tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 17)
04.12.2025 |
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"V – “Ti prego, non ce la faccio più!”
Io – “Vuoi che vengo?"
V – “Si!”
In realtà non ero molto vicino al culmine, avevo bisogno di concentrarmi..."
Passarono i giorni.Nessuno prese mai il discorso, tutto scorreva normalmente.
Eravamo prossimi al compleanno del mio amico, che cadeva sabato.
Ero in macchina con Maria, di ritorno da una veloce pizza.
Provai a far finta di nulla.
Io – “Amore, che vogliamo fare domani sera?”
M – “Sono già organizzata in realtà!”
Io – “In che senso?”
M – “E’ il compleanno di Fabry...”
Mi ammutolii per qualche secondo.
Io – “E come siete organizzati?”
M – “Come con te. Letizia gli prepara una cena, io mi nascondo in un’altra stanza, e poi spunto sul più bello!”
Io – “Come pensi di vestirti? Hai già deciso cosa indossare?”
M – “Non credo abbia importanza...”
Io – “Come no?”
M – “Tu hai visto come era vestita Letizia?”
Io – “No, in effetti no. Bel sabato sera mi aspetta allora…io a casa da solo, mentre la mia ragazza invece si fa sbattere dal mio amico...”
M – “Dai che lo sapevi. Avevamo fatto un patto. E poi è un po’ diverso da come lo presenti…non siamo mica solo io e lui, faccio solo la terza. Tutti lo sappiamo!”
Io – “E cosa pensi di fare?”
M – “E che ne so? Mica si decide a tavolino di fare una cosa o un’altra. Non credo ci guarderemo negli occhi però..”
Io – “Mi sembra giusto. Ok…”
Maria slacciò la cintura, si avvicinò e allungò la mano sulla coscia, risalendo pian piano sul pacco: - “Lo sai che il mio cazzo preferito rimarrà sempre il tuo. Posso succhiarne anche 100, nessuno prenderà il suo posto”.
Slacciò i pantaloni, lo tirò fuori.
Si leccò una mano, lo afferrò ed iniziò a segarmi.
M – “C’è qualcosa che non vuoi che faccia?”
Io – “Mica ti posso proibire qualcosa, tanto la fai lo stesso...”
M – “Quindi posso fargli una sega?”
Aumentò il ritmo della sua mano.
Io – “Si!”
M – “E una spagnola?”
Io – “Si!”
M – “Posso farmi leccare le tette?”
Io – “Si!”
M – “E la figa?”
Io – “Si!”
M – “E un pompino? Posso farglielo?”
Io – “Glielo hai già fatto, non sarebbe una novità…”
M – “Ah già, è vero…hai ragione!”
Ero durissimo.
Si avvicinò al mio orecchio.
M – “E posso farmi sbattere a pecora?”
Io – “Si!”
M – “Maiale. E posso farmi sborrare in bocca?”
Io – “Anche questo lo hai già fatto…”
M – “Non proprio ma più o meno si. E dentro la figa?"
Io – “Si!”
M – “Vuoi sentire come penso di succhiarglielo?”
Io – “Si!”
Scese con la bocca, lo infilò e lo pompò dolcemente.
Eravamo in città, meno male che non avevo bisogno di cambiare marcia affidandomi al cambio automatico.
Arrivai sotto casa sua, non voleva saperne di smettere.
Le sborrai in bocca, rantolando per la goduria.
Ripulì tutto, lo mollò solo dopo essersi accertata che ogni goccia fosse uscita.
Io – “Gli sembrerà un sogno!”
M – “Chissà…”
Mi baciò per salutarmi, scese dalla macchina.
Mattina successiva.
Messaggio di Letizia, mi invitava a passare da lei nel primo pomeriggio.
Così feci.
La porta era socchiusa.
La aprii, non c’era nessuno nel salotto.
Chiusa la porta, Letizia si palesò.
Era vestita da studentessa: top bianco, gonnellina a scacchi rossa e nera, calze bianche.
Sapeva che adoravo quel gioco di ruolo.
L – “Professore, devo dirle una cosa. Non ho finito il compito che mi aveva assegnato. Mi dispiace così tanto...”
Mi calai subito nella parte.
Io – “Signorina, ero stato chiaro però. Mi vedrò costretto a bocciarla!”
L – “So che la sto deludendo, ma potrebbe darmi un’altra opportunità? Sono disposta a fare tutto il necessario per prendere il massimo dei voti...”
Io – “Possiamo trovare un compromesso. Mi faccia vedere quello che ha fatto!”
Mi sedetti sul divano.
Letizia prese un foglio a casaccio, me lo diede e si sedette accanto a me, aprendo le gambe e mostrando l’assenza dell’intimo.
Un dito sul labbro inferiore, come una bambina monella.
Tenendo il foglio in mano, le fissavo la figa.
Io – “Vedo che c’è del potenziale qui, è un peccato che non lo abbia terminato...”
L – “Lo so, professore…nei compiti non ho grandi problemi, invece nell’orale vado sempre molto bene. Nessun altro professore si è mai lamentato, glielo posso garantire...”
Io – “Questo devo ancora verificarlo. Mi mostri questa sua abilità!”
Si avvicinò a me, slacciandomi i pantaloni, si inginocchiò ed iniziò a leccarlo guardandomi negli occhi.
Le labbra accolsero la mia eccitazione, con un lavoro molto bagnato.
Si staccò.
L – “Professore, come sto andando?”
Io – “Signorina, in effetti è parecchio brava. Ma vorrei vedere anche altre sue qualità che possano convincermi...”
L – “Professore, le mostrerò la mia qualità migliore!”
Letizia salì sopra di me, puntò la mia asta sul suo buchino e pian piano si sedette accogliendola fino all’ultimo centimetro.
L – “Che ne pensa?”
Io – “Penso che sono quasi propenso a promuoverla...”
L – “Cos’altro posso fare per convincerla del tutto? E’ importante, davvero…”
Così dicendo, sentimmo il suo cellulare vibrare.
Era accanto a noi, sul divano.
Era Fabrizio.
La guardai.
Io – “Risponda, e la promuoverò a pieni voti!”
Non se lo fece ripetere.
Si allungò per afferrare il cellulare, cercò di ricomporsi e rispose.
Sentii tutto.
L – “Ciao amore!”
F – “Amore, che fai?”
L – “Stavo facendo pulizie. Tu che fai?”
Letizia riprese a muoversi e cavalcarmi.
F – “Mi stavo riposando. Allora confermato per stasera? Non vuoi uscire?”
Letizia mi fissò.
L – “No no, rimaniamo a casa. Ti preparo una cenetta e ci godiamo una serata in relax solo noi due...”
Aveva la bocca aperta, stava cercando di non fare rumori sospetti per non fargli capire cosa stava facendo.
F – “Va bene dai, un sabato sera in casa ci sta ogni tanto!”
L – “Non te ne pentirai, vedrai. Arrivo fra un paio d’ore. A dopo!”
F – “A dopo!”
Chiuse la telefonata, lanciò il cellulare ed aumentò l’intensità della cavalcata, lasciandosi andare a gemiti eccitanti.
L – “Allora, prof? Promossa?”
Io – “A pieni voti!”
Si fece riempire il culo della mia calda crema.
Dopo essersi lavata per bene, rimanemmo un po’ a parlare.
L – “Tu che farai stasera? Tv?”
Io – “Non ho molte alternative visto che mi abbandonate!”
L – “Eh amore mio, par condicio. Vuoi raccontato tutto domani, o te lo fai raccontare dalla tua zoccoletta?”
Io – “Non lo so, poi vediamo. Come siete organizzati?”
L – “Fra poco vado da Fabry con l’occorrente per la cena. Poi all’ultimo gli dirò di aver dimenticato qualcosa, e lo farò uscire per fare un salto al supermercato. Nel frattempo Maria arriverà, e si metterà in una stanza rimanendo in attesa. Il resto poi lo immagini!”
Io – “Si, bellissimo!”
L – “Mamma mia, che palle che sei! Ti è piaciuto scoparmi davanti a Maria? Stasera Maria si farà scopare davanti a me. E che sarà mai…”
Io – “E tu così ti sei fatta sbattere dal suo amico ora, e fra poco da lui!”
L – “Io ottengo sempre tutto, ricordatelo. Anche se in realtà stasera non sarò io la protagonista…Comunque ora alza il culo, devo scendere!”
Ritornai a casa.
Un messaggio di Maria.
"Ci sentiamo più tardi. Ti amo!”
Non cenai, mangiucchiai più che altro.
Mi rodeva stare in casa, e sapere che…
Aprii Instagram.
Una storia di Venera.
Foto sul divano, sguardo annoiato.
Una breve frase. “Sabato sera no limits”.
Le commentai la foto, chiedendole come mai non fosse uscita.
Mi rispose che il suo ragazzo era all’estero per lavoro, e sarebbe tornato solo nel weekend successivo.
Anche lei mi chiese come mai fossi rimasto in casa, dovetti inventarmi che Maria era in casa malata.
Mi invitò in casa sua per bere qualcosa e farci compagnia in quel sabato sera solitario.
Decisi di accettare, consapevole di come sarebbe finita la serata.
Maria stava scopando.
Letizia odiava Venera.
In quel momento, volevo farla pagare in qualche modo ad entrambe.
Casa di Venera era piccolina, una deliziosa villetta bilocale di 60 mq circa molto confortevole.
Candele profumate accese, luci soffuse.
Arrivai verso le 21.30.
Mi accolse con un mega sorriso, un forte abbraccio ed un doppio bacio sulle guance.
Era vestita in modo molto semplice, aveva indosso un pantalone leggero, un top ed un cardigan, coda ai capelli, viso libero da ogni trucco.
Aprì una bottiglia di vino rosso, ci sedemmo sul divano parlando del più e del meno.
Senza rendercene conto, in breve svuotammo quasi l’intera bottiglia.
Eravamo molto vicini.
Afferrò la mia maglietta e mi tirò a sé.
Ben presto la sua lingua si intrecciò alla mia.
Salì sopra di me, liberandosi del cardigan prima e del top poi, e sfilandomi la maglietta.
Non aveva reggiseno, la mia bocca si staccò dalla sua per concentrarsi sul petto.
La afferrai dal culo per ribaltarla, le tolsi il pantalone.
Aveva un perizoma nero trasparente, tolsi anche quello.
La mia lingua passò dalle labbra, scese lungo il corpo fino a concentrarsi sulle labbra poste molto più a sud.
Le mordicchiai, passando la lingua in mezzo e risalendo fino al clitoride.
Ebbe un sussulto.
Aveva un buon sapore, non come quello della mia ragazza o di Letizia ma non era male.
Torturai il clitoride, aiutandomi con un paio di dita la penetrai ed esplose in un orgasmo.
Stava cercando di trattenere i gemiti.
Mi alzai per slacciare i pantaloni, mi aiutò.
Liberò il mio cazzo, sgranò gli occhi per la dimensione.
V – “Cazzo!”
Io – “Che c’è?”
V – “Con sto coso mi rompi…”
Io – “L’idea è quella in effetti!”
V – “Si ma non sono abituata. Anche se ne ho sempre desiderato uno così!”
Io – “Ora lo hai davanti, non ti privare…”
V – “No no, non lo farò!”
Lo maneggiò prima, fissandolo come se non ne avesse mai visto uno.
Poi lo leccò, cercò di infilarlo in bocca ma riuscì solo con il glande.
Aveva una bocca piccolina, non riusciva a fare di più.
Le chiesi se voleva che prendessi un preservativo, mi rispose che non c’era bisogno perché prendeva la pillola anticoncezionale.
Lo puntai sulla figa, mi chiese di fare piano.
Più penetravo, più sgranava gli occhi ed apriva la bocca.
Arrivai fino in fondo, le si spezzò il fiato.
Cominciai a muovermi lentamente, così da farla abituare.
Quando non vidi più segni di sofferenza sul suo viso, aumentai il ritmo.
Un orgasmo.
La martellai fino a distruggerla.
Le dissi di girarsi, le diedi un paio di sculacciate e poi entrai nuovamente.
Fui molto brutale.
In realtà non era la migliore scopata della mia vita, piuttosto nella media, era anni luce lontana da quelle con Maria e Letizia.
In quel momento avevo solo bisogno di sfogarmi, e fui anche poco dolce.
Avevo in mente il triangolo a casa del mio amico, e mi rodeva.
Venera stava pagando la mia rabbia.
Ebbe un altro orgasmo, ma poi le feci male, si staccò per accovacciarsi e riprendersi dai dolori.
Tornai in me, mi scusai.
Mi rassicurò e ricominciammo, andammo avanti per un’ora.
Gli orgasmi non si contavano più.
Mi fermò.
V – “Ti prego, non ce la faccio più!”
Io – “Vuoi che vengo?"
V – “Si!”
In realtà non ero molto vicino al culmine, avevo bisogno di concentrarmi.
Io – “Dove vengo?”
V – “Puoi venire dentro, o sul mio corpo.”
Io – “E in bocca?”
V – “Mmmh di solito non lo faccio.”
Io – “Il tuo ragazzo non vuole?”
V – “Vorrebbe ma a me non piace molto, e quindi gli dico sempre di no.”
Io – “Ma io non sono lui. Voglio schizzarti in bocca.”
Mi guardò stranito, ma accettò.
Si mise in ginocchio, aprendo la bocca ed uscendo la lingua.
Mi concentrai, pensando di fare qualcosa che di solito negava al suo ragazzo.
Questa cosa mi eccitava ma non abbastanza.
Dovetti pensare a Maria, chissà cosa stava facendo.
Magari era a pecora, con le tette che ballavano ad ogni colpo di bacino di Fabrizio.
E quella stronza di Letizia compiaciuta che magari si stava masturbando mentre li guardava.
Schizzai, non tantissimo ma nemmeno poco considerando che Letizia mi aveva svuotato poche ore prima.
Tre fiotti entrarono nella bocca di Venera.
Le dissi di ingoiare.
Le fece, con un'espressione disgustata.
Mandato tutto giù, e gustato il mio nettare, cambiò espressione.
V – “Però…non è male quello tuo!”
Io – “Hai visto? Hai scoperto una cosa che ti piace…”
V – “Quello del mio ragazzo è amarissimo, il tuo no!”
Si buttò sul divano.
Mi fissò.
V – “Nessuno mi aveva mai scopata così. Non ho avuto tanti ragazzi, ma nessuno come te…sono piena di dolori, ma sono venuta mille volte!”
Questo fa sempre piacere.
Rimasi ancora qualche minuto, poi mi rivestii e tornai a casa.
Era mezzanotte.
In ascensore, un messaggio di Maria. “Sono a casa. Sei sveglio?”
Non risposi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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