva indossato la vestaglia e si era ripulita il viso.
Prima di abbassare la maniglia, mi diede un bacio sulle labbra che a malapena ricambiai.
Aprii la porta e andai via.
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