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La fidanzata del mio amico (parte 24)


di Sicilydoc85
21.03.2026    |    2.496    |    3 10.0
"“Ora noi non abbiamo limiti, abbiamo raggiunto la perfezione…nessuno potrà mai portarmi via da te..."
Risposi a Venera.
“Mi dispiace averti creato casini. Ne riparliamo però in un’altra occasione, ora non posso…”

Dormii come un bambino.
La domenica fu una giornata grigia e piovosa, rimanemmo in casa in totale relax.
Nulla in programma.

Sveglia tardi, colazione abbondante.
Un po’ di tv.
Pranzo.
Pisolino pomeridiano.
Nessuno dei due cercò intimità, eravamo entrambi sazi grazie alla serata precedente.

Ci spostammo in cucina, dovevo ancora sistemarla dopo il pranzo.
Ne approfittai però per indagare sulle esperienze universitarie di cui non mi aveva mai fatto cenno, almeno fino alla sera prima.

Io – “Allora…dovresti essere ben riposata!”

M – “Si ma…In che senso?”

Io – “Prima di crollare ieri, mi avevi detto di aver avuto anche un’altra avventura a tre…voglio saperne di più! Era un’altra festa? Con chi? Come si è sviluppata? Come è andata?”

M – “Eh quante domande! Va bene, ti racconto ma devi promettermi di non arrabbiarti!”

Io – “Perchè dovrei arrabbiarmi?”

M – “Ti ricordi la festa di laurea di Roberto? Noi due avevamo appena iniziato ad uscire…mi avevi riaccompagnata a casa la sera prima, eravamo andati al cinema!”

Io – “Certo che me la ricordo. Mi avevi detto che saresti andata solo per un saluto veloce. Ti ho scritto a mezzanotte e mi hai risposto all’alba. Ero quasi geloso, allora! Non dirmi che…”

M – “Avevi ragione ad esserlo. Ma non per quello che pensavi. Non c’era un altro uomo, erano due…”

Sospirai.
“Sentiamo…chi erano? Li conosco?”

Iniziò a raccontarmi.
“Uno lo hai conosciuto, proprio Roberto. L’altro era un suo amico, Davide.
Un tipo un po’ misterioso, con le spalle larghe e uno sguardo che sembrava spogliarti ad ogni parola. In effetti ero andata per un saluto, l’intenzione era veramente quella, ma una chiacchiera tira l’altra, un bicchiere tira l’altro…ho fatto tardi. Molto tardi..."

Io - "Continua..."

M - "Si era un po’ sparsa la voce del triangolo che avevo fatto qualche mese prima, ero considerata un po’ facile..."

Io -" Beh tanto torto non avevano evidentement..."

M - "Vaffanculo! Comunque Roberto mi ha stuzzicata tutta la sera chiedendomi un regalo di laurea speciale. Un po’ gliela filavo, facevo la stupida, ma non andavo oltre le battute. Poi sono andati via tutti, trovavano sempre una scusa per temporeggiare e farmi rimanere..."

Io - "Non credo ti abbiano costretta a rimanere..."

M - "No, la serata era piacevole. Poi eravamo rimasti in tre in quel salone enorme, con le luci basse e la musica techno che ancora non aveva staccato, anche se era più bassa!"

Io - "Ma non ho capito dove eravate!"

M - "Nella villa in campagna dei suoi genitori!"

Io - "Ho capito, vai avanti..."

M - "Mi sono ritrovata sul divano stanca e brilla, Roberto si è seduto accanto a me ed ha iniziato a baciarmi sul collo. Davide, invece di andarsene e lasciarci soli, è rimasto lì ad un passo da noi, guardandomi con una voglia che mi faceva mancare il respiro. In quel momento sinceramente avrei preferito stare da sola con Davide, mi interessava solo lui…”

Io – “Non li hai fermati immagino!”

M – “No…volevo vedere fin dove avrebbero osato. Roberto mi ha spinta sul divano di pelle, ed ha iniziato a sollevare il mio vestitino nero…quello corto che ti piaceva tanto. Te lo ricordi?”

Io – “Certo che me lo ricordo, mi veniva duro solo al pensiero di togliertelo…”

M – “Eh, non eri l’unico evidentemente. Ho chiuso gli occhi, mentre Roberto mi baciava e mi palpava le tette, ho sentito due mani che mi afferravano le caviglie. Mi ha trascinata verso il bordo del divano e me le ha aperte…”

Io – “Scommetto che eri già bagnata!”

M – “Già! Ma è stata la decisione di Davide a darmi quell’impulso…mentre Roberto si occupava di spogliarmi la parte superiore, mordicchiandomi le labbra per zittire i miei gemiti, Davide era tra le mie gambe. Me la stavo godendo di più rispetto al triangolo precedente, non lo so perché…mi sono goduta le quattro mani che esploravano ogni centimetro del mio corpo…”

Io – “E non solo quelle…”

M – “E non solo quelle…mi sono lasciata andare!”

Io – “Com’erano? Dotati? Più o meno di me?”

M – “Erano ben messi, un po’ meno di te. Tipo Fabrizio. Ma non era solo quello…Era il modo in cui non mi lasciavano un attimo di tregua…”

Io – “Cioè?”

M – “Nel senso che non si sono mai fermati. Mi hanno rigirata, sollevata, usata, sbattuta, scopata a turno e poi insieme! Veniva uno, l’altro mi scopava…poi veniva l’altro, e nel frattempo il primo si era ripreso e ricominciava. Per tre volte! Per questo ti ho scritto all’alba…”

Io – “Tre volte? Ti hanno distrutta…”

M – “Direi di si! Mi ricordo la seconda volta…ero già stanca, distesa sul tappeto, pensavo che avessimo finito. Anche perché ero già abbastanza soddisfatta. Roberto era appena venuto di nuovo, ed era pure lui disteso vicino a me. Davide invece era in piedi. Non me lo aspettavo, mi ha messa a pecora ed ha ricominciato più forte di prima!”

Io – “Hai fatto anche una doppia?”

M – “Ci abbiamo provato, ma non ci siamo riusciti…non erano molto coordinati…”

Io – “E il terzo round?”

M – “E’ stato più lento, eravamo tutti a pezzi. Davide è venuto la terza volta, Roberto non ci è riuscito e gli si è ammosciato perché era troppo stanco. Ci siamo addormentati tutti sul tappeto, mi sono svegliata sentendo il cellulare, mia mamma alle 6 si è preoccupata non vedendomi rientrare…”

Io – “E direi! Come sei tornata?”

M – “Mi ha accompagnata Davide!”

Mi fermai un attimo.
*Quindi…ricapitoliamo: mentre io ero a casa a dormire, tu ti sei fatta scopare tutta la notte da questi due! Ecco perché il giorno dopo hai dormito fino al pomeriggio…Ora mi spiego tutto. C’è altro?”

Aveva lo sguardo un po’ fisso nel vuoto.

M – “Ci sei?”

Mi guardò – “No…c’è un’altra cosa che devo dirti!”

Io – “Ancora? Che altro hai fatto?”

M – “Quella notte non è stata la fine, ma l’inizio di qualcosa che è durato per due mesi più o meno…mentre noi uscivamo, io continuavo a vedere Davide…”

Ero di sasso – “Mentre stavi con me?”

M – “Non stavamo insieme, ci stavamo conoscendo…dopo quella notte mi ha cercata, e io non ho saputo dire di no! Era come una droga, mi piaceva come mi prendeva, era come un animale…con te era tutto dolce all’inizio, con lui animalesco!

Io - "E io facevo la parte del coglione corno!"

M "Non dire così! Poi noi abbiamo trovato un feeling meraviglioso, anche a letto eravamo in sintonia…ho capito che potevo essere un animale con te, che potevo mostrarti quella parte di me, che volevo te accanto, volevo il pacchetto completo, e ho chiuso con lui che invece non era molto affidabile!”

Io – “Perché no?”

M – “Diciamo che ho scoperto di essere l’amante, era fidanzato ma non me lo aveva detto…”

Io – “Ah, ecco perché hai chiuso con lui!”

M – “Mmmh non proprio, l’ho scoperto praticamente subito perché ‘Amore’ lo ha chiamato al cellulare…non ha potuto negarlo!”

Io – “E hai continuato lo stesso?”

Fece un’espressione come se volesse dirmi che era ovvio.

Io – “Molto bene…e allora perché non era affidabile?”

M – “Perche non ero l’unica amante…me lo disse Roberto all’università che ovviamente sapeva tutto, gli sfuggì che il suo amico vedeva altre due ragazze, e lì ho capito tavo rischiando di disperdere tempo ed energie in qualcosa che non mi avrebbe portata da nessuna parte, e volevo invece concentrarmi su di te!”

Risposi in tono sarcastico – “Meno male, ora mi sento tranquillo!”

M – “Eravamo agli inizi…non avevamo un vero legame, ci stavamo conoscendo…”

Io – “E in tutto questo dove vi vedevate? All’università?”

M – “No, lui non studiava, era solo amico di Roberto che lo aveva portato a quella festa. Lavorava nell’officina del padre, a volte rimaneva fino a tardi con la scusa di finire una riparazione, ma non si occupava delle macchine…mi piegava sul tavolino di ferro ghiacciato in officina…”

Io – “Non è molto facile da digerire! Lo senti più?”

M – “Dopo che gli ho detto che dovevamo smetterla, ha provato a convincermi per un po’ di tempo ma ho sempre detto di no. Ogni tanto commenta le mie storie su instagram, prova a farmi qualche battuta per capire se la porta è ancora aperta, ma nient’altro!”

Ero incazzato. Ed eccitato.
Quando l’ho conosciuta mi sembrava davvero la classica ragazza della porta accanto.
Dolce, quasi ingenua, educata…invece quel lato era visibile a me, a lui mostrava tutt’altro!

Si avvicinò.
“Ora noi non abbiamo limiti, abbiamo raggiunto la perfezione…nessuno potrà mai portarmi via da te. Qualcuno potrà sbattermi, ma sarò sempre tua!”

Poggiò la mano sul mio pacco.
“E lo so che una parte di è incazzata, ma so anche che l’altra è eccitata…Ormai so che ti piace quando faccio così, quando mi libero di ogni inibizione…ti piace sapermi troia!”

Mi salì una voglia di farle male clamorosa, forse mai così.
La afferrai per le braccia, e la trascinai verso la parte in marmo della cucina.
Con un gesto secco, buttai a terra ciò che c’era sopra, bicchieri e piatti che attendevano di essere lavati.

La piegai con forza sul marmo gelido.
“Ti piaceva il metallo freddo dell’officina? Ti piaceva essere trattata da zoccola in modo animalesco? Ora saliamo di livello! Guai a te se ti opponi! E voglio sapere se queste cose poi le hai fatte con lui!”

Le abbassai il pantalone della tuta ed il perizoma.
Una sculacciata pazzesca, il suono rimbombava per la cucina.
Sussultò e lanciò un grido di dolore.
Non mi importava.

La penetrai a secco, saltò in aria.
La apostrofai “puttana” almeno una decina di volte.
Era aggrappata al bordo di quell’angolo di cucina, con le dita che cercavano presa sulla pietra, gemendo, urlando il mio nome.

“SONO TUA! SARO’ SOLO TUA! E TU IL MIO ANIMALE!”

La trascinai in bagno, tirandola per i capelli.
Per oltre un’ora, la trattai come la più lurida delle zoccole.
Le strinsi il collo più del solito, per un attimo perse i sensi e le diedi uno schiaffo sul viso per farla riprendere.
Il culo sembrava un peperone per quanto era rosso.

Sborrai a terra, le dissi di leccare il pavimento.
Si accucciò, ed obbedì.
Ma non ero soddisfatto.
Le dissi di tirarsi su ma rimanendo in ginocchio, e di aprire la bocca.
Puntai il mio cazzo e le pisciai dritto in gola, inondandole poi anche il viso e il corpo.
Solo allora, fui soddisfatto – “Allora…meglio questo o in quell’officina?”

Ansimava, incredula per quello che le avevo fatto fare.
“Questo senza dubbio!”

Incalzai.
“E la prossima volta mi prendo il culo!”

Sgranò gli occhi.
“Non ce la faccio, mi fai troppo male con sta mazza che hai!”

Mi inginocchiai anche io, la baciai profondamente.
Un mix di saliva, sperma e pipì.
Staccai le mie labbra dalle sue.
“Non me ne frega un cazzo!”
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