tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 26)
24.03.2026 |
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"Probabilmente erano in preda all’eccitazione, ricambiarono quei baci con passione..."
Le risposi – “Farai tutto quello che ti dico? Qualsiasi cosa?”Pochi secondi dopo, la sua risposta – “Qualsiasi cosa, ad ogni costo!”
Le avrei fatto sapere.
L’idea di avere una schiava, fidanzata e dipendente dal mio cazzo, non mi dispiaceva affatto.
La settimana volò senza sorprese.
Lavoro di giorno, palestra a giorni alterni nel tardo pomeriggio.
Letizia mantenne il suo atteggiamento provocante in palestra con leggins molto sottili che diventavano quasi trasparenti quando si piegava.
Non beccai Venera.
Venerdì pomeriggio presi qualche ora di permesso per una visita medica.
Mi sbrigai prima del previsto.
Nel tragitto per tornare in macchina, notai l’insegna di un sexy shop.
Decisi di passarci.
Entrai senza avere grosse idee, ma volevo qualcosa che potesse farci giocare tutti e quattro.
Si presentò la commessa.
Molto carina, bionda, top scollato e due tette che facevano provincia ma evidentemente rifatte.
Le raccontai la situazione, e le chiesi di darmi qualche consiglio.
Particolarmente curiosa, mi riempì di domande arrivando a definire le ragazze molto fortunate.
Guardai intimo, guardai falli in gomma e in plastica.
Manette, frustini, maschere.
Poi adocchiai un ovetto vibrante wireless.
Ne acquistai due.
Ed anche due vestitini molto sexy adatti alle ragazze.
Tornato a casa, proposi al gruppetto un sabato sera in una nuova discoteca fuori città.
Dovevamo però trovarci prima in casa mia.
Curiosi del perché, rimandai ogni domanda senza sbottonarmi.
Informai anche le ragazze che avrebbero trovato il loro vestiario, dovevano solo portare i trucchi.
Passai il sabato fra pulizie e qualche lavoretto in casa.
Alle 21.30, il citofono suonò.
Fabrizio era passato a prendere le nostre donne.
All’arrivo, mille domande.
Diedi un sacchetto a Maria ed uno a Letizia, e dissi loro di andarsi a cambiare e preparare in bagno.
Ma prima, feci notare a tutti un cesto sulla tavola.
All’interno, coperti da un tovagliolo bianco, i due ovetti e i relativi telecomandi.
L – “Che significa?”
Io – “Significa che voi donzelle ne prendete uno ciascuno, e ve lo mettete! Noi maschietti terremo i telecomandi…”
M – “Ho l’impressione che sarà una serata movimentata!”
Io – “Ah, dimenticavo…non ho idea di quale telecomando azioni quale ovetto, li ho mischiati…per cui non so come saremo organizzati!”
Fabrizio scoppiò a ridere, le ragazze si guardarono e sussurrarono qualcosa che non capii.
Io – “Un’ultima cosa…potete lasciare il vostro intimo per terra! Stasera non vi servirà...”
L – “Chi ti ha detto che lo abbiamo?”
Intrigante.
Mentre si preparavano, Fabrizio mi chiese se davvero avessi mischiato i dispositivi.
Risposi che era tutto vero, per cui solo dopo avremmo saputo chi avrebbe fatto impazzire chi.
Noi lo avremmo capito facilmente, le donne sarebbero state con il dubbio fino all’ultimo.
Gli proposi anche di lasciare che le due ragazze passassero la serata come fossero sole, scatenandosi sulla pista da ballo, facendo rizzare un po’ di cazzi.
Avrebbero potuto ballare, strusciarsi, toccare e farsi palpare, ma senza andare oltre.
Le avremmo fatte impazzire con gli ovetti, a pochi metri di distanza, per controllare ed evitare che si creassero situazioni pericolose.
Accettò.
Le donne uscirono dal bagno.
Che meraviglia, avevo scelto molto bene.
Maria in un mini abito nero aderente, molto sensuale, con un profondo scollo che si allacciava dietro il collo, lasciando scoperte completamente le spalle. Lo scollo era però il pezzo forte, ad U, che scendeva fin sotto l’ombelico, e tre piccole sottili catene metalliche univano i due lembi di stoffa che coprivano i seni.
Letizia non era da meno, con un top, stile corsetto, con profonda scollatura a V stringato sul davanti, in pizzo trasparente sul seno e materiale lucido più sotto, ed una minigonna a vita bassa, molto corta ed aderente.
Avvisammo le ragazze di come avremmo passato la serata, ne furono contente.
In auto, guidava Fabrizio.
Al suo fianco, Letizia.
Sui sedili posteriori, io e Maria.
F – “Che ne dici se controlliamo che tutto funzioni?”
Io – “Mi sembra un’ottima idea!”
F – “Tre…due…uno…”
Simultaneamente, facemmo partire i due ovetti.
Un doppio gemito riempì l’abitacolo dell’auto.
Chissà chi avevo stimolato io, e chi il mio amico.
Ci fu però un piccolo imprevisto.
All’ingresso, fingemmo di essere un duo separato.
Ma, come in qualsiasi discoteca che si rispetti, alla vista di due puttanoni in modalità da combattimento, il buttafuori le fece entrare saltando la fila.
Noi maschietti impiegammo mezz’oretta prima di entrare.
Tremavamo.
Una volta riusciti ad accedere, le trovammo già scatenate su un cubo, senza sapere però cosa era successo prima.
Sotto loro, un nutrito gruppo di maschi allupati che tentavano di salire, senza riuscire per mancanza di spazio.
Facemmo partire nuovamente i nostri dispositivi, le ragazze interruppero il ballo.
Cercarono il nostro sguardo, e proseguirono con i balli dopo averli incrociati.
Si spostarono su un altro lato della pista, ci posizionammo ad un paio di metri da loro.
I nostri ovetti fecero il loro dovere, li usavamo ad alternanza.
Ci rendemmo conto che io avevo il telecomando di Maria, Fabrizio quello della sua ragazza.
Nel frattempo, due ragazzi si lanciarono.
Afferrarono le nostre donne, le fecero roteare, un ballo a stretto contatto, un tentativo di bacio andato a vuoto.
Letizia fece cenno a Maria se volesse bere, poi rivolse lo stesso gesto al ragazzo.
I quattro raggiunsero l’area drink, chiaramente offrirono gli ometti.
Mentre attendevano la preparazione del cocktail, entrambe ridevano e si atteggiavano in modo provocante con i due spasimanti.
Toccavano loro il petto, il braccio, frasi dette all'orecchio, uno schiaffetto simpatico sul viso, un abbraccio.
I ragazzi si girarono verso il barman e ritirare i bicchieri.
Ecco nuovamente i vibratori in azione.
Stavano sicuramente impazzendo perché si piegarono leggermente in avanti.
Presero i due per mano e li portarono nuovamente in pista.
Entrambe ci cercarono, guardandoci mentre sculettavano sul pacco dei due fortunati.
Letizia afferrò la mano del suo ballerino, la fece scorrere lungo il petto, la pancia, deviò per la coscia, e la fece risalire sul culo scoprendo la minigonna.
Maria non prese iniziativa, ma lasciò che il giovane si insinuasse nella parte superiore del vestitino.
Era il momento per entrambe di ricevere un’altra scossa.
Entrambe chiusero gli occhi ed aprirono leggermente la bocca.
Le espressioni facciali non lasciavano dubbio, un orgasmo le sconvolse.
Si girarono entrambe in modo da lasciarci visuale laterale delle coppie che si erano formate.
Sembravano in sincronia, non seppi mai se si erano messe d’accordo o se avevano semplicemente le stesse movenze naturali.
Si aggrapparono ciascuna al proprio ballerino, che piazzò le mani sul culo.
Ballo sensuale.
No, non è corretto.
Sembrava un movimento porno dei bacini.
Visi l’uno dinanzi l’altro, le labbra di Maria erano a pochi centimetri dallo spasimante, lo stesso Letizia con il suo.
I ragazzi tentavano di baciarle, ma entrambe si scostavano di quel che bastava per rimanere a pochi centimetri.
Decidemmo di dar loro il colpo di grazia.
Altra vibrazione, che lasciammo proseguire per diversi secondi.
Entrambe aprirono la bocca, i ragazzi ne approfittarono ed infilarono la lingua nella loro bocca.
Probabilmente erano in preda all’eccitazione, ricambiarono quei baci con passione.
Fabrizio mi disse che stavamo esagerando, lasciammo i telecomandi.
Le donne si staccarono dai due eccitatissimi ballerini, e se ne andarono.
Cercarono di trattenerle, ma si dimenarono per andare via.
Ci presero per mano, e ci portarono all’uscita.
M – “Salite in macchina, torniamo a casa!”
Temetti di aver osato troppo.
Salimmo in auto, posizionati come l’andata.
Fabrizio accese il motore, e partì.
Non uscimmo nemmeno dal parcheggio, che Maria mi slacciò i pantaloni e tirò fuori la mia asta.
La succhiò forse trenta secondi, poi si tolse l’ovetto, venne sopra di me, si impalò.
M – “Avete rischiato! Se aveste continuato ancora un po’, avremmo portato quei ragazzi in bagno!”
Letizia intanto aveva iniziato un pompino al suo fidanzato, che continuava a guidare.
Maria cavalcò come poche altre volte.
L – “Amore, fermati subito dove puoi! Ti voglio!”
F – “Ma dove mi fermo?”
L – “Dove cazzo vuoi, basta che ti fermi! Altrimenti tu continui a guidare e io vado dietro con loro e scopiamo a turno…fai tu!”
Pochi metri dopo, si infilò in una buia stradina di campagna, scesero entrambi e Letizia fu montata sul cofano mentre Maria continuava a cavalcarmi senza sosta.
Le sborrai in bocca, solo allora si calmò.
Si diede una sistemata ai capelli, nel frattempo anche i nostri amici terminarono il loro amplesso.
Lungo il ritorno, Maria chiese chi aveva il suo telecomando, ma rimanemmo vaghi senza rispondere per lasciarle nel dubbio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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