LA PUTTANA MONTAGNE - La Setta Transex
Poi, di colpo, la mia vita e quella di Sugar cambiò ancora. Lei si era messa a frequentare un gruppo di persone nuovo, dato che non poteva vedere i vecchi amici pappa per via che le regole del Governo Transex sulle ex-prostitute come me(e quindi gli ex-Pappa come Sugar)imponevano restrizioni severe su queste cose. La sera usciva per andare in una sorta di centro-politico dove giocava a carte e beveva come aveva sempre fatto, ma con persone diverse che oltre a divertirsi si occupavano anche di questioni sociali e politiche. Sugar non mi diceva molto in merito, ma aveva preso a parlare di argomenti prima mai sentiti dalla sua bocca: rapporti di potere fra transex, donne e uomini che vivevano nel Territorio Transex, leggi, articoli di riviste ecc. io continuavo a lavorare alla mensa 4 ore il giorno, ricevevo il mio compenso e Sugar il sussidio per aver rinunciato al suo lavoro di pappona. All’inizio non mi occupai della faccenda, Sugar non mi diceva nulla, ma il Lei qualcosa era cambiato, lo notavo, mi guardava con altro modo, ribadiva continuamente che c’erano enormi differenze fra una transex e un uomo che era in fondo alla scala sociale del Territorio Transex, che così era sempre stato e doveva mantenersi tale, ma, a parte ciò, era come sempre, non ci vedevamo poi così tanto, dopo averlo svegliata con il nostro solito rituale del catino di piscio ed io che le tenevo il cazzo appena aveva messo i piedi fuori dal letto, le servivo la colazione e poi andavo a lavoro. Quando tornavo Sugar era già andata via e rientrava tardi quando io già dormivo. Ma almeno non si dimenticava di me: certe volte, la notte, quando tornava a casa ubriaca, mi svegliava, mi legava il guinzaglio al collo, mi trascinava sul suo letto e mi montava eccitata per l’alcool, io ero ancora frastornato dal sonno, ma appena sentivo il suo cazzone nero dentro di me, mi sentivo invadere dal piacere profondo e dalla gioia di essere preso da lei, come la sua serva, la sua domestica del piacere, mi teneva i fianchi o tirava il guinzaglio e intanto mi scopava duro nel culo, colpi decisi ed esperti, sentivo il suo affare dentro di me che mi riempiva tutto. Anche se spesso veniva dopo poco perché stanca, ubriaca e troppo eccitata, io godevo molto perché le davo il mio corpo per il suo piacere e sentivo che mi amava ancora ed io amavo lei. Quindi, col culo pieno di sborra calda di mia moglie, lei mi riportava nella mia branda oppure, più raramente, mi teneva nel letto con lei, mi abbracciava tutto, le sue tette pesanti contro la mia schiena, il corpo sudato e profumato di sesso addosso al mio, il suo cazzone sotto il mio culetto bianco come ai tempi della montagna.
Però, una sera si presentò a casa con una donna, una tipa nera che indossava una tunica nera e oro con fiori, stretta in vita da una grossa cintura dorata con un culone che stava a mezz'aria sfidando la fisica, due gambe tozze, scarpe col tacco, un seno enorme sotto la tunica, una grossa faccia da donnone maturo, molto truccata e capelli ricci biondi. Aveva con sé un’enorme borsone di pelle che mise sul tavolo. Sugar la presentò come Madam Ulka, “Lei è una sacerdotessa e una mia amica – e si baciarono in bocca – adesso tu mi metterai in ginocchio e l’ascolterai bene bene, con somma attenzione, capito? - e mi presi uno schiaffo mentre mi ero inginocchiato ai loro piedi – e FARAI tutto quello che ti dirà di fare. La tua vita, la NOSTRA vita da oggi cambierà!”
trasalii, nervoso e impaurito, ma Sugar mi colpì ancora in faccia due volte, facendomi piangere e gridare, ma annuii con forza.
“...sì Signora…” Sugar mi sbattè la sua mano in faccia ed io baciai i suoi anelli come quando ero la sua puttana da strada.
I due si sedettero e Madam Ulka iniziò a parlare.
Spiegò come la mia vita sarebbe cambiata. Sugar aveva aderito ad una specie di setta che predicava la supremazia transex nel Territorio, in cima alla piramide sociale c’erano loro e gli uomini in fondo, sotto le donne. Cose che già sapevo, ma la setta di Sugar, di cui Madam Ulka era sacerdotessa, prevedeva che fosse evidente nella società del Territorio Transex e lottava politicamente per tornare ai vecchi tempi, quando questo era normale. Nella setta, gli uomini sposati con le loro transex era oggetti sessuali e domestici dei loro superiori transex. E dovevano farsi riconoscere nella società, ogni giorno, per strada, sul lavoro. Così gli uomini legati per matrimonio ad una transex dovevano uscire sempre ben riconoscibili, individuabili, palesando la loro condizione. “Per questo indosserai sempre quando sei fuori di casa questa tuta, che sarà la tua nuova veste perenne – e dall borsa tirò fuori un tuta aderente nera, dalle caviglie fino in cima, dove c’era un cappuccio che aveva una sorta di mascherina inclusa ad altezza volto, apribile – eccola! Sei felice di indossarla come simbolo della tua nuova vita a fianco di Sugar?” Rimasi sconcertato, intimorito, senza parole, ma Sugar mi mollò uno schiaffone che mi sbattè a terra. “STUPIDO, rispondi a Madam Ulka!!!” mi rialzai, mi inginocchiai di nuovo davanti a loro e piangendo dissi: “...CERTO...Sì Signora...se Sugar vuole così..se lei
Madam Ulka vuole così...io...Sì..”
“Oh brava puttanella, hai visto? Bene indossala!”
lo feci: era stano, alle gambe era aderente, stringeva il mio culetto in alto, davanti c’era una cerniera per il cazzo, completamente integrata nei pantaloni, invisibile, su dietro invece, all’altezza del buco del culo c’era un’altra cerniera, a vista. La parte superiore che si componeva di maglia e maniche fino ai polsi che erano scoperti era molto più libera, era morbide e piacevole sulla pelle.
“Indosserai dei guanti abbinati – fece Madam Ulka e me ne dette un paio dal borsone – non sbagliare...e dovrai sempre portare cappuccio – e me lo mise in testa appeso alla tuta – mi venne vicinissimo, sentivo il suo profumo forte, aveva una pelle nera in volto, con piccole macchie, un naso piccolo e stretto, due grossi zigomi coperti di fard, bocca carnosa di colore rosso, lo stesso che portava Sugar in quel momento, denti gialli, alito pesante – ohh guarda come è carino...perfetto...adesso ti mostro come si chiude il davanti è semplice, vedi? Ok, così devi stare quando sei fuori, cappuccio in testa, chiuso davanti che si vedano solo gli occhi...tutto ok, puttanella?” e mi dette due schiaffetti leggeri, la sua faccia davanti la mia, divisi solo dalla maschera della tuta, il suo fiato puzzava di marcio, ma i suoi occhi erano decisi, profondi, neri e si sentiva che aveva fascino, potere. Annuii
“La mia puttanella nel suo abito rituale...questo sarà la tua nuova veste, sempre!”
“Cioè quando sarai fuori di casa – fece Madam Ulka baciandomi il naso – qui con la tua padrona devi stare nudo o come vuole la tua padrona...solo quando esci, ok?”
“..sì…”
“Ti abituerai e ti piacerà, vedrai...- e mi baciò ancora, Sugar era contenta, io preso fra pensieri strani per la novità, per tutto quanto, occhi lucidi di pianto -...quindi sempre coperto, non potrai parlare con nessuno se non in presenza di tua moglie…”
“Ma per il lavoro come faccio? Per la spesa…
“Silenzio...sarà facile…
“Insolente di una puttanella bianca! - urlò Sugar colpendomi in faccia, ma sulla tuta – quando parla Madam Ulka tu ascolti e dici Sì!”
“Sì, padrona!”
“...ci sono delle deroghe: a lavoro puoi parlare, anche aprire la maschera per farti capire all’inizio, dovrai parlare a voce più alta, ma poi capirai come fare. Quando fai la spesa puoi parlare con gli altri, ma sguardo basso, sempre coperto, saluti, ordini, paghi, vai via. Nessuno può rivolgerti la parola se non su permesso di tua moglie, anche gli altri transex, sarai veloce, starai fuori il tempo necessario a svolgere i tuoi compiti domestici e poi in casa a servizio di Sugar..:
“Sì”
“Qui sarai quella che già sei adesso: serva, sguattera, trastullo sessuale…”
“Sì”
“Ma fuori non potrai interagire con nessuno, intesi?”
“Sì”
“Bravo! Vedo che hai capito poi ti abituerai...ma potrai parlare con i tuoi simili, vedrai presto ce ne saranno molti come te...anzi sono già tanti…”
“Vero puttanella, vedrai…”
“Inoltre ci sono anche aspetti positivi per te...tu dovrai SEMPRE, in ogni condizione, soddisfare le voglie di tua moglie, ma lei, per norma della setta, ha obblighi verso di te in questo senso: se non ti scopa con regolarità tu puoi venire da me e dirmelo, ci penserò io…” e sorrise rivolto a Sugar: “Oh, non ci sono problemi in questo, monta la mia puttanella bianca spesso e la faccio godere come una troia arrapata, vero?”
“Sì. Verissimo…”
“Non avevo dubbi, era uno dei vantaggi ad essere quello che sei adesso. Ovvio che Sugar non può abbandonarti o sciogliere il matrimonio se non in casi eccezionali, vagliati da me…”
“Non occorrerà Madam Ulka”
“Sei contento?”
“Sì” dissi dietro la mascherina piangendo.
“Festeggiamo!” Scendemmo in strada, io vestito in quel modo, Sugar comprò due bottiglie di champagne e invitò dei passanti. Tutti mi guardavano, ma, in effetti non sembravano così colpiti dal mio aspetto. Io rimasi a fianco di Sugar che riempiva i bicchieri di plastica e brindava.
Da quel giorno la mia vita cambiò, forse non del tutto nella sostanza, ma sicuramente nell’aspetto. Ogni volta che uscivo indossavo la tuta, Sugar ne comprò poi altre: nere, color panna e grige, io le portavo fuori, sempre coperto come mi aveva mostrato Madam Ulka, andavo a lavoro, a fare la spesa, sgaurdo basso, tutto coperto solo occhi e naso visibili, non parlavo con nessuno, entravo nei negozi, compravo, pagavo e uscivo, limitando il numero delle parole, quindi tornavo a casa, mi spogliavo e svolgevo le mie mansioni di maritino-servo e nuovo adepto della setta. Sugar era felice e soddisfatta, era gentile con me, mi scopava spesso o lasciava che io mi dedicassi al suo cazzone nero dopo pranzo o al rito della pisciata mattutina: dopo aver bevuto la sua urina, ripulivo il cazzo e poi Lei mi concedeva di leccarlo e spompinarlo ben bene. Succhiavo, leccavo e adoravo il cazzo padronale, Sugar seduta sul letto con le gambe fuori, io in ginocchio davanti a lei, ancora un po’ assonnata, ma eccita dalla mia boccuccia, afferravo le sue gambe e succhiavo, spompinando la mia padrona, poi lei mi afferrava la testa, la teneva ferma con il suo affare ficcato nella mia gola e poi mi riempiva tutta del suo seme caldo, vischioso, mattutino.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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