tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 15)
23.11.2025 |
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"Due finirono direttamente dentro la bocca, uno parzialmente in bocca e parzialmente sul labbro inferiore, l’altro si posizionò sul naso, dal quale iniziò a colare..."
La sera dopo, Letizia mi chiamò.L - “Buonasera! Hai trascorso una bella serata?”
Io - “Buonasera! Direi di si, dai. Perché me lo chiedi?”
L - “Ti ricordi che io e Maria siamo amiche e parliamo, vero?”
Io – Quindi ti ha raccontato…”
L – “Mi ha raccontato…e sei un gran porco. Per questo mi piaci. Avrei voluto essere al suo posto sinceramente. Ti avevo visto rimbambito negli ultimi due giorni, avrei quasi scommesso che avresti chiuso ogni gioco. E invece scopro che le hai permesso da succhiarlo ad uno sconosciuto. Ammetto che non me l’aspettavo, mi hai stupita. Da dove ti è venuta questa idea?”
Io – “Ho pensato che non aveva molto senso la paranoia che mi stavo facendo. Tanto io sto scopando con te, e lei nemmeno è una santa. A questo punto, ho pensato che potevamo passare al livello successivo. Volevo vedere fin dove si sarebbe spinta”.
L – “L’ho addestrata bene, vero? Quindi continuiamo a giocare? Non ci poniamo più limiti?”
Io - “Continuiamo a giocare. Piuttosto ti sei ripresa? Come stai?”
L – Si, mi sono ripresa. Non verrò in palestra perché ho mangiato poco negli ultimi due giorni e non ho molte forze, ma nel weekend organizziamo qualcosa”.
Io – “Ok dai. Se ti serve qualcosa, fammelo sapere”.
L – “Certo che mi serve qualcosa. Non ho molte forze, ma posso mettermi a pecora. Che ne dici? Ti aspetto?”
E mica si può rifiutare.
Trascorse un mese circa da quella forte esperienza.
I giorni scorrevano normalmente.
O, almeno, sulla stessa falsariga degli ultimi tempi.
Lavoravo.
Mi allenavo in palestra.
La relazione con Maria sembrava andare a gonfie vele.
Parallelamente, una o due volte a settimana, Letizia mi invitava a casa sua e si faceva scopare in ogni modo.
Non c’era un singolo angolo sconosciuto dell’appartamento.
Il suo culo si era ormai abituato alla mia dotazione, amava l’orgasmo anale e forse ancora di più farsi dipingere il viso dal mio nettare.
E più la apostrofavo come zoccola, puttana, più mi incitava a sbatterla più forte fino a farle male.
Mi chiedo tutt’ora come nessun vicino si sia mail lamentato.
Un sabato pomeriggio, poco prima di andare a cena con i nostri partner, mentre era a pecora con la mia mazza piantata nel culo, fu presa eccessivamente dalla foga e dall’eccitazione.
Nel tentativo di incitarmi e di farsi montare più forte di come stessi facendo, eccedette troppo: - “Non sei più in grado di sbattermi? Sei diventato un gay, un frocio?”.
Non ragionai più.
Ogni uomo trova forze nascoste quando viene sfidato.
Le feci davvero male, le uscì anche del sangue.
Quella sera, a cena, faceva smorfie di dolore ogni volta che doveva sedersi, e che giustificò a Fabrizio e Maria come emorroidi momentanee.
Si avvicinava il mio compleanno, quell’anno cadeva di venerdì.
Maria aveva organizzato una serata romantica a casa, solo noi due.
Intenta a preparare la cena, io andai in palestra.
Letizia non era in sala, ma mi aveva avvertito che avrebbe dovuto soffermarsi un po’ di più in ufficio.
C’era, invece, Venera.
Non vedendo il mio bodyguard personale, ne approfittò per starmi appiccicata.
Fra le varie chiacchiere, emerse che quel giorno compivo gli anni.
Mi abbracciò per farmi gli auguri, premendo le tette al mio petto e schioccandomi un bacio sulla guancia.
Andò via prima di me.
Quando uscii dalla struttura, la trovai fuori mentre ero al riparo dalla forte pioggia sotto una pensilina.
V – “Ce ne hai messo di tempo”.
Io – “Mica sapevo che mi stessi aspettando”.
V – “Non ti preoccupare. Dove hai la macchina?”
Io – “Un po’ lontano, non c’era posto”.
V – “Dai ti accompagno, sta piovendo. Io ho parcheggiato qua davanti”.
Salii in macchina, le indicai la strada da fare.
Si fermò a pochi metri dalla mia macchina, con il muso rivolto verso l’ingresso di un cantiere chiuso.
Stavo per ringraziarla e salutarla, quando aprì la cerniera della leggera giacca che aveva.
Nel frattempo mi guardava.
Io – “Che fai?”
V – “Non sapevo fosse il tuo compleanno, altrimenti ti avrei comprato qualcosa. Posso darti un altro regalino però”.
Io – “Vabbè non ti preoccupare. Non mi offendo mica”.
V – “Quindi non lo vuoi?”
Terminata questa frase, tolse la giacca.
Aveva un leggero top, sicuramente senza reggiseno dato che i capezzoli cercavano di bucare la stoffa.
Si guardò attorno, la forte pioggia impediva chiunque fosse fuori di vederci.
Abbassò le spalline.
Non osai dire nulla, se non guardarle il petto.
Tirò giù il top e liberò due tette che sfidavano la gravità.
Sembravano quasi rifatte per quanto stavano su.
Prese la mia mano e la portò su un seno.
Lo massaggiai, era sodo.
Si morse il labbro: - “Ti piace?”.
Afferrò la mia felpa per avvicinarmi a lei e baciarmi, quando le squillò il cellulare che aveva poggiato all’altezza del cambio.
Amore. Così era memorizzato.
Mi staccai e tornai al mio posto, lei prese il cellulare e rispose.
V – “Pronto? Si amore, sono entrata ora in macchina. Qualche minuto e arrivo”.
Chiuse la telefonata, sbuffò: - “Quel coglione non sa nemmeno prepararsi una fetta di carne, devo cucinare sempre io e ora si lamenta perché ha fame”.
Era un po’ buffa.
Tette all’aria, espressione scocciata.
Mi guardò, si rese conto della situazione.
Scoppiammo a ridere.
Tirò su il top e rimise la giacca: - “Tempismo perfetto! Non era questo il regalino, è un assaggio. Ma troverò un’altra occasione”.
Scesi dalla macchina, quasi più divertito che eccitato.
Anche se devo ammettere che avevo davvero apprezzato quelle tette così dure.
Rientrai a casa.
Luci soffuse, due candele al centro della tavola.
Maria venne verso di me, abbracciandomi calorosamente: - “Auguri amore!”.
Mi cambiai, ero troppo sportivo per una cena romantica.
Indossai una camicia ed un cardigan, con un semplice jeans.
Maria aveva una camicia ed una gonna, sensuale ma nella normalità.
Ci sedemmo a mangiare.
Tutto delizioso, a base di pesce.
Una bottiglia di vino bianco scolata fino all’ultima goccia.
L’atmosfera si scaldò velocemente.
M – “Ti ricordi quel giorno dove hai fatto il mio padrone?”
Io – “Come dimenticarla?”
M – “Oggi comando io”.
Così dicendo, mi prese per mano e mi condusse in camera da letto.
Mi spogliò, lasciando solo il boxer, e mi gettò sul letto.
Dal nulla saltarono fuori due paia di manette, che utilizzò per legarmi alla ringhiera posta come testa del letto.
M – “Alexa, riproduci Joe Cocker - You Can Leave Your Hat On!”
Partì la canzone per antonomasia legata allo striptease.
Maria iniziò a spogliarsi lentamente, rimanendo in intimo.
Aveva un body trasparente in pizzo a fiori nero, con una lunga apertura verticale sul davanti, ed un doppio laccetto elastico sui fianchi e cavallo aperto. Schiena nuda, una filo copriva (si fa per dire) il culo.
Venne sopra di me, con la mia asta che voleva essere liberata.
Ballò sul mio cazzo duro, roteando il bacino, si abbassò per baciarmi.
Avrei voluto girarla e distruggerla, ma ero inerme.
Si staccò dalla mia bocca, e posizionò una benda sui miei occhi che strinse per bene: - “E ora goditi il tuo regalo, non pensare a niente”.
Non potevo vedere nulla, solo affidarmi agli altri sensi.
Io generalmente preferisco guardare, è una componente importante per me, ma il gioco era intrigante.
Sentii le sue mani scendere lungo il petto e la pancia, per poi infilare una mano nel boxer per tirarlo fuori.
Iniziò a maneggiarlo lentamente, poi sentii la sua calda bocca avvolgerlo.
Una meraviglia.
Si fermò, sentii che scese dal letto.
Pochi secondi dopo, mi arrivò qualcosa sul viso.
Aveva l’odore di Maria, capii che era il suo body ed era quindi nuda.
Lo annusai, mentre sentii che risalì sul letto.
Avvertii nuovamente la lingua sul mio cazzo.
Maria mi chiese se mi stava piacendo, le risposi che aveva una bocca magica.
Pochi secondi dopo, la mia benda si allentò, e mi venne tolta.
Aprii gli occhi, non potevo credere a quello che stavo vedendo.
La bocca che avevo appena elogiato era quella di Letizia, che in quel momento era nuda e stava ridendo senza smettere di segarmi.
Maria era in piedi, al mio lato destro.
Sgranai gli occhi: - “Ma…?”.
Le ragazze in coro: - “Tanti auguri!”
Risero.
Guardai Maria perplesso.
Letizia intanto riprese a succhiare.
M – “Non te lo aspettavi vero? Ho pensato cosa potevo regalarti ma non ti manca niente, mi serviva qualcosa che ti lasciasse sbalordito. Letizia mi ha dato l’idea. Che ne pensi?”
Balbettai: - “Penso che non me lo aspettavo. Sembra di vivere in un film porno”.
Maria si avvicinò alle mie labbra, e mi sussurrò con tono sensuale: - “Se vuoi, possiamo fermarci qui, così tu e Fabrizio sarete pari”.
L’adrenalina e l’eccitazione annebbiarono la mia mente: - “E se non volessi fermarmi?”.
Liberata la bocca, mi rispose Letizia: - “In questo caso non ci fermiamo, ma a patto e condizione che Fabrizio riceverà lo stesso regalo per il suo compleanno il mese prossimo”.
Sfido qualsiasi uomo a dire a due fighe pazzesche di fermarsi in quella situazione.
In quel momento, tutto il mio sangue era nella zona dell’inguine ed il cervello ne era privo.
Accettai.
Maria si sedette sulla mia faccia.
La leccai con una foga forse mai avuta, mentre mi liberava dalle manette.
Letizia continuava a succhiare.
Mi venne in bocca, bevvi tutto.
Si tolse e si unì alla sua amica.
La visione più bella della mia vita.
Leccavano insieme, ognuna dal suo lato.
Lo afferrò Maria, pompandolo.
Lo ripassò a Letizia, che cercò di ingoiarne quanto più poteva.
Mugolavo di piacere.
Letizia sorrise: – “Non sborrare subito, cerca di goderti il momento perché non so se ti capiterà mai più”.
Maria si rivolse a Letizia: - “Vai!”.
La mia amante segreta si alzò, si mise sopra di me, e si impalò.
Maria le chiese come era, sapendo che la mia dotazione fosse più grossa di quella di Fabrizio.
Letizia dovette reggere il gioco: - “Hai ragione, è enorme!”.
Mi cavalcò in modo forsennato, mentre Maria mi baciava in modo passionale.
Letizia aumentò i gemiti fino ad urlare.
Meno male che Alexa stava continuando a riprodurre altre canzoni.
Si sfilò, dicendo a Maria di distendersi.
Si mise a pecora, con il culo all’insù e piegando la schiena.
Fu il suo turno di dedicarsi alla profumata figa della mia ragazza.
Non potevo certo starmene in disparte, così mi posizionai dietro Letizia.
Diedi due schiaffi decisi sul culo di Letizia, che divenne subito rosso.
La penetrai.
Altra visione meravigliosa.
Mi stavo sbattendo Letizia, mentre la sua chioma bionda era fra le cosce della mia ragazza.
Avrei voluto che il tempo si fermasse.
In realtà, avrei anche potuto morire in quel modo, felice ed appagato, sicuramente con un sorriso.
Letizia emetteva suoni di godimento ma non voleva interrompere il suo lavoro di lingua.
Maria, invece, con una mano spingeva verso di sé la testa della sua amica.
Con l’altra, stringeva il lenzuolo.
Occhi chiusi, bocca aperta dalla quale uscivano gemiti.
Letizia sapeva come agire, perché fece venire Maria senza far passare tanto tempo.
Portato a termine il suo lavoro, si abbandonò totalmente al mio cazzo che intanto le stava sconquassando la figa.
Non ce la facevo più, dovevo venire e lo dissi apertamente.
Maria mi chiese come volessi venire.
Le risposi che le volevo entrambe in ginocchio.
Si posizionarono una accanto all’altra.
Dissi a Letizia di aprire la bocca e uscire la lingua.
Partirono quattro potenti schizzi.
Due finirono direttamente dentro la bocca, uno parzialmente in bocca e parzialmente sul labbro inferiore, l’altro si posizionò sul naso, dal quale iniziò a colare.
Stava per chiudere la bocca, ma volevo che baciasse Maria.
Così fecero.
Si baciarono fondendo le due bocche, con qualche goccia bianca che colava lateralmente.
Si staccarono e, ancora in ginocchio, mi fissarono.
M – “Allora? E’ stato di tuo gradimento?”
Io – “Non avrei potuto chiedere di meglio”.
L – “Chiaramente questo regalo vale da parte di entrambe, non ti aspettare che ce ne sarà un altro”.
Risata generale.
Si alzarono, Maria fu la prima ad andare verso il bagno.
Letizia rimase qualche secondo con me, parlando a bassa voce: - “Domani sera vieni da me, ti faccio vedere come l’ho convinta”.
Afferrò il mio uccello ancora mezzo duro, le maneggiò e sentì che qualche altra goccia stava uscendo.
Si mise di nuovo in ginocchio, e me lo ripulì per bene.
Si alzò, si girò e si diresse verso il bagno.
Un pensiero si impadronì di me.
Il mese prossimo la mia ragazza si sarebbe fatta sbattere dal mio amico.
Ed era tutta colpa (o merito?) di Letizia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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